Uno sfortunato incidente

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione

“Signora Phoenix, io avrei terminato, se non c’è altro…”

“Grazie Anna. Buonanotte.”

“Buonanotte.”

La cameriera si congedò e si diresse verso la dependance attigua alla casa, mentre Catherine Phoenix si sdraiò sul divano in soggiorno e iniziò a sfogliare una rivista.

La sua distrazione serale, come la chiamava lei.

Era il genere di lettura che preferiva alla sera. Le ore notturne non erano facili da trascorrere per lei. Di solito leggeva fino a che non le si chiudevano gli occhi e non era raro infatti che si addormentasse lì, invece che nel suo letto.

Era l’unico antidoto contro la solitudine.

Diversamente, avrebbe trascorso la notte intera a cacciare via i pensieri e le angosce per poi guardare le luci dell’alba, senza aver chiuso occhio.

Anche quella sera aveva deciso di leggere fino a crollare.

La visita degli investigatori l’aveva scossa.

Entrare nello studio di suo marito…

Leggere i suoi appunti…

Dopo tanti anni si accorse di non essere poi così forte e ora provava lo stesso dolore di quando trovò Ronald senza vita.

Una lacrima le scese sul viso.

Da un pò di tempo, meditava sull’idea di chiedere alla sua cameriera di trasferirsi in casa.

Di posto ce n’era in abbondanza.

Aveva sempre tergiversato sulla questione per non apparire debole e indifesa, ma adesso sentiva che le avrebbe fatto bene avere una persona vicino, di cui poteva fidarsi.

Mentre indugiava in quel pensiero, avvertì uno scricchiolio proveniente dal fondo della casa, seguito da quello che sembrò un leggero spostamento d’aria.

“Anna? Sei tu?”

Lo scricchiolio si ripetè.

Catherine Phoenix si alzò dal divano e percorse il corridoio. Entrando in cucina, notò che la porta che dava sul retro della casa era socchiusa.

Anna deve aver lasciato la porta aperta, pensò, devo dirle di fare più attenzione…

Richiuse la porta, ma ebbe di nuovo la sensazione di un lieve spostamento d’aria.

Impaurita, si voltò bruscamente.

Fece per tornare sui suoi passi, quando udì un rumore familiare, che veniva dal soggiorno.

Qualcuno stava sfogliando con decisione le pagine della sua rivista.

Mille sensazioni gli infuocarono la bocca dello stomaco, tanto che iniziò a sudare per l’agitazione.

Si avviò verso la sala lentamente, quasi in punta di piedi.

“Buonasera Catherine.”

La donna si bloccò di nuovo, frastornata nell’udire il suo nome.

“Non vorrai rimanere lì.” La esortò la voce: “Vieni avanti.”

Catherine Phoenix entrò nella stanza.

Seduto sul divano, c’era un uomo in eleganti abiti scuri e le gambe accavallate in una posa fiera, intento a leggere la rivista: “La tua distrazione serale.” Disse guardandola con una sorriso.

“Ma cosa…” Catherine Phoenix sentì le sue parole morirgli sulle labbra.

L’uomo si alzò, gettando la rivista sul tavolino davanti a lui e le andò incontro.

Quando le fu vicino, abbastanza da poter avvertire il suo respiro affannato, disse: “Sento i battiti del tuo cuore.”

“L-lei chi è?”

L’uomo sorrise: “L’ultimo amico di tuo marito, Catherine.”

“Mio marito?” La donna non riusciva a capire cosa stesse accadendo: “E’ un paziente di Ronald?”

Si sentì così stupida per aver parlato al presente, ma era sconvolta da quella serie di eventi improvvisi e totalmente inaspettati: uno sconosciuto si era introdotto in casa sua e non solo conosceva il suo nome, asseriva anche di essere un amico di suo marito.

Ti prego dio fa che sia solo un incubo! Pregò.

“Catherine, non è un sogno. Sei sveglia.” Replicò l’uomo con tono pacato.

Un’espressione di terrore si dipinse sul volto della donna, in preda allo sgomento: “Senta…” disse infine, chiudendo gli occhi e deglutendo allo stesso tempo, cercando di recuperare un briciolo di lucidità: “Se è qui per lui…”

Lui le accarezzò il viso, lei avrebbe voluto ritrarsi, ma era paralizzata.

“Oh no…” le disse sorridendo di nuovo: “So bene che tuo marito non è più qui da parecchio tempo.”

Poi si voltò verso il frigobar in fondo alla sala.

“Catherine” disse tornando a fissarla: “Le andrebbe un Martini?”

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John Vanhoer chiuse il diario: “Per la miseria…” Disse, scuotendo la testa.

Patrick Guilliman lo guardava appoggiato allo stipite della porta del suo ufficio, con le mani in tasca: “Caffè?” Gli domandò.

“Si, ne ho bisogno.”

Il capitano si alzò dalla scrivania e raggiunse il detective.

“E’ un peccato che all’epoca il diario di Ronald Phoenix non costituì una prova.” Osservò Vanhoer, mentre si dirigevano ai distributori automatici.

“Già. Quel bastardo sapeva il fatto suo, devo ammetterlo.”

“Cosa sappiamo sui ragazzi scomparsi?” Gli domandò il capitano, selezionando un espresso dalla pulsantiera elettronica.

“Abbiamo i nomi…” Guilliman optò per un caffè lungo ed estrasse un taccuino dalla tasca della giacca, iniziando a sfogliarne le pagine ingiallite: “Ben Russell e Dustin McGregor, entrambi tredicenni, scomparsi; Chuck Morris dodicenne, trovato morto nel suo letto dai genitori.”

“Che ne pensi?” Chiese Vanhoer, sorseggiando il caffè.

