Uno scherzo di cattivo gusto.

Una madre ed un figlio non si vedevano da anni. La guerra li aveva divisi. Il figlio era partito soldato assieme al padre e la madre era rimasta a casa ad aspettarli. Durante un combattimento il padre era stato ucciso e il figlio non aveva nemmeno avuto il tempo di piangerne la morte, tante erano le bombe che cadevano sulla loro testa. Poi la guerra era finita e finalmente era riuscito a tornare a casa. Non appena si erano visti, madre e figlio si erano abbracciati e avevano pianto. Mentre la guerra imperversava, nessuno si era preoccupato di avvertire la madre della morte di suo marito. Vedendone tornare uno solo era comunque stata in grado di fare due più due. Il figlio aveva confermato la sua intuizione. Seduti in cucina, avevano parlato tra le lacrime tutto il giorno. La madre era invecchiata. I suoi bei capelli biondi si erano trasformati in fragili fili bianchi. Il figlio si era smagrito ed il suo volto si era riempito di strane rughe. Mentre parlava o ascoltava, i suoi occhi vagavano spaventati di qua e di là. Le spalle di tanto in tanto facevano degli scatti improvvisi. La prima notte in quella casa non fu certamente felice. Ognuno nella propria stanza piangeva la situazione secondo il proprio punto di vista. La madre piangeva suo marito morto e la condizione di suo figlio. Il figlio piangeva la condizione di sua madre, essendosi oramai abituato a se stesso e alla morte del suo generatore. Sola nel letto lei pensava, ora dobbiamo ricominciare a vivere, ora è il momento di reagire. Allo stesso modo lui si tormentava, devo fare qualcosa, qualunque cosa, altrimenti mia madre non sorriderà più.

All’alba un piccolo temporale li aveva svegliati. Lei si era subito alzata, lui era rimasto nel letto ad ascoltare. Qualche uccellino cantava già, preannunciando la fine del brutto tempo. Sdraiato nel letto il figlio guardava fuori dalla loro casa, immersa nel verde di centinaia di prati. La valle sottostante era nascosta da nuvole gonfie e bianche. D’un tratto davanti alla finestra aveva scorto un movimento, un abito nero che celava il corpo di sua madre. Si sta dirigendo verso il bosco, aveva immaginato, è là che va a piangere il nostro destino. Devo fare qualcosa, si ripeteva, devo fare qualcosa, rigirandosi angosciato nel letto. Poco dopo si era alzato ed era andato a prepararsi un caffè. Non gli sembrava vero di essere di nuovo a casa. Tutti quei soprammobili pieni di polvere, li studiava uno ad uno come pezzi di museo. Intanto la madre stava tornando con un cesto pieno di fragoline e a lui, udendo il rumore di passi, era venuto spontaneo cercare un nascondiglio, così come faceva in guerra. Stava già strisciando dietro la porta d’ingresso quando si era reso conto di non essere più un soldato. Gli era anche venuto in mente il ricordo di quando da bambino si nascondeva lì dietro per spaventarla saltando fuori all’improvviso. Così aveva deciso di rimettere in scena quello scherzo, sicuro che anche lei l’avrebbe trovato divertente. La madre però non gli aveva dato questa soddisfazione perché, quasi sulla soglia, si era resa conto che in casa ci fosse qualcosa di strano. L’odore di caffè che le arrivava alle narici le faceva pensare che suo figlio dovesse essere in cucina, ma al contempo non sentiva nessun suono di piatti, bicchieri, passi, e sporgendosi dalla finestra non si vedeva alcun movimento. Così aveva capito: mi sta facendo uno scherzo, si sarà nascosto come quando era piccolo e si aspetta che io ci caschi ancora. Aveva posato con delicatezza il cestino davanti alla porta ed era ritornata nel bosco, ridacchiando. Era felice.

