Voglio un uovo

Serie: La Farfalla

Brendon aveva l’abitudine di lasciare l’ufficio per pranzo; sfruttando un sottopassaggio con nastri trasportatori si faceva spedire come merce pregiata, sino a sbucare nel grosso parco dall’altro capo dei palazzoni in cui lavorava. Il sospiro autunnale gli lisciò i capelli brizzolati, e nel vedersi riflesso in una vetrina pubblicitaria, si domandò se dovesse passare di nuovo dal parrucchiere di fiducia per la tintura.
     Sbirciò l’orologio, aggiustò la giacca del completo e il nodo alla cravatta. A passo meditato, con le suole delle scarpe artigianali poste esattamente dove voleva lui, lasciò alle proprie spalle il tunnel dalle luci raggianti e moleste, con le sue ossessive pubblicità su schermi enormi, coi chioschi e i negozietti che promettevano miracoli in cambio di pochi crediti. Maledì gli immigrati, i poveracci dei sobborghi più in basso a cui era stato sciaguratamente permesso di aprire attività in uno dei più bei centri commerciali sotterranei del centro. Solo degrado e sporcizia restavano, i robot delle pulizie sostituiti da uomini e donne in carne e ossa: inaudito, per lui, che s’andasse all’indietro anziché avanti.
     Respirò con orgoglio l’aria fresca del parco, il sottile ma piacevole odore di muffe e foglie ammonticchiate tra le radici dei grossi ceppi, tra i cespugli e per i prati. La pioggerellina faceva sempre da profumo per la donna più bella di tutte: la sua città. Avanzò fiero, soprattutto sapendo che nell’isolato in cui si stava addentrando la gente avrebbe cominciato a riconoscerlo: l’infallibile ma rigoroso avvocato della Alter Pharma. Nonostante ricevessero continue cause e problemi da privati e aziende, Brendon aveva fatto sì che le sue arringhe non mettessero in cattiva luce la compagnia ma la facessero anzi passare per vittima di chi, a sua detta, non riusciva a convivere coi termini d’uso del progresso.
     «Vattene, o chiamo la polizia!»
     Il trambusto improvviso lo inchiodò al ciottolato. Spiò, attraverso un gruppetto di anziani che facevano da muraglia, cosa stesse accadendo. Dovette fare un passo in più e, facendosi scudo con un alberello, allungò lo sguardo sino al marciapiede opposto.
     «Solo un pochino!» rispondeva l’altra voce femminile a quella che l’aveva cacciata a male parole. «Fino alla nuca e poi—»
     «Vattene!» ragliò la donna col grembiule, agitando le forbici e il pettine, «non ti taglio né capelli né altro! Come ci sei arrivata in questo quartiere?»
     La curiosità dei passanti durò poco, e quando ognuno tornò a farsi gli affari propri, Brendon ne approfittò per avvicinarsi. Gli era parso di cogliere, quasi per caso, un riflesso platinato, un lampo d’argento tra i più tiepidi colori della passeggiata che collegava il parco alla zona con le ville familiari.
     Si trovò al cospetto delle due che avevano messo in scena quel teatrino, entrambe rosse in volto e alterate. Sullo sfondo la vetrina del parrucchiere, con le poltrone occupate da signore con capelli cotonati e cipria su guance e naso.
     E poi la vide, più bassa di quanto aveva calcolato l’ultima volta, sicuramente più letale adesso che respirava e si muoveva normalmente. In un guizzo, la ragazza dai capelli d’argento si librò e atterrò direttamente tra le braccia sconvolte di Brendon.
     «Che diamine—» trasecolò, cercando di scollarsela di dosso.
     La signora con le forbici in mano trasalì, «avvocato Dormer! Sono amareggiata, lo sono davvero! Questa disgraziata è entrata nella mia bottega, pretendendo che io in persona le tagliassi i capelli!»
     «Me ne occupo io, signora,» rispose lui, pacato. Nel frattempo, la ragazza che per ben due volte aveva orinato sul suo prato, lo fissava dal basso e aspettava con visibile impazienza. «Pagherò per il suo taglio di capelli. Un atto di carità.»
     «Avvocato…»
     «No, dico sul serio. Mia moglie viene da voi per l’acconciatura, no? Potete mettere questo taglio sul suo conto.»
     Riuscì a riprendere fiato, sapendo che la bizzarra ragazza si stava già sdraiando tronfia sulla poltroncina pronta per farsi acconciare e viziare. Brendon non mancò di notare che indossava la stessa felpa e lo stesso abito di pelle sintetica di quella sera. Si sfregò il naso con un fazzoletto, sperando che l’odore dell’ammorbidente coprisse il lezzo, per lui una fragranza esotica, della ragazza dai capelli d’argento.

