V – Arisa

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


Patra seguì i due assassini, tallonandoli ad un paio di passi di distanza. Principessa era uscita dalla bisaccia e gli si era portata a fianco; mago e gatta cercarono di rendersi invisibili, consapevoli che la loro presenza era di disturbo.

In giardino Patra si era lasciato trascinare dalla bellezza del luogo, incantato dalla vegetazione: molte piante gli erano sconosciute e quando aveva chiesto al Lord Nero la loro provenienza gli era stato rivolto uno sguardo severo. Sguardo che si era tramutato in un chiaro monito, nel momento in cui aveva tentato di sfiorare la foglia panciuta di un cactus in fiore. Il Mago aveva messo le mani nelle tasche del mantello e smesso di chiedere, ma anziché intristirsi aveva diretto il suo interesse su altro.

Il Lord e la Bestia camminavano appaiati; perfino il loro passo era identico. Una coreografia bizzarra, marziale, che Patra trovò affascinante. Non parlavano: il loro silenzio li ammantava di un’aurea solenne. Si chiese se fosse la comune professione a renderli ombre gemelle: l’impressione che ne aveva ricavato era quella, nonostante la differenza d’altezza fra i due.

Raggiunto il maniero, Alo lo attese sulla soglia per sussurrargli qualcosa all’orecchio.

«Non toccare nulla.»

Patra roteò gli occhi, più divertito che infastidito. Aveva compreso di dover attingere all’accortezza con cui si era avvicinato al Pater i primi giorni assieme: in punta di piedi, cercando di captarne gli umori come avrebbe fatto con un animale. Perché la Bestia era questo. Un animale pericoloso, privo di sentimenti espressi. Le “bestie” non avevano mai spaventato il mago: per alcuni aspetti erano molto più semplici degli esseri umani, mancavano di ipocrisia: qualunque fosse la natura delle loro pulsioni, non mentivano a se stesse.

«Io e Principessa faremo attenzione.» Premette con ostinazione le mani contro il tessuto delle tasche, lasciandosi sfuggire un sorriso impertinente.

La gatta rivolse all’elfo uno sguardo sdegnato e ad Alo non rimase che fare un respiro profondo.

Una volta all’interno del salone principale, Patra non riuscì a trattenere un moto di meraviglia: la sua impressione fu quella di non aver abbandonato il giardino. La doppia scalinata laterale, che conduceva al piano superiore, era addolcita dai viticci d’edera che sembravano nascere dal marmo stesso. Ad un esame più attento Patra notò che la pianta prendeva nutrimento dalla terra contenuta in strette vasche rettangolari, che seguivano il perimetro dello scalone.

Un paio di domestici indaffarati, presenze discrete e benevole, gli passarono davanti senza mancare di omaggiarlo con un inchino. Scomparvero quasi per magia, superando un varco ad arco ben mimetizzato.

«Da questa parte.»

Il mago comprese che l’invito era stato pronunciato a suo beneficio: Alo sembrava del tutto a proprio agio in quella dimora.

Il Lord Nero li condusse oltre un arco parallelo a quello in cui si erano dileguati i domestici, introducendoli in un ampio studio. Le pareti erano completamente rivestite in tavole d’abete rosso, lucide come uno specchio. C’erano libri, ovunque, ma non librerie. Impilati in ordine apparentemente casuale su dei piccoli tavolini dalla fattura squisita, disseminati nella stanza.

Quell’ordine nel disordine affascinò il mago.

Il suo occhio cadde sulle mappe geografiche aperte, che facevano bella mostra di sé; erano state stese su una delle scrivanie poggiate alla parete a nord. Il Lord Nero li condusse lì e li invitò ad avvicinarsi.

Patra si limitò a dare uno sguardo alle pergamene disseminate accanto alle mappe, annotazioni vergate in una grafia aguzza.

«Per quale motivo state dando la caccia a Scarlet Vader?»

Alo glielo spiegò brevemente. Pur conciso, non lesinò alcun particolare e il mago si ritrovò a sorridere nella speranza di non apparire agli occhi del Lord ancora più inadeguato.

L’assassino ascoltò senza dare segno di giudizio nei suoi confronti.

«Comprendo. Giovane amico, come ben sai gli Assassini amano e vivono nell’eterna ricerca di una storia perfetta. Ti racconterò la mia, anche se non sono solito farlo.»

Patra annuì, sperando che il Lord facesse loro cenno di accomodarsi da qualche parte. Quando comprese che non sarebbe successo, vinse la tentazione di poggiare le spalle alla parete e se ne stette ben dritto. Principessa si accucciò a sedere impettita, imitandolo, raddrizzando le orecchie.

«In verità, è una storia molto semplice.» Negli occhi dell’uomo apparve una scintilla di divertimento. «Quando ero bambino l’Uomo dal Mantello Rosso è giunto per me e mia sorella: Arisa era nata da pochi mesi. Dopo aver sbrigato le faccende che mi erano state assegnate, mi sono recato nella stanza in cui dormivamo e ho trovato Scarlet Vader accanto alla sua culla. La teneva fra le braccia.»

L’espressione del Lord si dipinse di uno strano contrasto, rabbia e tristezza.

«Lei era la ragione per cui mi svegliavo al mattino. La sua nascita mi aveva portato pace, uno scopo: ho giurato che l’avrei protetta a costo della vita.»

Patra ricordò le parole del padrino. “Di norma un uomo ha accanto una donna, cara al suo cuore… una moglie, una compagna, una madre, una sorella o una figlia.” Avrebbe mai incontrato la “sua”?

