Un salto in Paradiso

Serie: Le sentinelle della Luna

Mi chiamo Benjamin Stroke e odio i bambini.

Non che non ne volessi quando ero vivo, ma la vita è stata avara con me.

Non sono mai riuscito a farmi una famiglia, c’era sempre qualche Conte con orde di non-morti di cui occuparsi. Con dei colleghi così è difficile intrattenere relazioni interpersonali.

Ho avuto una storia con una certa Sheila per qualche periodo. Una tipetta rude e scontrosa con una peluria sbarazzina sotto le narici.

Ci siamo sentiti per un po’, poi era venuto fuori che era un’Orchessa delle montagne e avevo lasciato perdere.

Forse è per il fatto di non essere genitore, ma trovo i bambini fastidiosi.

Parlano in modo incomprensibile, si lamentano continuamente e distruggono ogni cosa. Insomma se volete stare con dei Poltergeist allora potete venire a Villa Lugubre, no?

Il mio pensiero è cambiato drasticamente una volta conosciuta Luna, l’unica bambina capace di zittire anche i Poltergeist.

Quella che vi racconto oggi è una storia un po’ diversa, non ci sono mostri né alieni, l’ho chiamata “Un salto in Paradiso.”

***

“So benissimo cosa significa quella faccia” dissi a Luna. “Vuoi chiedermi qualcosa.”

La bambina stava in piedi con le mani incrociate dietro la schiena, dondolava un po’ sulle piante dei piedi e aveva gli occhi grandi che brillavano di speranza.

“Oggi…Oggi ho chiesto alla Signorina dove sono andati mamma e papà”

A quanto avevo capito le “Signorine” rivestivano il ruolo di guardiane all’orfanotrofio, compito che svolgevano in maniera quantomeno criticabile, dato che Luna scappava ogni notte.

“Mi ha detto che sono andati in Paradiso con le anime buone.”

“L’ha fatta un po’semplice, ma è accettabile” commentai.

“Tu sei un’anima?”

“Tecnicamente… forse sono più… Sai, non lo so proprio.”

“Fantasma…anima, a me sembra quasi la stessa cosa.”

“Squiiiit.”

“Se anche Mr. Jingle è d’accordo, direi che è così.”

“Quindi saprai dove sono andati i miei genitori.”

“Si, più o meno. Sono molti secoli che non ci torno.”

“Magari potresti portarmi li. Solo per qualche minuto.”

“Portare un mortale in Paradiso? Non è più successo dai tempi di quel criminale di Dante. Venne fuori un putiferio, non sai le scartoffie che dovette firmare quella povera anima di Virgilio.”

“Dai ti prego, non si accorgeranno di me, voglio solo salutare mamma e papà.”

In vita la mia volontà non aveva mai vacillato, neppure di fronte al mostro più terribile, ma Luna, con i suoi occhi grandi e il labbro inferiore increspato, riusciva sempre a convincermi.

“Va bene, forse ho un Santo in Paradiso che può aiutarci” sbuffai, ma non riuscii a sembrare credibile vedendo il sorriso di Luna allargarsi. “Ma come facciamo a portarti là?”

“Squit Squit”

“Uno specchio?” chiese Luna. “Sei sicuro che funzionerà?”

“Squiit”

“Hai ragione, se sono sempre stati immaginati come portali per un altro mondo un motivo ci sarà!” Conclusi affrettandomi verso il salone.

Luna mi seguì a rotta di collo fino alla grande stanza impolverata, piena di mobili rovesciati e distrutti dal tempo.

Appoggiato a una parete c’era un grosso specchio ovale, il panno bianco che lo copriva era stato tirato via, rivelando una cornice di legno dorato riccamente lavorata.

“Credi che si debba dire qualche parola magica?” mi chiese Luna mentre osservava dubbiosa il suo riflesso.

“Boh, ci provo” risposi e mi affidai all’unica parolina magica che conoscessi. “Specchio puoi portarci in Paradiso, per favore?”

La specchio si increspò, come la superficie di uno stagno mossa dalla brezza.

Luna spalancò gli occhi stupita, poi con un’espressione risoluta si tuffò. Io la seguii.

Con un salto arrivammo in Paradiso.

***

“Quello è il nostro contatto” dissi a Luna indicandogli un’anima solitaria.

Eravamo nascosti dietro un folto cespuglio, bianco e spumoso, proprio davanti ai cancelli del Paradiso.

