ToyTown

Serie: Il Branco Terza Stagione

FT48 si destò al suono del segnale lanciato dall’interfono. Un ultrasuono che solo gli Elfidi potevano udire, elaborato per essere colto dai loro timpani perfezionati.

Aveva un’ora per prepararsi. Non volle chiedersi dove l’avrebbero condotta le fantasie dell’umano di turno, non era di suo interesse. Il led rosso inserito nella parete la avvisò che il farmaco era arrivato: azionò il cassetto a scomparsa, trovando un quarto di pillola.

Lo “spettacolo” convenuto richiedeva da lei una certa dose di passività; poteva lasciare la frusta nell’alloggiamento e rilassarsi. Per propria natura gli individui della sua razza erano privi di pulsioni sessuali, l’afrodisiaco sintetico ne ricreava una parvenza che cessava all’esaurirsi dell’effetto sull’organismo.

Si avvicinò allo specchio per controllare le condizioni del suo corpo. Del tutto ritemprato, pronto ad essere usato. Gli individui femmina selezionati per il suo compito rispondevano a requisiti ben definiti: fianchi appena accennati, seno piccolo ma ben proporzionato. Come le altre, era sterile. Solo le fattrici, destinate alle Fattorie, avevano la capacità di procreare.

Per i maschi era differente. Gli MT e i BT non venivano sottoposti a castrazione chimica.

Female Toy, Male Toy, Bull Toy. Non erano che giocattoli. Vivevano in solitudine, l’unico luogo d’incontro era lo show.

Trascorse l’attesa osservando la finestrella che concedeva alla cella un raggio di sole polveroso. Era solita osservarlo per ore, a volte sfiorandolo con le dita per studiare i giochi di luce e di ombre, persa nei suoi pensieri. Pensieri che nemmeno conosceva, quel luogo era sempre stato la sua casa. Il mondo esterno le era sconosciuto, inafferrabile quanto la polvere che danzava nel fascio luminoso.

Finalmente, un secondo segnale la invitò ad uscire dalla stanza. Dopo aver indossato un auricolare minuscolo, del tutto invisibile, lasciò la vestaglia sul letto e si diresse fuori dall’abitacolo per imboccare un lungo corridoio. Alla fine del percorso ricevette nuove istruzioni dalla voce guida. Una volta salita sull’ascensore, raggiunse la sala di smistamento del suo livello. Un quadrato immenso, con sei porte che si succedevano in ogni parete: si posizionò davanti alla 31.

Il Theatre Paradise era uno dei locali più raffinati di NY ToyTown. Gli operatori che guidavano ogni suo passo erano soliti ricordarle che era fortunata. Nessun contatto con gli avventori, lo “spettacolo” aveva luogo in una stanza pulita ed asettica: telecamere posizionate ad ogni angolo permettevano al cliente di spaziare con lo sguardo a trecento sessanta gradi e di scegliere come filmare l’incontro. Celato al dì là di una parete a specchio, selezionava tramite una console l’intero cast e, grazie all’auricolare, istruiva gli “attori” guidando ogni loro gesto.

Conosceva la stanza 31. Era arredata con mobili in stile settecentesco e disponeva di un vero caminetto a legna. Prima di entrare FT48 prelevò da un alloggiamento una veste pulita: una tunica di garza bianca inconsistente slacciata sul seno. Facile da strappare con uno strattone. Un particolare che le fece ipotizzare che la controparte selezionata fosse un Bull Toy.

A differenza dei Male, il corredo genetico dei Bull era stato studiato per dare loro un aspetto meno etereo ed un fisico imponente. Nonostante la location, l’incontro che l’attendeva non si sarebbe rivelato del tutto romantico.

FT48 posò una mano sulla maniglia della porta ed una volta aperta avanzò con sicurezza. Era già lì. BT21. FT48 rilassò le spalle che aveva involontariamente contratto e chiuse gli occhi per qualche istante. Con lui era al sicuro.

***

«Ok ragazzi, lo show è finito. Il cliente era soddisfatto: ha pagato tre ore addizionali, potete fare uso della stanza come vi pare.»

«Dormire…» BT21 lo sussurrò a fior di labbra. Un sussurro intelligibile a orecchio umano.

«Le telecamere sono ancora accese.»

