Terra e fango

Serie: Il viandante e la santa

Murak sedeva sul bordo del giaciglio, al confine tra il tiepido affetto delle coperte e il pavimento sconosciuto. Nell’immobilità della notte, i contorni del suo corpo ben definito sparivano, si miscelavano al buio come se egli stesso fosse il fulcro da cui ogni tenebra sorgeva.
     Dall’altro capo del letto, l’inquisitrice infilò una maglia per coprire il proprio pallore. Fece il giro lungo della stanza, evitando così di passare su un paio di assi che scricchiolavano sempre, e andò a godere del calore di lui.
     Murak la sogguardò, pensoso. «Hai ancora voglia?» mosse la gamba e lei, seduta proprio sul ginocchio, rise sottilmente. «Non perderai la grazia del Guardiano? Lo offenderai, se continuerai così.»
     «Verrò perdonata per aver temporaneamente intrapreso un sentiero distante dalla castità.»
     «Non è una cosa reversibile,» la rimproverò per gioco, prese il suo mento tra due dita e la guidò a sé, mordendole il labbro.
     «Davvero hai perso la memoria?» sibilò l’inquisitrice, lasciandosi solleticare dalle ruvide mani: avevano già dimostrato di poter compiere miracoli senza bisogno di suppliche ad alcuna divinità.
     «Ho perso la memoria, sì. Ma ciò che mi hai raccontato mi sta aiutando a ricordare. Tuttavia, c’è una cosa che mi è poco chiara: perché voi inquisitori avete smesso di cercare questo demonio? Se è stato davvero lui a distruggere l’ovest, perché lasciarlo a piede libero?»
     La donna di chiesa si scurì in viso. Raccolse i capelli chiari nel pugno, ci giocò e sfruttò ogni attimo che Murak le concesse per pensare. Di tutte le risposte, una sola aveva senso: «Non lo so.»
     «E i cultisti? Chi sono?»
     «Gente che lo venera, gli unici folli che abitano ancora l’ovest,» lasciò il letto in direzione della finestra. La luna le sussurrava gelidi sospiri sulla nuca, tra la trama sottile della maglia giù sino ai piedi. Respirò l’irrequieta sensazione che la spingeva al silenzio.
     «Lo hai capito, vero?»
     La domanda di Murak bastò a far tremare la gemma sacra che le ondeggiava sul petto. Mai l’aveva tolta, neppure quando avrebbe voluto strapparsi di dosso la pelle: ogni granello di emozione che aveva provato tra le lenzuola scorreva adesso in una clessidra, inesorabile.
     «Non ho capito nulla, Murak,» singhiozzò lei, con lacrime di pura agonia incastrate tra le palpebre. «Non voglio capire.»
     «Ho provato a dirtelo in un tutti i modi.»
     «È vero che hai perso la memoria, almeno?» pianse, mentre la pietra sacra che carezzava si faceva ruvida, irregolare. Non volle guardarla, ma la tinta rosea che la caratterizzava sbiadiva man mano, somigliava sempre più intensamente a un vuoto grigio.
     «Ho dormito per circa due secoli, forse più. Ho perso gran parte dei ricordi e l’unica cosa che so è che voglio morire per tornare da lei. Non so perché sono qui, non so perché ho l’istinto di scappare da ogni forma di vita tranne voi inquisitori. Voglio morire, sì, sarà per questo. Eppure, i tuoi fratelli sembrano inadatti: ricordo di averne uccisi fin troppi in quel momento di pazzia nell’ovest, ne ho massacrati per i motivi più futili pur di adirare il Guardiano e ardere su una pira. Mai è successo!»
     «Cosa ti fa credere che io possa aiutarti, allora!?» strillò lei, come impazzita, mentre si tastava con entrambe le mani il petto in cerca del monile. «Tu sei il demonio di cui parlano le leggende, Murak. Ai bambini viene raccontato di te per farli stare buoni, per noi inquisitori sei la creatura che si oppone direttamente al Guardiano: sei un dio votato al male che vive tra noi mortali!»
     «Allora uccidimi, se sono maligno!» balzò dal letto e l’afferrò per le spalle. I suoi occhi brillavano di rosso, di sangue e odio, mentre la pelle liscia si sbriciolava per lasciare il posto a una nera scorza mostruosa. «Uccidimi, ho detto! Voi inquisitrici potete farlo!»
     «Ma tu non sei davvero malvagio! Non è vero!»
     «Uccidimi, ti supplico: voi donne nascete con un legame più potente col Guardiano, lo so per certo,» balbettò, spasmodico in ogni minimo gesto.
     «Vai a Krannar, se questo è ciò che credi: è lì che nascono le sante. Io sono nata tra la terra e il fango, non ho nulla di speciale. E sono una peccatrice, che al fango vuole ritornare.»
     Murak indietreggiò sino a inciampare sul letto. L’inquisitrice lo fissava, con lacrime di sangue a bagnarle la maglia chiara. Ingabbiò il monile corrotto nel pugno e Murak la osservò mentre supplicava al Guardiano di estinguere la fiamma oscura che le consumava il cuore.
     Egli, un dio sempre al servizio degli uomini, ascoltò la supplica della fedele, le cui carni bruciarono come fosse stata scagliata nel fuoco eterno degli inferi. Lui osservò la scena esterrefatto: la donna spirò senza un lamento, immobile sino a che non rimase in terra solo una gemma nera tra la cenere bianca. La invidiò, perché le sacre vampate avevano consumato le sue carni ma risparmiato ogni altra cosa, così come avevano risparmiato lui ogni volta che aveva implorato di morire per riabbracciare sua madre.
     Si chinò vicino la finestra, spazzolò con la mano e recuperò la scura pietra. La rigirò tra le dita un paio di volte, poi la infilò in un sacchetto di cuoio che sigillò con una cordicella. Lo appese al fianco e lasciò il villaggio.