La sfida tra i due era stata breve. Il figlio non vedendola arrivare si era stufato in fretta ed era uscito di casa a cercarla. La madre, da anni allenata ad aspettare in silenzio, si nascondeva dietro un cespuglio e lo osservava soffocando le risate. Mamma, aveva chiamato lui. Non aveva ottenuto risposta. Si era guardato intorno. Gli stessi prati di un tempo. Mamma, aveva chiamato più forte. Un vento fresco gli soffiava nelle orecchie. Ma dov’è finita, si domandava. Per terra c’era il suo cestino. Si era voltato verso il bosco. La sua vegetazione era opprimente. Era andato a prendere il fucile e una volta tornato fuori aveva sparato un colpo in aria. Quel suono assordante gli aveva subito fatto tornare in mente un ricordo della guerra. Durante una ricognizione si era ritrovato a pochi metri da un avamposto nemico e aveva sentito un soldato straniero raccontare una barzelletta ai suoi compagni: un uomo sta piazzando una bomba sotto un albero quando l’albero improvvisamente si mette a parlare e gli ordina di non mettere la bomba vicino alle sue radici. L’uomo allora gli domanda E perché no signor albero? Non aveva fatto a tempo a sentire la risposta che c’era stato un boato ed erano fuggiti tutti. La madre udendo il colpo di fucile era rabbrividita. Anche per lei quel suono aveva un significato sgradevole. Crederà forse di comandarmi sparando per aria, si domandava irritata. Bastava già suo padre a dirmi cosa fare giorno e notte. Intanto vedeva che suo figlio stava correndo verso il bosco proprio nella sua direzione e lei non aveva alcuna intenzione di farsi trovare lì nascosta; al contempo non poteva neanche saltare fuori all’improvviso, soprattutto visto che lui aveva un fucile carico tra le mani. Così si era buttata a terra, fingendosi morta. Lì per lì non le erano venute altre idee in mente. Quando lui l’aveva trovata si era subito gettato ai suoi piedi. Mamma, aveva detto, mamma, che ti succede? La madre non rispondeva, continuando il suo teatrino. Mamma, rispondimi, dimmi qualcosa!, implorava il figlio tra le lacrime, scuotendola. Lei aveva aperto gli occhi e mormorato parole incomprensibili. Il figlio l’aveva tirata su. Non devi mai più andare nel bosco da sola, l’aveva ammonita severamente. Lei aveva annuito controvoglia. Incominciamo bene, pensava. Erano tornati a casa e si erano seduti in cucina. Mi sono preso un bello spavento, le aveva detto il figlio. Non è nulla, aveva risposto laconica la madre evitando il suo sguardo. Sei svenuta, sosteneva lui allarmato, non è una cosa da niente. Ho sentito sparare, aveva replicato lei. Ho sparato perché non sapevo dove fossi! La madre allora aveva spiegato come erano andate le cose. Stava rincasando dopo aver raccolto le fragoline, quando le era venuto il sospetto che ci fosse qualcosa che non andava. Aveva chiamato suo figlio più volte ma lui non aveva risposto. Allora era scappata nel bosco e sentendo il colpo di fucile si era spaventata così tanto da svenire. Lui negava vigorosamente che lei lo avesse chiamato. Era proprio lì in cucina a bere il caffè, l’avrebbe senz’altro sentita. Lei aveva ribattuto di non essere una bugiarda e di aver pure guardato dalla finestra e che in casa non c’era nessuno. 

Ero nascosto dietro alla porta, aveva ammesso lui infine. 

Perché? aveva chiesto con convincente stupore la madre.

Volevo farti uno scherzo.

Uno scherzo di cattivo gusto, aveva commentato lei stizzita.

Ma era solo uno scherzo!, si era difeso il figlio incredulo e irritato.

Uno scherzo di cattivo gusto, aveva ripetuto lei, con tono conclusivo.

Muti e senza un briciolo di fame si erano poi messi a mangiare le fragoline, offesi a morte l’uno con l’altro.

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Discussioni

  1. Ho letto questa storia con la percezione di un climax crescente. Confesso che mi aspettavo si consumasse un dramma involontario: un infarto secco, un colpo di fucile accidentale, confondere la mamma per un nemico in un momento di allucinazione e spararle…invece il gioco madre-figlio è culminato in un epilogo delicato e giocoso. Sono rimasto sorpreso, una parte di me era completamente proiettata verso un finale scontato.