Suiseki

Serie: SUISEKI


Quartiere Pigneto. Sabato sera.

Affacciandosi per un momento alla finestra, Zoia vide la strada illuminata dai lampioni al termine della quale era collocata un’antica cascina abbandonata, verso gli archi del Mandrione. I giovani erano tutti a spasso per le strade della movida, mentre la ragazza s’era ibernata nella stanza da letto a curare il suo bonsai. Era concentrata a spostare le pietre nel vaso e a pulire le piccole foglie, sudando sangue nel vederne una gialla e appassita.

Zoia aveva sempre amato il regno anarchico dei bonsai perché mettevano pace al suo motore mentale. Le piaceva trovare delle pietre particolari e disporle nel vaso per far cambiare radicalmente quel piccolo paesaggio, renderlo più armonico per lei, secondo i propri criteri di coerenza. Proprio nel mezzo di questa fase di spostamento delle pietrine, detta Suiseki, il suo I-phone12 fece uno squillo.

Era un messaggino di Giulia, da Parigi. Le aveva scritto sulla chat privata. “Zoia, dove sei?”

“Sto a ancora a Roma”, rispose Zoia. “Parto fra tre giorni… Lo sai che qui sta piovendo e comincia a fare freddo? Ho dovuto comprare un kway… da te, invece?”

Giulia le scrisse: “Il tempo è bellissimo, ma fa freddo pure qui. Fa così fresco che ci vorrebbe il tuo corpo per scaldarmi.”

Dopo aver sorriso, l’altra ragazza replicò: “Io ti ho pensato sotto la doccia, è un casino poi quando ti penso così.”

“Amò, ti va se stasera ci facciamo una carbonara?”

Il fidanzato di Zoia, Stefano, irruppe nella stanza da letto, spuntando alle sue spalle: “E’ tanto che non la facciamo.” Si avvicinò al cellulare di Zoia, guardando nel suo display. La ragazza lo attaccò, gridando: “Oh, fatti i cazzi tuoi, lo vedi che sono impegnata?”

“E dai, scusami tanto!” Stefano ci rimase male per l’aggressività improvvisa della sua ragazza. Distolse lo sguardo da quello torvo di Zoia, infine ritornò in cucina a piccoli passi, come se indossasse le pattine.

Nel frattempo arrivò un nuovo messaggino di Giulia: “Ma sei felice di partire per il Giappone?”

“Mi ci devo abituare”, replicò l’altra, spostando un sassolino nel vaso.

Un momento di pausa.

Dieci secondi.

Sospiri.

Zoia le scrisse di nuovo: “Ti voglio. Ti desidero”.

“Sto andando al Bataclan a vedere i Beach Fossils…. Anche io!”

I messaggi su Wazzapp, in breve tempo, presero ad accumularsi, sfasandosi.

“Mi manchi così tanto, Giulia. Mi manca la nostra comunicazione. Mi manca tutto. Mi manca dormire abbracciata a te.”

“Vale anche per me”, scrisse l’altra: “erano gli unici momenti in cui mi rilassavo dentro.”

Dalla cucina, Stefano le chiese: “Amò, quanta pasta ci butto? Mezzo chilo o tre etti?”, senza ottenere risposta.

Zoia si alzò per chiudere la porta della camera da letto, quando sentì dire da Stefano: “Ho capito, sessanta grammi a piatto. Stile ristorante…”

La sua amica Giulia, intanto, aveva continuato a scrivere: “Sei così dolce e bella. Mi ricordo tutto di te. Mancano un sacco le tue braccia, i tuoi capelli, le tue spalle, il tuo profumo. Ma soprattutto il tuo sapore. Scusa se scrivo in fretta, ho il cellulare mezzo scarico.”

“Evita di farlo scaricare…”, replicò Zoia: “…che se ti serve qualcosa, poi stai senza telefono!”.

“Vorrei stare qui con te. Sto soffrendo nel sentirti. Ti vorrei abbracciare.”

“Dovrei essere là.”

“Sì. Dovresti”, replicò Giulia. “E se tu fossi qui… ti porterei a… e ti offrirei…”

“Io qualche idea ce l’avrei”.

“Ahahah! Quando ci sono mancate le cose da fare?”

In cucina, il suono dell’olio che sfrigolava nella padella la faceva da padrone. Stefano emise un castrante gemito di dolore seguito da una bestemmia lenta, rabbiosa e strascicata che costrinse Zoia a sbirciare fuori dalla camera: il suo uomo si era tagliato un tricipite con il coltello mentre affettava un pezzo di guanciale. Che coglione, pensò.

Giulia, nel frattempo, le aveva scritto di nuovo. “Se fossi con te, sarebbe tutto come deve andare. Onestamente se fossi con te, mi servirebbe nient’altro”.

“Mmmh. Uffa… rosico”, replicò l’altra, pigiando velocemente sui tasti.

“A chi lo dici.”

“Quanto vorrei anche io. Sei così dolce con me, mi manchi tanto”.

“Impossibile essere diversa, con te è tutto facile.”

“Presto ci vedremo di nuovo, se tu lo vuoi. Posso venire a trovarti a Tokyo, appena mi libero.”

“E io invece posso tele trasportarmi al Palais du Tokyo, in questo momento…” Zoia le scrisse: “l’unica cosa difficile è starti lontana.”

“Sento la tua energia anche a distanza, penserò a te come se fossimo insieme. Sentirò il tuo profumo dolce.”, scrisse Giulia qualche secondo dopo.

“Io ti penso, ricordalo.”