“Ehi Giorgio… Siamo qua.”

L’anima finalmente mi vide, indossava un’armatura con tanto di elmo, dopo essersi guardata un po’ intorno si diresse verso di noi.

“Luna, ti presento San Giorgio, il protettore dei cacciatori di mostri.”

“Salve Signor San Giorgio vorrei chiederle se…”

La bambina non riuscì a terminare la sua richiesta perché un frastuono infernale la sorprese. Disastro, Pernacchia e Sberleffo ci avevano seguiti attraverso lo specchio e adesso saltavano per il paradiso esibendosi in urla sguaiate e gestacci.

“Non è possibile” gridò San Giorgio sguainando la spada. “Anime dannate in Paradiso! Se si viene a sapere passeremo più guai di Virgilio.”

Mi lanciai subito all’inseguimento di Sberleffo che si stava divorando un albero di nuvola come se fosse panna montata, nel frattempo Giorgio sventagliava inutilmente la lama nel tentativo di scacciare Disastro.

Nonostante ci battessimo come leoni gli spiritelli erano inafferrabili.

“Basta” gridò con voce acuta Luna, bloccando ogni schermaglia. “Non è giusto. Abbiamo fatto tanto per arrivare fino qua e adesso non rovinerete tutto. Fate silenzio.”

Gli occhi di Luna erano pieni di lacrime ma furenti di rabbia, sembravano un mare in fiamme. I Poltergeist si scambiarono un’occhiata poi svanirono.

“Bene, come le dicevo vorrei chiederle se può farmi vedere i miei genitori.”

“Ma certo bambina” disse ammirato il Santo. “Seguitemi.”

Giorgio ci condusse in una valle grandissima piena di anime che vagavano, si incontravano, scambiavano convenevoli e ripartivano.

“Ma sono troppi.”

“Non ti preoccupare, piccolina. Tu pensa ai tuoi genitori e vedrai che li riconoscerai” rispose Giorgio.

“Ma io non so come sono fatti. Non li ho mai conosciuti.”

“Davvero? Allora temo di non poterti aiutare.”

La delusione che provò Luna in quel momento non poteva essere più grande della mia.

Tornammo a Villa Lugubre tristi e abbattuti per il fallimento. Fu Luna a consolare entrambi.

“Sai, non mi importa. Se una cosa non l’ho mai conosciuta è sciocco che mi manchi, vero? E poi io ho te che ti prendi cura di me. Non mi serve altro.”

Non so se fu una suggestione o un effetto della corsa forsennata dietro ai poltergeist, ma sentii una tiepida sensazione spargersi dentro di me.

In quel momento capii di essere un’anima.

***

Ebbene amici, Luna quella sera non incontrò i suoi genitori e in futuro non ci provò più, non ne ebbe bisogno perché c’eravamo io e Mr. Jingles con lei.

In fondo se essere genitori vuol dire amare un’altra persona più di sé stessi ed essere disposti a qualsiasi sacrificio pur di farla felice, allora amici, anche io faccio parte del club. 

Serie: Le sentinelle della Luna
  • Episodio 1: Il mostro goloso
  • Episodio 2: Missione di San Valentino
  • Episodio 3: Un salto in Paradiso
  • Episodio 4: Le megere lagnone
  • Episodio 5: Chi ha paura del buio?
  • Episodio 6: Il racconto di Nonno Lugubre
  • Episodio 7: La torta funebre
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

      1. Ciao Sergio,
        grazie per aver letto la nostra fiaba, è molto bello sapere di averti emozionato, è capitato anche a me 🙂

    1. ““Luna, ti presento San Giorgio, il protettore dei cacciatori di mostri.””
      Eh! Ineccep…
      Vabbé, chi altri avrebbe potuto essere? 😂 😂

    2. “Hai ragione, se sono sempre stati immaginati come portali per un altro mondo un motivo ci sarà”
      Ineccepibile. Tra l’altro, è la terza volta dall’inizio del brano che commento a mente con un ‘ineccepibile”.
      Confermo, adoro quando si usa la logica per spiegare lillogico

    3. Molto dolce questo racconto, con punte di immancabile ironia. Avevo dato per scontato che l’incontro avvenisse e mi è piaciuto meravigliarmi del contrario, del resto nessuno è rimasto deluso, anzi. Bravo

