Uno sparo nel buio

Serie: Dopo la Catastrofe


Paul lanciò la granata fumogena ad un paio di metri dalla macchina in modo che li proteggesse adeguatamente dal cecchino che li teneva sotto tiro. Attesero qualche istante e poi Terry corse verso il portone del palazzo antistante e provò a spingere per aprire. Era chiuso a chiave ma non c’era tempo di forzarlo perché i camminatori erano ormai troppo vicini e il loro fetido odore si percepiva sin troppo bene. Questo voleva dire che l’unica opzione disponibile era sparare alla serratura e l’americano non impiegò più di cinque secondi per arrivarci: prese la pistola dalla fondina e si voltò dall’altra parte mentre premeva il grilletto un paio di volte. Un rumore metallico accompagnò gli spari e quando spinse con la spalla non trovò resistenza: potevano procedere. 

“Forza ragazzi, non abbiamo tutta la sera” urlò facendo segno di entrare.
Alberto e il tedesco non se lo fecero ripetere due volte e si guardarono intorno prima di correre dentro il buio ingresso. Quando fu il turno di Paul un proiettile lo colpì alla gamba destra lasciandolo intontito per un istante mentre il fucile che teneva in mano cadeva a terra. L’altro lo sorresse e lo spinse dentro mentre cercava di capire con lo sguardo dove si trovasse il bastardo che stava tentando di ucciderli, o forse no visto che non aveva sparato una singola volta in punti vitali. Quando il suo collega fu al sicuro si chinò a raccogliere il fucile e richiuse dietro di sé il portone.
“Prendete una sedia, un mobile, qualsiasi cosa per sbarrare questo dannatissimo ingresso: non possiamo lasciare campo libero ai camminatori o saremo morti prima di cinque minuti” era in ansia, dovevano bendare la ferita del suo amico ma dovevano anche mettersi al sicuro da possibili intrusioni.
Il
 prete corse nell’altra stanza con il coltello spianato come se si aspettasse qualche brutta sorpresa e poi tornò con un paio di sedie che posizionò sotto le maniglie in modo da bloccare tutti gli ingressi frontali.
“Hai delle bende nel tuo zaino?” domandò guardando la ferita di Paul che sanguinava copiosamente. Il ragazzo si era seduto a terra e stringeva i denti cercando di emettere meno rumori possibili per non attirare i camminatori.
“Sì” rispose Terry mentre frugava nella sacca, poi porse quanto richiesto dall’altro “sai come usarle?”
“Certo, non è la prima volta che aiuto un ferito e non sarà di certo l’ultima. Adesso cerca di stare calmo e vedrai che andrà tutto bene” disse al soldato.
“Va bene.”
“Io vado a controllare i piani superiori e porto con me il nostro amico nazista.”

Quando arrivarono all’ultimo piano, il quarto, Terry si avvicinò alla prima finestra che aveva di fronte e si tolse dalla spalla il fucile da cecchino che aveva confiscato al tedesco qualche tempo prima, lo guardò come si faceva con uno strano oggetto, nonostante conoscesse benissimo armi di quel tipo. Sapeva che l’unica soluzione per trovare un cecchino ed ucciderlo era farlo stanare da un altro tiratore scelto e, lì, non era lui.
“Ora ti slegherò le mani e tu sparerai a quel bastardo. Se proverai a fare qualche cazzata non esiterò a porre fine alla tua miserabile vita. Sono stato chiaro?”

“Sì, molto” rispose l’altro preoccupato.
L’operazione richiese pochi istanti e in un attimo l’uomo era libero di svolgere il suo lavoro. Si accostò alla finestra rimanendo in penombra e poi si mise in posizione stando attento a non far uscire la canna del fucile per evitare di essere individuato con troppa facilità. Iniziò a scandagliare gli edifici di fronte da sinistra verso destra partendo dall’ultimo piano per arrivare a terra, scorreva ogni singolo pertugio che potesse essere utilizzato da qualcuno per quello scopo, l’americano lo osservava impaziente: non era proprio un mestiere per lui quello.
“Non c’è ma ho trovato il suo ultimo nido” disse con sicurezza nella voce.
“Non c’è? Vuoi dire che ci ha sparato un paio di colpi non mortali e poi è sparito? Che senso ha?”
“Questo non lo so, forse voleva spaventarci o condurci in trappola.” 
“Maledizione, va bene. Fammi vedere” disse tenendo la pistola puntata sul tedesco.
Quando, dopo aver seguito le indicazioni del tiratore, trovò la finestra giusta capì che l’altro aveva ragione: era senz’altro l’ultimo rifugio del bastardo che aveva provato a farli fuori ma continuava a non essere chiaro il perché lo avesse abbandonato. Non aveva mai visto niente del genere: di solito si capitalizzavano tutte le occasioni per uccidere gli avversari, non si lasciavano fuggire.

