Terza Trance: Invasati Invadenti

Serie: Il Buio

Quando mi risvegliai rividi il muro gelatinoso attraverso il quale Incognita aveva tentato di trascinarmi.

Avevo ancora il voltastomaco dal volo di poco prima ed ero estremamente stordito.

Ma quando mi ripresi riuscii a vedere anche lui: Incognita.

“T-tu” balbettò Ro. La luce pulsò leggermente. Ro si mise le mani sul diaframma cercando di mantenere la calma e non avere un altro attacco. “I-Incognita!”

“NON mi chiamo Incognita!” disse la luce con gran foga, iniziando a brillare come un fanale. “Chiamami L”.

Ro guardò a lungo la luce. Pulsava come se stesse prendendo fiato dopo una corsa. “Perché mi fai questo? Cosa vuoi da me?” chiese infine.

“Ho sbagliato…” rispose semplicemente L, “ho sbagliato approccio con te. Ho voluto usare la forza per portarti oltre la barriera, ma è una cosa che non posso forzarti a fare: devi volerlo tu”.

Ro lo guardava, interdetto. Ma che vuole questo?

“Quindi, ora, visto che il tempo è poco, dovrò convincerti” concluse.

“Ma di che diamine stai parlando?!” domandò furioso Ro. Tutto il buio attorno a loro tremò per un momento. “Cosa è stato?”

“Sta succedendo –“

“Portami da Tim! Se non c’è più tempo devo tornare a finire le prove!”

L lo guardò per un attimo: “ma tu finirai le prove” rassicurò. “A modo mio però”.

“Te lo scordi!” rispose Ro, arretrando. “Sei una minaccia!”

L non si scompose. “Non riesci ad allontanarti da lui…non riesci a liberartene” fece in tono pacato e minaccioso.

“E’ l’unico che vuole aiutarmi ad uscire da qui!”

“Ti sbagli, su tutto! Non vuole né aiutarti, né è l’unico! Io non devo essere uno sconosciuto per te!” rispose con estrema veemenza.

Ro sentì nuovamente la palpitazione incalzare. Doveva trovare Tim il prima possibile.

Come un lampo L schizzò di fronte a Ro: gli si accesero dei ricordi: rimembrò i genitori scoraggiarlo anche nei successi; gli insegnanti deriderlo; i compagni prenderlo in giro; i segreti che teneva all’oscuro di tutti; le delusioni d’amore; le crisi dovute ai ripetitivi fallimenti nella realizzazione dei suoi sogni; stress e ansia accumularsi di volta in volta fino ad esplodere.

Poi tornò il buio del mondo misterioso in cui si trovava.

“Cosa mi hai fatto?!” chiese ansimante. Iniziò a piangere senza rendersene conto.

“Ti ho mostrato il fallimento che sei” disse L “e l’ho fatto per offrirti la possibilità di credere in me: facendolo sarai un’altra persona! Diffida da Tim: lui vuole distruggerti!”

“Sta zitto!” fece Ro su tutte le furie. “Anche se sono un fallimento chi sei tu per rinfacciarmelo così?!”

L parve splendere di meno: “ti voglio aiutare, ma da qui non posso farlo. Attraversa la barriera, lì avrai tutte le risposte! Qui sono debole e non posso dirti tutto ciò che devi sapere: devi credere in te stesso”.

“Non verrò mai con te!” Il terreno tremò per un attimo.

“Ro, aspetta…!”

Il ragazzo si asciugò le lacrime e corse via. “Tim! Dove sei! Aiutami!!”

Si guardò alle spalle: L lo stava inseguendo, ma più lo faceva e meno splendeva. Che si stia davvero indebolendo? Bene, devo allontanarmi ancora!

“Tim!” continuò a chiamare Ro.

Poi un flash illuminò l’immenso mondo nero – e in quel frangente vide che il cielo e la terra si stavano crepando: tutto rovinava miseramente.

