Terra 2486

Serie: Inganno Imperfetto #2stagione

  • Episodio 1: Terra 2486

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Anita restò in silenzio per diversi minuti. Continuava a osservare quelle persone intorno a lei e le sembrava tutto così assurdo.

«Cosa intendi fare, Peter?» chiese Newman, con voce tremante.

«Non lo so. È tutto così insensato anche per me. Vorrei salvare le persone intrappolate in questo posto, mostrare loro la verità e scappare insieme, ma sono solo un impiegato, non un eroe!».

«Facciamolo!» esclamò, all’improvviso, Anita.

«Come?» chiesero all’unisono i due uomini.

«Facciamolo! Mostriamo a tutti la verità e fuggiamo da questo posto. Non voglio morire in questo letamaio, devo vivere la vita che ho sempre sognato. Fare il topo da laboratorio non è la mia più grande aspirazione». Fece una pausa per riprendere fiato. «Terminiamo la mappa, cerchiamo una via di uscita, organizziamo un piano di fuga e liberiamo tutti».

«Cazzo, Anita! Parli come una rivoluzionaria di quei fottuti film che ci fanno vedere in sala mensa il giovedì» sbottò, ridendo, Newman.

«Siete due cacasotto… Se non fossi una persona educata vi prenderei a calci nelle palle qui in mezzo a tutti» ringhiò la ragazza.

«Ha ragione, Newman. Forse ci sono già altre persone come noi che stanno pensando alla fuga e aspettano solo il momento giusto». Peter guardò la ragazza negli occhi, le prese le mani e le strinse tra le sue, poi aggiunse: «Facciamolo!».

«Che dite? Andiamo da Mitch e gli spieghiamo tutto? Potrebbe aiutarci» chiese Newman.

«Quel presuntuoso?» scoppiò a ridere Anita. «Correrebbe a fare la spia un secondo dopo averci salutato».

«Andiamo a casa mia, qui c’è troppa gente» propose Peter.

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I tre uscirono dal pub e si diressero a casa del ragazzo.

«Ricapitoliamo» sospirò Peter. «Chiuderemo tutti gli occhi e io vi farò uscire dai vostri corpi. Non durerà molto, quindi cercate di memorizzare più cose possibili. Al rientro nei nostri corpi inseriremo i dati nel tablet e la mappa generale si aggiornerà automaticamente».

«Certo, Peter. Ognuno andrà in una direzione diversa e respireremo con la bocca per evitare di vomitare» concluse Anita, più determinata che mai.

«Si comincia!» esclamò Peter, chiudendo gli occhi.

I tre amici passarono il resto della serata a costruire la mappa che avrebbe permesso loro la fuga.

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«Ancora non ci credo» balbettò Anita. «Dopo due mesi di serate passate a “volare” in questo porcile, abbiamo finalmente concluso il nostro lavoro».

«Ne abbiamo viste di cose strane» commentò, serio, Newman.

«Secondo voi, guardando la mappa dall’alto, non è troppo piccola per essere l’Australia?» chiese, perplesso, Peter.

«Bella osservazione, fammi controllare» disse Anita, collegandosi a internet con il proprio smartphone. «Qui dice che l’Australia ha una superficie di quasi otto milioni di chilometri quadrati… Ma se non siamo in Australia, dove diavolo ci hanno portato quelli della Game Enterprise?» chiese, preoccupata.

«Come hanno fatto a spostarci? Ricordo benissimo di aver preso l’aereo per Canberra. Ho visto l’oceano dal finestrino e tutti gli anni vado in vacanza a Melbourne, faccio il bagno nell’oceano… Cosa ci stanno facendo?» piagnucolò Newman, portandosi la testa tra le mani.

«Ho visto solo pareti d’acciaio durante le nostre ricognizioni. Nessuna finestra o cielo azzurro o mare. Scopriremo dove ci hanno imprigionato, ma prima dobbiamo iniziare a informare gli altri» spiegò Peter, in preda all’ira.

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«Siete pronti?» chiese Ethan, attraverso la chat del gioco.

«Pronto!» confermò Owen.

«Ci sono!» esclamò Jaxon.

«Ho fatto qualche modifica ai lineamenti degli ostaggi e dei poliziotti. Credo che non vi dispiacerà» aggiunse Ethan, mentre avviava la sessione di gioco che avevano interrotto poco prima dell’inizio della sparatoria contro la polizia.

Joker, Lex Luthor e Batman ripresero il gioco da dove si era interrotto. Nella banca c’erano gli ostaggi piazzati lungo le vetrate esterne. I tre amici erano armati con mitragliatrici, pistole e bombe a mano.

«Tu… Sì, dico a te. Forza, alzati in piedi» urlò Lex Luthor a una donna che indossava un tailleur e che somigliava tantissimo ad Alison.

