Un’ottima idea

Serie: Cuore Nero

“Sei forse impazzito!?”

John Vanhoer era scattato in piedi facendo sobbalzare la scrivania e mandando all’aria alcuni fogli che caddero fluttuando sul pavimento.

Scuoteva la testa, poi guardava il detective in piedi davanti a lui, poi scuoteva di nuovo la testa e tornava a guardarlo.

“Io non capisco…” disse iniziando a camminare nervosamente su e giù per il suo ufficio: “Ma che problemi hai?”.

“Capitano…”

Patrick Guilliman tentò di intervenire con voce incerta: “…Credevo fosse…”

“Una stronzata Patrick! Ecco cos’è!” Lo interruppe Vanhoer “Una stronzata colossale!”

Il capitano fece ampi respiri nel tentativo di calmarsi.

Guilliman lo osservava andare avanti e indietro con le mani sui fianchi.

Non era la prima volta che discutevano a causa dei suoi metodi ma non gli interessava, non si sentiva a disagio o in difficoltà.

Vanhoer aveva fiducia in lui e avevano costruito questo rapporto anche grazie anche alle miriadi di discussioni avute negli anni.

Funzionava così, faceva parte del mestiere.

In principio c’erano urla e imprecazioni.

Tremavano le pareti e volavano oggetti.

Poi Vanhoer si calmava, ascoltava la sua versione e gli dava carta bianca.

Era bravo nel suo lavoro e Vanhoer lo sapeva.

Ma doveva pur far finta di protestare.

Era pur sempre il capitano.

“John, vuoi darti una calmata?” Disse Guilliman con un sorriso velato.

“Calmarmi?!” Vanhoer si bloccò e lo guardò stizzito.

Sbuffava come un bufalo che rallenta finalmente la sua corsa, dopo essere scappato alle fauci di un predatore.

Prese di nuovo a camminare, ma più lentamente.

“…Calmarmi…” ripetè sottovoce.

Portò una mano alla cravatta e ne allentò il nodo.

Fece lo stesso con il bottone del colletto della camicia e poi si avvicinò alla scrivania. Aprì l’ultimo dei cassetti e pescò un pacchetto di sigarette, riposto sul fondo dietro vecchi fascicoli dimenticati.

Non si considerava un accanito fumatore, per questo le teneva così nascoste.

Sentiva il bisogno di nicotina in situazioni di forte stress e quella situazione ora ne richiedeva un’abbondante dose.

Guilliman era una fonte inesauribile di stress.

Esserci affezionato lo faceva incazzare ancora di più e quando combinava quel genere di casino era sempre indeciso se accendersi una sigaretta o estrarre la pistola e sparagli.

Ma poi optava sempre per la sigaretta.

Sedette di nuovo e aspirò il tabacco, chiudendo gli occhi.

Percepiva lo sguardo divertito del detective su di lui e aspirò di nuovo.

Infine, alzò lo sguardo stanco verso Guilliman e disse: Bene genio dell’investigazione, accomodati…” disse esortando Guilliman a parlare, con un cenno della mano.

Il detective si avvicinò alla scrivania e sedette su una delle due sedie di fronte.

“Capo lo so che è poco ortodosso, ma questo Mendel è uno stimabile psichiatra, un veterano in questo genere di casi.”

“Doppia personalità…”

“Esatto. Carlson potrebbe davvero…”

“Me lo hai già detto questo va’ avanti.” Disse Vanhoer, con un nuovo sbuffo.

“Franz Mendel ritiene che, se conduciamo Robert Carlson sulla scena dell’omicidio, potremmo capire se Alex esiste realmente.”

“E se anche fosse?” Domandò Vanhoer passandosi una mano fra i capelli. “A parte la malattia mentale di un professore di matematica, che probabilmente non insegnerà più, cosa ci può dimostrare?”

“Beh, Carlson ritiene che Alex abbia commesso materialmente l’omicidio.”

Vanhoer espirò l’ultima nuvola di tabacco e spense la sigaretta, schiacciandola ripetutamente nel posacenere.

“Dunque, ricapitoliamo…” disse poi giungendo le mani sulla scrivania e sporgendosi in avanti.