“Il problema si è dileguato pochi istanti fa, noi dobbiamo andarcene” disse Terry ai suoi compagni, dopo essere tornato al pian terreno con il nazista ancora slegato.
“Hai deciso di lasciarlo libero?”
“Ci serve la sua bravura dietro l’ottica ma lo terrò accuratamente d’occhio, al primo passo falso il nostro amico farò una brutta fine, e lui lo sa molto bene.”
“La ferita di Paul non è grave ma il proiettile è rimasto dentro, se lo rimuovessi potrebbe essere vittima di un’emorragia che lo porterebbe quasi di sicuro alla morte. Dovremmo trovare un dottore quanto prima” disse Alberto. 
“Quando saremo al quartier generale sistemeremo tutto, non ho dubbi a riguardo, adesso però togliamo le tende prima che sia troppo tardi.”

Il giardino sul retro era caduto preda dell’incuria da molti anni: era evidente dalle piante che avevano invaso ogni angolo libero e cominciavano ad aggredire anche le mura della casa lasciando addosso un senso di abbandono e malinconia che Terry faticava a sopportare. Paul zoppicava e sarebbe stato un problema per la loro fuga ma non poteva lasciarlo lì, anche se sul lungo periodo era certo che avrebbero pagato pegno per quel peso. Non era tipo da abbandonare i propri colleghi nella merda e non lo sarebbe diventato nemmeno in un mondo proiettato verso la barbarie.

Si trovarono in una piccola strada secondaria che offriva molti più punti per ripararsi ma anche più ostacoli, in compenso sembrava deserta. Dovevano muoversi velocemente e molto compatti se volevano farcela. Terry ricordava l’ubicazione del quartier generale: solo cinquecento metri dalla loro posizione e sarebbero stati a “casa”, se così si poteva definire uno scantinato in un palazzo abbandonato.

“Siamo quasi arrivati, un ultimo sforzo e saremo a casa” disse nel tono più convincente che riusciva a sfoderare in una situazione del genere.
“Quanto manca?” domandò Alberto attendendo una risposta confortante.
“Cinquecento metri, alla fine di questa strada e poi a sinistra per un centinaio di passi e saremo sani e salvi.”
“Spero di farcela Terry, la mia gamba non se la passa tanto bene ultimamente” rispose Paul con un sorriso stentato che non faceva presagire nulla di buono.
“Ce la farai. Ora muoviamoci”

Arrivare alla svolta non fu molto complicato perché non c’erano camminatori, per quel che riguardava il tratto finale le cose erano differenti perché dovevano passare in mezzo ad una cinquantina di esseri che non dovevano sentirli se non volevano trovarsi in un mare di merda. Il tedesco era rimasto a fissare quella marea grigia come in attesa di un’ispirazione, non aveva mosso un singolo muscolo in diversi minuti. 
“C’è solo un modo per passare senza essere scoperti” sussurrò a Terry.
“Quale?”
“Creare un diversivo, facciamo rumore a qualche metro di distanza e poi scappiamo nella direzione che ci interessa. Hai una granata? Dovrebbe essere molto facile attirarli se produciamo un rumore così forte da non poter essere ignorato.”
“Ce l’ho. Potremmo attirare anche il cecchino, così facendo.”
“Non uscirà allo scoperto in strada soltanto per provare a farci fuori perché dovrebbe fuggire anche lui poi e non sarebbe conveniente barattare il cadavere di un americano con la propria vita.”
“Proviamo la tua strada.”

Dopo l’esplosione il tedesco e Alberto trasportarono Paul il più velocemente possibile dall’altra parte dell’incrocio mentre i camminatori si dirigevano verso il rumore, Terry rimase un po’ indietro cercando indizi della presenza del tiratore ma non ne vide alcuno. Quando arrivarono di fronte al palazzo che doveva ospitare il quartier generale trovarono la porta aperta. 
“Entriamo prima che quei bastardi tornino ad inseguirci, forza. Tedesco, tu verrai con me” disse puntandogli la pistola contro.
Era molto buio perché le finestre erano sbarrate, dovevano trovare l’ingresso per la cantina, l’americano si diresse verso le scale, accese la torcia sulla spalla e fece segno al nazista di andare avanti. Quando arrivarono in cantina videro quello che Terry non avrebbe voluto mai vedere: una pila di cadaveri ed il posto distrutto. Casse di munizioni svuotate e mappe strappate dal muro, non c’era quasi più niente di utile lì.
“Merda. Siamo fottuti” disse, lo sconforto traspariva nella voce mentre osservava quella scena drammatica. 
“Adesso che vuoi fare?”

Serie: Dopo la Catastrofe


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