Una profumata contesa

Serie: Ho la tua promessa


Le pietre cedevano sotto i colpi secchi del martello da guerra, ma perché il foro si allargasse abbastanza, permettendo a Nilo di vedere all’interno, ci volle qualche minuto.

Lo scriba alzò la torcia sbirciando nel cubicolo e riconobbe il ladro nella sagoma singhiozzante rannicchiata a terra.

«Ehi tu, vieni qui!»

Quello smise di piangere ma non si mosse.

«Non ho molto tempo, avvicinati o ti richiudo dentro e vado a bermi una birra.»

L’ombra si tirò su lentamente e gli si accostò; era un ragazzo minuto, con gli occhi gonfi e il viso lucido.

«Qual è il tuo nome?»

«Dinadan, Sir» rispose in un sussurro.

«Bene Dinadan, ho una domanda per te: cosa hai cercato di trafugare a Sir Urien?»

«Dovevo,» il giovane si schiarì la voce arrochita, «dovevo prendere una cosa.»

«Rubare una cosa» puntualizzò Nilo. «Chi ti ha affidato questo nobile incarico?»

Il ragazzo si grattò un orecchio. «Lady Emmeline, credo.»

«Credi? Non è la Strega che ti ha mandato?»

«Sì» ammise lui con più sicurezza.

«Bene. Ora vorrei conoscere la natura dell’oggetto che volevi trafugare.»

«Una boccetta di profumo» disse Dinadan lentamente, aggrottando le sopracciglia.

«Ah! Deve essere una fragranza davvero straordinaria perché diventi il centro di questa disputa.»

Dinadan spostò il peso da un piede all’altro fissando la torcia.

«Lascia che ti spieghi una cosa, Dinadan: sei prigioniero in questo sotterraneo, in attesa della morte. Io d’altronde sono libero, possiedo un’arma abbastanza resistente da abbattere questo muro ed evidentemente voglio qualcosa da te. Non ti sembra il caso di essere un po’ più loquace?»

Dinadan si torceva le mani.

Nilo lo fissò per un momento, poi raccolse da terra una grossa pietra e finse di incastrarla di nuovo nel foro.

«Non so che vuol dire loquece» urlò Dinadan con una vocina acuta. «Capisco la metà di quello che dici!»

Sentendo che il ragazzo ricominciava a piangere Nilo liberò l’apertura.

«Potevi dirlo subito. Dunque, perché la dama dei Sette Pomi voleva la boccetta?» chiese lo scriba cercando di sovrastare i singhiozzi.

«La mia Signora e Sir Urien se la litigano da anni, ognuno pensa che è sua.»

«E che mi dici del profumo? Deve avere qualcosa di speciale.»

«Credo di sì, ma io non ne so niente.»

«Peccato. Però saprai che sei stato mandato qui perché Sir Urien non ha pagato il riscatto.»

«Riscatto, Sir?»

«Per Lady Morwenna, è passata una settimana dal rapimento.»

«La figlia di Sir Urien si sposa?» chiese smarrito.

«Non esattamente.»

«Io comunque mi preparavo al colpo da almeno un mese, Sir.»

Nilo rifletté un momento: «Interessante; sarà meglio che vada a scambiare due parole con Lady Emmeline su questo cosiddetto colpo».

«Ti accompagno io! Ho imparato una strada sicura per attraversare la Cinta Lignea.»

«Ci sono mura fra la terra di Sir Urien e quella della Strega?»

«Non proprio: c’è una foresta intorno alla nostra Contea, impossibile da attraversare se non sai trovare uno dei sette sentieri coi meli. Chi vuole venire da noi, anche il Re, deve essere accompagnato perché non diciamo a nessuno il nostro segreto.»

«Vedo con piacere che hai perso ogni retic… mi hai convinto. Stai indietro.»

Il ragazzo si ritirò nell’ombra e lo scriba prese a colpire il muro con energia. Non molto dopo l’apertura fu abbastanza grande da permettere a Dinadan di passare.

«Grazie, grazie, sei il mio salvatore Sir!» disse Dinadan scivolando con agilità fuori dal buco.

«Smettila con questo Sir, ti sembro un nobile cavaliere?»

Dinadan lo guardò per la prima volta: la parrucca nera e un misero gonnellino erano i suoi unici indumenti, in compenso abbondava di kajal intorno agli occhi e di monili esotici. Il ragazzo cercò di nascondere il sorriso e scosse la testa.

«Chiamami Nilo. Ora è meglio se ci allontaniamo con discrezione. Che vuol dire» spiegò all’implicita domanda di Dinadan «senza farci beccare.»

Salendo velocemente le scale di pietra verso l’uscita Nilo dovette voltarsi più volte per controllare che il giovane fosse dietro di lui.

«Come ti hanno scoperto? Sei molto silenzioso!»

Dinadan sorrise e si strinse nelle spalle.

Sbucarono in un corridoio umido e prima di proseguire Nilo lo fissò: «Rispondi alla domanda».

«C’erano molte più guardie di quanto pensavamo, ma sono stati i cani a trovarmi.»

«Immagino che ora la sorveglianza si sia allentata» rifletté lo scriba a voce bassa. «Che ne dici se ci presentiamo dalla tua Signora con un dono?»

Serie: Ho la tua promessa


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Ciao Berenice. Ho riletto gli episodi precedenti, così mi sono gustata la serie dall’inizio fino a qui. Mi piace come hai caratterizzato fisicamente il personaggio di Nilo, uno scriba egizio inserito in un contesto che oserei dire “vichingo” è di per sé fonte di curiosità e divertimento. La vicenda si complica, i misteri da risolvere sono ancora molti: sebbene Nilo sembri avere qualche idea. Mi sovviene pure un’ipotesi per quanto riguarda la sorte della povera Morwenna: e se la fanciulla non fosse mai uscita dalla Torre? Mah…

    1. Ciao Micol, sono proprio contenta che la storia ti diverta! Chissà che la tua ipotesi non sia quella giusta…
      Devo però aver sbagliato qualcosa da qualche parte, perché nelle mie intenzioni il contesto dovrebbe essere cavalleresco più che vichingo 😅 C’è qualcosa (oltre al fabbro, che in effetti origini vichinghe le ha) ad averti dato questa impressione? Grazie per l’aiuto

    2. Ciao Berenice, probabilmente mi sono lasciata trasportare dalla descrizione dell’ambiente nordico, un mondo di ghiaccio, e dalla pesante ascia che Nilo ha saputo maneggiare con tanta destrezza. Però sì, effettivamente le atmosfere richiamano quelle medioevali cavalleresche .D

    3. Grazie della precisazione, avendo una certa immagine chiara in testa non riesco bene a capire se riesco o no a trasmetterla ☺️