Un vecchio Blues #2

Serie: Il mestiere del sogno

Malcom combatté contro l’istinto di voltarsi verso l’intruso che era piombato nella sua monotona esistenza per sconvolgere una sera come tante. Avvertiva uno strano senso di smarrimento, una specie di leggera nausea. “ Che mi hai fatto?”

“Niente. Comunque niente che tu possa capire. Ho preso una cosa da te, in un certo senso. E siccome sono una persona onesta, voglio dare una cosa a te.”

“Cosa?”

“Una bella busta piena di contanti, tanto per cominciare, perché come ti ho detto prima, sono un uomo d’affari e ho questa cosa, questa specie di compulsione che mi impedisce di prendere ciò che voglio con la forza, mi capisci? Deve esserci uno scambio, altrimenti poi non dormo. E se non dormo, beh, non vuoi sapere come divento quando non dormo.”

“Non voglio i tuoi soldi.”

Simon appoggiò una busta gialla sul pianoforte.

“Malcom, questa faccenda non finirà bene, se non collabori. Non hai voglia di collaborare con me? Io sono entusiasta di essere qui con te, ti ho sentito suonare, sei bravo, dico davvero, e adesso voglio lasciarti qui sul pianoforte una busta piena di soldi, e tu mi dici che non li vuoi. Ma questo non si può fare, Mac, posso chiamarti Mac? Dunque, io ho preso quello che volevo prendere, e se tu non vuoi i miei soldi questo fa di me un ladro, e io non sono un ladro. Allora adesso, Mac, da bravo, dimmi che vuoi i miei soldi e che siamo a posto. E sai che ti dico? Prima di andarmene ti farò anche un regaluccio. Non sono adorabile?”

Simo sfoggiò il migliore dei suoi peggiori sorrisi, ma Malcom non si voltò di un solo centimetro nella sua direzione, rimanendo rivolto verso la tastiera del suo piano.

“Cosa mi hai preso?”

Il sorriso scomparve, lasciando spazio ad un’espressione crucciata. “Come prego?”

“Hai detto che vuoi fare uno scambio, ma in effetti se non so il valore della cosa che mi hai preso, come posso sapere se la quantità di soldi che mi hai lasciato è congrua a compiere uno scambio equo?”

Simon battè le mani con forza e rise di gusto. “Bene! Posso ricordarti che un minuto fa non li volevi nemmeno, i miei soldi? Brutto bricconcello che non sei altro! Discendi da una dinastia di contrabbandieri del Mississippi, volevo ben dire che tu non ci provassi nemmeno! ”

“Non tirare in ballo mio nonno, quel delinquente! Io sono un povero pianista, però non ho mai rubato un centesimo in vita mia! Cosa mi hai preso e quanto c’è nella busta, demonio?”

“Nella busta ci sono cinquemila verdoni. Come fai a sapere che sono sufficienti? Questo è piuttosto facile. Possiedi qualcosa che valga questa cifra?”

“Signor no signore, neanche lontanamente.”

Simon schiocchò le dita “Ace!” Si accese una sigaretta e tornò al banco del bar, era giunto il momento del bicchiere della staffa. “Dunque, alla luce di questo dato di fatto, possiamo dire che indipendentemente da ciò che ti ho preso, puoi ritenerti soddisfatto dello scambio, giusto?”

“Signor no che non lo possiamo dire. Cosa mi hai preso?”

“Ma sei proprio un vecchio curiosone, eh? Beh, per quello che importa posso anche dirtelo. Un ricordo, ti ho preso un ricordo.”

Malcom aprì la mano che aveva serrato a pugno poco prima, dando un colpetto sulla tastiera. Si rilassò, perché un pensiero gli attraversò il cervello. Stava sognando. Era tutto uno stupido sogno.

“Tu sei entrato qui chissà come, hai preso un ricordo dal mio cervello e me l’hai pagato con cinquemila dollari in contanti?”

