Un disturbatore… seriale!

Era la serata perfetta per Claudia. Aveva appena sostenuto il suo ultimo esame, e la laurea ormai era cosa fatta. Tornata a casa, aveva trovato la calda accoglienza non solo dei genitori, che non vedeva da un mese, ma anche della sorella, arrivata a sua insaputa da un viaggio di lavoro. Per di più, era l’anniversario del primo incontro col suo ragazzo, Stefano. Nonostante la stanchezza post esame, e la fatica data dal viaggio, voleva comunque godersi quella serata, e dopo una cenetta romantica, non le sarebbe certo dispiaciuto un bel film, da gustare avvinghiata a Stefano. E così fece, in effetti. Dopo il ristorante, andarono al cinema, pronti per vedere il tanto agognato film. Ma poco prima della proiezione, l’attenzione di Claudia finì proprio per rivolgersi ad un individuo di fianco, intento solo a smanettare col suo telefonino. Provò ad ignorarlo, nella speranza che prima o poi avesse smesso, ma il vibrare dei singoli tasti premuti, il suono delle notifiche, e le risatine continue dell’uomo, contribuirono a farla innervosire leggermente.

“Mi scusi, la vuole smettere con quel telefono?” disse Claudia, accigliata. L’uomo però tacque, continuando a farsi gli affari propri. Intanto Stefano, notando il nervosismo della ragazza, cercò di calmarla.

“Su, dai, vedrai che adesso smette, non appena inizierà il film…”

“Lo spero! Mi dà proprio fastidio quando qualcuno disturba la tranquillità degli altri!”

“Tu però esageri…” replicò Stefano, roteando gli occhi. Claudia sbuffò nervosa.

“Farò finta di non aver sentito!”

“Va bene, va bene. Sta per cominciare.”

La sala si oscurò, e la luce del proiettore era pronta a svelare le immagini della pellicola. Ma lo sguardo di Claudia venne attirata dalla luce azzurra di quel telefonino, come se fosse una zanzara. Non fu in grado di seguire quel film, distratta com’era da quella luce e dagli accenni di sorriso dell’uomo. E anche se il rumore delle notifiche era stato tolto, Claudia ebbe la sensazione di sentirlo, sin dentro gli anfratti più remoti della sua mente, un frastuono assordante che rischiava di farla ammattire. Il film ormai vomitava immagini e suoni insignificanti per lei, e nel tentativo di salvare il salvabile, si rivolse ancora al tizio.

“La prego! Metta via quel telefono!”

Il sussurro di Claudia venne ancora ignorato, anche se la giovane lo vide sorridere, sornione. Sentendosi presa in giro, la ragazza perse il controllo. Si alzò e gli puntò il suo indice destro.

“La finisca immediatamente! Altrimenti…”

Purtroppo ottenne solo il rimprovero di tutta la sala per quella sfuriata, e lo stesso Stefano si alzò, scusandosi, con ampi gesti e facendo riaccomodare la fidanzata, ormai arrossita. Un po’ per rabbia, un po’ per vergogna, una volta resosi conto di aver oltrepassato il limite. Eppure, il “disturbatore” continuò imperterrito col suo riempir di ditate lo schermo azzurro del suo telefono. Claudia provò a starsene buona, a non pensarci troppo, ma di capire quel film, ormai, non se ne parlava. La donna chiuse gli occhi. La sua rabbia, per una serata perfetta sfumata in quel modo, iniziò a proiettarle solo immagini esasperate. Vide lei stessa alzarsi col sorriso tra le labbra, strappargli il telefono tra le mani e fracassarglielo in testa, ripetutamente, sino a bucargli il cranio.