“Ti sognerò. Buonanotte”.

“Notte Giulia.”

“Ti bacio”. Varie emoji con cuoricini e smile che lanciano baci, con tre puntini di sospensione e scritta finale: “500 smack!”

“Me li prendo tutto per la scorta notturna. Sogni d’oro”, scrisse Zoia.

“Intanto, ringrazia i tuoi da parte per averti creata. Buona notte”.

Zoia chiuse la conversazione, posando il cellulare sulla scrivania.

Si recò in cucina.

Quando le acque si furono calmate, Stefano le chiese spiegazioni.

Ormai l’amore tra di loro stava finendo (c’era stato, in verità?) Se lo sentiva. Le ricette per una relazione felice sembravano terminate. Ora, tra di loro, era subentrato un alfabetismo emotivo fatto d’una comunicazione diplomatica, senza offendere. Zoia utilizza un linguaggio sano, lucido e disciplinato quando dice: “E colpa mia, Stefano”.

Calò di nuovo il silenzio, intervallato da uno sbuffo indolente di Zoia. Stefano si sentì scoppiare dall’interno. Restò con l’espressione genuflessa e l’espressione da maschio castrato sugli spaghetti alla carbonara. “Dagli sempre ragione, ma fatti i cazzi tuoi.” Le sue direttive gestionali nei confronti di Zoia, anche dopo quattro mesi, erano rimaste le stesse, quindi restò in silenzio. “Essi sempre umile con lei. Non farti complimenti da solo. Fatti i cazzi tuoi…” Stefano beve un bicchiere di birra con fare sciolto, anche quando s’ accorge che è sgasata e sa’ di piscio, pensando che chi è sicuro è calmo, mentre lei prosegue: “sono stata ambigua con te. Nel modo di pormi. Te l’avevo detto che ero strana.”

Stefano la osserva preoccupata, lei continua: “È una cosa brutta e inutile auto analizzarsi, eppure tutto mi spinge a continuare così. Sono triste, Stefano. Da qualche parte tocca esternare. Io già mi sento instabile coi miei demoni interiori, ma aggiungerci pure quelli tuoi diventa un peso fastidioso da sopportare. È ora che le nostre strade si separino.”

Stefano ora balbettava. “Ah… proprio così?”

“Io…boh…”, sorrise Zoia: “tornerò a Tokyo, proverò a cercarmi un altro lavoro, o al limite mi farò raccomandare da mio padre. Però ho bisogno di stare da sola, sul serio. Credo che tu possa capirmi.”

“No, infatti”, replicò Stefano. “Continua a credere ciò che vuoi. Sei prigioniera delle tue convinzioni.”

“Tu hai deciso che io sono un personaggio.”

“Non ho deciso che sei un personaggio!”, fece Stefano: “Non ho deciso niente, hai fatto tutto tu!”

“Non ti arrabbiare. Sei stato con altre ragazze… ti passerà.”

Mangiarono gli spaghetti alla carbonara.

Zoia oscillava la testa al rallentatore, come se fosse disgustata dal piatto, e sembrava essere refrattaria alla freddezza del suo (ormai ex) ragazzo, quando si alzò dalla sedia e le disse: “Sayonara, allora.”

“Te ne vai così?”

“Odio i discorsi d’addio, Zoey…”, sorrise Stefano.

“Anche i baci?”

Zoia lo guardava amichevolmente, ma lui afferrò lo zaino già preparato e uscì dal suo appartamento con tono neutrale. Si voltò un’ultima volta, respirando il profumo della casa dove aveva convissuto con lei negli ultimi quattro mesi: i resti del profumo del ramen nel piccolo forno, quello della piantina di basilico sotto alla finestra, l’incenso al gusto di lavanda spagnola che s’andava ad autoisolarsi in camera da letto…

Quando chiuse il portone, evitò di guardare Zoia per un’ultima volta, né le rivolse la parola. La ragazza lo prese come un affronto personale, si offese e gridò qualcosa d’inviperito, ma Stefano ha già un piede nell’ascensore, pensando che questo amore si era concluso nella stessa, identica maniera in cui era iniziato: veloce e all’improvviso.

Serie: SUISEKI


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Discussioni

    1. Grazie K., tra l’altro è lo stesso commento che mi ha dato mio padre, il mio più grande non-lettore 😉

  1. Ciao David, sono contenta di leggere una nuova serie 😀 Mi sa che quando scendo a Roma un giro per il quartiere Pigneto me lo faccio di sicuro! Nuova protagonista, interessante nelle sue sfaccettature. Fin qui noto un tratto comune a molti ragazzi di oggi, ovvero la ricerca di se stessa: “cosa voglio dalla vita”? Zoia sembra non saperlo ancora, si sposta quasi annoiata da una situazione e da un luogo all’altro: solo Giulia sembra un punto fermo. Ma lo è davvero? Non mi resta che scoprirlo nei prossimi episodi

    1. CIao Micol non ci venire! questo quartiere non è realmente bello, a meno che se non ci vieini per mangiare e bere! Io sono come Fellini: odio la mia realtà, per questo la dipingo!

  2. Ciao, l’immagine che ho avuto dentro questo appartamento e che mi ha fatto anche sorridere ė che insomma qualcuno deve pur pensare cucinare…
    Bello questo personaggio che si prende cura del bonsai.
    “Tutto vive nella misura in cui ce ne prendiamo cura”.
    Bello questo amore tra Zoia e Giulia.
    Mi ė saltata agli occhi una banale incongruenza sull’ uso dei verbi nelle righe finali. Piaciuto.