Trentenni da repertorio

Serie: Animali da palcoscenico

  • Episodio 1: Trentenni da repertorio

l’euforia del bere all’interno del pub  scuoteva l’aria e l’animo degli avventori riuscendo a redigere una perfetta linea di solidità, quasi palpabile. L’epicentro era un focolaio di alcolici e rigurgiti silenziosi da cui i fumi si tramutavano in parole. Certe linee rette trasparenti stavano a fare da divisorio tra quelli in piedi al bancone e gli altri seduti sui divani, i camerieri veloci in punta di piedi roteavano con vassoi in mano, danzando e mostrando i cocktail di benvenuto ed i recipienti colmi di salatini, più in là nella sala, nel tratto finale stavano piccoli tavoli da due posti sparpagliati a caso come punti irregolari senza istruzioni matematiche. Sugli sgabelli I ragazzotti troppo giovani per permettersi di stare seduti al tavolo, senza soldi  con i jeans strappati sorseggiavano birra chiara e soda per darsi un aria in più sopra quelli che ancora dovevano entrare. 

Camille era seduta ad un tavolo con un caffè bollente tenendo tra due dita un paio di chicchi di cioccolato ricoperti di zucchero. Accese uno di quei mini sigari  riempendo il suo cono d’aria con un fumo denso e puzzolente. L’amaro del caffè, l’intrisa dolcezza del cioccolato zuccheroso e quell’odor di tabacco acre erano biglietti da visita di una donna troppo dura e forte da riuscire a definire con solo qualche occhiata. Era tutto estremamente regolare, un sorso di caffe, poi un due tre masticando cioccolata ed una boccata di sigaro, estremamente cadenzato nel rito del perfetto assaggio di ogni gusto.

Rupert entrò violento spalancando la porta con in mano un centinaio di fogli non tenuti insieme, portando dentro l’acqua presa dal violento scroscio di pioggia che si era appena manifestato dal nulla. Avanzò all’interno del pub cercando la chioma bianca di capelli di Camille e la trovò immediatamente appena svoltato l’angolo cieco, dietro i signorotti intenti a sorbirsi chiacchiere animose da ragazze docili. Si sedette subito senza destare il minimo pensiero in Camille.

“sei in ritardo” disse la donna, volgendo lo sguardo al suo abbigliamento e poi a lui. 

” Lo so, ha iniziato a piovere” rispose lui cercando di scolarsi l’acqua sul pavimento

“A Londra? che stranezza” la battuta sembrò uscire tagliente e decisa più che simpatia energica.

“Perchè lo hai portato?” chiese Camille

Rupert capì immediatamente che si stava riferendo al malloppo di fogli fradici adagiato sul tavolo.

“è la mia nuova opera, senti sarò schietto ho bisogno di soldi e di tempo, prendi e leggi e dimmi di si”

“No” rispose lei smorzando il mezzo sigaro fumato dentro il posacenere.

“ti prego”

“no è roba vecchia” 

“che ne sai ? nemmeno lo hai letto”

” lo immagino, i tuoi lavori sono sempre vecchi ed i vecchi si addormentano facile ultimamente, se poi pensi che per il teatro nessuno paga più il biglietto non vedo come dovrei darti del denaro che non tornerà indietro”

“questo è diverso” aggiunse Rupert che di roba ne aveva scritta a palate ed in questo suo ultimo lavoro ci credeva anche troppo. 

“lo dicono tutti quelli che mi chiedono i soldi e se ci fai caso in pochi si ripresentano per provarci ancora” disse Camille.

“ti prego, è roba buona. Te lo prometto, ti stupirà, prova a leggere il primo atto, è fatto solo di trentenni”

“i trentenni sono i nuovi sessantenni, tu vuoi fare arte io i soldi, portami i ragazzini a teatro e allora considererò l’offerta,  e smetti di pregarmi mi ricordi uno dei miei figli”

“sarà un successo garantito, non ti ho detto la parte più importante, degli attori giovanissimi faranno la parte dei trentenni.” 

Camille smise di guardare altrove  fissò Rupert cercando di scoprirgli le carte in tavola.

