UNA TRANQUILLA CITTADINA

Serie: Il mistero

  • Episodio 1: UNA TRANQUILLA CITTADINA
  • Episodio 2: L’INDAGINE

Era ormai il crepuscolo a Baia Speciosa e la vita cominciava a spegnersi. Gli anziani abbandonavano le loro abituali postazioni adatte al pettegolezzo, i negozi cominciavano ad abbassare le saracinesche e i giovani uscivano per godere dei pochi svaghi che la cittadina offriva.

Baia Speciosa era un piccolo borgo situato in una vallata. Chiunque l’avesse visitato era rimasto affascinato dalla rusticità delle costruzioni e dalla benevolenza che le persone mostravano l’una per l’altra. Uno straniero abituato alla vita nelle grandi città, considerava meraviglioso il fatto che tutti i compaesani si conoscessero tra di loro, per non parlare di quanto idilliaca fosse considerata la loro cucina!

Descritta dall’esterno, dal punto di vista di un ingenuo forestiero, Baia Speciosa era un paradiso perduto tra le montagne in cui ritrovare la propria integrità persa nel grigiore della città. La vita sociale di questo piccolo paradiso era concentrata nella piccola parrocchia, il cui parroco , Don Salvatore, era ammirato da tutti i compaesani, più dello stesso sindaco, la cui elezione dipendeva dalle sue presenze in Chiesa durante la Santa Messa.

Don Salvatore aveva ormai sessantanove anni, una corporatura bassa e tozza e radi capelli bianchi. I compaesani si fidavano ciecamente del suo largo sorriso e dei suoi piccoli occhietti castani che sembravano scrutare l’animo di ogni cristiano in cerca di quella recondita parte benigna nascosta in ogni uomo. Nella sua missione a Baia Speciosa era affiancato da due aiutanti: Leopoldo e Alfonso. I genitori di questi due giovani quattordicenni avevano confidato che affiancare il parroco nelle sue funzioni potesse redimerli dalle loro mascalzonate, anche se, dopo due anni di servizio, i risultati non erano ancora visibili, ma Don Peppino non si perdeva d’animo.

Nulla sembrava potesse turbare la quiete di Baia Speciosa.

Il panettiere faceva il pane, il fruttivendolo vendeva la miglior frutta, il banchiere sfoggiava il suo nuovo completo per la riscossione del denaro. Ma sotto questa facciata di apparenza, si celava un mondo completamente diverso.

Come in ogni paese, anche Baia Speciosa contava i suoi peccatori. Il falegname ad esempio. Si diceva in giro che Mastro Giovanni, fosse particolarmente incline all’alcool e che spesso fosse stato visto attardarsi alla locanda in compagnia di più di una bottiglia. Le signore più informate dicevano che fosse colpa della prematura scomparsa della moglie, ma non si negavano il piacere di soffermarsi sull’ipotesi di una nuova amante.

Oppure lo spazzino. Si diceva in giro che gli piacevano i maschi! Quale orrore! Non bisogna andare contro le regole di Nostro Signore!

Gli esempi da fare sarebbero tanti e se Don Salvatore non fosse stato costretto al silenzio della confessione, probabilmente avrebbe scritto un romanzo sui peccati dei suoi fedeli!

Accadde, però, un fatto. Un fatto così sconvolgente di cui ancora oggi, in mancanza di altre novità, si ama parlare.

In una notte di giugno, quando ormai la luna aveva preso il suo posto alto nel cielo, si consumò un delitto nelle strade di Baia Speciosa. Le urla di una giovane donna squarciarono la quiete della notte. Il sangue macchiò quelle mani in maniera così indelebile che l’acqua non fu sufficiente a lavarlo via.

Il cadavere della ragazza fu rinvenuto nella piazza dove si svolgeva il mercato. Nessuno degli abitanti  che assistette al ritrovamento del cadavere poté cancellare dalla memoria l’immagine di quella giovane donna. Il suo volto era cinereo e bianco e freddo. Giaceva per terra, sporca, con gli occhi aperti e uno sguardo vitreo, morto.

