TREMA

Serie: "DAMMI TRE PAROLE: SONO UN TRADITORE"

  • Episodio 1: TREMA

Nei primi giorni di aprile 2020

“Dammi tre parole: SONO, UN, TRADITORE” così pensa Leonardo, e si canta la frase nella testa più e più volte con un andamento lento: scandisce le parole come a volersi suggerire qualcosa, o forse come a voler guardare bene da lontano quelle lettere, non perché non riesca a scorgerle ma per distanziarle dalla sua faccia. Leonardo quando scrive una canzone pensa sempre a quel verso: aveva sentito, alla radio, che quel tormentone di un milione di anni fa che recitava “Dammi tre parole SOLE, CUORE… AMORE” in realtà in origine era molto diverso, poi un discografico aveva deciso di cambiare il testo della canzone… e beh ci aveva fatto un bel po’ di soldi; la carriera della cantante fu però segnata da quella modifica genetica e non sopravvisse alla sapiente manipolazione.

Leonardo è un musicista: suona la tastiera da “turnista”… ossia viene chiamato da artisti famosi, o meglio che lo erano in passato, per accompagnarli per lo più alle feste di paese, a periodi… a turni. Leo ha un talento soffocato, tecnicamente è impeccabile ma non riesce a scrivere una canzone che non sia uguale a mille altre; questo dovrebbe garantire il successo del GRANDE SUCCESSO che cerca di scrivere da dieci anni… ma no le cose non stanno andando così. La musica la ascolta poco, a meno che non esca dalla sua tastiera stanca o dagli amplificatori delle sale prove che frequenta molto più di casa sua. Per l’estate aveva firmato un importante contratto con una cantante di settant’anni che negli anni… sessanta… aveva fatto molto successo, adesso però non sta andando a nessuna sala prove: è arrivato un virus semiletale che ha chiuso l’intera nazione in casa. Leonardo sembra non preoccuparsi delle morti giornaliere o della cura che ancora non arriva: “DAMMI TRE PAROLE… SONO UN TRADITORE… LA NOTTE CHE DEVE PASSARE” di certo se qualcuno avesse cantato quella canzone così, probabilmente, non l’avremmo sentita in nessuno stabilimento balneare nel giorno di ferragosto. Leonardo è un mese che si esercita ininterrottamente nello studio, altamente attrezzato, ricavato nel rustico della casa dei suoi genitori. Leo ha pensato di rimpiazzare il mancato giro del carrozzone tra le feste di paese con un lavoro, a tempo determinato, in un’accademia di musica che avrebbe proposto per l’estate delle lezioni, ormai on-line a causa del virus.

Leonardo ha trent’anni e cerca di sfondare nel mondo della musica da quando ha memoria: una memoria zeppa di scale, nozioni, stili e controtempi. È piuttosto carino di aspetto: ha i capelli lunghi fino a coprirgli il collo tozzo, sì beh è piuttosto robusto come ragazzo ma ha un viso da perderci gli occhi; ha un naso da indiano d’America e uno sguardo colorato di marrone scuro come il tronco di un castagno. Leonardo è piuttosto rozzo come individuo, anche se quando suona riesce a far commuovere gli angeli, quelli che in questa epidemia non stanno lavorando forse a dovere: così pensa ogni tanto Leonardo quando scorge il telegionale echeggiare dal piano di sopra misto alle preghiere sommesse del padre riscopertosi credente.

Mentre muove le mani Leo diventa agile come rami mossi da un vento primaverile, le sue braccia grosse si allungano e danzano fino ad ammaliare chiunque lo guardi suonare; nei suoi occhi però si resta annebbiati da una noia pesante e fumosa… una noia che, alla fine, attanaglia la vita di Leonardo. Lui non ha mai tempo per fare nulla, o meglio così era prima dell’epidemia, anzi “pandemia” dice la testa di Leo… tra una frase e l’altra, sconnesse, tra le note che cerca di comporre. Fino a due mesi fa correva tra una sala prove all’altra tra i mille amiconi che accompagnava con la tastiera, che lo adorano, che non sanno assolutamente un cazzo di lui.

Tutti credono che Leonardo sia una persona estremamente equilibrata: parla poco, ha tutto programmato da quando aveva sedici anni, ed è fidanzato da una quantità di anniversari che lui non riesce più a contare. Lara è la sua ragazza ufficiale da quando lei aveva iniziato ad avere disturbi alimentari: motivo, quest’ultimo, per cui Leonardo non l’ha mai lasciata veramente, anche se nella sua testa l’aveva mollata duemilacinquecentosette volte, le aveva contate. Leonardo ama il sesso, lo ama così tanto che l’unico tempo libero che ha tra una suonata e l’altra è impiegato in attente sedute di masturbazione. Con la ragazza, però, è l’amante più veloce e distratto… e gutturale che si possa guardare, con orrore e un po’ di compassione. I social sono il suo luogo segreto dove guardare miriadi di tette e glutei… labbra e schiene. Leonardo contempla la vita da dietro i tasti del suo strumento… non facendo assolutamente niente di quello che il suo stomaco gli strilla da anni.

