V – La Leggenda del Gatto Mannaro

Serie: La Leggenda del Gatto Mannaro - La Bella e la Bestia


Al richiamo del Re, l’intera sala parve cadere sotto l’effetto di un incantesimo di congelamento. Le guardie reali si erano fermate con l’arma a mezz’aria e perfino le damine avevano frenato la corsa per volgere lo sguardo all’indietro. Negli occhi di ognuno c’era confusione, sospetto, timore. Ad Alo le loro espressioni parvero pietrificate. Ne approfittò per abbassare il pugnale con cui aveva già inferto un graffio di poco conto sulla carotide dell’armigero, che aveva attaccato alle spalle utilizzandone il corpo come scudo, tenendo comunque alta la guardia.

«Che attendete, dunque?»

La nuvola rosa scomparve, rivelando la figura del sovrano che con inaudito coraggio aveva afferrato l’orchessa trattenendola per un braccio. Lei se lo scrollò di dosso facilmente, snudando le zanne per puntare al suo collo.

«Guardie, uccidete il mostro!»

Gli armigeri si scambiarono uno sguardo, quasi a volersi sincerare di non essere i soli ad aver udito quelle parole. Fino a quel momento avevano finto di non vedere per timore del Re, cieco alle fattezze della regina. I più coraggiosi mossero un passo, seguito da un altro. Una volta certi che quello non era un sogno bizzarro, né una trappola, accorsero in aiuto del sovrano.

«A morte il mostro!»

Rimasto solo Alo abbassò del tutto l’arma.

Joffer osservava la scena da poco lontano e le sue labbra erano piegate nell’accenno di un sorriso: tremavano, quasi avesse dimenticato come articolare quella felice espressione.

«Ha funzionato…»

«Messer Gatto Mannaro è il miglior mago alchimista dell’intero continente.»

«Sia lodato il cielo!» Joffer scoppiò in risata fragorosa.

Gli ospiti rimasti all’interno della sala decisero di dare man forte e si riversarono in direzione del trono come un fiume in piena.

Non era la prima volta che Alo assisteva a scene simili e il suo disprezzo per molti umani nasceva da debolezze come quella. La paura era un sentimento dai mille volti, capace di indicibili atrocità qualora amplificata nel branco. I volti dei cortigiani erano piegati dall’istinto più becero, dal desiderio di procurare dolore per esorcizzare quanto avevano sofferto.

Prima di allora nessuno aveva osato levare mano sull’orchessa, assoggettandosi ad una situazione che tutto sommato li voleva al sicuro: non erano i loro figli a perire. Alo li odiò: non erano che teatranti che avevano donato alla Regina falsi sorrisi ed apprezzamenti. Ora che si sentivano al sicuro la assalivano come un branco di fiere selvagge. Per quanto “mostro”, l’Orchessa non era peggiore di loro.

L’assassino volse lo sguardo su Joffer, constatando che il sorriso sul volto dell’uomo era scomparso e i suoi occhi si erano colmati di angoscia.

«Leggiadra…»

L’elfo riportò lo sguardo sugli scranni, notando che l’illusione che faceva apparire la Principessa umana stava svanendo. Afferrò Joffer prima che potesse fare un passo, impedendogli di buttarsi nella massa informe di corpi pressati attorno agli scranni.

«Cautela, umano. La tua amata non è sola.»

Una delle dame si era concessa un attimo per prendere respiro e in quel mentre aveva alzato lo sguardo sulla fanciulla. Sollevò un braccio con un grido, indicandola. «Anche la Principessa è un mostro!»

Patra si era portato accanto a Leggiadra non appena era scoppiato il parapiglia, temendo il peggio.

«Tenete, bevetela di un fiato e non vi preoccupate. Appena vi sentite pronta, correte come il vento e raggiungete gli altri.»

La giovane annuì e, sebbene terrorizzata, confidò ancora una volta nel mago. Bevve il liquido verde contenuto all’interno della fiala in un unico sorso, avvertendo uno strano calore che dalle piante dei piedi risalì fino alle guance.

«Mostro dannato!» Dopo aver spalancato gli occhi fingendo fervore, il mago si fece più vicino imponendo le mani su di lei. «Non permetterò che tu faccia del male ad alcuno. Muori, il fuoco del mio potere ti riduca in cenere!»

