VIII – Scarlet Vader

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


«Confesso di essere commosso, Rudolph figlio di Joery. Nessuno, tranne te, si è preso il disturbo di cercare gli infelici che ho portato con me.»

Il Lord Nero avanzò di un passo, fermato dalla stretta dell’elfo: Alo aveva poggiato una mano sul braccio del mentore, deciso a prendere tempo per permettergli di riacquistare la ragione. Gli occhi dell’anziano assassino ardevano di un’insana follia. Non conoscevano le capacità del loro nemico, se non che aveva dimostrato una preoccupante dimestichezza con la magia.

Scarelt Vader era alto: in groppa all’unicorno somigliava a un bambino seduto su un cavallo a dondolo. Abbassò il cappuccio rivelando un volto insolito, dall’incarnato ambrato. Barba e lunghi capelli bianchi ne smussavano i tratti spigolosi e il naso adunco, ma era impossibile non soffermarsi ad osservare le lunghe orecchie che pendevano flosce ai lati del viso. Gli occhi piccoli e cisposi, tanto azzurri da sembrare trasparenti, erano acuti come spilli.

«Un goblin?» Il Lord ebbe conferma dei suoi peggiori sospetti: era certo che quell’essere avesse divorato sua sorella non appena raggiunta la tana.

Scarlet Vader alzò un sopracciglio cespuglioso, fissandolo seccato. «Mezzo Goblin, prego. In realtà un terzo, le sottigliezze a volte contano. Gli umani hanno la brutta abitudine di generalizzare, cosa che per sorte non ha fatto il mio maestro. Sono lo Scarlet Vader attualmente in carica. Il sesto.»

Alo iniziava ad essere affascinato dal loro interlocutore: il suo istinto gli suggeriva che da lui non avevano nulla da temere.

«È una carica ereditaria?»

«Non in linea di sangue. Il Vader decide chi sarà a succedergli: quattro dei sei erano donne.»

«Dei del Cielo, perché mai stiamo qui a discutere!» Il Lord Nero roteò gli occhi spazientito, impugnando saldamente il bastone dove le lame facevano ancora bella mostra. «Questo mostro ha privato della vita e dell’amore della loro famiglia migliaia di innocenti.»

«Amore?» Scarlet Vader scese dalla cavalcatura e scoppiò in una grassa risata. «Nessuno di loro era destinato a vivere nell’amore: tanto meno Arisa. Figlia di una puttana, senza padre certo, si sarebbe dedicata alla stessa professione di vostra madre non appena raggiunti i dieci anni. Sai anche tu come funzionano le cose in certi ambienti: se ne sarebbe occupato uno dei vostri allegri padrini. Ne hai avuto la tua buona dose quando eri uno scricciolo che camminava appena. Puttana a dieci, madre a dodici, morta per le percosse a quattordici. È questa, la vita che desideravi per tua sorella?»

Alo si frappose fra i due prima che il mentore reagisse, cercando lo sguardo di quest’ultimo. «Non conosciamo la sua Storia. Sei tu ad avermi insegnato le regole, esiste sempre un’altra verità. Sono certo che se tua sorella è morta, non è stato per mano sua.»

Il Lord Nero impallidì ed in pochi istanti parve invecchiare, dimostrando tutti i suoi anni. Cercò sostegno nel bastone e, dopo aver pigiato i tasti nascosti per far rientrare le lame, lo poggiò a terra.

«È così?» I suoi occhi tradirono una speranza mai sopita: la stessa che lo aveva spinto a cercare la sorella per tutta la vita.

«Arisa è morta cinque anni fa, abbracciata dall’amore della sua famiglia. Se desideri farle visita, uno dei tuoi nipoti ti accompagnerà al cimitero e sarà felice di parlarti di lei. Era molto amata a Mirando.»

Il Lord ricordò che, giunto in città, era rimasto sorpreso per la quantità di bambini che giocavano indisturbati nell’abitato.

«Tu… li porti lì?»

Scarlet Vader gli rivolse un’occhiata divertita. «Sono stato uno di quei bambini; dopo avermi partorito, mia madre mi ha abbandonato in un bosco. Per sorte, è accaduto la notte del Solstizio d’Inverno.»

Erano molte le domande che affollavano la mente di Alo, ma aveva ottenuto risposta alla più importante. Anche se si era allontanato dal suo mentore, l’elfo non aveva mancato occasione per accertarsi delle condizioni del Lord Nero. Nel corso degli anni aveva corrotto diversi servi, affinché gli rendessero rapporto. Il Lord Nero non era così sciocco da non saperlo; entrambi tacevano spinti dall’orgoglio, ben consapevoli che il loro legame non si era mai spezzato.

Conoscere a quale il destino era andata incontro Arisa, avrebbe concesso all’anziano assassino di arrendersi alla morte. Aveva stretto i denti pregando per un giorno in più, acquistato costosi rimedi che avevano permesso al suo corpo di mantenere l’integrità necessaria ad aprire gli occhi il mattino seguente. La sua anima era finalmente libera di proseguire il cammino.

«Non vorrei disturbare il tuo raccoglimento, elfo, ma credo che il ragazzino abbia bisogno delle tue attenzioni.»

Alo raccolse il suggerimento di Scarlet Vader e puntò lo sguardo su Patra. Il Mago non aveva cercato nulla per coprirsi; sostava accanto a Mephisto e lo osservava affascinato.

Il Lord Nero appariva confuso, ma in qualche modo pacificato: una delle virtù della loro professione era quella di riconoscere la verità. Alo si separò da lui sapendo che la vendetta era ormai lontana dal cuore dell’altro assassino; si avvicinò al giovane mago per posargli il suo mantello sulle spalle.