“Non solo hai dato informazioni riservate su un caso aperto, incluso il nome di un sospettato, ad uno sconosciuto totalmente estraneo alle indagini, ma ora vuoi anche condurlo, assieme al sospettato di cui sopra, sulla scena del crimine, che essendo proprio una fottuta scena di un fottuto crimine è riservata anch’essa e vuoi fare tutto questo nel tentativo che, rivivendo quei momenti, Carlson possa in qualche modo confermare la presenza di un suo alter ego, che a sua volta sarebbe il vero colpevole della morte di Lucas Dawson.”

“Ehm…Esatto.”

“E vuoi seguire questa via senza uno straccio di prova.”

“Ehm…Si.”

Vanhoer iniziò a ridere istericamente.

“Udite udite!” Urlò poi: “Il fatidico giorno in cui Patrick Guilliman si è bevuto il cervello è infine arrivato! Certo quando uno ha un intuito brillante come il tuo, a cosa servono le prove giusto? Rappresentano solo le fondamenta dell’investigazione fin dai tempi…Non so…Della preistoria! Ma il grande detective Guilliman se ne sbatte di questa roba!”

“Davvero esilarante…”

“Non c’è un cazzo di esilarante, Pat.” Disse Vanhoer tornato di colpo serio: “Ti sei dimenticato di cosa è successo otto anni fa?…Anzi…Cosa è successo a entrambi? Non credere che pur standomene in questo ufficio non ne abbia subito anch’io le conseguenze!”

“Lo so…” ammise il detective, aggiungendo poi sottovoce: “Beh, non ti è andata poi cosi male…”

Vanhoer lo fulminò con lo sguardo.

Stava per replicare ma Guilliman alzò immediatamente le mani in segno di resa.

“John so quanto hai fatto per me e te ne sono grato” disse.

“Ma siamo a un vicolo cieco e lo sai anche tu. Hai parlato di prove, ma non ce ne sono. Non abbiamo nulla. La scena era pulita. La droga ritrovata nello zaino di Lucas Dawson non è servita a nulla, se non a far passare ore di terrore al custode notturno. L’unica maledetta pista è questo dannato Carlson che è venuto da noi e ha confessato una storia assurda e fuori da ogni logica. Ma è pur sempre tutto ciò che abbiamo. Se riuscissi anche solo escluderlo completamente dalle indagini, mi andrebbe più che bene e allora sarà solo un cazzo di professore con problemi psichiatrici, che non insegnerà più.”

Vanhoer non ripose.

Trascorse qualche attimo in cui sembrò riflettere sulle parole di Guilliman, poi disse: “Bel discorsetto. Dì la verità, te lo eri preparato?”

“Un pò. Come sono andato? Ho corso troppo?”

“No era buono. Pause e tutto il resto.”

Sorrisero.

“Beh anche la tua parte dello starsene in questo ufficio era tosta davvero.”

Vanhoer si rassegnò.

Aveva rischiato la sua posizione per proteggerlo anni prima, ma era proprio per lo stesso motivo che non poteva permettersi di metterlo da parte.

Guilliman era un detective, nient’altro.

Una vita senza il suo lavoro sarebbe stato come spingerlo in un baratro.

Si sarebbe autodistrutto.

Al diavolo i suoi metodi e al diavolo questo caso. Patrick poteva farcela. Poteva risolverlo. Se fosse andato tutto a rotoli, lui era pronto ad affrontare nuovamente le conseguenze.

Ma questo non lo avrebbe mai ammesso davanti al detective.

“D’accordo.” Disse infine il capitano “Contatterò il preside Longfellow e chiederò di farvi accedere dopo le lezioni. Ma mi raccomando, la stampa va tenuta a bada.”

“Non preoccuparti.” Disse Guilliman alzandosi.

“Non fare niente di stupido, Patrick.”

Guilliman aprì la porta dell’ufficio del capitano e si voltò.

“L’ho già fatto John.”

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 4: Il professor Robert Carlson
  • Episodio 5: L’interrogatorio
  • Episodio 6: Il Carlson-dentro-lo-specchio
  • Episodio 7: Analisi
  • Episodio 8: Non c’è altra scelta
  • Episodio 9: Un’ottima idea
  • Episodio 10: La scena del crimine
  • Episodio 11: Lui è qui
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

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    Discussioni

    1. Siamo ormai all’epilogo, questo episodio è stato interlocutorio, ma che ben caratterizza il rapporto tra Guilliman e Vanhoer. A questo punto, non vedo l’ora di scoprire quale colpo di scena mi riserverà il finale?!