Una foglia libera

Non ricordo come sono venuto al mondo, semplicemente ho cominciato ad esistere. All’inizio ero molto piccolo, appena una piccola protuberanza senza alcuna forma definita o specificata da qualcuno. Con il passare dei giorni, del sorgere del sole, crescevo e mi sviluppavo diventando consapevole della realtà: forse, da qualche parte, un’entità aveva deciso che io dovessi diventare proprio così ed in nessun altro modo. Non era una cosa che consideravo negativa perché, in qualche misura, avevo un posto nel mondo: su quell’albero e nessun altro. Le giornate passavano tutte uguali ma io vedevo la vita scorrere sotto di me, da quell’altezza che mi consentiva di avere una visione ampia dell’area circostante.

Quando c’era tanto sole le persone venivano a camminare e a ridere sotto le fronde dei rami. Alcuni, con dei buffi cappelli si siedevano e leggevano giornali senza curarsi di ciò che li circondava. Altri si sdraiavano con una ragazza, magari al calar del giorno, e si abbracciavano per un po’, baciandosi in fretta e furia, come per paura di essere scoperti. Quando poi il caldo aumentò il prato sottostante si popolò di piccoli bambini che correvano e tiravano calci a pallone ridendo come se il giorno fosse eterno e loro fossero sospesi nel tempo, per sempre. Ogni tanto il vento passava e scuoteva dolcemente tutti noi e in tanti accorrevano sotto per godere di quel fresco.

Senza nemmeno accorgermene passai dalla temperatura torrida a quella più fredda e cominciai a sentirmi più debole e, contemporaneamente, volevo scappare. Ero stanco di passare il tempo incollato ad un ramo senza poter fare altro che osservare da una prospettiva privilegiata la vita scorrere. Sentivo che non erano rimaste molte albe davanti a me e non volevo certo spegnermi lì, senza aver visto nulla del mondo.

Una notte, senza alcun preavviso, una folata di vento più forte delle altre mi staccò da quella che avrei potuto chiamare casa. Non fu doloroso anzi, lì per lì non provai niente se non grande felicità, un mondo di possibilità si apriva davanti a me e potevo decidere finalmente della mia vita. All’inizio non fu semplice capire come utilizzare l’aria per muovermi ma, una volta appreso, divenne divertente sfruttare le correnti per andare più veloce.

Ora niente era più scritto, ora niente era più scontato. Ero una foglia libera.

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Alessandro, ti faccio i miei complimenti, unendomi a @isabella e @martaborroni91, per questa piccola e intensa opera che racchiude dentro sé un intero universo di inquietudini e speranze. Mai avrei creduto di potermi immedesimare in un vegetale, a renderlo possibile è stato il potere delle tue metafore. Grazie e al prossimo librick.

  2. Ciao Alessandro. Mi è piaciuto il modo in cui, nel tuo racconto, un distacco che implica la morte viene vissuto e descritto come un momento di libertà e di apertura a mille altre possibilità. Delicato e profondo. Bravo!

  3. Mi piace moltissimo questo racconto- che nella sua lunghezza si racchiude da solo- in cui descrivi perfettamente ogni passaggio, ci trasporti, con le parole, in quella dimensione. Bravissimo!