Un Odore Impossibile Da Dimenticare

Serie: La Voce Innocente del Male

Avevo lasciato quella manica di imbecilli legati come salami per recarmi al nido dei goblin, fatta eccezione del povero sciagurato di cui mi ero preso cura (per usare un termine meno macabro) lasciandolo alla sua impotenza. Certo, all’alba gli effetti del veleno sarebbero svaniti, ma preferii correre il rischio che toccare un uomo dalle brache bagnate.

Trovai il nido tra antiche rovine sepolte dalla folta vegetazione, avevo con me un’enorme sacco in pelle raccolto poco prima di giungere alla meta; che cosa contenesse mi asterrò dal rivelarlo, per ora. L‘ingresso era un grosso buco nel terreno situato all’interno di un edificio. Prima di addentrarmi, vi gettai il sacco attendendo che toccasse il fondo. Solo dopo un bel po’ di tempo ne udì il tonfo: pessimo segno e immagino sappiate bene il perché.

“Merda.” Pensai, in vista della fatica che mi aspettava.

Prima di scendere mi concessi un breve momento per riposarmi, poggiandomi su di un masso o maceria che fosse. Se ero preoccupato? Certo che si. Chi non lo sarebbe nello scendere in un lugubre buco profondo almeno dieci metri dove si annidano mostriciattoli che potrebbero rosicchiarti le ossa ancor prima di giungere a terra.

Ma qualcuno lo doveva fare e i dadi avevano puntato su di me quella sera.

Ritrovato un po’ di vigore estrassi una spada corta, perfetta per combattere in spazi ristretti, e dopo un breve sospiro di rassegnazione mi addentrai nelle cavernicole fauci della terra. Fortunatamente ero abituato a cercare alla cieca (pessima battuta lo so, non ho saputo farne a meno) punti d’appoggio dove poggiar mani e piedi.

Una volta toccato terra, senza intoppi per fortuna, notai subito delle anomalie. Dalle pareti potevo evincere che si trattava di dura e spessa pietra, decisamente strano. I goblin delle foreste tendono ad evitare luoghi simili, troppa fatica, troppo tempo e i segni degli scavi erano recenti, confermando le informazioni ottenute dai prigionieri. Quel covo era stato fatto da poco e per una scelta ignota e sospetta.

L’aria era intrisa di letame e morte, ideale per uccidere l’olfatto di un povero cieco.

Raccolto il sacco che avevo gettato mi addentrai tra quei lugubri anfratti camminando con accortezza, trovando dopo pochi passi oggetti di varia forma davanti ai miei piedi sparsi per terra come lasciati da un bambino capriccioso. Ne raccolsi uno per evincerne forma e natura. Si presentava duro al tatto ma dalla consistenza fragile, intriso di un forte odore di putrefazione, sebbene non vi fosse carne. Erano ossa e di quelle umane, potei percepire decine e decine lungo il tratto. Lo so, penserete che non vi sia nulla di strano in una tana abitata da fetide creature prive di senso igienico. Vi sbagliate, tranne sull’igiene. Non erano lì per caso bensì per uno scopo, semplice ma pericoloso per gli sprovveduti. Esattamente ciò che mi serviva.  Ne calpestai qualcuna, il rumore del frantumarsi riecheggiò per tutto il labirinto di gallerie. Era il mio modo di bussare alla porta di casa. Immagino ora abbiate compreso la parte “pericolosa”. Continuai ad esplorare, camminando con passo silente e cauto mentre il silenzio ritornava ad abitare le profondità della terra. Non so quante volte mi ero infilato in enormi ragnatele sperando non ci fosse qualche ragno fuori misura nascosto da qualche parte.

Mentre avanzavo mi accorsi che la galleria stava diventando sempre più larga fino a sfociare in un’enorme cavità artificiale. “Guardandomi” attorno, come solo un cieco sa fare, scoprì che era stracolma di utensili e marchingegni di miniera piuttosto sofisticati. Che fosse opera dei goblin ne dubitavo fortemente poiché a stento conoscevano le rudimentali tecniche di scavo. A meno che, qualcuno non li avesse istruiti. Le ripugnanti creature ritenute da tutti prive di elevato intelletto erano in realtà capaci di apprendere velocemente sebbene l’arte dell’inventare non gli apparteneva. Allievi prodigi ma pessimi inventori, che paradossale esistenza.