“Già. Non sai mai cosa può accadere di Venerdì, mh?”

Il vecchio nero sorrise e scosse la testa. Si era rilassato ormai, era chiaro, stava sognando.

“Signor no che non lo sai. Che ricordo mi hai preso?”

“Ho usato un termine improprio, in effetti. Non è proprio un ricordo, è più complesso di così. Diciamo che nella tua testa da vecchio pianista ubriacone era rimasto incastrato un pezzo di un mosaico molto, molto difficile da completare.” Scolò lo scotch, squadrò soddisfatto il bicchiere e di nuovo lo lanciò alle sue spalle. Di nuovo, nessun rumore di vetri rotti seguì il suo gesto. “ Ma io amo i puzzle, e sono molto, molto determinato.”

“Un puzzle nella testa, certo, come no.”

“Noto una punta d’incredulità nel tuo tono, Mac my-boy. E se c’è una categoria di persone che proprio detesto sono gli increduli, gli atei e i disillusi. Pessimi affari. Quindi andrò a spendere il resto della mia serata altrove, circondato da creduloni, se non ti dispiace. Non prima però di averti lasciato il secondo regalo.”

“E sarebbe?”

Simon prese ad avvicinarsi lentamente al vecchio pianista, che se ne stava ancora sulla difensiva, rivolto verso il muro dalla parte opposta della sala, schiena dritta e mani appoggiate ai tasti del piano.

“La più profonda, rilassante e rigenerante notte di sonno della tua vita. Oh, Mac, non hai mai dormito così bene, nemmeno quando eri un frugoletto attaccato alle grandi tette nere di mamma Mac. E quando ti sveglierai domani mattina, non avrai alcun ricordo di questa chiaccherata. Ti sentirai fresco come una rosa e sarai più ricco di cinquemila dollari.”

“E come farai a darmi un’amnesia? Mi darai una botta in testa come nei cartoni animati?”

“Non è il mio stile. Ora voltati e guardami. ”

Malcom si girò sghignazzando, a metà tra il divertito e l’incredulo.

“Oh beh, certo sei un bel tipo, ti dai un sacco di arie, e poi non ti sei nemmeno accorto…”

“Shhhh…”

Simon gli piazzò davanti alla faccia una vecchia polaroid, poi gli soffiò in faccia una nuvola di fumo argentato e lattiginoso. Immediatamente Malcom si accasciò sul pianoforte e cominciò a russare pesantemente.

L’insolito visitatore ripose con cura la polaroid nella tasca interna della giacca, si sistemò i polsini della camicia, spense la sigaretta nel bicchiere del pianista e sospirò.

“Nancy, tesoro, la porta”.

Un sottile squarcio di luce comparve al suo fianco e Simon lasciò che i suoi contorni si confondessero con quel baluginio indistinto, senza muoversi o fiatare. Rivolse un ultimo enigmatico sorriso al vecchio, quindi scomparve nella luce, che rimase come sospesa per alcuni istanti, un riflesso indistinto.

Poi il Betsy Blues tornò al buio e tre bicchieri caddero schiantandosi a terra.

Serie: Il mestiere del sogno
  • Episodio 1: Un vecchio Blues
  • Episodio 2: Un vecchio Blues #2
  • Episodio 3: Non dire gatto.
  • Episodio 4: Il diavolo sta nei dettagli #1
  • Episodio 5: Il diavolo sta nei dettagli #2
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Andrea, questa vicenda carica di oscuro onirismo e ricordi barattati mi ha avvinto, soprattutto grazie a Simon, un personaggio che adoro nel suo modo di porsi, lo hai caratterizzato davvero bene, a mio parere! Si profila una storia interessante, cupa e tetra al punto giusto, e siamo solo al secondo episodio😁! Ho trovato i dialoghi davvero appassionanti, vero piatto forte di questo racconto, e sono curioso di seguire il resto! Divorato!!! Alla prossima, un saluto😁!