Dopo pochi istanti la pelle della fanciulla manifestò le stesse reazioni di quella dell’Orca Regina e presto una coltre rossa l’avvolse fra le sue spire. Patra iniziò a gesticolare nello stesso modo in cui avrebbe fatto per acchiappare una mosca, dissipando le volute di fumo. Una volta disperso, di Leggiadra non rimaneva che la veste caduta al suolo.

Joffer tentò di divincolarsi, ma la stretta dell’elfo si fece ferrea.

«Pazienza…»

L’uomo digrignò i denti, chiaramente intenzionato a ribellarsi. Cercò con la mano libera l’impugnatura della daga, con l’intento di snudarla e affrontare l’assassino.

«Guarda!»

Joffer seguì lo sguardo dell’elfo, puntandolo sul pavimento di marmo rosa. Un insetto, uno scarafaggio grande quanto un pugno, si era fatto largo fra i piedi dei cortigiani e zampettava verso di loro a tutta velocità.

«Appena hai raccolto Leggiadra, vieni al punto convenuto.» Alo sciolse dalla stretta con cui lo tratteneva, dileguandosi con immediatezza.

La guardia si inginocchiò, posando entrambe le mani a terra; quando la bestiola vi si arrampicò le chiuse a coppa per proteggerla.

Una volta in piedi Joffer cercò di individuare il mago in mezzo alla confusione. Il giovane si era tolto la giubba e aveva preso ad avanzare in direzione della porta.

«Con permesso… scusate…»

Molti gli si affannarono intorno alla ricerca di notizie, impedendogli il passo per alcuni secondi, e Patra rispose loro con un sorriso vago e una smorfia perplessa.

«Cos’è accaduto?»

«È stato Messer Gatto Mannaro?»

Il mago scrollava le spalle. «Un mago… no! Un assassino! Un guerriero! Messer Gatto Mannaro ha ucciso le orchess… ehm, le orche!»

Altri due passi e veniva circondato da un altro capannello.

«Melanzana! Messer Gatto Mannaro indossa una giubba color melanzana, assai alla moda, l’ho visto correre in direzione del Re!»

Quando raggiunse Joffer la camiciola di cotone bianco che indossava era bagnata di sudore, ma la sua soddisfazione era evidente.

«Vedo che hai raccolto il tuo tesoro!»

L’uomo annuì, incerto: non sapeva se essere o meno felice.

Patra lo precedette, invitandolo a sbrigarsi con un cenno della mano. «La pozione ha un effetto temporaneo, entro un paio di giorni la Principessa riacquisterà le sue fattezze.»

Rinfrancato dalla notizia Joffer si concesse un sorriso e lo seguì tenendo lo scarafaggio al sicuro. Nella confusione nessuno si chiese perché la guardia si allontanasse e i due raggiusero le mura dopo aver soddisfatto la curiosità dei popolani radunati all’esterno. Avevano udito del trambusto e il nome di Messer Gatto Mannaro si era levato in una supplica. Quando seppero che l’Orca Regina era perita proruppero in esclamazioni di gioia, lodando il prode che li aveva liberati dal mostro.

Nell’impossibilità di fare ritorno all’Orso Nero, Alo aveva caricato il bagaglio nelle bisacce e sellato le cavalcature: Shawo e Belle, la pezzata di Patra, li attendevano nelle vicinanze. Nel momento in cui lo raggiunsero l’elfo aveva già sistemato i finimenti, deciso a partire quanto prima. Accolse i due uomini con uno sguardo attento, sincerandosi che nessuno li avesse seguiti fino a lì.

Patra si buttò sul prato, ancora eccitato per quanto era accaduto: scoppiò a ridere ignorando del tutto l’espressione seccata dell’assassino.

«Non sapevo che le avventure fossero divertenti!»

Alo scosse il capo, deciso. «Questa è la prima e l’ultima a cui partecipi.»

Il mago si mise a sedere di scatto, con gli occhi lucidi per la delusione. «Perché mai? Hai visto, Messer Gatto Mannaro è stato fantastico.»

«Ne canteranno le gesta nei secoli, ma questo non è il tuo destino.» L’elfo indicò l’uomo rimasto in piedi, che li osservava chiaramente confuso. «Devi occuparti di loro.»