Bull annuì, strofinando il mento contro la fronte di FT48. «Non è la prima volta che Ronald spera di ricavare qualcosa con una registrazione a scrocco. Due Elifidi nudi, che dormono abbracciati, potrebbero valere qualcosa al mercato nero.»

«Gusti sono gusti.»

Avevano imparato a parlare in quel modo, senza quasi muovere le labbra, da quando si erano incontrati al Paradise. In realtà, il loro era stato un ricongiungimento: erano stati generati dalla stessa fattrice.

«Da quant’è che non dormi, Nimea?»

Che lei sapesse, era l’unico ad avere il vezzo di attribuire un nome agli altri individui.

«Mi sono svegliata al suono dell’interfono.»

«Non intendevo quello, lo sai. Da quanto non dormi per più di mezz’ora consecutivamente?»

Lei preferì non rispondere e il compagno si concesse un lungo sospiro.

«Almeno, mangi? Sei dimagrita.»

Lo odiava nella veste di fratello maggiore. Bull era un’esemplare strano, la sua capacità empatica era più sviluppata rispetto a quella degli altri Toy. Le era impossibile ingannarlo.

«Sono solo stanca. Sono salita nella classifica di gradimento, sono molti i clienti a chiedere la mia presenza.»

Nimea non provò rimorso per quel colpo basso, desiderava zittirlo. Lavoravano bene assieme, questo aveva alzato gli indici di entrambi ponendoli all’attenzione degli spettatori.

«Dormi.»

Bull non si perdeva d’animo facilmente, era abituato alla sua freddezza.

Nimea si arrese, posò il capo sulla spalla dell’Elfide e si addormentò quasi subito. L’ultima sensazione che avvertì fu quella del suo abbraccio: Bull era un porto sicuro, stare con lui le riempiva i polmoni di ossigeno.

Furono svegliati da un frastuono che non avevano mai udito: rimbombava ovunque, ferì i loro timpani facendoli sanguinare.

«Ragazzi, sta succedendo un casino enorme!» La voce di Ronald esprimeva tutto il suo terrore. «Ho sbloccato le uscite, io me ne vado. Scappate il più lontano possibile!»

Bull si mosse in fretta, trascinando con sé Nimea. Lei gli si aggrappò al braccio, cercando di mantenere il passo. Corsero come disperati, imboccando i corridoi a caso; tutti identici, un labirinto bianco asettico e inodore che disturbava i loro sensi. Non conoscevano la pianta dell’edificio, come gli altri Toy girarono a vuoto senza conoscere la via che li avrebbe condotti alla salvezza.

Udirono un altro rumore, questa volta soffuso. Il cigolio di cardini che si aprivano sotto l’impulso di un comando elettrico.

«Da quella parte!»

Bull prese il comando.

«Ronald ha aperto il portone principale, dobbiamo seguire il suono.»

Gli Elfidi si accodarono in fila indiana con ordine e seguirono il BT. Ronald era l’unico umano ad essersi conquistato un briciolo di rispetto: gli individui dell’intero Paradise gli riconoscevano una certa dose di empatia.

Si mossero a ritmo serrato, cogliendo gli ultimi echi del suono lontano, destreggiandosi fra i corridoi senza incertezze. Una volta conquistata l’uscita il sole li abbagliò per qualche istante.

Nimea schermò gli occhi con una mano, sentendo il cuore scoppiarle in petto: con l’altra stringeva ancora quella di Bull.

Quando riacquistò la vista si guardò attorno confusa, nuovamente disorientata.

La luce che aveva tanto agognato era pregna di ombre scure. Fiocchi grigi, la cui consistenza veniva meno allo sfiorare la pelle, lasciando una scia simile ad una lacrima nera, la circondavano da ogni lato.

Le vie erano affollate da umani che fuggivano urlando, inseguiti da creature deformi di cui non conosceva l’esistenza. Veicoli in fiamme costeggiavano le strade, rendendole impraticabili: tutti si muovevano a piedi nel panico più assoluto.

Le creature non badarono a loro, se non un paio di esemplari che a gesti li sollecitarono ad allontanarsi. Molti Toy fuoriuscirono da altri Paradise, altri bruciarono vivi all’interno delle strutture sigillate.

