Un vecchio Blues

Serie: Il mestiere del sogno

Il pianoforte era piuttosto scordato, ma questo non impediva a Malcom di suonare un vecchio blues. Non l’aveva mai fatto.

“Sai, una volta ho aperto un concerto a Gary BB Coleman.” Nella voce del vecchio, una voce da due pacchetti al giorno, non c’era traccia di tristezza; forse una soffusa malinconia, ma certo non si stava lamentando, né rimpiangendo i bei vecchi tempi. Stava soltanto parlando.

“Lo so. L’ho visto.”

Malcom non smise di suonare, ma il sorriso gli scomparve dal volto. Non fosse stato un vecchio afroamericano nero come un tizzone di carbone, sarebbe certamente impallidito.

“Sei venuto a riscuotere il tuo debito, quindi è vero quello che si dice su di te. E sui bluesman.”

Simon poggiò il bicchiere sul pianoforte.

“Tu mi confondi con qualcun altro.” Sorrise e si accese una sigaretta, togliendola da uno strano portasigarette nero opaco.

“Signor no che non mi confondo! io so chi sei. Il locale è deserto, chiuso dall’interno. Ero solo, ora sei qui con me. E poi oggi è venerdì.”

Simon attese prima di replicare, come se aspettasse il resto della frase. Si aggiustò la giacca del completo grigio antracite, sistemò i polsini d’argento della camicia con un gesto meccanico.

“E cosa dovrebbe significare?”

Malcom cambiò ritmo, senza interrompere, iniziò a suonare in modo più sostenuto, esprimeva rabbia. Forse paura.

“Nostro signore è morto di venerdì. È il giorno del diavolo, nonna me lo diceva sempre.”

Simon alzò un sopracciglio.

“Giusto per capire: mi stai veramente parlando di tua nonna? Sul serio?”

“Mia nonna era una santa, ci ha allevato tutti nella parola di Dio.”

“Tu non hai ascoltato molto bene.”

“Signor no che non ho ascoltato. Io ascoltavo solo il blues. Ho vissuto come ho voluto, e l’ho fatta piangere tanto, povera nonnina. E adesso siamo qui, sei venuto per me. Per portarmi via.”

Simon finì il drink e lanciò pigramente il bicchiere dietro le spalle. Curiosamente, non ci fu alcun rumore di vetri rotti.

“E che dovrei farmene di te?”

“Beh, sì, insomma… Sei venuto per la mia anima.”

“Cosa? Te l’ho già detto, mi hai scambiato per qualcun’altro. Errore comune, non sei il primo in effetti.”

Malcom smise di suonare.

“Non sei il Diavolo?”

“Vedi le corna da qualche parte?”

“Non si risponde ad una domanda con un’altra domanda. Tu sei il Diavolo?”

“Non sono il Diavolo.”

“È quello che direbbe il Diavolo.”

Simon si alzò in piedi, seccato. Dimostrava a malapena quarant’anni, biondo, occhi azzurri come il ghiaccio, una barba corta e ben curata.

“Malcom, ti chiami Malcom giusto?”

“Lo sai come mi chiamo.”

“Sì, allora senti Malcom, io non sono il Diavolo. Per quello che ne so non esiste neanche il Diavolo. Chiarito questo piccolo punto, mi piacerebbe parlare d’altro con te. Pensi di poterlo fare? O devi continuare tutta la sera a tediarmi con quest’assurdità?”

Il pianista ci pensò su per un po’, poi fece spallucce e ricominciò a suonare.

Simon sorrise soddisfatto, e trasse una profonda boccata. Era quasi finita, veniva la parte migliore.

“Io voglio sapere una cosa da te, e tu, puoi scommetterci, muori dalla voglia di dirmela.”

L’accento che Simon mise sul verbo morire non piacque a Malcom, che steccò.

“A proposito, cos’è questa lagna? Meglio la canzone di prima.”

“You can’t always get what you want.”

“Oh, citi i classici. Bene, diamoci una mossa, non ho tutta la sera.” Simon spense la sigaretta nel bicchiere mezzo vuoto di Malcom.

“Io invece non ho niente da fare.”

