Vampiro

Serie: Etimmé

Marta pregava in un cantuccio della cucina. A quale Dio, i Cani chiedevano misericordia? A Chi affidavano le loro vite in balia del capriccio del padrone? Aran se lo chiese, con amarezza. Possibile fosse lo stesso Dio che vigilava il cielo al di là degli Appennini?

Nonostante i suoi timori Romeo non aveva ostacolato il suo proposito. Si era limitato a ritirarsi con il resto della servitù anzitempo, rivolgendogli un’occhiata pungente. Era sua intenzione metterlo alla prova.

Aran aveva imbavagliato e rinchiuso il buon Perseo in una delle dispense nell’interrato. Anche se aveva ricavato soddisfazione nell’infilare uno straccio in bocca al vecchiaccio, aveva prestato attenzione a non causargli danno: non era lui, il suo nemico.

Gli altri cani di città non erano fonte di preoccupazione. Come di abitudine avevano trovato ricovero nel borgo contadino e nessuno di loro aveva interesse a presentarsi alla masseria senza un ordine diretto del notabile.

Rimase in cucina assieme a Marta, attendendo, come un’ombra parzialmente illuminata dal riverbero delle lingue di fuoco visibili dallo sportello della stufa in maiolica.

Un semplice corridoio lo separava dall’alcova. Al sopraggiungere di Nicolo si era chiesto se la gelosia lo avrebbe obnubilato al punto da compiere qualche sciocchezza: al contrario, la freddezza e il calcolo avevano preso posto in ogni suo pensiero.

Poco lontano giaceva Eve. Nuovamente bambola, i capelli sciolti come unico indumento a velarle il corpo. Le candele spente per non dare rinnovata luminosità alla pelle e consistenza alla carne. Docile, muta, saziata dal sangue attinto da lui negli ultimi due giorni. In attesa del sonno dell’amante e signore.

Lanciò un’occhiata sfuggente all’orologio a pendolo, per la millesima volta: un automatismo che sfuggiva al suo controllo. Erano trascorse tre ore. Riordinò i pensieri, abbracciando con lo sguardo l’ampio tavolo che di norma accoglieva i cani in occasione del pasto. Vi era posato un punteruolo che aveva affilato personalmente, una decisione che aveva sorpreso lui per primo.

Dei passi affrettati infransero i suoi pensieri. Aran si staccò dalla penombra in cui si era celato e avanzò con cautela in direzione del corridoio. Eve gli corse incontro, buttandosi fra le sue braccia, e lui la strinse posandole un bacio sul capo: tremava come una foglia al vento. Le accarezzò la schiena come avrebbe fatto con una bambina impaurita, sussurrandole all’orecchio.

«Ora non hai più nulla da temere…»

Non chiese nulla, sapeva che l’Effimera aveva portato a termine con successo il suo compito. Gli era bastato scorgere il suo viso: lo sguardo tormentato e le labbra sporche di sangue.

Si sciolse dall’abbraccio, sollevandole il volto per incontrare i suoi occhi. Brillavano febbricitanti: non di eccitazione, ma di spavento.

La mano di Aran si posò sulla guancia di lei, accarezzandola, e scivolò verso il basso nel tentativo di cancellare le gocce vermiglie che le sporcavano il mento e le labbra. Per alcuni secondi, al viso di Eve si sovrappose quello della nobile bambina incontrata alla Capitale dopo il “banchetto” offerto da Nicolo agli amici. 

«Solo il cuore, ci rende esseri umani. Il tuo è grande e nulla potrà cambiare questa verità”.»

Eve annuì, quasi timidamente, arretrando di un passo. Per Aran era giunto il tempo di agire.

«Marta ti aspetta accanto al focolare.»

Attese che se ne fosse andata. Fece ritorno solo per afferrare il punteruolo: non volse lo sguardo alle donne per un ultimo saluto.

Percorse i metri che lo separavano dall’alcova sentendo nascere un sorriso fra le labbra. Anche se non aveva mai messo piede nell’alloggio privato di Nicolo, non lo sorprese scoprire che il mobilio si adattava perfettamente all’immagine che il Notabile aveva di sé. Mobili in legno massiccio, enormi, occupavano ogni angolo: candelieri d’argento, dipinti provenienti da altri secoli, tappeti orientali dai colori vivaci. Le colonnine del letto a baldacchino sorreggevano un ridicolo tendaggio di seta bianca, decorato da buffi volani. Nicolo giaceva disteso sulla schiena, apparentemente addormentato: il lenzuolo che gli cingeva i lombi era candido, immacolato.

Aran sedette sul bordo del letto, osservandolo. I piccoli fori al lato del collo si erano cauterizzati in fretta, la saliva di Eve aveva provveduto a fermare l’emorragia. Nel corso della stagione invernale i denti dell’Effimera si erano fatti forti, tanto da riuscire a rompere noci e staccare brani di carne a morsi. Eve aveva prosciugato il “freddo” al punto che solo un esile velo lo legava alla vita.

Nicolo gli apparve indifeso. Umano. La pelle bianca si confondeva con le lenzuola e la sua immobilità era rotta solo dalla pulsazione alla carotide scoperta: teneva una guancia poggiata sul cuscino, esponendo il lato sinistro del volto.

Non aveva mai ucciso un uomo disarmato. Tanto meno, addormentato. Aveva sognato di affrontarlo a viso aperto, lottare per la libertà in modo onesto. Quando aveva compreso che non era possibile avere la meglio sul notabile, si era lasciato prendere dallo sconforto. Scoprire la vera natura dell’Effimera aveva dato nuova speranza al suo proposito. Mai avrebbe pensato di essere il tipo d’uomo in grado di colpire l’avversario alle spalle: la prigionia lo aveva cambiato.

