VI – La Spia

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


«Comprendo il motivo che ti ha spinto ad occupartene.»

Alo non distolse lo sguardo dal fuoco, continuando ad alimentarlo con i rami che aveva raccolto nel bosco.

Avevano lasciato la pianura da quattro giorni ed altri quattro li dividevano dalla meta finale: i Monti Taglienti. Secondo le informazioni ricevute dal Lord Nero, ai loro piedi si estendeva una foresta pressoché impenetrabile. Secondo le leggende locali chi aveva varcato i suoi confini non aveva mai fatto ritorno; i mercenari si erano limitati a segnalarne la posizione e inviare un rapporto dettagliato.

Le squadre si occupavano della ricerca già da una decina di anni e nel tempo l’attenzione dei componenti si era affinata: si recavano di villaggio in villaggio, chiedendo, investigando. Avevano imparato a decifrare ogni inflessione e silenzio.

L’unica cittadina a ridosso dei Monti Taglienti, Mirando, aveva attratto la loro attenzione in modo particolare. Chiedendo ai bambini di Scarlet Vader, cosa che facevano in ogni luogo, si erano resi conto che nessuno di loro conosceva la sua leggenda. Le madri non erano solite utilizzare l’Uomo dal Mantello Scarlatto come spauracchio per spaventare i figli. Il Lord Nero era convinto che gli adulti conoscessero una verità nascosta al mondo intero: forse per paura, forse per interesse, tacevano.

Dopo aver esaminato le mappe, avevano deciso di prendere la via più breve evitando le strade battute.

Il Lord Nero aveva tenuto il passo, concedendosi di tanto in tanto un sorso del liquido contenuto nella fiaschetta che aveva portato con sé. Patra aveva riconosciuto immediatamente l’odore del composto, un filtro di longevità preparato con il siero secreto da un raro pesce di acqua dolce. Aveva suggerito qualche aggiunta, per alleviare i crampi allo stomaco che l’intruglio provocava dopo l’assunzione, allungando al Lord qualche granello di sale prelevato dalle boccette che aveva riposto nelle bisacce. L’assassino aveva trovato beneficio da quel rimedio ed aveva preso ad osservare Patra con sguardo differente.

«È un impiastro. Ho accettato questo incarico per avere la giusta motivazione per liberarmene.»

Il Lord Nero sorrise.

Patra si era allontanato, portando con sé la gatta, dopo aver spiegato loro che doveva accorrere in aiuto di uno scoiattolo volante depresso. La bestiola era troppo pavida per tentare il “volo” e si era ritirata a vita solitaria.

«È intelligente. La stessa qualità che mi ha spinto ad addestrare un damerino elfo, la cui dote migliore era quella di indossare i panni di una stupenda fanciulla.»

Alo alzò gli occhi dal fuoco per incontrare quelli dell’uomo.

«Gli assassini donna sono i migliori. Riescono a raggiungere qualsiasi bersaglio, irretirlo, manipolarlo. Sono le vittime ad offrirsi loro, stese in un piatto d’argento. Sei stato tu, ad insegnarmelo.»

Il Lord Nero sospirò. «Ah… bei tempi, quelli. Eravamo il Re e la Regina di ogni ricevimento di gala.» Scoppiò a ridere, seguito a ruota dall’elfo.

Una volta riacquistata la compostezza, lo sguardo del Lord si fece divertito. «Non uccideresti mai tuo figlio.»

Non appena pronunciate quelle parole udirono dei passi in avvicinamento. Patra sbucò da dietro un cespuglio, esponendo solo il capo.

«Non posso fermarmi, volevo solo avvisare che farò ritorno a notte fonda. Cenate pure senza di me.»

«Un altro “topo”?» Alo piegò le sopracciglia in un’espressione annoiata.

«No, una grizzly. Sta per partorire e il cucciolo è in una brutta posizione: devo raggiungere il piccolo, girarlo, e …»

Il Lord Nero sollevò una mano rapidamente, stroncandolo. «Non credo di voler sapere altro.»

Patra annuì e scomparve come era arrivato.

Alo scosse il capo, lasciandosi sfuggire un sorriso. Il Lord aveva ragione, non avrebbe mai ucciso la sua “bestiolina”. Rivolse al mentore uno sguardo significativo, sapendo che avrebbe compreso al volo.

«Tu non dirglielo.»

***

Giunti a Mirando decisero di concedersi una sosta di un paio di giorni.

Dopo essere entrati dalla porta principale della piccola città murata, furono presi dallo stupore. Quasi nessuno conosceva quel borgo, se non per un’indicazione riportata sulle mappe più accurate: nessun viaggiatore aveva decantato le sue lodi spargendole ai quattro venti.

Le abitazioni di Mirando erano costruite in pietra e legno a vista, bellissime baite a due piani che si affacciavano ad una via lastricata di pietra grigia. Le botteghe esibivano insegne di legno scolpito: molte, riportavano l’immagine di un animale totemico.

Lo sguardo del Lord cadde sugli abeti secolari che ingentilivano l’abitato, disposti a macchia; i prati erano pieni di bambini che giocavano a palla o all’acchiapparella. Gatti e cani si aggiravano per le strade con disinvoltura, ben nutriti; Principessa tirò fuori la testa dalla bisaccia e Patra le fece cenno d’andare. Era certo che li avrebbe ritrovati senza difficoltà.

Il Lord Nero fermò la cavalcatura per indicare loro un cartello. «Poco più avanti c’è una Locanda che possiede una fonte termale.»

«Ci andiamo?» Quando si rivolse ad Alo, gli occhi di Patra erano illuminati dalla felicità. «Ti prego, ti prego, ti prego!»