Krannar sbocciava come un fiore tra i roveti, candida di chiare casette di malta la cui calce veniva estratta direttamente dalle cave nei monti. Murak si ritrovò subito fuori posto a camminare tra quegli uomini impolverati di bianco: solo occhi e labbra erano stati risparmiati dalla polvere di roccia. Lo fissavano, curiosi, e bisbigliavano tra loro in un gergo locale nato tra i minatori.
     Non aveva idea di come fosse possibile che proprio lì nascessero le sante, nonostante durante il viaggio più e più gente aveva ripetuto che fosse tanto vero quanto strabiliante. Aveva impiegato più del necessario per raggiungere quel luogo, partendo a rotta di collo dal villaggio in cui aveva lasciato che l’inquisitrice si distruggesse.
     «Scusate, signore,» interpellò un trio di tozze e arzille vecchiette appollaiate su degli scatoloni tra le strade. «Chi è a capo del paese? Un prete?»
     Loro si voltarono con lo sguardo più oltraggiato che riuscirono a esibire e sputarono per terra. «Prete!?»
     «Non so, ho provato a indovinare…»
     «Ma che prete e prete! La sacerdotessa del Guardiano ci aiuta, la santa.»
     «Santa?» avanzò, col cuore vivo di speranza. La morte lo aspettava a pochi passi: avrebbe potuto rinnovare il ricordo di sua madre, ormai sbiadito e perso in una vita amara. «Dove la posso trovare? Accetterà di parlare con uno straniero?»
     «Accetta di parlare con tutti,» mormorò la terza anziana, sino ad allora muta. Schiarì di nuovo la voce, coprendosi meglio il capo col velo di sottile stoffa: il sole cocente faceva bollire il sangue nelle vene. Ma quando la signora fu sul punto di spiegarsi, si tappò la bocca con la mano e tornò a farsi gli affari propri.
     «Bell’uomo, ascolta,» le altre due lo presero sottobraccio: «Segui quella strada e troverai la sua chiesa. Si chiama Shinis, la nostra sacerdotessa. Due consigli: non nominare né gli inquisitori né l’imperatore. Quelli li odia perché sono orbi dei dettami del Guardiano e quell’altro lo detesta perché è tanto debole da aver dato l’impero in pasto a quegli altri. Capito? Parla di ciò che devi e non nominare quei due argomenti.»
     «Come fate a vivere in pace a un passo dalla terra dei cultisti?»
     «Fanno tre argomenti tabù, hai ragione. Sciò.»
     Spintonato dalle vecchiette, Murak si indirizzò sull’unica via in vista, larga solo un carretto e mezzo: in fondo si scorgeva la facciata scolpita della chiesa della sacerdotessa Shinis.

Serie: Il viandante e la santa
  • Episodio 1: Speranza
  • Episodio 2: Fede
  • Episodio 3: Secoli
  • Episodio 4: Terra e fango
  • Episodio 5: Il mestiere divino
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Giovanni, sono curiosa di conoscere il motivo per cui Murak pensa di poter trovare la morte solo per mano di una donna. Risolto il “mistero” della macabra collezione attendo gli sviluppi 🙂

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ciao.
        Murak ha già provato di tutto. Come lui stesso fa notare, le donne hanno un legame molto più forte col Guardiano e spera di poterci restare secco così. 🙂
        Se per “collezione” ti riferisci alla sacca di pietre, allora sì! Era un dettaglio minuscolo nell’altra serie, sono felice che sia stato notato! 😀