Simon ignorò la risposta del vecchio. Cominciava a stargli simpatico, in fin dei conti. “ Non è stato facile trovarti, ma alla fine, eccoci qua. Carino questo posto, a proposito. Non ci vivrei, ma ha il suo fascino.”

“Il proprietario mi lascia dormire qui. Ho un pasto caldo al giorno, posso usare il bagno e tenere le mance. In cambio suono tre sere a settimana. L’alcool però, beh, mi fa uno sconto, ma devo pagarlo.”

Simon si ricredette sul fatto della simpatia, il disgusto prevaleva, come di consueto. Avrebbe tanto desiderato di essere capace di non prestare attenzione a ciò che il vecchio gli stava dicendo, ma non era semplicemente possibile. Simon stava attento a tutto.

“Ho capito, sono tutti dettagli davvero molto preziosi. Il fatto è che non mi interessano per niente. Parliamo di affari, ti va?”

“Comunque il venerdì sera è chiuso, perché non può fare concorrenza agli altri club del quartiere. Secondo me è un errore, non si sa mai cosa capita, di Venerdì.”

“Già.” Simon alzò gli occhi al cielo. Peggio dei chiaccheroni c’erano soltanto i vecchi chiaccheroni.

“Per esempio stasera ho incontrato te. Come accidenti sei entrato?”

Simon si alzò e andò verso il bar, scelse una bottiglia di whisky e se ne versò due dita.

“Tu sai suonare il piano, io ho le mie abilità: entro dove voglio e quando voglio, ho uno spiccato senso dell’umorismo, so distinguere uno scotch single malt dal colluttorio che bevete da queste parti e, naturalmente, ho un gran fiuto per gli affari. E questo mi porta qui, mio caro. Voglio proporti uno scambio.”

Malcom smise di suonare e dette un pugno sulla tastiera.

“Oh Gesù! Signor sì signore che sono un peccatore! Ma non farò patti con il diavolo! Sono ancora in tempo per chiedere perdono a Gesù!”

Simon scolò il whisky e di nuovo lanciò dietro le spalle il bicchiere. Di nuovo, nessun rumore, nessun impatto, niente. Schioccò le labbra, aveva bevuto di peggio, in fin dei conti. Poi sospirò alla ricerca di un po’ di pazienza.

“Per l’ultima volta brutto vecchio rimbambito, io non sono… oh, non pensarci, lascia perdere.”

Raggiunse con tre grandi falcate il piano, dove Malcom era rimasto immobile, impietrito, e stava farfugliando una preghiera. Una volta al fianco del pianista tese la mano destra a sfiorare la sua tempia con il palmo. Malcom si irrigidì e spalancò la bocca. Un attimo dopo Simon abbassò la mano e sorrise compiaciuto.

“Ecco fatto, ci voleva tanto?”

Serie: Il mestiere del sogno
  • Episodio 1: Un vecchio Blues
  • Episodio 2: Un vecchio Blues #2
  • Episodio 3: Non dire gatto.
  • Episodio 4: Il diavolo sta nei dettagli #1
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in LibriCK scelti per Voi

    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      Avevo già letto questo brano e non mi è piaciuto nemmeno questa volta 😛
      Sono contento che tu sia approdato su Open, apprezzo tantissimo il tuo modo di scrivere, alla prossima puntata

    2. Andrea Ade Visibelli Post author

      Ciao e grazie, mamma mia che commento ispirante! o si dice inspirante? cioè, ispira o inspira?
      se ti ispira è bene, se ti inspira può essere un problema, certo secondario rispetto al fatto che possa esistere qualcuno con un naso abbastanza grande da…
      oh, scusa, divento nervoso e scrivo a vanvera quando uno sconosciuto mi fa complimenti.
      Non dovevo scriverlo, vero?
      Bene. Ormai è fatta. Sai, ho rotto il tasto per cancellare sulla tastiera e quindi…
      sto ancora scrivendo a vanvera.
      Ciao.
      E grazie, spero di riuscire ad essere puntuale con gli aggiornamenti!

    3. Antonino Trovato

      Ciao Andrea, un racconto in cui percepisco la realtà del sogno, o comunque qualcosa che collega la realtà ad un altra dimensione da scoprire, e l’identità di Simon mi incuriosisce a leggere il seguito, quando verrà pubblicato! Un saluto, alla prossima!