Dopo aver calcolato la giusta angolazione, sollevò il punteruolo poggiandolo al petto di Nicolo: nell’interstizio fra la terza e la quarta costola, lato sinistro.

Perché mai aveva scelto quel modo per mettere fine alla sua vita? Ci aveva pensato a lungo, scavando nel profondo della sua anima. L’ultimo atto cinematografico a beneficio del Notabile? Era certo che, potendosi osservare dall’alto, Nicolo avrebbe amato quella morte.

No. Era il senso di colpa, in modo perverso, ad avergli suggerito quella via.

Con le ginocchia saldamente poggiate al materasso, il corpo dell’etimmè sotto il suo, affondò un colpo netto, deciso: vi mise tutta la forza e la rabbia che aveva represso fino ad allora.

Nicolo non si mosse di un millimetro: le palpebre del “freddo” rimasero immote, l’ultimo impercettibile sospiro fece socchiudere le sue labbra.

Aran fu raggiunto da un singolo schizzo di sangue che gli imbrattò il viso. Le sue mani mollarono la presa di colpo e il punteruolo rimase ben fisso nel petto del Notabile.

Si alzò lentamente, pulendosi il volto con la manica della tunica. Nessuno squillo di tromba, nessuna soddisfazione. Solo il senso di colpa per non aver concesso ad Eve alcuna scelta: per averla resa un vampiro. Ne era ossessionato al punto da aver eletto Nicolo a simulacro del suo peccato. L’ultima dannazione che lo avrebbe reso non un cane, ma uno sciacallo.

Lasciò la porta dell’alcova aperta e si diresse alle cucine, da dove sopraggiungeva il vociare dei domestici che risiedevano alla masseria. Al suo ingresso ogni sussurro si spense di colpo. Cercarono i suoi occhi con i loro, pieni di domande, paure, speranze. Si era reso responsabile della loro vita. Eve indossava una vestaglia di lana e sostava nei pressi della stufa in compagnia della madre. Qualcuno s’era preso la briga di liberare Perseo: l’eunuco era accasciato su una sedia e piangeva come un bambino cui erano stati strappati i genitori.

Romeo raggiunse Aran, sovrastandolo con la sua mole imponente. Il sorriso sarcastico non aveva abbandonato le sue labbra.

«Hai ottenuto quanto desideravi, randagio. Siamo nelle tue mani.»

Aran abbracciò i presenti con lo sguardo, chiedendo al Dio che vigilava il cielo al di là degli Appennini la forza per compiere l’ultimo atto.

Mentre affilava il punteruolo, aveva fatto i conti con la realtà: spegnendo la vita di Nicolo avrebbe condannato Eve a morte certa. Nell’ordine naturale non c’era posto per una creatura come lei. La paura avrebbe spinto recessivi e freddi ad agire nello stesso modo.

Quando giunse ad incrociare nuovamente gli occhi di Romeo, il canto del gallo annunciò l’approssimarsi dell’alba. Le labbra dell’eunuco erano piegate nella medesima espressione di scherno mista a tristezza. Aran non aveva voluto dare ascolto ai suoi avvertimenti ed ora doveva assumersi il peso delle sue scelte.

Al secondo richiamo del gallo, Aran decise del suo destino.

Serie: Etimmé
  • Episodio 1: Cane
  • Episodio 2: Nicolo
  • Episodio 3: Effimera
  • Episodio 4: Eve
  • Episodio 5: Rondini
  • Episodio 6: Vampiro
  • Episodio 7: Giuda
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    Commenti

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Tonino, Aran in fondo è un essere umano e come tale fallibile. Ciò che viviamo ci cambia e questo è incontestabile. Nella mia intenzione la prigionia e il declassamento a Cane, non più Uomo, ha inciso molto nelle scelte di Aran. Vediamo un po’ come finisce, magari ci saranno altre sorprese ;D

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Raffaele, in questa serie desideravo “depistare” il lettore 😀
        Forse è più pacata delle altre, decisamente diversa, ma Aran è comunque un personaggio complesso dai mille volti: si può amare o detestare. Non rimane che l’ultimo episodio per chiudere il cerchio.

    2. Antonino Trovato

      Ciao Micol, nonostante Aran abbia scelto questa via, credo che sia stato spinto dal contesto, dalla prigionia come tu stessa ricordi. Il lato oscuro è sempre presente, magari celato. Aran rappresenta la nostra intima imperfezione secondo me, anche se io patteggio per lui, e in fondo ha dei sentimenti, nonostante si sia servito di questi o se ne servirà anche nell’episodio conclusivo. Mostri tutta la sensibilità e la fragilità di Eve, che crede ciecamente in Aran. È stato solo il senso di colpa a guidare la sua mano? Io credo ci sia anche molto rancore… a questo punto, la conclusione potrebbe chiarire molte cose circa la parabola di questo personaggio, e detto fra noi, ho la sensazione che per Aran non finisca bene, non so perché😁😁😁, al finale dunque😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, Aran in fondo è un essere umano e come tale fallibile. Ciò che viviamo ci cambia e questo è incontestabile. Nella mia intenzione la prigionia e il declassamento a Cane, non più Uomo, ha inciso molto nelle scelte di Aran. Vediamo un po’ come finisce, magari ci saranno altre sorprese ;D
        (non avevo postato il commento come risposta… ogni tanto faccio confusione.)