Joffer sembrò ritrovare la voce. «Cosa intendi?»

«Luras è il posto ideale per cominciare una nuova vita. La gente è abituata a farsi gli affari propri, nessuno vi chiederà da dove venite e chi siete; non avrete difficoltà a trovare degli acquirenti per i gioielli.»

L’umore di Patra mutò e il mago riacquistò il buon umore. «Posso ospitarvi per qualche tempo. La mia abitazione è piuttosto grande, se non vi danno fastidio i gatti per me non è un problema.»

Alo colse lo sguardo poco convinto dell’uomo. «Mettila così. Se Leggiadra non riacquisterà il suo vero aspetto, potrai uccidere Patra senza doverlo cercare in lungo e in largo.»

«Ehi!» il giovane si adombrò leggermente, rivolgendo all’elfo una smorfia seccata.

Joffer si strinse nelle spalle, sorpreso e grato per l’offerta. Lui e Leggiadra non avevano mai pianificato la fuga nei dettagli: ne avevano ragionato per anni, ma nel loro intimo avevano sempre temuto di non poter realizzare quel sogno.

“Grazie.” Non riuscì a pronunciare altra parola.

Alo gli si avvicinò, sostandogli di fronte. «Una mano lava l’altra.» Indicò Patra con un cenno del capo. «Portalo a casa tutto intero, è un pazzo furioso ma ho per lui un affetto sincero.»

«Guarda che ti sento.»

L’elfo si mosse verso il mago, piegandosi su un ginocchio per poterlo guardare negli occhi.

«Hanno bisogno di te, Messer Gatto. Non sono io, l’eroe. Sono un tagliagole alla ricerca di un attimo che non riuscirà mai a raggiungere, la mia via non è la tua.»

«La Strega del Bosco dei Rovi Ardenti? Come farai, senza di me?»

Alo sorrise serafico. «Dovresti conoscermi, non è ancora nata la creatura in grado di porre termine alla mia vita.» Con uno slancio insolito, allungò una mano per scompigliargli i capelli. «Farò ritorno, “bestiolina”.»

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Discussioni

    1. Ciao Ivan. Quando ho scritto questo racconto ti avrei detto che era davvero l’unica avventura del Gatto Mannaro, ma ora… potrebbe non essere così ;D

  1. Ciao Micol. Parto subito col farti i complimenti per questi bellissimi cinque episodi, ogni tanto qualcosa di “leggero” (nei toni s’intende) ci sta tanto! L’avventura mi ha ricordato un racconto inserito nel primo libro della serie dello strigo di Sapkowski, “Il Guardiano degli innocenti”, forse per la maledizione della principessa o forse per lo scambio di battute tra i tuoi due simpaticissimi personaggi. Alo e Patra sono stati all’altezza della situazione, una coppia stravagante che ha saputo tenere altro il ritmo della narrazione. Mi è piaciuto molto il finale, con il gesto di Alo che lascia intendere quanto cuore ci sia in quel personaggio. 🙂 Brava, brava, brava! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, mi sono divertita con questo intermezzo ;D
      Le prossime storie saranno decisamente più cupe, ho in mente di pubblicarne una per Halloween. Sì, Alo ha cuore ma lo tiene ben stretto e non lo “spreca” facilmente.

  2. “Il mago si mise a sedere di scatto, con gli occhi lucidi per la delusione. «Perché mai? Hai visto, Messer Gatto Mannaro è stato fantastico.»”
    Che piccolooooo, che gattooooo, che teneroooo