«Ero un bambino, a quell’epoca avevo otto anni. Mi sono avventato su di lui e l’ho coperto di calci e pugni: non ha mosso un muscolo, indifferente, degnandomi di meno attenzione di quella che avrebbe avuto per una mosca. Arisa ha continuato a dormire tranquilla, quasi fosse sotto effetto di un maleficio. Quando ho visto il braccio di Scarlet Vader tendersi per afferrarmi sono scappato e mi sono nascosto sopra un albero.»

Il Lord tacque per alcuni istanti, immerso nei suoi pensieri.

«Sapeva dov’ero.» Quando ritrovò la voce, sembrò essere venuto a patti con l’emozione. «Non ha cercato di prendermi, se n’è andato portando con sé Arisa. L’ho visto salire sulla slitta e dare un lieve colpo alle briglie, spronando l’Unicorno al galoppo. Si è allontanato lasciando di sé solo l’eco del tintinnio delle campanelle.»

Il mago aveva seguito ogni parola con particolare partecipazione. Se prima si era sentito avvolgere dalla tristezza, l’accenno all’Unicorno accese il suo entusiasmo.

«L’Unicorno esiste!»

Il Lord reagì a quell’apparente mancanza di rispetto inaspettatamente: scoppiò a ridere. La sua voce baritonale, tonante, riempì la stanza.

«Venite, c’è una cosa che desidero mostrarvi.»

Lo seguirono ad un’altra scrivania, dove il Lord prese una mappa di pergamena finissima, quasi trasparente sovrapponendola ad un’altra.

«Ho sempre amato le stelle, da bambino davo loro un nome immaginario: ho seguito con lo sguardo la slitta di Scarlet Vader fino a quando mi è stato possibile, memorizzato la direzione in cui si è allontanata facendo riferimento al cielo notturno.»

Patra e Alo abbassarono lo sguardo. Nella pergamena trasparente era stata tracciata una mappa stellare particolareggiata: poggiata sull’altra, divideva le terre del nord in dieci quadranti. Il Lord ne indicò due, posti ad est.

«Sarani era splendente quella notte: la stella dell’inverno era sorta prima del tramonto e illuminava la volta celeste come una fiamma viva.»

L’assassino posò un dito sul quadrante più orientale. «Ho già battuto questa zona, palmo a palmo.»

Gli occhi del mago si spalancarono. «Dei del Cielo, è un territorio enorme!»

Il Lord spostò il dito sul secondo quadrante, a ridosso della rappresentazione di una cinta montuosa. «Rimane poco da controllare, non posso permettermi di morire proprio ora. Ho assoldato un paio di squadre mercenarie in cui ripongo assoluta fiducia e affidato a loro le ricerche: poche lune fa ho ricevuto notizie interessanti.»

«Lo hai individuato?» Alo tornò ad alzare lo sguardo, incontrando quello dell’uomo che gli era stato maestro.

«Il vostro arrivo non può essere che un segno.» Gli occhi del Lord si strinsero leggermente, sfidando l’elfo a pronunciare parola. «Vengo con voi.»

Alo lo studiò per alcuni secondi, prendendo nota della sua espressione risoluta. Le sue labbra si piegarono, socchiusero, impudenti.

«Non mi serve un’altra palla al piede.»

I denti del Lord fecero capolino dalle labbra scure: ancora forti, in grado di staccare la carne a morsi.

Il mago, per nulla disorientato, decise di dare fine a quello scontro di volontà fra “bestie”.

Caricò la voce di tutta l’indignazione che gli fu possibile trovare. «Palla al piede? Mi sento ferito nel profondo, come Gatto Mannaro ed alchimista. Appena nella mischia ti darò motivo per porgermi le tue scuse!»

I delicati padiglioni auricolari di Alo sembrarono fremere, infastiditi dall’improvviso stridio. Tuttavia, sentì nascere l’ombra di un sorriso. Scambiò un’occhiata con il Lord Nero trovandolo del suo stesso umore.

«Farai bene a mantenere la tua promessa!»

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Umoristico / Grottesco

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Discussioni

  1. ummmm anche i Lord entra nella squadra, sono proprio curioso di vedere come combatte il mentore di Alo e ancora di più di vedere quello che farà Patra, spero nella piattola gigante assassina ma forse sarà ancora meglio. Patra Rules.
    Al prossimo episodio.

    1. Ciao Alessandro, so che hai già letto l’episodio successivo e che la tua curiosità è stata soddisfatta.
      Il povero Patra non intendeva esattamente ottenere quel risultato, ma è riuscito a uscirne ugualmente vincitore 😀

  2. Bello questo episodio! Anche qua, come altre volte, ci hai regalto una “storia nella storia”, quella del Lord Nero e della sorellina Arisa. Episodio che da un lato ha ruolo di transizione, per spiegarci i pesonaggi e prepararci all’azione, eppure non è soltanto un ponte, anche qua il lettore trova molta carne al fuoco! E come la migliore delle grigliate, l’ho divorato!

    1. In questo episodio mi è piaciuto entrare in Patra, sotto la sua scorza “favolosa” si nasconde un uomo intelligente. La sua capacità di parlare con gli animali lo rende capace di intuire la Bestia: anzi, ti dirò di più, credo sia la persona fra quelle più vicine ad Alo a comprenderlo meglio.

    1. Ti dirò la verità, dentro la mia testa accadrà (e non sarà una gatta), anche se di una compagna non se ne parla nemmeno