Uno strano incontro

Serie: Il lupo della mulattiera


I timidi raggi del sole d’autunno attraversano le fronde ingiallite delle antiche querce e si riflettono in quel misto di verde e marrone che colora il resto della boscaglia, mentre la fresca aria mattutina pervade i Monti di Eboli, avvolgendo quei luoghi in una sottile nebbiolina. Coi suoi sentieri che attraversano boschi ed uliveti, quella grande collina si erge silenziosa, sovrastata dai monti Picentini ed affacciata a sud-ovest sulla Valle del Sele.

La guerra è finita soltanto da una manciata di anni; il regime fascista non c’è più, così come lo stemma sabaudo sulla bandiera tricolore. Il mondo è cambiato, ma non su quell’altura, dove il tempo sembra essere fermo da sempre. Soprattutto è sempre lì quella sua vecchia mulattiera che collega il piccolo paesino di Olevano sul Tusciano con la più grande Eboli: utilizzata perlopiù dai contadini e qualche sparuto viandante, rappresenta una fondamentale bretella di collegamento tra le due cittadine.

E in quella uggiosa mattina autunnale, così come del resto tutti i giorni, a percorrere quella stradina vi è Rossella, una giovanissima olevanese, studentessa dell’istituto magistrale di Eboli. Scarpe pesanti, gonna lunga e la solita mantellina rossa sulle spalle, al di sotto della quale sbuca la borsa portata a tracolla, con dentro i libri e una merenda; la ragazza attraversa quel ripido sentiero per andare a scuola, con quel pallido sole che si riflette sulle sue gote rosa e sui suoi capelli neri, raccolti dietro la testa.

Con costanza e determinazione, affronta, da sola, quel polveroso sentiero sterrato che la conduce fino a scuola. Lo fa ormai con abitudine e tranquillità; seppur disagevole, quella è da sempre una strada sicura, su cui non succede nulla di brutto da tempo immemore. Quella mattina, però, è come se ci sia qualcosa di diverso nell’aria. Uno strano sentore, alimentato certamente dall’alone di mistero che si manifesta nella foschia e dal leggero venticello fresco che accarezza i rami, animandoli in una sorta di danza magica. Ciò però non rallenta i passi sicuri di Rossella che è quasi a metà del cammino quando nota qualcosa di insolito. Decide, così, di deviare leggermente dal suo percorso, avvicinandosi, con circospezione, ad una singolare visione che le si para dinanzi.

Seduto e a piedi nudi, su di un masso nascosto dietro un groviglio di rovi, appare alla vista della studentessa un giovane dall’aspetto umile e piuttosto trasandato. Gli stracci che indossa presentano dei vistosi strappi un po’ ovunque e sul suo bel volto, pallido e ancora sbarbato, è impressa un’espressione di forte dolore. Sembrerebbe intento a fasciarsi, con grossa difficoltà, la spalla sinistra apparentemente ferita, non accorgendosi affatto del cauto avvicinarsi della ragazza.

Rossella intuisce chiaramente la situazione di difficoltà di quello strano giovanotto, a cui decide di rivolgersi, non senza una certa titubanza.

“Buongiorno, serve aiuto?” gli chiede la giovane con fare educato.

Il ragazzo scatta in piedi spalancando i suoi grandi occhi grigi come quel cielo autunnale e apparendo visibilmente frastornato, quasi spaventato, da quell’inaspettata attenzione. Il movimento improvviso, però, gli provoca una evidente fitta di dolore a quella spalla che tenta subito di coprire con la mano, quasi a volerla nascondere alla vista della sua interlocutrice.

“Signurì, b-buongiorno. Non vi preoccupate, è tutt’apposto. Grazie assai,” risponde lui con un certo sforzo.

Tali rassicurazioni in quell’italiano alquanto stentato, però, non convincono affatto Rossella, ormai certa della situazione di difficoltà del giovane e della sua ferita.

“Sei sicuro? Mi sembri ferito…fammi vedere che magari ti posso aiutare…”

Tale insistenza, però, non fa altro che agitare ancora di più il poveretto, inducendolo ad indietreggiare.

“No…non è niente, state tranquilla. Arrivederci!”

Detto questo, volta le spalle alla ragazza sempre più stranita e, lesto e agile come una lepre inseguita dai cacciatori, scappa via, scomparendo velocemente nella boscaglia più fitta che si distende verso la vallata.

Rossella resta per qualche momento interdetta, prima di riprendere il suo cammino accompagnata dagli interrogativi che quello strano incontro le ha fatto sorgere.