– Dio mio!-, esclamarono le vecchiette tirando fuori il rosario dalle tasche nere dei loro abiti e facendosi il segno della croce.

Un ragazzo che lavorava al bancone delle scarpe, si premurò di chiamare la polizia e un’ambulanza, mentre alcune persone cercavano di allontanare la folla radunatasi. Tentativo vano. Nonostante il raccapriccio, molti consideravano necessario assistere in prima persona per poter fornire quanti più dettagli ad altri in futuro.

Una settimana passò e l’umore a Baia Speciosa era tetro. Tutti sapevano che un assassino era in libertà, tutti facevano congetture sulla sua identità, ma nessuno rivolgeva un pensiero a quella povera anima mutilata. Quella domenica, durante la Santa Messa, Don Salvatore era turbato. Mentre indossava la tonaca per celebrare la liturgia, ripensava alle confessioni di quella settimana. Scosse il capo, pensando a quanto innocenti fossero quelle confessioni fino a poco tempo prima, ma dal giorno di quel ritrovamento, sembrava che a Baia Speciosa un mostro si fosse liberato per rivelare a tutti la vera sostanza di quella innocua cittadina.

Lui era solo un messaggero di Dio, del resto, in che modo poteva placare gli animi inquieti dei suoi fedeli?

Il suo corteo di fedeli seguaci fu il primo a presentarsi in Chiesa la sera del ritrovamento. Tre erano le donne che lo affiancavano come occhi e orecchie al di fuori delle Sacre mura: Annetta, Paolina e Maria. Indossavano tutte le vesti nere del lutto, eccetto Maria, che si distingueva dalle altre per dei semplici pantaloni neri e una camicia bianca. Del resto, lei era la più giovane del gruppo, non sarebbe stato giusto nascondere le sue forme peccatrici di donna sotto larghe e lunghe gonne nere.

Annetta fu la prima a cercare il conforto del parroco.

-Oh, Don Salvatore! Meno male che c’è lei!-, disse gridando avvinghiandosi al corpo del povero Don Salvatore, il quale si rammaricò che le braccia che lo stringevano fossero quelle di una vecchia e non quelle della giovane Maria. Al gesto teatrale di Annetta, Maria e Paolina scoppiarono in lacrime. Quest’ultima accompagnò lo straziante lamento di Annetta con urla e piagnistei, mentre Maria, versava in silenzio le sue lacrime. Delle tre era quella che maggiormente soffriva, Don Salvatore ne era certo. Conoscendo i passi della Bibbia, e ragionando sotto la cintura, decise di offrire a lei per prima il suo conforto. -Mia cara-, disse liberandosi dalla stretta di Annetta e protendendo le braccia verso Maria, -dimmi! Come posso placare il tuo povero cuore?-.

Maria restituì l’abbraccio, sentendosi al sicuro nelle mani del parroco, il quale constatava la più piacevole differenza di quella stretta.

-Oh padre! Sono così addolorata per la morte della povera Grazia!-, disse Maria singhiozzando.

-Su, su, mia cara! Vieni con me verso il confessionale e libera la tua anima-. Il parroco scortò Maria verso il confessionale e la fece inginocchiare. Lui entrò e preparò la sua povera anima ad ascoltare ciò che di certo non si aspettava di sentire.

-Forza, figliola, mi dica i suoi peccati!-.

-Don Salvatore, mi sento così in colpa per quella ragazza!-, iniziò Maria, -Io la conoscevo! Stava uscendo con mio fratello Giuseppe!-, si asciugò gli occhi e soffiò sonoramente il naso. Don Salvatore fremeva dalla curiosità.

