Un penny per un bicchiere

Serie: Il settimo bicchiere – Eterno oblio

Il locale è un buco fetido, gelido come l’Inferno prima della caduta di Lucifero. Negli angoli polverosi, i ragni tessono tele fitte come oscuri segreti; ebbri di una caotica frenesia, zampettano sui vetri opachi di vecchie bottiglie e, senza sosta, bisbigliano. Ellen vorrebbe zittire quel sommesso brusio; gli avvenimenti di quella notte la stanno trascinando in una spirale di emozioni che minacciano di soffocarla. Emozioni che il vocione di lady Mary spazza via in un batter d’occhio.

«Calmati, ragazza! Devi avere una sete del diavolo.» Spalanca la bocca diffondendo nell’aria il fetore nauseabondo che Ellen ha già imparato a conoscere. Sta ridendo; l’enorme donna dai denti marci sta ridendo.

Le persone nel bar paiono ombre, spettri evanescenti persi in bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti; si uniscono alla risata, battendo i palmi sui tavolini. Un tam tam di morte, un caos di follia. Tutti ridono. Tutti si divertono. Non Ellen.

Il bar è un relitto sputato dalle matrigne labbra della città vecchia.

«Avanti ragazza vieni con me, il tavolo a tuo nome è già bello che pronto.»

Le labbra di Ellen tremolano, anticipando l’arrivo delle lacrime. Lady Mary le accarezza una guancia. «Non fare così, la vita è una merda e noi lo sappiamo bene. Quando tutto va a puttane, un bicchiere è quello che ci vuole. Fidati.»

Il volto di Ellen è una maschera di sdegno e dolore. «Tutto questo non ha senso. È morto!»

«Morto?! Che storia è mai questa?»

«Lo storpio! C’era un…un…cane.»

«Un cane?»

Ellen annuisce, asciugandosi le lacrime con il dorso delle mani. «L’ha sbra ssbranato.»

«E allora? Tutto qui?»

Il tremolio, le lacrime, in un istante tutto svanisce. Ellen vorrebbe urlare il proprio sdegno, ma le forze sembrano averla abbandonata.

«Un cane che accoppa un altro cane.» Il donnone riprende a sghignazzare, seguita a ruota dai clienti del bar. «Vabbè, quel negro maledetto si caccia sempre nei casini. Mi ascoltasse una volta, una volta sola io dico!»

Ellen non ribatte, volta lo sguardo: deve andarsene da lì, andarsene al più presto.

«Vattene ragazza, fallo pure se è quello che vuoi. Fuori c’è il dolore ad aspettarti, c’è il ricordo di un bambino accasciato sull’asfalto di una strada nella città nuova. Una strada illuminata, mamma mia quanta luce! Molti hanno visto e allo stesso tempo non lo hanno fatto. E non dimentichiamoci il… come lo hai chiamato? Ah sì, cane! Immagino che un solo pasto non basti a placare la sua immonda fame.»

Ellen non riesce a muovere un muscolo, il portone a pochi passi da lei è lontanissimo, irraggiungibile. Chiacchiericcio di uomini, brusio di ragni: tutti bisbigliano in quella fetida, orrida realtà. Quello che è vecchio, quello che è putrescente, domina.

Varca la soglia, Ellen. I bisbiglii del demonio sovrastano tutte le voci, ammaliano i pensieri, invitano all’abbandono. È la voce di un lupo che forse è solo un cane randagio. Lascia che il tuo corpo trovi riposo tra le acque del fiume che sfocia nella grande fornace. Scegli me, Ellen. Scegli me!

Le mani di Ellen sfiorano lo stipite della porta, un passo e avrebbe scelto, sprofondando nel destino oscuro che merita.

«Vuoi farti mangiare le viscere da quel…ehm…cane merdoso? Vuoi farlo davvero? Non ti ho forse detto che c’è un tavolo per te? E allora forza, non farmi perdere tempo.» Le mani di lady Mary sono una morsa dalla quale è impossibile divincolarsi e la trascinano, strappandola a un destino per sprofondarla in un altro, entrambi orfani di luce.

«Lady Mary, versami da bere.» Un vecchio con quattro ciuffi selvatici al posto dei capelli, agita un bicchiere vuoto davanti ai piccoli occhi indagatori del donnone.

«Ce l’hai un penny, Rocco? Un penny per un bicchiere è così che funziona.»

«Ti prego Mary, dell’altro bourbon! Me ne manca solo uno per…»

«Se non hai la grana, vattene fuori di qui.» Afferra il vecchio e lo solleva senza fatica. 