Chi era quello strano giovane? E perché era ridotto così?

Sono queste le domande che le passano nella testa, fino a quando ella giunge finalmente ad Eboli, dopo aver attraversato il vecchio ponticello sovrastato dal campanile dell’antico convento di San Pietro alli Marmi e dalle austere torri del Castello Colonna. Anche per le vecchie strade in discesa della città, però, è come se quella mattina aleggiasse qualcosa di misterioso ed insolito. In giro non c’è quasi quasi nessuno e le finestre delle case sono in gran parte ancora chiuse, nonostante non sia più molto presto. Ancora sbarrati sono anche i pesanti portoni in legno, affacciati sulla via e sovrastati dai loro massicci archi di pietra.

Accompagnata, quindi, soltanto dal rumore dei suoi passi sul selciato umido dei viottoli e da quello forse ancora più forte dei suoi pensieri, Rossella giunge finalmente a scuola, sulle cui scale esterne, come ogni mattina, la attende Maria, sua amica e compagna di banco. Quest’ultima le si avvicina di corsa afferrandole le braccia con le sue esili mani e si rivolge a lei con uno sguardo a metà tra un’insolita eccitazione ed una profonda paura.

“Rossè, hai saputo?”

“Veramente sono appena arrivata…che è successo?”

“’O pumpunaro! ’O pumpunaro!”

Rossella osserva stranita la sua amica nell’udire quello strano nome, mai sentito prima d’ora.

“E che sarebbe ’sto pumpunaro?!”

“Aè, Rossè…’o lupo mannaro! Stanotte se n’è fatto vivo uno, era un’eternità che non se ne vedeva uno qui…”

La giovane olevanese non riesce a trattenere una risata, convinta di essere oggetto di uno dei soliti scherzi che Maria, ragazzina di Eboli vivace e sempre allegra, era solita farle ogni tanto. L’espressione di quest’ultima, però, si fa sempre più seria.

“Rossè ma che ti ridi?! Non sto scherzando…ha azzannato al braccio una signora ieri sera tardi, vicino alla fontana della piazzetta…una cosa terribile, Signore mio!”

Rossella ricorda che nelle pagine di qualche racconto fantastico ha letto del licantropo, la misteriosa creatura di cui adesso sente parlare. Ovviamente, però, mai avrebbe creduto alla sua reale esistenza. Tantomeno mai si sarebbe aspettata di sentirne parlare laggiù, nelle sue terre.

“Marì ma che dici? Un mannaro? Cioè un uomo che di notte si trasforma in un mezzo lupo?”

“Sì! Ma non ti sei accorta che in strada non scende nessuno? Sono ancora tutti spaventati…meno male che quella signora abitava lì vicino ed il marito è sceso subito appena l’ha sentita gridare, pensando bene di portarsi il fucile. Bum! Un solo sparo e l’ha colpito…vanno dicendo, però, che l’ha pigliato solo di striscio su una spalla e perciò quel demonio se l’è cavata solo con una ferita, prima di scapparsene in mezzo ai boschi…”

All’udire ciò, un brivido mai provato prima percorre la schiena della ragazza che, solo poco prima, aveva incontrato quello strano giovanotto lì sulla mulattiera. Ferito proprio ad una spalla.

I pensieri non fanno in tempo, però, ad affollare la sua mente che il suono della campanella li interrompe per un momento; è ora di andare in classe, ma alla scuola, quel giorno, Rossella dedicherà ben poca attenzione.

Serie: Il lupo della mulattiera


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Ciao Raffaele, avevo avuto già modo di leggere il racconto ma ora riesco finalmente a commentarlo 😀 Mi piace la tua conoscenza del folclore locale, imparo sempre qualcosa di nuovo. Non conoscevo la leggenda del “pumpunaro”. E mi è piaciuta l’assonanza con la fiaba di “cappuccetto rosso”. Non abbiamo proprio nulla da invidiare ai miti d’oltreconfine, la nostra splendida Italia offre mille sorprese e misteri.

    1. Ciao Micol, ti ringrazio molto! Vero, la nostra cultura popolare è ricca di storie e leggende che affascinano e incantano. Con i miei racconti cerco, molto umilmente, di dare un mio piccolissimo contributo affinché tale patrimonio non venga del tutto disperso.

