Subhïssa

Serie: Levii-Hatan


Meloria continuava a cadere. Non demordeva, non chiedeva aiuto, ma il suo corpo le lanciava chiari messaggi. Quando Severo se la caricò sulle spalle continuando a corre provò a lamentarsi, ma in fine si arrese mentre l’inferno danzava intorno a lei al ritmo dei passi del suo compagno.

Il corridoio di fuoco fiancheggiava il gruppo che schivava radici occulte, saltava e ansimava per raggiungere una meta ancora ignota, una salvezza impossibile. Lungo le fiamme che lambivano senza crepitare, i lupi li seguivano latrando con rabbia la loro frustrazione.

La flebile luce dell’alba tingeva appena il cielo ad est e di tanto in tanto le fiamme vacillavano, s’abbassavano o scoprivano a tratti, mentre Dion cercava con forza di tenere in piedi il suo circo.

«Più avanti, andiamo avanti!» gridò qualcuno e in risposta ci fu un ululato lungo, profondo e furioso. Dietro di loro a poca distanza oltre le fiamme, un enorme lupo bianco li osserva immobile. La bestia fece un passo avanti, e flettendo le zampe anteriori spiccò un balzo passando tra le lingue di fuoco. La sua audacia sarebbe stata presto premiata: il branco lo avrebbe seguito.

Turi si voltò gridando «Vien qua nato da n’cane, che forse per te è anche vero… te c’hai l’artigli ma io c’ho questi!» Le braccia lungo i fianchi si tesero, e sulle Dita di Tartaros lampeggiò l’aurora vicina. Gli occhi del lupo brillavano come ambra fusa mentre snudava i denti muovendosi più rapidamente.

Turi vide Dion al suo fianco, sporco e con strisce di sangue rappreso sul volto «non è il momento dell’eroe amico mio, ma dell’atleta! Corri se vuoi provare almeno una volta il calore d’una donna!» disse il poeta contraendo il viso in quello che voleva essere un sorriso.

«Con i lupi ‘mpalatori alle calcagna te un sai pensare a altro che alle donne!» rispose Turi sbigottito. Dion non rispose, il sorriso sul su suo volto era tirato mentre cercava con gli occhi il resto del gruppo. Rega lo affiancava dall’altro lato con la daga stretta in pugno, più simile a un orso che bracca la preda, Severo rimaneva qualche passo indietro con il corpo di Meloria afflosciato sulle spalle.

«Dietro di noi, ne arrivano altri…» ansimò Rega volgendo appena la testa. Decine e decine di musi saettavano dalla scia di luce come un’onda che travolge, con a capo il grande lupo bianco.

«Oh porco boia!» sbottò Turi sentendosi le gambe tremanti mentre osservava il fuoco abbassarsi fino a spengersi i flebili fiammelle. I buio calò brutale. Pian piano in lontananza, sul filo dell’orizzonte eccezionalmente piatto, il cielo si schiariva e uno sciabordare prepotente d’acqua era seguito dall’odore di un vento borioso e salmastro.

«Il mare!» gridò Dion con voce rotta, anticipando l’andamento dei pensieri altrui. Una nuova sferzata di energia arrivata da quella promessa improvvisa, diede a tutti la forza di proseguire nella loro corsa esasperata. Turi si sentiva il viso impiastrato di sudore e sangue e un rivolo salato gli calò sugli occhi annebbiandogli la vista mentre frenava la sua corsa davanti ad un inaspettato strapiombo. Gli stivali affondarono in un terreno sassoso, generando piccoli fiumi di ciottoli che ruzzolarono a valle, verso la spiaggia che gli si aprì davanti. Vorticò con le braccia per mantenere l’equilibrio, tese i muscoli, gridò e infine cadde. Una capriola dopo l’altra mentre cercava di artigliare il terreno, di puntellarsi con i piedi. Il mondo alla rovescia riapparì in una scia confusa di grigiore, con in bocca il sapore del agrodolce del sangue. Arrancando si alzò di scatto guardando sulla sommità della sporgenza: i suoi compagni erano lì, con la morte alle spalle e la vertigine sul petto. Prima che potesse aprire bocca sentì un grido d’incoscienza e li vide gettarsi giù e scendere come una frana, trascinandosi dietro una piccola valanga di pietre. Arrivarono sulla spiaggia in un groviglio di vesti, alghe e stordimento. Severo teneva ancora stretta Meloria ormai incosciente. Sopra di loro il branco osservava in silenzio e decine di piccoli occhi scintillavano come una promesse ancora viva. Il capo branco fu il primo, e un passo dopo l’altro iniziò la sua discesa, rapida e elegante.