Ma chi si sarebbe scomodato ad istruirli? L’ipotesi più probabile poteva esser solo una.

“Lo stregone!”

Ipotesi ovvia e plausibile, certo, però non dissolveva il quesito principale. Perché?

Mentre riflettevo sulla faccenda un’altra stranezza sorgeva tra le tante. Troppa quiete. Era passato un bel pezzo da che mi ero fatto notare, eppure ancora dovevo esser accolto da qualche goblin di ricognizione. Ma proprio quando notai ciò, udì un forte rumore di ossa calpestate provenire alle mie spalle. Qualcuno mi aveva seguito, rimanendo accuratamente a distanza tale da non farsi notare. Qualcuno esperto nel seguir le tracce.

“Che sia l’uomo dalle brache bagnate?» pensai, assalito dal dubbio di aver commesso un inaccettabile leggerezza nell’aver lasciato il bastardo in quelle condizioni.

Da prima allertato, mi voltai di scatto, stringendo con mano ferma la spada corta pronto a fendere il primo colpo. Stavolta non mi sarei limitato a qualche mero sadico giochino. Intento che svanì quando un terribile tanfo, sfortunatamente familiare, mi assalì le narici lasciando decadere quella tesa atmosfera di fatale scontro.

«Che cosa ci fai qui, Colvir?» domandai, pronunciando ogni singola parola come fossero pugnali puntati alla gola, la sua.

A proposito di lui, immagino ricordiate la “loquace” guida turistica. No? Fortunati.

«V-volevo vedere con i miei occhi i mostri che hanno ucciso mio figlio!»

«Cosa ti fa credere che siano stati loro? Non hai intravisto i gentiluomini che ho salutato lungo la via?»

«Oh, si che li ho visti, specie quell’uomo che hai…»

«Trattato con amore? Non ti facevo un virtuoso.»

«No, non è per quello, è che…. mi aspettavo qualcosa di peggio da…beh da quelli come te.»

Mentirei nel dirvi che quelle parole non mi suscitarono un certo prurito alle mani.

«Già, ammetto di esserci andato piano con quel tipo, devo aver perso la mano. Forse ho bisogno di un po’ di pratica per riabituarmi.»

Rimase ammutolito, sembrava aver colto il messaggio non troppo velato.

«Non hai risposto alla domanda di prima. Cosa ti fa credere che… oh, non importa. Sembra debba esserti grato.»

«Per cosa?»

«Per averli attirati.»

Improvvisamente la terra iniziò a tremare come se qualcosa o qualcuno stesse scuotendo le sue viscere, Colvir ne fu ovviamente terrorizzato, e indietreggiò pronto a fuggir via.

«Fossi in te non ci proverei. Le gallerie ora pullulano di quegli esseri, e ognuno di loro spera e prega di riuscire a darti il primo morso.»

Quelle parole riuscirono persuaderlo, anche se forse avevo esagerato un po’ a giudicar dal battito che risuonava come tamburo alle mie fini orecchie.

«Cosa facciamo? Dove-»

«Silenzio, se non vuoi darmi motivo di render felice un goblin stasera» dissi, mentre trafugavo tra i materiali di scavo.

Colvir, probabilmente spinto dalla curiosità di sapere cosa stessi cercando, si avvicinò, ma lo invitai a fermarsi facendogli cenno con la mano, sia per la puzza che per quell’odore di bruciato che lo accompagnava: una torcia, sicuramente.

I goblin stavano per raggiungerci, Colvir, sempre più agitato, mi rendeva nervoso. Il mio olfatto avvertì un forte, intenso e persistente odore in un barile un po’ ammaccato.

«Ecco, ci siamo!»

Serie: La Voce Innocente del Male
  • Episodio 1: Brancolare nel Buio
  • Episodio 2: Cacciare tra le Ombre
  • Episodio 3: Ricordi Tra Ferro, Fuoco e Sangue
  • Episodio 4: Un Odore Impossibile Da Dimenticare
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