      1. Grazie Virginia per averlo letto e per il tuo commento.
        Un bacio alla prossima favola

    4. È sempre bello ritrovarsi in Paradiso grazie per averci regalato un pezzetto del tuo e la visione esser genitori. Congratssss mi è piaciuto molto! Come Virgilio che firmava le scartoffie 😀

      1. Ciao Maria,
        Grazie per il bel commento e per aver letto le sentinelle

    5. Ciao Ale, questa fiaba mi ha riempito il cuore, oltre che farmi sorridere. Perché porta con sé un significato davvero forte: la famiglia la si trova nelle persone che ti stanno attorno e che ti vogliono bene. Luna aveva già la sua famiglia?, anche se un po’ strana?! La fiaba è il tuo forte, lo dico sempre, ed è sempre bello immergersi nelle tue avventure?

      1. Ciao Antonino,
        grazie per il tuo commento sempre preciso e gentile, hai ragione, nel mondo delle favole mi sento a mio agio.
        Alla prossima

    6. ““Portare un mortale in Paradiso? Non è più successo dai tempi di quel criminale di Dante. Venne fuori un putiferio, non sai le scartoffie che dovette firmare quella povera anima di Virgilio.””
      Fantastico? ?

    7. “La bambina stava in piedi con le mani incrociate dietro la schiena, dondolava un po’ sulle piante dei piedi e aveva gli occhi grandi che brillavano di speranza.”
      Bel passaggio Ale?

    8. Forse è per il fatto di non essere genitore, ma trovo i bambini fastidiosi.

      Pensa io che li ho scelti come ambito di lavoro! ahahah
      Di questo racconto però, la conclusione è ciò che mi rimane. Una frase bellissima e di gran significato.

      1. Ciao Marco, se lavori con i bambini i tuoi commenti valgono doppio.
        Grazie per aver letto le mie favolette

    9. Ciao Alex. Questo Benjamin Stroke mi sta diventando epico eh! 🙂 Inutile dirti ancora una volta quanto apprezzo il tuo stile e il linguaggio adottato, con cui conduci dolcemente il lettore verso il finale. La struttura del racconto sul racconto poi mi piace parecchio… puoi capirne molto bene i motivi. 🙂 Il significato c’è… è bello, è forte. Complimenti e alla prossima! 🙂

      1. eh già tu sei maestro in questo 🙂
        Grazie per la tua parole, i tuoi commenti mi caricano sempre a mille.
        Un abbraccio,ci vediamo alla locanda.

    10. “In fondo se essere genitori vuol dire amare un’altra persona più di sé stessi ed essere disposti a qualsiasi sacrificio pur di farla felice, allora amici, anche io faccio parte del club. “
      ❤️

    11. “Ebbene amici, Luna quella sera non incontrò i suoi genitori e in futuro non ci provò più, non ne ebbe bisogno perché c’eravamo io e Mr. Jingles con lei.”
      ❤️

    12. Bello, bello, bello! Inizialmente ho anche riso un po’, ma sai che apprezzo più un altro tuo stile di storie. Poi però con il finale, mi son ricreduto e anche questa volta hai fatto centro! Ah, bello anche il modo che hai usato per descrivere i baffi di Sheila, sei riuscito a essere abbastanza magnanimo… Ahahahah

      1. Ciao Ivan, grazie per il tuo commento.
        Sono contento che la storia ti sia piaciuta, grazie per tutto.
        Un bacio

    13. Ciao Alessandro 😀 Come al solito i tuoi racconti riescono a farmi rilassare e sorridere come una bambina. Molto dipende dal linguaggio che utilizzi, l’ironia sottile che domina rende le tue serie adattissime anche agli adulti. Sono d’accordo con la conclusione cui è giunto Benjamin, la famiglia vera è quella che si forma grazie all’amore.

      1. Ciao Micol,
        sono molto felice di piacere alla tua bambina interiore, è a lei che parlo quando scrivo le favole, o almeno cerco di faro.
        Grazie per l’affetto con cui mi segui, lo apprezzo tantissimo.

    14. ““Ehi Giorgio… Siamo qua.”L’anima finalmente mi vide, indossava un’armatura con tanto di elmo, dopo essersi guardata un po’ intorno si diresse verso di noi.“Luna, ti presento San Giorgio, il protettore dei cacciatori di mostri.””
      Mi ha fatto ridere
      Ce lo vedo S.Giorgio nei tuoi racconti: è un santo fantasy!

      1. Appena ho pensato al Paradiso mi è venuto in mente San Giorgio e il Drago 😛