«Non ci credo! Vengono giù anche loro!» Turi si scosse i granelli dalla faccia mentre gli occhi rimbalzavano dai loro aguzzini al paesaggio circostante. Dion fece un passo avanti, sospirò ravviandosi i capelli impiastrati «in mare» disse con aria solenne e tutti gli sguardi si volsero verso l’acqua. Masse spumose si muovevano gorgogliando, accavallandosi le une sulle altre mentre il risucchio della corrente portava via dalla battigia pietre di tutte le dimensioni.

«È una follia…» sussurrò Rega improvvisamente pallido.

«Arrivano!!» la voce di Dion si confuse con il fragore dell’onda, mentre gli occhi rimanevano incollati al branco che correva nella loro direzione.

«In mare, ora!!» Intervenne Turi gridando sopra al ruggito del mare che sembrava ammonire l’umana debolezza e tutta la follia di quella decisione. La corsa riprese disperata più che mai, perché la meta non era altro che una nuova promessa di morte.

Dion fu il primo a toccare l’acqua, e in essa sparì trascinato via dai flutti impietosi. Riemerse, gridò parole incomprensibili e poi sparì ancora.

«Dalla a me!» sbraitò Turi con gli occhi fuori dalle orbite e Severo gli porse senza replica il corpo di Meloria. «Passate sotto le onde capito! Sotto!! Non lottate con l’acqua, assecondatela! Allo scoglio!» fece in tempo a dire mentre calciava via gli stivali e con il mento indicava una roccia piatta accucciata tra le spume in lontananza.

«Non sappiamo nuotare!» l’esasperazione uscì in una sola frase, in un coro dal sincronismo perfetto, e con la stessa sincronia anche i gemelli si gettarono, ghermiti immediatamente dal mare. Il gelo siderale del liquido aveva il tocco della Falce e il grigiore luttuoso dell’Ultima Porta. Moti schiumosi si muovevano dove prima si trovavano i corpi ancora caldi dallo sforzo disumano dell’attaccamento alla vita. Sulla riva un branco di lupi guardava l’acqua e la loro sconfitta, il resto era vento salmastro e ciottoli levigati dal mare. La natura seguiva il suo corso.

Turi con Meloria sotto braccio s’inabissò quanto più potè, scalciando a casaccio, annaspando per trovare la sua corrente. Dion si ricordò dell’amico che nel canale della Gola lo guidava verso un’empatia sconosciuta: quella per l’acqua.

Il mare scendeva a strapiombo verso abissi scuri e sopra le loro teste le onde tuonavano rompendo con schianti improvvisi la superficie dell’acqua. Turi pregava segretamente per Meloria, stava inalando acqua? Sarebbe sopravvissuta? Era già morta?

D’un tratto Dion sentì una superficie vicina, come il prolungamento scivoloso dello scoglio ancora lontano, vi poggiò i piedi che vennero immediatamente scalzato da una montagna d’acqua. Ritentò e ritentò ancora ingoiando boccate d’acqua che bruciava come lava.

Dopo un tempo che parve infinito, dopo aver confuso la direzione con le mani scorticate e le unghie rotte riuscì ad arrampicarsi sullo scoglio, dove cadde svenuto.