-Andavamo molto d’accordo! mi confidavo con lei… le parlavo di me, di mio marito… Oh, padre, a lei posso anche dirlo! Ho tradito mio marito…lui mi picchia e mi ripugna. Sapete che l’ho sposato solo perché mio padre mi ha costretta. Grazia mi disse che se lui mi picchiava non era un vero tradimento e io ho voluto credere alle sue parole, così ho iniziato a vedere diversi uomini. Don Salvatore, se lei non fosse padre potrei concedermi anche a lei!-.

-A me?-, chiese il parroco, sbalordito da quella generosa e invitante offerta.

-Certo! In fondo siete così gentile…-, rispose la ragazza con lo sguardo languido.

-Sorella, non indurmi in tentazione, per favore!-, disse Don Salvatore, chiedendosi se il diavolo si fosse incarnato in quelle fattezze femminili per indurlo a cadere nel peccato. Doveva ammettere che era piuttosto tentato…. -Tornando a noi, perché sarebbe colpa tua la sua morte?-, chiese Don Salvatore, cercando di tornare in sé.

-Perché lei mi ha aiutato così tanto, mentre io non sono stata capace di offrirle il mio supporto quando mi ha confidato quel terribile segreto, anzi, l’ho rimproverata e giudicata!-, disse e scoppiò a piangere ancora più forte. Il povero parroco non sapeva che fare per calmare la povera anima. Dopo molti singhiozzi e invocazioni al Signore, finalmente Maria fu in grado di parlare di nuovo.

-Quale segreto ti ha confidato Grazia?-, chiese il parroco.

-Un segreto terribile. Una storia successa prima che si trasferisse a Baia Speciosa. Mi disse che me lo diceva perché si fidava di me e aveva bisogno di parlarne con qualcuno. Temeva che lui fosse tornato, ma non sapeva sotto quali spoglie.

– In che senso? Qualcuno la perseguitava?-, chiese il parroco.

-Sì. Ma non sapeva che volto avesse.

-Vuoi dirmi questo segreto?-, chiese il parroco, impaziente.

Maria si guardò intorno, come se temesse che ci fosse qualcuno in ascolto, poi parlò.

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  • Episodio 2: L’INDAGINE
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Emma, un bell’incipit devo dire, mi è piaciuto molto! Ho intravisto uno scenario molto “meridionale” (e da siciliano mi piace assai) e arcaico per certi versi, inoltre mi è piaciuta parecchio la vena ironica e maliziosa impressa al racconto. Ho apprezzato anche le descrizioni e l’effetto di coralità che hai trasmesso. Il mistero di questo omicidio misto al tuo tocco ironico è piacevole! Al prossimo episodio, un saluto!

      1. Emma Post author

        Ciao Antonino, ti ringrazio davvero molto! Come ho detto agli altri, sono alle prime armi, quindi ogni complimento o critica sono motivo per andare avanti! Se ti fa piacere, ho pubblicato anche il secondo capitolo…aspetto un tuo parere! grazie 😀

    2. Daniele Baldestein

      Ciao Emma, complimenti davvero! Io sono un appassionato di misteri e di segreti nascosti nei posti sperduti e remoti, nei paesini piccoli dove tutto sembra andare bene, come a Baia Speciosa.
      Non vedo l’ha di leggere il prossimo episodio!
      A presto.

      1. Emma Post author

        Ciao Daniele, grazie mille per il tuo commento! A breve pubblicherò il secondo episodio e spero che la mia storia continuerà a piacerti! Sono alle prime armi, quindi ogni commento positivo mi sprona ad andare avanti! Grazie mille!

    3. Micol Fusca

      Ciao Emma, sei riuscita ad avvincermi. Devo dire che un po’ alla volta qui su Open inizio a ricredermi sui Thriller, il tuo è molto interessante e mi incuriosisce. Mi piace l’ambientazione bucolica, il paesino che svela le sue virtù e i suoi segreti. Le ultime righe fanno presagire una svolta cupa e sovrannaturale che non mi dispiace 😀