A guardarle bene, tutte le donne somigliavano ad Alison; gli uomini, invece, assomigliavano un po’ a Stewe Miller e un po’ a Karl.

«Cazzo! Certo che mi piacciono queste modifiche» urlò, felice, Batman.

Lex Luthor afferrò la donna, la spinse verso l’uscita e le aprì la porta della banca: «Forza, scappa!».

L’ostaggio non se lo fece ripetere due volte e iniziò a correre verso la salvezza, quando una raffica di mitra la sventrò in due, lasciandola agonizzante in mezzo alla strada.

«Vaffanculo, Alison!» ringhiò, Lex Luthor, con tutto il rancore che aveva in corpo. «Li uccido tutti! Li uccido tutti!» urlò in preda all’eccitazione e alla rabbia.

Il telefono della banca riprese a squillare.

«Forse è ancora la polizia» scoppiò a ridere Joker. «Avranno capito che non scherziamo?».

«Pronto?» rispose Lex Luthor. «No, abbiamo cambiato idea, non avete più quattro ore per darci quello che vi abbiamo chiesto… Non me ne frega un cazzo! Mandate subito qui dieci poliziotti disarmati o uccido un altro ostaggio e voglio l’elicottero e i soldi pronti tra un’ora». Ghignando, mise fine alla telefonata.

«Ben fatto, Lex» disse Batman.

«Che vuoi farci con dieci poliziotti?» chiese, perplesso, Joker.

«Voglio fargli ingoiare i denti e voglio sentirli supplicare di non ucciderli» sbottò Lex Luthor.

I poliziotti non arrivarono, così Joker, spazientito, prese un uomo tra gli ostaggi e lo portò fuori dalla banca. Il poveretto assomigliava a Karl ed era vestito in giacca e cravatta.

«Sai, Karl» disse Joker quasi soppesando le parole «sei un fottuto tedesco che ha perso la guerra e sai chi vi ha fatto il culo? Noi americani… Ora mettiti in ginocchio e supplicami di non ucciderti!».

L’ostaggio non aveva capito niente di quel discorso, era americano come il suo aguzzino, ma vista la brutta piega che stava prendendo quella storia, si inginocchiò e lo supplicò.

«Bravo, Karl. Meriti un premio» ghignò Joker. Estrasse un pugnale, lo conficcò nel ventre dell’ostaggio e poi lo prese ripetutamente a pugni sulla faccia. Passò qualche minuto prima che l’uomo cadesse all’indietro esanime per i troppi colpi ricevuti.

Il rapinatore rientrò nella banca completamente ricoperto di sangue.

«Cazzo, ma siete entrambi fuori di testa!» borbottò Batman. «Va bene ucciderli, ma torturarli così… Voi due siete malati di mente».

«Non ti vuoi sfogare per quei tre coglioni che tutti i giorni ci vessano a scuola?» esplose Lex Luthor.

«Dovevamo capirlo che non ha le palle per giocare con noi» lo schernì Joker, conficcando un pugnale nell’occhio di un altro ostaggio che assomigliava a Stewe Miller.

«No, no, non mi diverto più. Andate a fanculo e continuate a torturarli come peggio credete. Non voglio avere niente a che fare con questa storia» balbettò Batman, scollegandosi e scomparendo da quella sessione di gioco.

«Ma sai che ci importa di quel coglione!» scoppiò a ridere Lex Luthor. «Dove sono quei poliziotti che ho chiesto?» urlò imbestialito.

Dopo essersi scollegato, Jaxon rimase ancora per un po’ nel menu di gioco: era ancora frastornato per quello che aveva visto, ma il chip che aveva nella testa gli stava “ordinando” di giocare e così passò in rassegna i vari giochi più popolari di quel mese.

«Eccolo qui! Terra 2486: sarò il capitano di una squadra d’assalto spaziale. Cazzo che figata, uccideremo gli alieni del quarto Quadrante e libereremo la colonia Adras da ogni minaccia!». Avviò il gioco e si ritrovò a bordo di una nave spaziale.

«Siete pronti, soldati?» urlò un uomo di circa quarant’anni dal fisico possente, con le spalle larghe e muscolose e grandi occhi verdi che risaltavano sul viso ambrato, incorniciato dai corti capelli neri.

«Sì, signore!» urlarono all’unisono i marine.

Sul visore di Jaxon, accanto a quell’uomo, comparve il nome: “Generale Russel”.

«Sei pronto, capitano Cage?» gli chiese Russel.

«Sì, signore!» rispose Jaxon, soddisfatto del suo nuovo nickname.

«Allora porta fuori la squadra rossa e vedi di non deludermi».

«Sì, signore. Non la deluderò» fece un profondo respiro. «Squadra rossa, seguitemi!» urlò Cage.