Ma non gli importava: ciò che attirò la sua attenzione fu l’arrivo di Tim, in tutta la sua magnificenza e sicurezza.

Inglobò L fino a farlo sparire.

Poi un altro lampo di luce fece cadere Ro. Riaprì gli occhi quando il flash scomparve e, quando questi furono abituati all’oscurità, Ro rivide Tim; quasi gli parve che sorrise.

“Ottimo lavoro” fece la luce.

“Mi ha ferito! Mi ha chiamato FALLITO! L’hai ucciso?”

“No, ma la sua fine è vicina. Qui è debole” rispose Tim con la sua solita ipnotica voce.

Ro ne fu felice e quasi voleva abbracciare quella luce tanto invitante.

“Ro” incalzò subito “dobbiamo sbrigarci”.

“Sono pronto!” rispose lui risoluto. Voglio andarmene da qui!

Camminarono per un po’, camminando su un terreno che si faceva sempre più crepato; qualche volta Ro è inciampato.

Giunsero infine ad una nuova porta scura: su vi era recata la figura di un uomo al centro, dal quale partivano linee che lo collegavano a molte altre figure di persone attorno a lui.

“Questa è la terza porta: le sfide si fanno più difficili” avvertì Tim. “Ma io sono sicuro che ce la farai. In questa sfida sarai circondato da persone che vorranno catturarti: sarai inseguito, insultato, minacciato: tu scappa, non temere. Se ti prendono hai finito, ma se scappi sarai libero: solo così arriverai all’uscita”.

Ro sospirò cercando di diminuire la tensione. “Farò come mi dici” affermò Ro deciso.

“Dai” incoraggiò Tim con voce seducente e rassicurante “ci sei quasi”.

Neanche i miei genitori mi hanno mai detto una cosa del genere, rifletté.

Sorrise a Tim e aprì subito la porta.

Terza Trance: Invasati Invadenti.

Ro venne catapultato in una stanza immensa; di primo acchito sembrava vuota, ma le ombre all’orizzonte vibravano.

Lentamente dall’oscurità si palesarono decine e decine di persone: bambini, anziani, ragazze, adulti: Ro era circondato.

Non sembravano minacciosi: erano persone normali, che semplicemente si stavano lentamente avvicinando a lui.

E’ inquietante, ma sicuramente meglio degli squali, pensò.

A Ro non piaceva stare in mezzo a tanta gente, ma dopo tempo apparentemente infinito circondato da luci parlanti e orizzonti bui, per la prima volta in vita sua fu felice di vedere delle persone.

Aguzzò la vista: i volti delle persone…tutto fu chiaro.

Sono persone che conosco! realizzò.

La prima che intravide fu la sua migliore amica, la grande cotta dai tempi delle elementari; poi tre dei suoi compagni di scuola, gli unici che non lo prendevano in giro; la nonna e i genitori apparvero alle sue spalle.

“C-ciao” provò timidamente Ro, ma nessuno rispose, freddi: era come se fossero solo gli involucri di coloro che conosceva.

Poi quello che pareva suo cugino tentò di afferrarlo: Ro si scansò all’ultimo momento: se c’era qualcosa che odiava più della gente era essere toccato.

Quindi la sua amica d’infanzia tentò di fare lo stesso, seguita a ruota da tutti gli altri; spaventato Ro iniziò a scappare da tutti, tirando pugni e calci e rompendo il cerchio che avevano formato attorno a lui.

Solo i suoi genitori, qualche insegnante del liceo, e tre dei ragazzi che lo importunavano alle medie decisero di restare a guardare, parlando e parlandosi sopra come in un canto gregoriano, creando una litania di insulti e critiche quasi ipnotica.

Ro iniziò a star male. Questo è un incubo! Cosa ho fatto di male a tutti loro? Perché mi vogliono male?!