«…dimenticare! Voglio solo dimenticare.» Il poveraccio sbatte le gambette nel vuoto, mentre lady Mary lo scaraventa all’esterno tra le grinfie della città vecchia, tra le fauci del cane demoniaco.

«Scusami ragazza, questi zotici non sanno stare al loro posto.»

«Il cane lo ucciderà!»

«Che lo faccia, perdinci! Chi non ha manco un penny per farsi un goccio può andare a fanculo.»

Ellen si massaggia distrattamente i polsi. I clienti del bar non hanno alzato un dito per aiutare il vecchio, lei stessa non lo ha fatto; le sembra di udire un urlo in lontananza, ma è tardi per preoccuparsene. Il tavolino che lady Mary ha preparato per lei è una cassa di un metro per un metro con una bottiglia appoggiata sopra; il liquido ambrato al suo interno ondeggia delicatamente e, come ogni cosa in quel locale misterioso, sembra bisbigliare.

«Tu ce l’hai un penny, vero ragazza?»

Ellen infila le mani nelle tasche del soprabito; sette monete, sette piccole monete scintillanti. Quasi senza rendersene conto, annuisce. 

«Bere per dimenticare, ragazza. Il bourbon è tutto quello di cui hai bisogno.»

Accanto alla cassa che funge da tavolo, un uomo seduto su uno sgabello, sorride. Nonostante indossi abiti rammendati più di una volta, è portatore di un’ eleganza sconosciuta perfino a molti signori della città nuova.

«Ben arrivata, Ellen», le dice. Si alza per esibirsi in un perfetto inchino.

«John! Quasi me lo aspettavo di trovarti qui.»

«È un po’ come l’altra volta, non credi?»

«L’altra volta…»

«Il tempo passa, ma la tua bellezza non sfiorisce mai.» Le prende una mano con delicatezza e la sfiora con le labbra. È un istante quasi eterno, un gesto fuori dal tempo.

Lady Mary invita entrambi a sedersi. «Vado a prendervi due bicchieri.»

«Grazie lady Mary», le dice John. «Io e Ellen abbiamo molte cose da raccontarci. Con cosa potremmo iniziare? Ah certo! Potresti parlarmi di nostro figlio.»

Serie: Il settimo bicchiere – Eterno oblio
  • Episodio 1: Un penny per l’uomo nero
  • Episodio 2: Relitti nella città vecchia
  • Episodio 3: Il lupo, il diavolo, l’uomo nero
  • Episodio 4: Un penny per un bicchiere
  • Pubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Giuseppe Gallato

      Ciao Dario e ancora sinceri complimenti per questi splendidi episodi! 🙂
      Quanto detto dagli altri è proprio vero: la serie si fa sempre più bella, la trama si infittisce e i dialoghi si sposano perfettamente con l’ambientazione folle… atmosfere queste che tu sei molto abile a ricreare!
      Come sempre ti incollo la frase che più di tutte mi ha catturato: “Le persone nel bar paiono ombre, spettri evanescenti persi in bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti; si uniscono alla risata, battendo i palmi sui tavolini. Un tam tam di morte, un caos di follia. Tutti ridono. Tutti si divertono. Non Ellen.”
      Semplicemente fantastica! Grande, continua così! 🙂

      1. Dario Pezzotti Post author

        Tra “folli” ci intendiamo! Ahahah. A parte gli scherzi, i tuoi commenti sono sempre molto graditi.

    2. Tiziano Pitisci

      No vabbè, questo episodio è fantastico e i dialoghi li ho trovati eccezionali. Sono letteralmente scoppiato a ridere in un paio di passaggi sapientemente conditi con del sano turpiloquio. Grandissima Serie, migliora ad ogni passaggio, davvero. Grande Dario.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Meno male che qualcuno apprezza la mia “follia”😉. Sono contento che ti piaccia e, credimi, non hai idea di cosa ho in serbo per i prossimi episodi. 😁

    3. Massimo Tivoli

      Il mistero si infittisce. L’ambientazione è resa molto bene. Praticamente c’ero anche io nel bar 🙂 Il gancio sul finale è ottimo per far morire di curiosità il lettore. Attendo con piacere il prossimo episodio. Come sempre, bravo.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Come al solito sei troppo gentile. John avrà un ruolo importante ai fini della storia, spero di averlo introdotto adeguatamente.🙂

      2. Daniele Parolisi

        Quoto la lode per l’atmosfera resa bene come un palco che viene montato pezzo per pezzo fino a mostar uno scenario dove le sensazioni prendono forma. Come sempre complimenti Dario 😉