Lo sguardo di Patra era completamente soggiogato dall’Unicorno. Uno stallone splendido, nero come la notte; il suo pelo lucido, dove toccato dal sole, pareva prendere fuoco in mille riflessi ramati. Gli occhi della bestia erano rossi quanto tizzoni e la bocca era aperta in un silenzioso ringhio: tale parve all’elfo. I denti dell’Unicorno erano appuntiti, simili a quelli di un lupo. Al contrario di Scarlet Vader, il suo atteggiamento non era amichevole e Alo ricordò che era stato riferito loro che era carnivoro.

«Patra…»

La fascinazione si concluse con un grido di gioia e uno scatto che lasciò sbalordito l’elfo; il mago si gettò sull’Unicorno abbracciandogli il collo possente.

«Ma sei uno spettacolo per gli occhi!»

Ne seguì una serie di ringhi e nitriti, suoni simili a quelli che avevano udito nella foresta prima di giungere alla radura.

Scarlet Vader si affiancò all’elfo, genuinamente sorpreso.

«Sono pentito di non averlo prelevato alle latrine, non ho mai visto nessuno avvicinarsi a Mephisto con tanta naturalezza. Il ragazzino ha tutte le carte in regola per diventare un Vader. Compresa l’enorme carica magica che risiede dentro di lui, ancora sopita.» Scosse il capo, pensieroso. «Per inciso, stanno discutendo sulla possibilità che Mephisto lo divori.»

Alo si strinse nelle spalle: non tentò di allontanare Patra dall’Unicorno.

«È una creatura piuttosto sanguigna.»

«Un demone degli Inferi. Ha stretto un patto con il primo Vader, un mago di eccezionale potere: gli è stata concessa la libertà in cambio della sudditanza. Si presta a trainare la slitta e mi riconosce come cavaliere. Nella sua foresta nessuno mette piede senza rischiare la vita; quelli che chiamano gli “gnam gram” sono i suoi guardiani e hanno l’ordine di non fare entrare, o uscire, nessuno.»

«Dunque, non è un unicorno?» Alo temette di non portare a buon termine la loro missione.

«Quello è il suo aspetto autentico.»

«Bene.» L’elfo si rilassò. Sull’esito della discussione fra i due non ebbe alcun dubbio: Patra avrebbe convinto la bestiaccia a farsi coccolare come un puledrino.

Era altro a preoccuparlo, un tarlo che si era insinuato nella sua mente una decina d’anni prima. Lo teneva a bada, tutti i dubbi avevano la loro ragione di esistere, sapendo che prima o poi ne avrebbe avuto ragione. «Dici che il suo potenziale non è totalmente manifesto.»

«No, elfo. Dico che il suo potenziale non si è nemmeno svegliato. Un simile potere richiede un prezzo da pagare: è lui a bloccarlo, seppure inconsciamente.» Distolse lo sguardo da Patra per fissare Alo negli occhi. «Ti sei mai chiesto perché combina tanti pasticci? So che nonostante la sua maldestria hai una fiducia incondizionata in lui. Non hai mosso un muscolo quando si è abbarbicato a Mephisto.»

«Conosci molte cose.»

Scarlet Vader sospirò. «Il mio dono è quello di entrare in empatia con le creature di qualsiasi specie, leggere il loro cuore e la loro anima. Patra desidera essere felice: ridere, gioire, vivere. Siamo dei contenitori, il potere richiede che sia fatto spazio eliminando altro.»

«Ti ringrazio.» Alo chinò il capo, volendo enfatizzare le sue parole con quel gesto. Non era solo il Lord Nero ad aver tratto beneficio da quell’incontro. Ora era certo che il grimorio non era entrato nella vita di Patra per caso.

Mephisto nitrì, impennandosi quanto bastava per togliersi di dosso il mago.

Patra continuava a non avere occhi che per lui. «Gli ho spiegato la situazione ed è disposto ad aiutarci.»

«A quale prezzo?» Alo non era incline nel credere la creatura tanto generosa.

«Un bagno nella fonte termale.»

Scarlet Vader e l’assassino piegarono le labbra nella medesima espressione di sorpresa.

«Principessa gliene ha parlato.»

L’elfo si guardò attorno, aguzzando lo sguardo. «Dov’è finita quella maledetta gatta?» Si era accorto della sua scomparsa; onestamente, aveva preso in considerazione la possibilità che gli “gnam gam” l’avessero divorata.

La trovò accanto al Lord Nero. Sedeva ben dritta al suo fianco, muta sentinella dei suoi sentimenti. L’elfo li raggiunse immediatamente e, una volta lì, cinse le spalle del Mentore in un abbraccio caloroso.

«Andiamo a fare visita a tua sorella, Rudolph.»

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


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Discussioni

    1. Ciao Ale 😀 Come hai visto, anche nell’universo di Alo e Patra esiste un “Babbo Natale” che ha a cuore i bambini buoni ;D

  1. Quante volte mi verrebbe da iniziare un commento con “cavoli…”, perchè ad ogni Librick riesci sempre a sorprendermi. Questa scoperta che lo Scarled Vader non sia una creatura secolare e demoniaca, ma sia una carica che si tramanda, e che rapisca i bambini non per cibarsene o trasformarli in schiavi, ma per salvarli dall’infelicità offrendo loro una possibilità, è fantastica. Un grandissimo colpo di scena! Corro subito al prossimo episodio!

    1. Ciao Sergio.
      Questo era un racconto Natalizio, e non sia mai che “Babbo Natale” mangia i bambini buoni! Il suo gemello cattivo, magari, lo riservo ad Alo in uno dei suoi racconti dark.

    1. I gatti hanno caratteri diversi, ma anche quelli meno coccoloni capiscono se hai bisogno di una zampa sulla spalla 😀