“sarà una rivisitazione di qualcosa già visto?” chiese

“no” rispose lui

“sarà una macchietta drammatica sulla vita dei poveri disgraziati oltre la soglia dei trenta?” 

“no” rispose ancora sperando che quelle domande si tramutassero in interesse

“e allora non so come tu possa riempire il tetro, puzza di vecchio stra visto” 

L’aria iniziava a scaldarsi velocemente, qualcuno doveva aver alzato il termometro, il calore aveva appannato i vetri del pub risucchiando quel mondo a se, rinchiudendolo ancor di più lasciando che le persone rinunciassero totalmente all’idea di uscirne. La pioggia continuava a battere sui vetri ma dal fondo della sala non si poteva udire come era impossibile notare che l’acqua viaggiava veloce sui marciapiedi forzando pian piano le porte del locale per entrarne di soppiatto da sotto . 

“solo per curiosità dove vorresti proporlo?” domandò Camille

“al Victoria”

“ok ora sono certa tu sia fuori di te, facciamo così perché non prendi da bere e ti rilassi prima di dire altre stronzate”

“il Victoria è assolutamente perfetto, gli habitué verranno perchè sono abbonati ed in più cercheremo giovani dal carattere forte che possano far venire altri coetanei. Per i ragazzini sarà una caricatura e non se ne accorgeranno, per tutti gli altri sarà come vedere i propri figli alla recita scolastica, pensaci è forse il progetto più ambizioso che io abbia mai creato. ” ribatté tutto di un fiato lasciandosi prendere anche dalla propria euforia

“da quando il marketing ti ha succhiato via l’anima dal culo?”

“cazzo Camille ho bisogno di lavorare e questa è un idea spettacolare sia per te che per me, io rinascerò come regista e tu incasserai denaro per sei mesi puliti. A me la gloria ed il venti per cento di incassi a te il corposo resto”

Camille chiuse gli occhi e come un calcolatore furibondo andava contando le probabilità di fallimento, le palpebre erano serrate come tendaggi sottili e dietro di esse le pupille andavano su e già più veloce dei numeri di un registratore di cassa. Nell’attesa Rupert si era mangiato metà dei cioccolatini ed aveva ordinato un paio di birre scure. Il cameriere le portò ed il tocco dei bicchieri sul tavolo risvegliò la donna. 

“ti dò dodicimila sterline, dieci giorni per il casting, e venti di prova” Disse lasciando che tutto in torno si spense. 

“dodicimila, ma forse non ci bastano nemmeno per affittare il teatro”

“al teatro  ci penso io e comunque non sarà il victoria stanne certo. Dodicimila sono più che onesti per quello che devi fare tu, ma bada bene che se questa roba odora soltanto lontanamente di un qualsiasi racconto di Dickens ambientato in qualche città senza nome, io ti ràdio per sempre dall’albo dei registi, degli scrittori e da qualsiasi ruolo possa esistere nel teatro. Chiaro?”

“chiaro” Disse Rupert decidendo di prendere ciò che gli veniva dato. Le birre scesero velocemente nello stomaco riempendo e distillando felicità alcolica, nuovi caffè vennero portati dal cameriere assolutamente inerme alle richieste di Camille, che da tutta la mattinata ordinava senza freno. 

“tempi di ritardo? di quanto posso ritardare?” Chiese totalmente rilassato Rupert.

Camille sgranò gli occhi brandendo il posa cenere  e lanciandolo di traverso, questo prese una traiettoria strana andando a sbattere in terra con tutte le cicche di mini sigari al suo interno, il cameriere impassibile le raccolse prendendo con una spazzolina anche la cenere caduta fuori. Rupert non si era aspettato minimamente una scena del genere, anzi si era adagiato sugli allori lasciandosi anche prendere dalla tranquillità e ordinando più di quanto potesse permettersi.

“bene così mia cara Camille ti farò vedere io, sarò in perfetto orario con tutte le scene ed i quadri e ti strabilierò ma soprattutto questa è l’ultima volta che mi lanci un posacenere” La battuta per la sua uscita di scena senza pagare fu perfettamente in sintonia con i suoi movimenti del corpo. Era già nel mezzo della salta quando Camille si girò ed il suo di movimento richiamò immediatamente tutte le persone presenti che come dinnanzi un sovrano calarono l’intensità della loro voce e tesero le orecchie per l’ascolto.

