Una vita apparentemente perfetta

La mia vita era meravigliosa, ricca di bei momenti, di una carriera promettente, di belle persone. Avevo anche un gatto di razza di nome Skippy, ogni volta che tornavo a casa mi aspettava dietro la porta e subito mi girava intorno in cerca di coccole.

Avevo anche una fidanzata, una ragazza bellissima di nome Tysha, occhi verdi, capelli scuri, fisico atletico e di animo gentile, insomma la perfezione, un angelo caduto in terra. Ci eravamo conosciuti dieci anni prima al college. Lei era la classica studentessa modello, proveniva da una famiglia benestante, io invece avevo origini umili, avevo lavorato sodo per pagarmi gli studi all’università. All’inizio il rapporto tra me e Tysha era conflittuale, entrambi miravamo al primo posto ma con il tempo questa conflittualità si trasformò in amicizia e alla fine in un rapporto più profondo. E dopo dieci anni avevamo costruito insieme un nostro mondo, fatto di canzoni smielate e notti dolci. Avevo una vita perfetta, almeno era quello che pensavo……

Una sera fummo invitati a cena a casa di amici, una rinfrescata veloce dopo il lavoro, un martini con tre olive e mi ritrovai immerso in un’atmosfera in cui aleggiava musica soft, odore di gamberi e sushi e Dolce e Gabbana.

Avevo deciso di dichiararmi quella sera, di chiedere a Tysha di sposarmi, di completare quel quadro perfetto, un lavoro, una bella casa, una moglie e forse anche dei figli un giorno, ma come in tutte le storie c’è sempre un imprevisto, qualcosa che va non secondo i piani. Mentre tutti si gustano un delizioso fagiano, io interrompo il silenzioso chiacchiericcio fatto di posate e leggere chiacchiere, mi alzo in piedi e mi rivolgo a Tysha e con occhi carichi di amore mi inginocchio di fronte a lei e tiro fuori dalla tasca quella scatola che porto con me da mesi e recito le seguenti parole:”Tysha vuoi sposarmi? Vuoi accettare questo umile uomo nella tua vita?” Dopo pochi istanti che per me parvero non finire mai, in preda ai singhiozzi la cui causa doveva essere la felicità, rispose di sì che avrebbe condiviso il resto della sua vita con me, e dopo un’esplosione di gioia da parte dei miei amici, ci ritrovammo a festeggiare questo momento magico, che avrebbe significato per me e Tysha un nuovo inizio, una nuova parentesi della nostra vita.

La mia vita era perfetta, avevo proprio tutto quello che una persona poteva desiderare.

Almeno era questo che pensavo …..

La mattina seguente seguì la solita routine. Mi alzai dal letto, mi preparai per il lavoro, salutai Tysha e uscì di casa per andare a lavoro. Varcata la hall mi sentì strano, come se fossi invisibile, questa sensazione si intensificò, nessuno si accorgeva della mia presenza, salutavo i miei colleghi ma non ricevevo risposta, continuai sui miei passi non dando molto peso alla cosa. Arrivato al mio ufficio notai che il nome riportato sulla targhetta della porta non era il mio ,forse avevo sbagliato, mi guardai intorno leggendo i nomi sulle altre porte cercando di indentificare il mio, ma non riuscì a trovarlo. Ritornai all’ingresso e rivolgendomi a una delle segretarie chiesi dove fosse il mio ufficio ma non ricevetti nessuna risposta e pensai che fosse uno scherzo in atto in quel momento e con fare scherzoso mi rivolsi di nuovo alla segretaria e dissi ”bello scherzo, va bene è stato divertente, basta ora per favore”. Fui di nuovo ignorato, anzi era come se non mi vedesse nessuno e come test provai a passarle la mano davanti al computer ma in risposta non ricevetti nessuna reazione. Una cosa non avevo notato al mio arrivo, Wendy la mia segreteria, non mi aveva portato il caffè al mio arrivo, e iniziai a chiedermi dove fosse. Tutte le mattine si faceva trovare pronta all’ingresso con il mio caffè e il mio giornale, ma guardandomi di nuovo intorno in cerca della sua figura non riuscì a trovarla, decisi allora di tornare a casa pensando di trovarmi in un sogno.

Nel momento in cui aprì la porta di casa, Skippy si avvicinò e non mi riservò le sue dolci moine, anzi iniziò a soffiarmi e quando cercai di accarezzarla mi graffiò, e con il dito pulsante dal dolore andai in cucina sperando di trovare Tysha per raccontarle tutto quello che era successo in ufficio, ma non la trovai, era strano, anche se non era l’unica cosa strana, tutte le luce erano spente, la casa era vuota, spoglia, come se fosse stata abbondonata. Qualcosa era cambiato, o forse più di qualcosa.

Cercai Tysha, andai in camera da letto ma non la trovai, provai nelle altre stanze ma di lei non c’era traccia, e ad un tratto avvertì una leggera corrente fredda, carica di qualcosa e avvertì uno schiocco e seguendo la scia del rumore, vidi Tysha in ginocchio sul pavimento e mi precipitati subito ai suoi piedi, non erano mai stato tanto felice di vederla, ma sentendola fredda e distante le chiesi se stesse bene, lei mi rispose che stava bene e mi chiese ”cosa ci fai qui? Sei tornato da me? Sei stato via molto tempo.” Non comprendendo le sue parole, le chiesi di che cosa stesse parlando, che era stato via solo un’ora, ma lei in risposta affermò che ero stato via per tre anni. Le chiesi come fosse possibile e che ricordavo chiaramente di essere uscito da poco di casa, in quel momento i miei occhi indugiarono sulle sue braccia che erano attraversate da profondi tagli che avevano formato sul pavimento due lucide pozze scarlatte, e rivolgendomi a Tysha le chiesi”Cosa hai Fatto?” e lei mi rispose”Sei stato via molto tempo, ero molto triste e sola, in risposta chiesi:”Cosa vuol dire che sono stato via molto tempo?” Lei mi spiegò che dopo aver perso il lavoro per il fallimento dell’azienda mi ero suicidato tagliandomi le vene nella vasca da bagno e al mio ritorno ti avevo trovato nella vasca in un lago di sangue e ho provato a tirarti fuori, ma non ci sono riuscita, eri troppo pesante e ho subito chiamato l’ambulanza ma non c’era più niente da fare, eri andato via e mi avevi lasciata da sola e dopo qualche settimana non ce l’ho fatta più, provavo troppo dolore. Ma ora sei qui con me, sei tornato da me andrà tutto bene vero? Le risposi:” si, andrà tutto bene.” E la strinsi in un abbraccio.

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Commenti

  1. Marta Borroni

    Il finale struggente rivela la vera essenza del racconto che gioca molto bene sullo sbalzare dei tempi, la vita ha i suoi imprevisti che portano poi ai rovesci drammatici, un pò come scrisse Shakespeare che le gioie violente hanno violenta fine. Forse, un pizzico di ordine in più nella sintassi aiuterebbe a rendere più fluido il racconto, comunque brava!