La vista gli si annebbiò mentre senza volere iniziò a piangere; i suoi compagni delle medie subito presero la palla al balzo per prenderlo in giro: “AH AH fifone!”, “femminuccia!”, “fannullone!”.

Poi suo cugino lo afferrò da dietro e Ro cadde a terra sbattendo la testa.

Non ho speranza. Fallirò anche questa prova. Non sono capace…

E mentre stava per svenire, avvilito e affannato dall’ansia, sentì suo padre urlargli: “ecco il fallimento che sei!”

Ro aprì gli occhi.

A quelle parole si ricordò di L e di come l’aveva innervosito quell’offesa. L’ansia e la paura si trasformarono in rabbia ed energia.

“Sta zitto brutto scemo!” urlò calciando via suo cugino, liberandosi. L’eco rimbombò.

Tutti si fermarono; gli insegnanti, bulli e genitori tacquero finalmente.

Tanto oramai è finita, ho raggiunto il fondo: tanto vale dire ciò che penso! si disse.

Si alzò: “il vero fallimento sei tu, che non sei riuscito MAI ad incoraggiarmi e a credere in me!”

Suo padre chiuse gli occhi, poi svanì in una nuvola di fumo.

Ro trasalì. Aveva capito: “e tu” disse alla madre “ tu hai sempre messo avanti a me la carriera e la tua immagine! Sei tu che hai deluso me!”

Sua madre chiuse gli occhi, e svanì anche lei.

“Voi dovevate appassionarmi a ciò che insegnavate; dovevate aprirmi gli occhi sul mondo e accendere un fuoco dentro di me: siete voi le insufficienze qui!” fece agli insegnanti; “per non parlare dei miei compagni di classe, che prendevano di mira i deboli per farsi due risate: siete voi i deboli! Mi fate pena!” continuò ai compagni.

Tutti loro svanirono istantaneamente.

Ro all’improvviso si sentì rinato, colmo di energia per aver detto finalmente ciò che pensava.

Ma tutti gli altri ripresero a marciare verso di lui, e con loro le parole non bastavano.

Ed ora?

Un flash enorme, accecante fece irruzione nella stanza.

“Tim!” urlò felice Ro, ma poi fu deluso.

“No ragazzo” fece L “ora ascoltami senza troppe storie o siamo fregati entrambi”.

Ro indietreggiò: “c-come hai fatto –“.

“Dai loro l’amore che vorresti dargli; fallo ora, prima che sia troppo tardi!”gli ordinò con urgenza.

Davanti a lui vi era la ragazza che da tempo immemore avrebbe voluto cingere tra le sue braccia.

Non seppe per qual motivo, ma Ro si precipitò da lei e l’abbracciò con tutto l’affetto che aveva represso per anni.

Lei gli sorrise, poi svanì. Quindi raggiunse suo cugino, l’aiutò ad alzarsi e lo abbracciò fino a farlo sparire; fece lo stesso con tutti gli altri presenti, fino a quando non fu solo con L.

“Non capisco” disse a L.

“Presto andiamo, ti dirò tutto dopo”.

“Cosa stai facendo!” irruppe Tim apparendo d’innanzi a loro. “Hai appena fallito!”

“Risparmia le tue fandonie Timor!” rispose L.

“Timor?” balbettò Ro.

“IDIOTA! SEI UN TOTALE FALLIMENTO!” fece Timor con un voce stridula, colma d’odio.

“No, non lo è” ribatté L, brillante come non mai; “andiamo” disse, afferrando Ro e teletrasportandosi.

Serie: Il Buio
  • Episodio 1: Prima Prova: Squali Sociali 
  • Episodio 2: Seconda Sfida: Corsa Costante 
  • Episodio 3: Terza Trance: Invasati Invadenti
  • Episodio 4: Quarta Querelle: Es-son’Io e Super-Io 
  • Episodio 5: Quinto Quiz: La Luce
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Young Adult

    Letture correlate

    Discussioni