L’elfo non riuscì a trattenere un moto di fastidio. «Dei del Cielo, non hai più sei anni! Ti sembra possibile reagire in questo modo per un po’ d’acqua calda?»

«Di norma sono locali piuttosto esclusivi, troveremo camere pulite e confortevoli. Le mie vecchie ossa gradirebbero un po’ di quell’acqua calda.»

Patra fu lieto dell’appoggio dell’uomo. Il suo sorriso si fece ammiccante. «Uomini ricchi attirano fanciulle ben disposte a fare loro compagnia…»

Il Lord scoppiò a ridere, ammiccando a sua volta. «Certo che ti conosce bene, damerino.»

Alo si limitò a corrugare le sopracciglia. «Siete pessimi.» Detto ciò, diresse la cavalcatura nella direzione indicata dal cartello e i due umani si scambiarono uno sguardo divertito.

***

La locanda si rivelò all’altezza delle aspettative del Lord. In quel momento erano gli unici a soggiornarvi e la proprietaria, una affascinante trentenne dallo sguardo vivace come quello di una cerbiatta, si prodigò per rendere il loro soggiorno piacevole.

Tilda li conquistò con la dote per cui era conosciuta in tutta Mirando: la cucina. Fece assaporate loro gusti inconsueti, abbinamenti che Patra volle indovinare divertendo la locandiera.

Le vasche non erano da meno. L’acqua leggermente sulfurea rilassò le loro membra, portando via la stanchezza. Si accorsero che Tilda non perdeva occasione per entrare nel locale, vuoi per rassettare i panni offerti agli ospiti per asciugarsi o per lamentarsi di qualche sciocchezza occorsa in paese. Quando chiese loro il motivo che li aveva spinti fino a lì, il Lord Nero si limitò a spiegare che desiderava visitare quella parte di mondo prima di morire. Secondo quando i mercenari avevano riferito all’assassino, i residenti non amavano parlare di Scarlet Vader.

Si concessero un lungo bagno, lasciando le vasche solo all’approssimarsi del tramonto; si ritirarono nella rispettiva abitazione privata per indossare degli abiti, quindi raggiunsero quella assegnata al Lord Nero per fare il punto della situazione.

«Non avremo miglior fortuna dei mercenari, nessuno ci dirà nulla di utile.» Alo osservò il mobilio tirato a lucido. «Ho il sospetto che questa splendida locanda sia uno specchietto per le allodole: di norma non ha ospiti. Nessun mobile o suppellettile ha graffi, né danni dovuti all’usura. I piatti in cui ci è stato servito il pasto erano nuovi. Dobbiamo muoverci da qui non appena fatto giorno.»

«Concordo.» Il Lord Nero annuì. «Meglio partire non appena sorto il sole. Peccato» stirò le spalle, facendo scrocchiare le ossa «mi sarebbe piaciuto godere della compagnia di Tilda per qualche giorno. È una donna graziosa e un’ottima cuoca.»

«Nemmeno gli animali ci verranno in aiuto.»

Il tono pensieroso di Patra fece convergere su di lui gli sguardi di Alo e del Lord.

«Quando ci siamo fermati nella scuderia per alloggiare i cavalli, ho scambiato qualche “chiacchiera” con un topo di passaggio. Appena ho chiesto dell’Unicorno, se n’è andato senza degnarmi di un saluto.»

Pur senza averlo chiesto direttamente al mago, l’elfo contava di utilizzare la sua capacità per ricavare informazioni. La notizia del suo fallimento lo mise di malumore.

«Ma non è un problema.» Patra riacquistò l’entusiasmo. «Abbiamo un’arma segreta.»

Il giovane si avvicinò alla finestra, aprendola quanto bastava per far passare Principessa. La gatta si aggirò nella stanza pigramente, valutando ogni angolino: alla fine, scelse di accucciarsi sopra una morbida coperta di pelliccia stesa sul letto.

Patra la indicò, fiero. «Sono certo che Principessa ha raccolto tutte le informazioni che ci servono.» 

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Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Umoristico / Grottesco

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Discussioni

  1. Ah, la Locanda mi piace un sacco! Se poi ad Alo non scoccia, gli chiederò l’indirizzo per Orion! 😁
    Concordo col commento di Ale su come sia azzeccata l’alleanza Patra/Lord, il modo bonario di mostrare affetto.
    Mi hanno poi piacevolmente sorpreso due scoperte di questo episodio: Patra che parla con gli animali (e che fa da psicologo e veterinario, una specie di Dottor Doolittle) e Principessa che è più di un gatto comune…

    1. Anche a me non dispiacerebbe immergermi in quell’ “acqua” calda e rilassarmi qualche ora. Questa volta Patra si è reso più utile rispetto all’avventura con l’Orca, non si è limitato a chiacchierare con gli amici animali come le eroine anni 40 della Disney. Principessa ormai è parte attiva della squadra, se mai dovessi scegliere un altro party da inviare da qualche parte ci farei un pensierino. Una promozione, ora la poverina interpreta il “pet” del buon mago

  2. Mi piace molto la strana alleanza di Patra e il Lord nello sfottere Alo, hai intrecciato benisismo rapporti e affetti nel trio.
    Bella ‘idea che Patra abbia portato la sua principessa con un scopo all’inizio sconosicuto.
    Bravissima

    1. I tre personaggi sono legati da sentimenti sinceri, sono felice di essere riuscita a rendere il loro rapporto. Quanto a Principessa, ti dirò che nemmeno io immaginavo fosse una “spia”. Il povero Patra non è riuscito a cavare un ragno dal buco con gli animali che ha interpellato, non si fidavano di lui, ma la gatta era al di sopra di ogni sospetto ;D