“Adesso come ti senti, ah? Ti piace ancora il tuo telefonino?” gli gridò piena di rabbia, con la voce della sua mente. In quella efferata immagine, Claudia continuò a torturarlo con la barra del sedile, afferrandolo per quei cavoli di capelli neri, finché le palle degli occhi non gli schizzarono via dalle orbite. Vide se stessa immersa nel sangue del disturbatore, e divorarne la sua carne avidamente, senza pietà, per poi trascinarne la carcassa sino in bagno, e con il vetro dello specchio, frantumato con quel che era rimasto del cranio dell’uomo, lo dilaniò lentamente, leccandosi le labbra, con sadico piacere, e infine gettò i resti in un angolo buio e insanguinato. La sua macabra risata, indice di una momentanea follia, le diede sollievo, e mentre qualcuno dei presenti asciugava copiose lacrime per la tristezza data dal film, lei sorrideva, beata e soddisfatta. Non sembrava nemmeno disgustata per quella sua oscura visione, tanto meno in colpa. Quando riaprì gli occhi, nel buio della sala, le sembrò persino di vedere realmente le proprie mani grondanti del sangue dell’odiato disturbatore, e quando si girò verso di esso, vide un corpo completamente dilaniato, da cui stille copiose zampillavano dal cranio quasi fosse una fontana, mentre una delle braccia mozzate la vide avvinghiata al suo collo, come una sciarpa. Questa non solo la avvolse, ma iniziò a stringerle il collo, sino a farle mancare il respiro. Capire cosa le stesse accadendo, in quel momento, le fu impossibile. Ebbe la sensazione che la situazione si fosse ribaltata, che quelle non fossero più delle semplici immagini, e persino urlare fu qualcosa di impraticabile. La fantasia era diventata realtà, o almeno, così sembrava. Il fiato era ormai solo un lusso per lei, e il buio della sala copriva appena l’oscurità che, pian piano, le consumava ogni parte delle sue pupille, finché non vide più nulla. Poi una luce, una flebile fiamma dinnanzi a sé tra le tenebre divoratrici, rivelò il volto del disturbatore, con la sua barba incolta e i capelli un po’ disordinati, che la fissava intensamente, senza accennare alcuna emozione, e poi sorrise, tenendo in una mano una candela, con la sua fiammella, e nell’altra quella che sembrava una piuma bianca. Una lunga e minacciosa ombra si stagliò alle spalle di quel volto. Mirò a destra, poi a manca, infine, il disturbatore parlò.

“E se facessi io quel che tu vorresti fare a me?”

Claudia, terrorizzata, sentì, nello stesso istante, il suo cuore fermarsi per un attimo, un senso di vuoto nel petto, la fredda e gelida mano della morte accarezzarle il viso, una lacrima calda e intensa scivolarle lungo la guancia. Claudia era sul punto di cader via dalla sua stessa esistenza, quando all’improvviso, le luci della sala dissiparono quelle tenebre, e ogni losca visione scomparve nel nulla della sua mente. Senza che se ne fosse resa conto, il film era giunto alla sua conclusione. Il respiro le era tornato, ma quella terribile sensazione le fece compagnia per qualche istante ancora, finché Stefano non le toccò la spalla.

“Il film è finito… ma… che ti prende? Sei… sei bianca in volto…”

Claudia tossì ripetutamente, con affanno, come se avesse corso per chissà quanti metri, poi, con la voce soffocata dal fiatone, bisbigliò parole deliranti.

“Mi st… stava… ucc…uccidendo… Io… sangue… tanto sangue…”

“Ma che vai dicendo? Sicura di stare bene? O ti sei addormentata? Non sarebbe da te!” replicò Stefano, stranito dalle “condizioni” della fidanzata. Questa però continuava a tremare, a scuotere la sua testa e a roteare gli occhi. Stefano la dovette abbracciare, accarezzarle i capelli, baciarla sulla fronte. No, non scottava, non era una malattia a farla delirare. Ma questo, il povero Stefano, non poteva saperlo. E intanto, il “disturbatore” era ancora lì, seduto a fianco, serafico e sorridente.

“Ma cos’ha da ridere?” rimproverò Stefano, rivolgendosi al vicino con aria minacciosa “Non vede quanto sta male la mia ragazza? Lei non ha fatto altro che disturbarla col suo telefono!”

A quel punto, il “disturbatore” si alzò, con calma, e sempre sorridendo, si avvicinò ai due, sussurrando alcune parole, al cospetto di una sala ormai svuotata.

“Va bene. Basta così.”

Stefano lo guardò inebetito, e la stessa Claudia, ripresosi dallo shock, non capì quelle parole. Ebbe però la forza di alzarsi e puntare il dito contro l’uomo.

“Tu…”

Ma l’uomo smorzò subito l’indice ammonitorio della donna, sempre col sorriso tra le labbra.

“Si, lo so, lo so. Ma era necessario. Beh, adesso io devo andare, ma prima di farlo, vi prego, leggete quel che ho scritto. Senza di voi, non c’è l’avrei mai fatta.”

Detto ciò, consegnò il telefonino a Claudia e, lentamente, abbandonò la sala, fischiettando allegramente. La coppia continuava a non capire, finché non lessero ciò che c’era scritto in quel telefonino. Era un racconto, e i due  rimasero a bocca aperta. Senza proferir nulla, abbandonarono quel telefono sul sedile. Chi lo avrebbe mai detto, quel racconto era uno di quei famigerati LibriCK, dal titolo “Un disturbatore… seriale!”…

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Commenti

  1. faby fabiana

    Wow, racconto intenso in cui mi sono immedesimata..sono una bacchettona al cinema se qualcuno utilizza sms ecc disturbandomi..sono una di quelle che deve legger tutti i titoli di coda per”digerire”il film. Come con i libri. cmq, divagazioni a parte, il racconto scorre veloce, la trama regge, i personaggi ben descritti, lo splatter presente. Elementi che lo rendono fantastico. Ho amato il finale!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio Faby, troppo buona!!! Io sono un fan dello splatter e dell’horror, e poi, quando proviamo rabbia, dentro di noi sono questi i sentimenti (più o meno 😁😁😁) Grazie ancora tanto!!!