Iniziarono a correre, senza nulla addosso, senza badare al dolore. Frammenti metallici e vetri si conficcavano nella pianta dei piedi al pari di proiettili, ma nulla li distolse dal loro scopo: raggiungere un luogo sicuro.

Bull rallentò dopo un centinaio di metri e Nimea si fermò con lui. Un piccolo Elfide sostava poco lontano: i suoi occhi parevano persi nel vuoto. Nudo e indifeso, aveva abbandonato le braccia lungo i fianchi in segno di resa. Le lacrime nere avevano coperto il suo esile corpo quasi per completo.

«MT301. Lo conosco.»

La lasciò, raggiungendolo in fretta. Si abbassò su un ginocchio e tentò di catturare il suo sguardo. «Non è il momento di indugiare, ragazzino.»

Ottenne la sua attenzione, ma il piccolo sembrò incapace di muovere un passo.

Bull se lo caricò sulle spalle senza esitazioni. «Andrà tutto bene, Ariel. Te lo prometto.»

L’Elfide fece ritorno da Nimea; una volta riconquistata la sua mano, ripresero la folle corsa verso la libertà.

Serie: Il Branco Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Topino
  • Episodio 2: L’Elfide
  • Episodio 3: ToyTown
  • Episodio 4: La Colonia
  • Episodio 5: Senz’anima
  • Episodio 6: La Promessa
  • Episodio 7: Metallo
  • Episodio 8: Sotto assedio
  • Episodio 9: Casa
  • Episodio 10: La Biblioteca 
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    Discussioni

    1. Non che gli altri episodi siano leggeri, ma questo non è facile per niente. Gli elfidi usati “a comando” non sono così lontani dalla realtà (anzi, la realtà può essere sicuramente peggio). Si prospettano tre personaggi interessanti. Mi preoccupa che nell’episodio precedente (ma chiaramente successivo cronologicamente) appaia solo Ariel..

      1. Ciao Sergio, mi sto mordendo la lingua per non fare spoiler. Nel Diario di Alone appare uno dei protagonisti di questo episodio, ma ti lascio il dubbio per non rovinarti il proseguo della serie.
        Questo arco narrativo, che si concluderà con il sesto episodio, è un po’ duro. Nel mio mondo immaginario gli Elfidi sono stati “creati” per svolgere determinate mansioni. Oltre agli individui selezionati per i Paradise, ce ne sono altri impiegati come badanti per la loro alta ricettività e alienazione ai sentimenti , che li rendono pronti ad agire con prontezza (Nephel ne è un esempio).
        Nemmeno l’ottavo episodio scherza 😀 😀 😀

      2. bene, bene…allora finisco la serie e poi passo al Diario di Alone! Grazie!!!

      1. Ciao Raffaele, l’episodio di Ariel mi serviva da gancio all’arco narrativo dedicato a Nimea. La sua, per come la vedo personalmente, è una delle storie più dure di quelle dei componenti del branco. Volevo spingermi nei suoi non sentimenti, nel dare un’immagine a questa razza che sono apparentemente non ne ha. Il suo essere un oggetto e considerarsi tale.

    2. Ciao Micol, lo dico apertamente: è il mio episodio preferito, soprattutto per la sua dinamicità e per la tensione che riesce ad esprimere, nonché l’inquietudine del contesto da te creato! Non smetterò di seguirti, nonostante la mia assenza! Un abbraccio 😁!

      1. Ciao Tonino, grazie per esserci sempre 😀
        La storia di Nimea è piuttosto “pesante”, nel Dio Solo il suo personaggio (Nim) aveva un ruolo del tutto invisibile. Spero di renderle giustizia.

    3. Sono nuovo al genere fantasy ma le costruzioni narrative di Micol mi stanno piacendo assai! Molto brava.

    4. Bravissima Micol, ormai non ho più parole per descrivere quanto mi piacciano i tuoi brani.
      Si nello stile che nella fantasia, creare mondi così diversi eppure così vividi è un tuo grande pregio.
      Alla prossima

      1. Ciao Alessandro, ti ringrazio per il tuo appoggio a questa serie. Oramai sei un po’ parte del Branco anche tu 😉
        Spero davvero di riuscire in questo intento, dare ad ogni personaggio una diversa collocazione, vissuto e carattere.