Sul treno

Viaggio spesso sul treno Torino-Milano e leggo qualcosa, quasi sempre una rivista, qualche volta un libro. Scelgo la carrozza open space perché mi guardo attorno e cerco di indovinare cosa fanno nella vita le persone che mi circondano che, quasi certamente, sono pendolari. Guardo le loro facce, ascolto qualche frase delle loro chiacchierate, osservo anche come vestono e come si muovono. E penso: quello fa il commercialista, quella sembra un’insegnante, quell’altro forse fa l’architetto. Ma chissà, il mio, in fondo, è solo un gioco. Da un po’ di tempo però è diventato difficile fare questo gioco perché praticamente tutti, e per tutto il viaggio, fanno la stessa cosa: smanettano sul cellulare o sullo smartphone o sui tablet, o parlano al telefono creando una babele. E allora da qualche giorno ho deciso di cambiare: metto l’auricolare e ascolto un audiolibro. Oggi ho iniziato l’ascolto del romanzo di Tabucchi “Sostiene Pereira”. Ma appena ho iniziato una signora seduta di fronte a me ha notato la copertina dell’audiolibro e mi ha guardato incuriosita. Poi l’ha fatta vedere al marito il quale l’ha poi passata ad un altro signore, forse un suo amico, fino a quando tutti nella carrozza hanno visto cosa sto ascoltando. E a quel punto, tutti insieme hanno smesso di smanettare nei loro “aggeggi elettronici” e mi hanno chiesto se non fosse possibile ascoltare la lettura del romanzo di Tabucchi. Ho staccato la cuffia, ho messo il viva voce e sono ripartito dall’incipit: “Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava.”  Per tutto il viaggio, in un silenzio religioso, siamo stati ad ascoltare la voce di Sergio Rubini e ci siamo immedesimati nell’atmosfera estiva di una Lisbona deserta per ferie. Quando il treno è arrivato alla Stazione Centrale eravamo solo a metà della storia. Molti mi hanno chiesto se anche domani faccio lo stesso tragitto (perchè in quel caso avrebbero voluto completare l’ascolto del romanzo) e io, siccome sono un patito di letteratura, pur non dovendo, ho dato loro appuntamento per domani: stesso treno, stesso tragitto, stesso audiolibro. Mi hanno salutato con un applauso.

                                                                             Partire all’alba

                                                                        col profumo del caffè –

                                                                            un treno fischia

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Commenti

  1. Carlo Maria Vadim Post author

    Beh sì, Micol, io poi non dispero mai perchè per natura sono ottimista (anche se qualche volta esagero!).
    Sto studiando le trasformazioni sempre più profonde che il mondo digitale sta portando nella nostra società.
    Io, che mi consideravo capace di resistere al digitale (e di usarlo con cognizione di causa) qualche giorno fa ho avuto
    un problema ai miei dispositivi (fibra ottica, modem, eccetera) e per 48 ore sono rimasto disconnesso da tutto.
    Beh, ne ho sofferto più di quanto pensassi!! Dopo ho pensato: ” Crediamo di avere autocontrollo e di non cadere
    in una specie di dipendenza digitale… ma non è proprio così.” Questo fatto mi sta spingendo ad aumentare il
    controllo delle mie azioni e delle mie scelte. Vedremo se ci riesco… sarebbe tutta salute mentale!

  2. Micol Fusca

    Ciao Carlo Maria, sono felice della tua nota a Raffaele. Felice che quanto descritto nel tuo racconto, anche se in maniera meno plateale, sia accaduto davvero. Nel mondo c’è ancora speranza 😉

  3. Carlo Maria Vadim Post author

    Grazie Raffaele! Il racconto non è del tutto reale… Mi sono ispirato ad alcune cose
    che mi sono capitate in treno. Possi dirti che il racconto è più ottimista della
    realtà vissuta… Diciamo che i passeggeri del treno non sono arrivati
    ad applaudirmi! Però mi piaceva chiudere il racconto così.

  4. Raffaele Sesti

    Ho sempre sperato che la letteratura fosse la spada in grado di tagliare con un colpo netto, l’indifferenza con cui escludiamo il mondo reale per immergerci in quello virtuale.
    Questo tuo racconto, se reale, riaccende quella speranza.
    Alla prossima lettura…