  2. Dario Pezzotti

    Ciao Antonino, e complimenti per questa prova. Mi piace il tuo stile di scrittura e come riesci a rendere la suspense. Un nuovo scrittore “folle” tra le fila di Edizioni Open (in senso buono, naturalmente)
    Bravo e alla prossima!

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie Cristina! Beh, che ti posso dire… il lab era bello tosto, e brancolavo letteralmente nel buio, finché non ho sentito una folle vocina dentro di me… io non ero certo della sua idea, ma alla fine, l’ho ascoltata, e credo di aver fatto bene…

  3. Giuseppe Gallato

    Dopo aver letto questo librick facciamo una cosa: non appena scenderò in Sicilia verrò a trovarti giusto giusto per scambiare qualche migliaio di chiacchiere con te… con il mio amicone filosofo! Chissà, magari ci uscirà un bel racconto a quattro mani di quello folle! 🙂 Racconto magistrale, scritto benissimo e attento a restituire al lettore la giusta dose di curiosità. Finale stupendo e idea a dir poco geniale. Bravo? No, bravissimo! 🙂

    1. Antonino Trovato Post author

      Per me sarebbe un onore e un piacere, e non vedo l’ora, chissà cosa potrebbe uscire dalle nostre oscure menti😁😁! Ovviamente, ti ringrazio per le tue parole… e come amico, mi mancano tanto le nostre conversazioni, spero davvero di rivederti presto!

  4. Tiziano Pitisci

    Un aspetto paradossale delle storie lampo è che si prestano a sofistifazioni nella trama almeno quanto un romanzo, se non addirittura di più. In questa storia ci sono diversi elementi interessanti: un climax crescente, uno stato di agitazione galoppante, un accenno di splatter (chi non ama lo splatter?) e il meraviglioso riferimento circolare che collega storia e realtà. Se tanto mi da tanto, visto il titolo del racconto scritto dall’aggressore, se incontrate Antonio Trovato al cinema e lo sorprendete a smanettare al telefono, fatevi i fatti vostri. Complimenti, la partecipazione al Lab direi che è riuscitissima.

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio per le belle parole… detto fra noi, siete fortunati perché la mia timidezza mi impedirebbe di farvi del male…😁😁

  5. silvia martinengo

    Ah ah ah il finale mi ha spiazzata. Lui sarà un disturbatore ma Claudia è una gran rompiballe. Se avesse scelto semplicemente d’ignorarlo avrebbe comunque passato una bella serata. Bella storia, mi è piaciuto molto.

    1. Antonino Trovato Post author

      Infatti il disturbatore(o lo scrittore che c’è in lui, se preferisci )avrebbe potuto ucciderla, ma alla fine, ha avuto pietà di lei… comunque di ringrazio, mi fa piacere che lo abbia apprezzato😋

  6. Micol Fusca

    Ciao Antonino, anche se in maniera meno violenta mi sono ritrovata nell’immaginario della protagonista. Quante volte, semplicemente, abbiamo il desiderio di mandare a quel paese qualcuno? Lo facciamo, dentro di noi, e questo ci fa sentire meglio. Uno spaccato quotidiano che hai saputo inserire nel lab egregiamente.

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie Micol, effettivamente ho calcato un po’ la mano con la violenza… Ma sai, io da piccolo guardavo Ken il guerriero, Bersek…

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Isabella, mi fa piacere che abbia scatenato la tua anima più oscura, non ho resistito all’idea di inserire la volontà di distruzione, una cosa che, in fondo, tutti noi abbiamo…

  7. Raffaele Sesti

    Bella l’idea, una sorta di circolo che dalla storia riporta nella realtà di Edizioni Open.
    Hai descritto bene le atmosfere, il senso di fastidio e rabbia che si prova quando la tranquillità che si cerca viene rovinata da qualche stupido maleducato.
    Lavorerei di più sui dialoghi per renderli più veritieri: spesso utilizzi termini che nel parlato comune difficilmente si usano e questo fa perdere credibilità alla conversazione allontanando il lettore dalla storia. Attenzione anche alle virgolette: chiudile sempre quando finisci un discorso diretto.
    Alla prossima lettura.

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie innanzitutto per averlo letto, ho preso nota delle virgolette, ho corretto e non commetterò più questo errore. Per quanto riguarda i dialoghi, forse sono io che sono troppo all’antica, è più forte di me…