  2. Ciao Raffaele, finalmente ho trovato un po’ di tempo per sedermi comodo e iniziare la tua serie. 🙂
    Da questo primo episodio – merito delle descrizioni accurate – mi sembra di capire che si accosterà a qualche leggenda del folclore italico. La cosa si fa davvero interessante! 🙂 Il finale mi è piaciuto in particolar modo, con questa campanella che quasi ti lascia in bilico… preda della curiosità. Gli elementi per indurre il lettore a proseguire immediatamente con il secondo capitolo ci sono tutti, i miei complimenti. 🙂

    1. Ciao Giuseppe, sì, si tratta di una vecchia leggenda delle mie parti, alla quale ho unito elementi di una “nota fiaba” 🙂 e anche qualche elemento storico. Mi fa molto piacere che tu stia apprezzando!

  3. “I timidi raggi del sole d’autunno attraversano le fronde ingiallite delle antiche querce e si riflettono in quel misto di verde e marrone che colora il resto della boscaglia”
    Iniziamo alla grande!

    1. Grazie Giuseppe, cerco sempre di “disegnare” lo scenario all’inizio di ogni storia. Sono contento che ti sia piaciuta questa scelta 🙂

  4. Bellissimo inizio. Concordo con i commenti precedenti, l’atmosfera è ben descritta ed impreziosita dal racconto della bimba che fa chilometri a piedi per andare a scuola.
    Complimenti!

    1. Grazie Vincenzo! 🙂 Sì, come dicevo anche a Sergio si tratta di luoghi e situazioni reali, per la cui descrizione mi sono stati molto d’aiuto alcuni racconti locali. A questi, poi, ho mischiato un po’ di elementi fantastici e folcloristici.

  5. Sono davvero contento che questa sia una serie, perchè vuol dire che la vicenda ci accompagnerà per un po’! 🙂 Mi associo al commento di @alessandroricci: anche a me è proprio piaciuto il modo in cui hai costruito una “scenografia” storica, verosimile e ricca di dettagli, ed in mezzo ci stai allestendo una vicenda fantastica.
    Da fan delle citazioni, ho gongolato quando hai sottolineato che Rossella (ma dai 😉 ) indossavva una “mantellina rossa”. Quale indumento migliore, per incontrare un lupo?
    Ecco, è la cura per i dettagli che fa la differenza 🙂

    1. Grazie ancora Sergio, rispondo anche qui. Per quanto riguarda la scenografia, l’ho praticamente “disegnata” in base ai racconti degli anziani locali 🙂 La mulattiera esisteva davvero ed era attraversata anche da qualche giovane studente/studentessa dell’epoca…ovviamente Rossella l’ho immaginata io per i motivi che hai subito intuito 🙂 Per ciò che concerne “o’ pumpunaro”, invece, è una tipica leggenda ebolitana… 😉 Dai mi fermo qui…non vorrei “spoilerare” 😀

  6. “ma non su quell’altura, dove il tempo sembra essere fermo da sempre”
    Eh si, il tempo scorre più lento lì sopra. La modernità non è arrivata. D’altronde, Cristo si è fermato un po’ più in sotto, no? 🙂
    Posso leggerci una citazione, un omaggio, fatto con delicatezza? 🙂

    1. Ciao Sergio! Guarda, in realtà non era voluto (non ci ho fatto caso nemmeno io! 🙂 )…però sì dai, ci sta tutto, vista l’ambientazione (che tra l’altro è praticamente dove vivo, Olevano sul Tusciano è il mio paese) 🙂 Anche perché un omaggio (stavolta voluto eccome) a Carlo Levi e al suo capolavoro l’ho inserito nel mio ultimo libro 😉

    2. ma dai! allora mi son fatto trascinare dalla mia passione per le cit, e ne ho trovata anche una che in realtà non c’era! 🙂 O, se vogliamo, che era involontaria 😀

    1. Grazie Alessandro! Sì, è una storia che ha vari elementi reali, mischiati ad altri di fantasia popolare.

  7. Ciao Raffaele, innanzitutto devo dire che è sempre un piacere leggere una penna valida. Questo primo episodio, oltre a essere ben scritto, è carico di profumi e sensazioni appartenuti al passato prossimo di una parte della nostra bella Italia. I dialoghi li ho trovati credibili, ben inseriti nel periodo storico descritto. Poi, vabbè, il lupo mannaro è pur sempre una creatura oscura e io con l’ oscurità vado a nozze. Ahahah

    1. Grazie Dario…sì, uno degli intenti è proprio quello di inserire questo racconto in una particolare cornice storica e ambientale. Felicissimo di questo tuo apprezzamento!