Anche Turi si rese conto di quella sorta di strano pavimento e tenendo Meloria con la testa alta si fece sbalzare dall’onda, si inabissò ancora scorticandosi le ginocchia contro la roccia e ergendosi i piedi. Lottava con ferocia, per due. Quando raggiunse lo scoglio vide il viso terreo di Meloria che sbatteva gli occhi, ora consapevole di quell’incubo. Avrebbe voluto esultare, dopotutto era un momento felice, dopotutto erano vivi. Si scostò i capelli dalla faccia, il mare era un tumulto incessante e dei gemelli non c’era traccia. Respirò lentamente, guardò il cielo che nascondeva le sue stelle dietro il velo di luce e si tuffò. Nello stesso istante in cui toccò l’acqua si maledisse. Nuotò in direzione della riva, tra capriole e vertigini scandagliò imprecando, quel poco che riusciva a vedere. Una sagoma afflosciata ruzzolava tra le onde e a poca distanza uno dei gemelli cercava di raggiungerla. Quando ci riuscì vennero spazzati via entrambe dalle onde. Turi non riusciva più a respirare e quei pochi metri che li separavano sembravano ora una tratta impossibile. Il cuore gli scoppiava in petto e ogni singolo muscolo era rigido mentre il calore del sangue lasciava spazio all’assideramento. Si sentì come sollevare il terreno da sotto i piedi, e pensò allora che fosse giunta la Falce con le allucinazioni del momento. Anche uno dei gemelli pareva ora più in alto con il corpo del fratello tra le braccia. Il terreno salì e l’acqua calò. Il corpo di Turi era scosso da tremiti irrefrenabili mentre osservava Severo avvicinarsi come un demone dai tratti stravolti che camminava sull’acqua. Solo quando lo toccò seppe che non era un’allucinazione.

Con gli occhi strabuzzati guardava il fratello con il cranio grondante di sangue. Poi li spostò su di lui e le sue labbra viola si mossero come carta vetrata «Subhïssa…» disse e Turi lo fissò senza capire.

«Subhïssa» ripetè «non siamo su uno scoglio, ma sull’imbarcazione di un Natante».  

Serie: Levii-Hatan


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Narrativa

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Discussioni

  1. Ciao Virginia, che episodio adrenalinico! Mi sono persa in mare con i nostri eroi, lottato contro il fato e le onde. Provo sempre una sana invidia per chi ha la capacità di descrivere scene d’azione fino a farle vivere al proprio lettore. Ora sono davvero interessata a conoscere cosa accadrà: possibile che siano stati portati in salvo proprio da un “nemico”? Si aprono nuovi scenari

  2. Un episodio veramente super action, che tiene incollati al video.
    Hai gestito molto bene l’azione rocambolesca dei nostri eroi senza rinunciare all’ironia e lo spirito che li contraddistingue, con Meloria che ormai è più il tempo che è mezza morta di quando combatte 🙂
    Bravissima
    Com

  3. Cavoli, Virginia, che episodio!
    Letto di corsa, in apnea, preso dal ritmo incalzante dapprima della fuga e poi del disperato tentativo di raggiungere lo scoglio. Usi delle immagni bellissime (l’alba che brilla sulle Dita di Tartaros, ad esempio), e delle descrizioni molto azzeccate per trasmettere al lettore le sensazioni dei protagonisti. Ho corso, ruzzolato, annaspato con loro. Ed ancora, un finale a sorpresa, che mi fa dire: “ed ora?” con ansia!

    1. Ciao Sergio! Grazie tante per aver seguito le follie del gruppo di Levii-Hatan per l’intera stagione, per essere un lettore attento e puntuale e per la tua grande curiosità. Sono felice che in quest’Ultimo episodio l’immedesimazione abbia avuto presa sul lettore, non potevo chiedere di meglio. Alla prossima stagione… ne basterà solo un’altra?😅

  4. “Vien qua nato da n’cane, che forse per te è anche vero… te c’hai l’artigli ma io c’ho questi!”
    Questo passaggio mi è piaciuto Questo passaggio mi è piaciuto

    Grande Turi!