“vedi  di non fare casini tirchio pidocchioso, e non venire più qui a scroccare alcolici a mie spese”

“AH” rispose Rupert cercando invano di rispondere alle risa che gli avventori del Pub a stento trattenevano. Dopo questo ci fu poco e niente all’interno del pub, gli attori di scena si erano quietati e soltanto i secondari ancora annaspavano per avere un minimo di visibilità.

All’entrata del Pub due giovani con le scarpe fradice stavano seduti sugli sgabelli con i piedi poggiati sopra per far asciugare l’unico paio posseduto

“Quella è Camille Colette Berniston” disse un ragazzo  rivolgendosi ad un altro giovane alla sua sinistra.

“e quindi?” gli aveva detto quello, suo amico che da poco aveva mollato la scuola per vagabondare in strada e servire ai tavoli di qualche 

“se vogliamo recitare dobbiamo parlare con lei” 

“siamo dei disgraziati, non mi va di elemosinare un parte in qualche teatro di periferia”

“preferisci stare qui a lasciare che le persone ci evitino perchè indossiamo calzini con i buchi?”

L’amico non gli rispose, si guardarono un paio di secondi e si alzarono subito dopo sfidando l’angolo di pub a cui per leggi scritte cento anni prima erano ammessi solo gli adulti. Nel girone quasi dantesco degli avvinazzati, scorbutici e seri. Marcus e Jack tentarono l’approccio con Camille. Sfidarono quel sottile confine in cui non ci si dovrebbe mai avventurare per una valida ragione

“mi scusi” provarono i due giovanotti

“un’altra tazza di caffè e una ciotola di questi cioccolatini, e se uno dei due avesse da accendere darebbe anche un senso al perchè girate in coppia.” 

Disse lei come un ordine

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Commenti

  1. Letizia Bonvini

    Vedo che abbiamo una cosa in comune: i refuri. Solo quella però purtroppo.
    Scrivi in un modo non comune, intrigante senza bisogno di rincorrere trame fatte di suspance. Il giusto contrappeso tra descrizione ed evoluzione dell’intereccio. È una storia di gente di teatro in una scena teatrale magistralmente presentata. Una scena fatta di tutte quelle cose che puoi trovare in un teatro o in un pub: battute taglienti, tabacco, birre, caffè, cinismo. Aspetto il resto.

  2. Sara

    In questo racconto , Palcoscenico c’è un pub pieno di salatini in attesa di essere stuzzicati, un attore si muove verso il bancone , in questa scena e si presenta con in manoscritto o sceneggiatura, una scena artistica descritta con toni da sparatoria, non capisco se è la tua volontà di mettere l’accento sul mondi degli artisti che si sentono una pistole puntata sulla nuca e perciò bevono e perciò fanno fatica a rispettare i termini e perciò si sentono veri scrittori perché in ritardo su tutto. L’arte è improvvisazione , qui sembra tutto studiato a tavolino , volevi parlare del business dell’arte? Di chi vuole fare i soldi sulla pelle degli altri? È un palcoscenico che si sporca facilmente e nessuno vuole pulire , come un pub a fine serata l’artista dovrebbe spogliarsi dal proprio ego , non mi piacciono i salatini con troppo sale.

  3. Marta Borroni

    Anche in questo nuova inizio di serie, ti confermi grande narratore di caratteri e luoghi, i contesti si appiccicano addosso al lettore e sembra quasi di discorrere con i protagonisti, bravo!

  4. Raffaele Sesti

    Racconto che scorre via senza accorgersene. Camille mi è piaciuta subito, cazzuta con i suoi sigarelli da signorotta.
    Poi la pioggia fuori fa da cornice perfetta alla scena nel pub londinese.
    Attendo il seguito per vedere se Camille ha fatto bene i conti.
    Un piccolo consiglio: attento agli errori di battitura.
    Al prossimo episodio.

    1. Francesco Barone Post author

      ti ringrazio molto Raffaele,
      Grazie per il consiglio, starò di certo piú attento agli errori di battitura.
      Mi scuso 🙂