Guilliman fece lo stesso e poi disse: “Sono stati visti tutti e tre insieme l’ultima volta, a scuola. I genitori ne hanno denunciato la scomparsa il giorno successivo, mentre Chuck Morris veniva trovato morto. Neri ha esaminato i rapporti della polizia e sembra che l’aggressione a Robert Carlson avvenne lo stesso giorno in cui i tre ragazzi erano insieme.”

“Russel e McGregor risultano ancora scomparsi?”

“Si, ma è probabile che siano morti anche loro.”

“Come fai a saperlo?” Disse Vanhoer.

“Carlson lo disse durante l’interrogatorio e il diario inoltre…”

“Patrick…” Vanhoer sospirò, gettando il bicchiere vuoto nel cestino: “Non fare congetture assurde. Carlson era pazzo e punto.”

“Lo so, John.” Rispose Guilliman, dopo l’ultimo sorso di caffè: “Ad ogni modo, direi che il caso è chiuso.”

“Patrick!”

Il capitano ed il detective si voltarono e videro Daniel Neri dirigersi a passo svelto verso di loro, con un’espressione preoccupata.

“Che succede Dan?”

“Si tratta di Catherine Phoenix…” disse Neri: “…E’ morta.”

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Quando i detective arrivarono sul posto, due pattuglie che avevano provveduto a recintare la zona e ora gli agenti stavano tenendo a bada un nugolo di curiosi intenti a sbirciare verso la casa.

Il corpo di Catherine Phoenix era stato trovato quella mattina presto, dalla cameriera, mentre prendeva servizio.

Guilliman e Neri, parcheggiarono l’auto vicino alle volanti e procedettero a piedi verso l’ingresso.

All’interno, notarono la cameriera seduta su una piccola panca, nell’anticamera. Era sotto shock e l’agente che l’affiancava cercava di farla reagire ai suoi stimoli verbali e tattili.

“Signori…” Il medico legale, il dottor Roman Lingfield, uscì dal soggiorno e gli andò incontro sfilandosi i guanti e la mascherina.

“Buongiorno Roman, qual è la situazione?” Domandò Guilliman.

“In tutta franchezza è la prima volta che mi capita di vedere una morte così ridicola.”

I due detective si scambiarono un’occhiata stupita.

“Ma non voglio rovinarvi la sorpresa.” Aggiunse Lingfield: “Entrate pure.”

Gli operatori della scientifica erano all’opera e avevano trasformato il signorile soggiorno della casa, in un laboratorio scientifico ambulante.

Nell’istante in cui videro la scena, gli investigatori compresero appieno le parole del medico legale.

Il corpo di Catherine Phoenix era seduto alla poltrona e un bicchiere rovesciato in terra aveva macchiato la moquette con del liquido.

Guilliman si rivolse ad uno di tecnici, intento a prelevare dei campioni dal cadavere: “Un oliva?” Domandò.

L’operatore annuì col capo, leggermente stupito dall’intuizione del detective.

“Avevi ragione riguardo alle olive” Osservò Daniel Neri.

Guilliman soffocò un sorriso amaro, come il frutto che aveva soffocato la povera donna.

Il medico legale li attendeva in cucina: “Ve lo avevo detto.”

“Cosa può dirci Doc?” Chiese Guilliman.

“La morte è avvenuta tra le undici e le due di stanotte. Il liquido in terra è gin. Non ci sono segni di utilizzo su altri bicchieri. Stava bevendo da sola. Non è stata aggredita. Nessun segno di lotta, né di violenza. Sarò più preciso dopo l’autopsia, ma è decisamente probabile che si tratti di un incidente. Una banale distrazione o forse l’ebbrezza. L’oliva è rimasta incastrata nella gola.”

Gli investigatori ringraziarono il medico legale e tornarono verso la macchina.

“Non può essere una coincidenza.” Disse Guilliman.

“Come?” Chiese Neri.

Patrick Guilliman avvertì una sensazione serpeggiargli sotto la pelle.

Non sapeva bene cosa fosse, ma gli si era attaccata addosso come un tatuaggio scomodo.

“Alex…” disse sottovoce.

“Sei fuori di testa?” Neri lo guardò sgranando gli occhi.

“La signora Phoenix ha detto che usavano gli alcolici solo per gli ospiti e non credo che avesse così tante sere mondane ormai.”

“Potrebbe averti mentito, magari si ubriacava ogni sera. Non puoi saperlo!” Neri si guardò attorno poi disse: “I morti non tornano indietro, Patrick.”

“Dan…” Guilliman si avvicinò al ragazzo e riprese a parlare a voce bassa: “Catherine Phoenix è morta nella esatta maniera in cui è morto suo marito vent’anni fa e immediatamente dopo che noi abbiamo messo le mani sul suo diario. Se a te sembra normale tutto questo, ti assicuro che per me non lo è.”

“Non lo è neanche per me Pat, ma ti rendi conto di cosa stiamo parlando?”

“Di una cosa folle. Lo so.”

“Allora che si fa?” Gli chiese Neri.

“Speriamo che l’autopsia confermi l’opinione di Lingfiled.” Guilliman si voltò di nuovo verso la casa: “Preghiamo che si tratti solo di uno sfortunato incidente.” 

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione
  • Episodio 1: La prima volta
  • Episodio 2: Cenere alla cenere
  • Episodio 3: Il mestiere dell’investigatore
  • Episodio 4: Uno sfortunato incidente
  • Episodio 5: Vecchi amici
  • Episodio 6: Messaggi dal buio
  • Episodio 7: Il confine
  • Episodio 8: A caccia di fantasmi
  • Episodio 9: Dall’altra parte
  • Episodio 10: Il circo dei mostri
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