Iniziò così a sparare contro degli alieni che gli sbarravano il cammino lungo un corridoio dalle pareti in acciaio. Erano davvero tanti e di molte specie diverse. Una cosa in comune però l’avevamo: erano tutti mostruosi ed enormi.

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Il Lexoon 4 che difendeva Cage venne infilzato dai lunghi artigli di una mano dell’Hungh. Con l’altra mano, l’alieno piantò nel cranio dell’androide un grosso pugnale. Il Lexoon 4 si afflosciò come una marionetta, ma poi, con un ultimo impeto, riuscì ad amputare uno degli arti della creatura e a infilzarla, senza però riuscire a ucciderla. L’Hungh emise un urlo di rabbia e scaraventò l’androide contro una parete del corridoio. Cage si guardò intorno: i membri della sua squadra erano tutti morti. Il bio-radar non rilevava altre creature.

Erano rimasti soltanto loro due.

«A quanto pare, siamo rimasti solo noi» disse Cage alla creatura, indietreggiando di qualche passo.

L’alieno rimase in silenzio, esibendo una sorta di ghigno che mise in bella mostra la dentatura affilata.

«Se pensi di vincere, ti sbagli di grosso. Fatti sotto, maledetto! Ti mostro di cosa sono capaci gli umani!» urlò il capitano.

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Commenti

  1. Giuseppe Gallato

    Joker, Lex Luthor e Batman… che squadrone! 🙂 Che dire… inizio serie bello scoppiettante, con tanta violenza (soprattutto psicologica) e nuovi scenari futuribili. Ma la domanda sorge spontanea: dove ci stai portando? Grande, come sempre! Attendo il prossimo episodio! 🙂

    1. Andrea Bindella Post author

      Ciao Giuseppe! 🙂
      Ti ringrazione per le belle parole e per aver letto anche questo capitolo.
      Un abbraccio, a presto!!!! 😉

  2. Vanessa

    Andrea, primo episodio della seconda serie davvero interessante.
    Ho trovato affascinante una cosa in particolare: la rabbia dei bullizzati, trasformata nel videogame in un’esplosione di violenza molto intensa. Questo odio, è molto reale.. Molti dei comportamenti della realtà alternativa a dire il vero, sono molto reali. Persino i tre che capiscono e vedono la scatola in cui sono rinchiusi, mi ricordano tutti coloro che hanno la sensibilità di cogliere le prigioni dell’anima e della società.
    Ci sono molte metafore secondo me nella tua serie ed è qualcosa che mi piace assai u.u
    Bravissimo 🌺 a presto!!

    1. Andrea Bindella Post author

      Ciao Vanessa e grazie per aver letto questo nuovo capitolo! 😄
      Non posso dire niente altrimenti spoilero e devi sapere che sono uno spoileratore da competizione quindi meglio se non scrivo. 😅🤐
      Mi fa piacere che la serie ti stia piacendo, tra poco si entrerà nel vivo della storia e chissà cosa succederà. 😉
      A presto 👋

  3. Micol Fusca

    Ciao Andrea, nuovo cambio di scenario. O, dovrei dire, videogioco. Questo somiglia a Starcraft, il che mi fa presagire di dover percorrere almeno una decina di anni luce prima di arrivare a una soluzione. Non avevo mai pensato ad in purgatorio fatto di videogiochi… mah, prima o poi arriverò in paradiso 😉

    1. Andrea Bindella Post author

      Ciao Micol!! 🙂
      Sarebbe fantastico un purgatorio fatto di videogiochi, il sogno di ogni nerd. XD
      Grazie per aver letto anche questo capitolo, un abbraccio.

  4. Antonino Trovato

    Ciao Andrea, io ho la sensazione che ti stia divertendo a torturare le nostre menti, sembra quasi di essere “dentro” questo gioco inquietante! Condizionamento mentale, persone “ridotte” a cavie per chissà quale assurdo esperimento, e anime che trapassano da una realtà all’altra senza quasi distinguere quale sia quella vera (sempre se esiste), in più il mistero di una trama sempre ricca di suspense e adrenalina condiscono un narrato veloce, scorrevole, essenziale senza mai cadere nel banale. Insomma, tutti ingredienti che riesci sempre a gestire con grande sapienza! Alla prossima mitico, un caro saluto!

    1. Andrea Bindella Post author

      Ciao Antonino, non sono così “sadico”! 😉
      Grazie tante per la bella recensione, sei molto gentile. Mi fa molto piacere sapere che anche questo capitolo ti sia piaciuto. 🙂
      Un abbraccio, a presto!!

    1. Andrea Bindella Post author

      Ciao Enrico!! L’ultima parte è per veri esperti del “genere”! 😉
      Sono contento che ti sia piaciuto anche questo capitolo.
      A presto. 🙂

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