    1. Ti dirò che ieri io e Nikita abbiamo parlato di un progetto piuttosto eccentrico. Quindi, dico “chissà”

  3. Ciao Micol, ho preferito leggere questa avventura tutta in una volta, gustarmela fino in fondo, ed è stata una bella avventura! A tratti mi ha ricordato Il guardiano degli Innocenti di Sapkowski, o comunque un’avventura contenuta in esso, laddove i duetti tra Alo e Patra mi hanno ricordato a tratti quelli tra Geralt di Rivia e Ranuncolo il bardo, divertenti e frutto di una grande amicizia, ma anche la storia in sé ha un po’ il sapore di quelle avventure condite da maledizioni e pozioni. Tutta l’atmosfera, insomma, mi richiama il Witcher, e sono andato in estasi! La tua bravura non si smentisce, inserendo anche lo spunto riflessivo riferito alla gente che, dissolto l’incantesimo del potere (e non quello dell’orchestra), si scagliano contro chi falsamente adoravano in precedenza. Solo il re era cieco, ma la gente, per soggezione, è stata più cieca del sovrano! Ti sei mossa tra il comico, il melanconico, il sentimentale senza dimenticare il pizzico di azione che ha reso, lo dico, questa serie la migliore in assoluto di tutte quelle che hai scritto, senza mancare rispetto alle altre! E aggiungo, che quest’avventura, assieme ad altre, merita di far parte di una splendida raccolta di avventure di Alo la bestia, personaggio incredibile che potrebbe diventare leggenda… Pensaci, perché lo merita! Per il resto, I miei complimenti per questa splendida avventura fantasy😁!

    1. Ciao Tonino, hai fatto benissimo! Ho pubblicato questa serie a cadenza giornaliera proprio perchè il lettore potesse assaporarla tutta di un sorso 😀
      Alo sta diventando, come dicono dalle mie parti, “una cosa grande”. Ho dei progetti su di lui, sento che potrebbe nascerne qualcosa di buono, Ti ringrazio per seguirmi sempre con lo stesso entusiasmo, e davvero un grande stimolo per me e mi concede di credere nei miei sogni

    1. Sì, è la conclusione 😀
      Come dicevo è possibile che io scriva un episodio sull’incontro di Alo e Patra, ma non sarà umoristica. Quanto a questa miniserie il mio intento era fare quattro risate con voi e sono contenta di esserci riuscita 😀

    1. Ho sbagliato a commentare messaggio… copio incollo quello che ho scritto sotto ;D
      Non è detto, forse prima o poi Patra comparirà a fianco di Alo per un’altra avventura. Al momento, non è in programma. Sto invece pensando ad un episodio che racconti come lui e l’assassino si siano incontrarti ed Alo abbia deciso di prendersene cura

    2. indubbiamente è una storia interessante! sarà bello scoprirlo, ora che abbiamo conosciuto Patra “da grande” 🙂

  4. “Non era la prima volta che Alo assisteva a scene simili e il suo disprezzo per molti umani nasceva da debolezze come quella.”
    Codardi all’inizio, diventano feroci solo quando sono in branco ed hanno la certezza della vittoria. Già, capisco il disprezzo di Alo.

    1. Non è detto, forse prima o poi Patra comparirà a fianco di Alo per un’altra avventura. Al momento, non è in programma. Sto invece pensando ad un episodio che racconti come lui e l’assassino si siano incontrarti ed Alo abbia deciso di prendersene cura

  5. Finale perfetto per questa serie. Come ti ha scritto anche Alessandro, molto bello e profondo il passaggio delle considerazioni di Alo riguardanti il genere umano.
    Mi è piaciuto anche come hai “gestito” la tensione in tutto l’episodio, con i momenti concitati all’interno della sala e la serenità dei protagonisti una volta portata a termine con successo la missione.
    Bravissima! 🙂

    1. Ciao Raffele, grazie per aver seguito la serie fino alla fine 😀
      Qualche considerazione “seria” ci stava bene, anche perchè purtroppo il comportamento rappresentato non è così irreale.
      Questa, comunque era una bella favola e sono felice che l’hai apprezzata nonostante il tono “leggero” 😀

  6. Siiii un lieto fine, avevo paura che la tua stregaggine mi rovinasse questa bella avventura, che, lo dico senza falsi servilismi, mi è piaciuta veramente molto. Ogni mattina ho aspettato il nuovo racconto impaziente di sapere come sarebbe andata a finire e questa è la dimostrazione di quanto mi abbia appassionato.
    Brava Micol

    1. Ciao Ale, hai visto? 😀
      E dai, non potevo rovinare questa bella favola: ci voleva il “e vissero felici e contenti”. Desidero tranquillizzarti per quanto riguarda il destino di Leggiadra, tornerà ad assumere il suo consueto aspetto e Joffer non dovrà uccidere il povero Patra.
      Ti ringrazio per aver seguito questa serie come “fanboy”, non mi era mai capitato 😀 😀 😀