Uomo del suo tempo

Quest’uomo era non solo intelligente ma più che intelligente e per questo ebbe l’importante intuizione che lo portò a conoscere la verità, che era poi quella che, incredibile ma vero, lui si era immaginato.

Il suo nemico veniva dal futuro. Non c’erano altre spiegazioni. Come altro avrebbe potuto avere la stessa identica idea? Quell’uomo gli aveva infatti rubato un’idea redditizia, ma aveva commesso un errore : aveva sottovalutato la nascita di quell’idea, due anni prima non era affatto sufficiente. Erano almeno cinque anni che lui ci pensava. E quando stava per rendere finalmente concreto il suo pensiero…ecco che lo stesso prodotto era uscito sul mercato. Lo stesso nome per lo stesso prodotto. Nemmeno un po’ di fantasia. O forse era stato per superstizione? Allora aveva capito: quell’uomo possiede una macchina del tempo, altrimenti non potrebbe sapere tutte queste cose esattamente come le so io. La grafica, l’interfaccia, il nome, è tutto identico! aveva urlato in un solitario lamento. Era andato a conoscerlo e gliel’aveva detto non appena l’aveva visto. Lei possiede una macchina del tempo. Lui gli aveva risposto con una risata ma quella era solo la superficie. Al di sotto vedeva l’inquietudine. Lei possiede una macchina del tempo e mi ha rubato un’idea redditizia, sono cinque anni che ci penso. L’uomo aveva tentato di allontanarlo e allora lui, schivando le sue squallide mani, gli aveva inferto un pugno nello stomaco. Era crollato a terra e lui era entrato in casa urlando Dov’è ? Dov’è? , aprendo delle porte a casaccio senza sapere nemmeno che cosa cercare. L’uomo si era ripreso subito e l’aveva raggiunto, poi spingendolo contro un muro lo aveva tramortito per qualche istante.

– Se ne vada subito! – Mentre lo spingeva fuori di casa. Ma quell’uomo era intelligente e sapeva che il suo nemico veniva dal futuro e non desisteva. Allora con un’altra mossa di arte orientale lo aveva buttato a terra e trascinato in casa. Chiusa la porta gli si era messo con le ginocchia sopra e l’aveva obbligato a parlare.

– Parla! Gli aveva intimato. Ma lui più che parlare proferiva ingiurie di tutti i tipi. – Tu vieni dal futuro! Gli urlava contro, con esasperata convinzione. – Confessa! Confessa! – È vero, è vero. – gemendo infine aveva ammesso. – Mostrami la tua macchina del tempo- gli aveva ordinato, tirandolo su dal pavimento.

– Mi segua.

Ed erano entrati nel salone della casa: una stanza ovale bianca con soffitto a vetrata con ramificazioni in legno chiaro. Sicuramente un’idea del futuro, aveva pensato.

– Mi aspetti qui. Aveva lasciato la stanza. Poco dopo si presentava con una forchetta ed un bicchiere ripieno di una sostanza bianca e densa.

-Che cos’è?

-È la macchina del tempo.

-Fottiti non me la bevo.

-E invece devi berla! Devi berla con la forchetta in bocca mentre ti concentri sulla destinazione che vuoi raggiungere.

-Dimostramelo! gli aveva urlato addosso.

-Assolutamente no, è molto doloroso- aveva risposto facendo un passo indietro. -E poi potrei tornare indietro prima del tuo incontro e ucciderti, se la uso prima io – aveva aggiunto con compiaciuta saccenza.

-Allora perché non lo fai?

-Perché la stessa persona non può fare due viaggi nel tempo consecutivi, non funziona così.

-Perché?

-Non lo so, non l’ho progettata io.

-E chi è stato?

Sollevando le braccia al cielo, aveva risposto, esasperato.

-Un cinese!

– Avanti, dammi quella forchetta.- Aveva ringhiato e gliel’aveva strappata di mano.

-Cosa devo fare?

-Devi bere quel liquido con la forchetta in bocca mentre ti concentri sulla destinazione. Al primo viaggio puoi tornare indietro solo di qualche minuto. Ora prova e poi vediamo come metterci d’accordo. E l’uomo se l’era bevuta. – Sa di yogurt- aveva detto con la bocca piena.

Poi era morto. Alla fine non era poi così intelligente.

-Coglione. Aveva commentato scuotendo la testa e guardandolo con disprezzo , mentre quello giaceva sul pavimento con la bava alla bocca. Si era gustato il silenzio di quella assurda morte per una manciata di secondi. Poi, dopo essersi guardato intorno, aver inspiegabilmente pensato a Schumann e a delle piante tropicali che sarebbero state bene in quel salotto, ad alta voce aveva esclamato:

-Facciamo 5 anni prima e non se ne parla più! – E schiacciando un minuscolo bottone comparso sul suo naso era imploso.

Pubblicato in LibriCK