Lara vive con la sua famiglia: madre, padre e tre sorelline. Una famiglia pressoché perfetta… tutti si occupano di Lara e la sua bulimia, tutti cercano di far vivere serena la ragazza soprattutto da quando ha iniziato ad avere problemi ai reni. Il virus forse sarebbe molto pericoloso per Lara… lei però sembra non pensarci: niente può scalfire la sua casa delle bambole così ben assemblata; così almeno lei pensa, e se ne convince.

Leonardo vive con la sua famiglia: padre e pastore tedesco. La mamma di Leo è venuta a mancare dieci anni prima. Leo non ha neanche mai pianto, non ha avuto tempo e non ne vuole avere… anche se adesso i social sono assai stanchi dei suoi occhi lussuriosi e ogni elemento della tastiera, sia esso bianco o nero, inizia a sudare sotto quelle mani forti e confuse.

Durante la quarantena imposta dal governo i due stanno separati. Lara lo videochiama circa DIECI volte al giorno, con annesso saluto alle sorelline, al gatto e al pappagallo rosa e bianco. Leonardo sorride e scherza, con la mano ancora indolenzita per la sessione masturbatoria di mezz’ora prima.

Tutto il mondo di liscio legno compensato di Leonardo sta tremando… non per la pandemia… ma perché il virus gli ha tolto l’unico momento in cui lui sente di esistere, gli ha tolto i live, le performance, i compleanni di diciotto anni… e i venerdì sera in sessione acustica: gli ha tolto tutti i momenti in cui può essere una star; e a Leonardo trema il labbro superiore, anche e soprattutto, per un culo, che gli passa davanti tutte le volte che lui porta fuori il pastore tedesco all’ora di pranzo, quando copre l’unico turno non adempiuto dal papà neocredente.

Anche stamattina Leo ha mollato Lara con il pensiero. Due passi dietro a quel culo che guarda solo da lontano, non per la distanza di sicurezza che impone la situazione pandemica attuale, ma perché quelle natiche già conoscono Leonardo… e Leonardo le contempla ripetendosi quanto Lara sia la scelta più adatta per il futuro: dopotutto lei non ha mai obiettato più di tanto sulle sue tournée, e non si disdegna mai l’incontro sessuale sicuro della domenica sera, o del lunedì… a seconda di quando Leo ha la serata libera dalle cinque band di cover, stagione autunno-inverno-mezza primavera, tra cui gravita quando non è prenotato da questa o quell’altra star in bancarotta, e in menopausa o andropausa da decenni.

Continua…

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Responses

  1. Il tuo realismo lascia senza fiato, così come il tuo destreggiarti tra i sentimenti e la psiche dei tuoi personaggi. Quello che apprezzo sempre dei tuoi racconti è proprio questo realismo, questo affrontare argomenti, cose naturali eppure considerate tabù, con semplicità ed eleganza.
    Inoltre, credo che lo stato d’animo di Leonardo, quella noia, quella frustrazione è anche nostra, che da un momento all’altro abbiamo visto la nostra vita sconvolta e nuovi problemi palesarsi all’orizzonte.

  2. I tuoi brani vanno sempre a “ravanare” nel sordido dell’animo umano, argomenti che difficilmente vengono trattati ma che accomunano tutti noi e ci rendono uguali.
    Chissà cosa accadrà più avanti, con quel bel culo

  3. Nelle note di questa storia ci sono le frustrazioni in cui molti lettori si riconosceranno. Leggendo non posso fare a meno di riflettere sulla vulnerabilità di quelle persone che si identificano in quello che fanno e con il loro mestiere. Ma cosa si è quando si smette di fare il capo ufficio? Cosa si è quando si smette di fare il turnista? Cosa resta alla nostra identità quando il nostro ruolo viene improvvisamente meno? Non credo che si diventi qualcos’altro. Forse si da semplicemente modo alla proria essenza di poter venire a galla ed esprimersi.

    1. Caro… hai colto tutto in pieno. Hai esattamente spiattellato la realtà, di molti. Ti ringrazio di cuore.
      È interessante entrare in questi meccanismi: ossevarli e giocarci, magari prenderli un po’ in giro e denudarli.

  4. ““Dammi tre parole SOLE, CUORE… AMORE” in realtà in origine era molto diverso, poi un discografico aveva deciso di cambiare il testo della canzone”
    ma è vero o stai romanzando? No perchè non ne sapevo niente! 😃