Adesso che sfoggiava un taglio a caschetto con frangia precisissima sopra le sopracciglia folte e due ciuffi che ai lati della fronte cadevano più lunghi sulle guance, Brendon non riusciva a trovare null’altro che meritasse di essere guardato. Aveva il naso piccolo, un po’ all’insù, e denti bianchissimi che sempre tentavano di mangiucchiare le labbra rosa confetto.
     «Vuoi altro da me? Basta carità, per oggi!» brontolò, senza bisogno di voltarsi per sapere che lei lo stava ancora pedinando. A nessuno, però, pareva importare: presumevano che l’avvocato Dormer dovesse avere una qualche ragione per farsi inseguire da una drogata dei bassifondi.
     «Chissà che tempo fa fuori dalla cupola oggi…» esordì lei.
     «Ce l’hai un nome?»
     «A Londra c’è un grosso fiume, si chiama Reno.»
     Brendon non riuscì a ignorarla, «si chiama Tamigi.»
     «Oh. Allora lo sai!» scoppiò a ridere, e anche se non poté accertarsene, le parve di notare che anche lui stesse sogghignando.
     «Hai fame?» sussurrò lui, serrando subito le labbra come se si fosse già pentito di aver parlato.
     «L’altro giorno avevo tanto bisogno di andare al bagno,» bisbigliò la ragazza, con voce cantilenante, «sono entrata in questo posto col prato tosato, le rose e la casupola di legno con gli attrezzi da giardinaggio. Poi ho fatto pipì, ma qualcuno mi ha interrotta. Eri tu?»
     «No.»
     «Voglio un uovo e dei dolci. Sono Mylène.»
     «Mylène?»
     «L’uovo lo voglio sodo, però, signor Brendon,» precisò lei, usando l’indice come una bacchetta per scandire il tono soave.
     «Chi diavolo sei?» inquisì l’avvocato, rapito dal tatuaggio sul collo di Mylène: intrecci pazzi di fili e circuiti. Per un attimo immaginò che lei si sfilasse quella felpaccia, che mostrasse le spalle nude e i tatuaggi che imbrattavano la pelle altrimenti cristallina.
     «Posso pagare io, signor Brendon. La signora che taglia i capelli non mi ha neppure dato il tempo di spiegare. Io i soldi li ho.»
     Così dicendo infilò una mano sotto la gonna e, dopo averla alzata sino a mostrare il tanga nero, sfilò da un astuccio fissato all’elastico delle mutandine una singola e sfavillante tessera. Brendon, una volta ripresosi dallo shock, si premurò di analizzare ciò che Mylène gli sventolava davanti: una card della Palmer Technology. Riconobbe la patina zaffiro che la ricopriva e la griffa in oro bianco per averle viste in un catalogo online, tempo addietro: non c’era verso che la ragazza possedesse una delle più esclusive livree che la Palmer offriva solo ai dipendenti.

Serie: La Farfalla
  • Episodio 1: Pipì
  • Episodio 2: Il tappeto
  • Episodio 3: L’uomo col cappotto
  • Episodio 4: Voglio un uovo
  • Episodio 5: Infarto
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Giovanni, la vicenda si fa sempre più intrigante. Il personaggio di Myléne si preannuncia semplicemente complesso, rimane la mia curiosità di conoscere il significato dei tatuaggi e la sua vera natura. Non so, la vedo come una dark Amelie (Il favoloso mondo di Amelie): la testa per aria, ma non per questo priva di un senso. Attendo la prossima puntata 😀

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Il personaggio di Mylène è enorme, ed è probabile che torni in altre avventure nella stessa ambientazione.
        Grazie per avermi letto e alla prossima!

    2. Eliseo Palumbo

      Giovanni! Avevo quasi paura che non pubblicassi il racconto oggi, mi ero pure accertato se fosse veramente giovedì oggi. Comunque sia, questa serie mi sta appassionando molto, non riesco ancora a capire dove tu voglia andare a parare, tutto molto bello, attendo il prossimo episodio.

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ogni giovedì significa ogni giovedì, sino a esaurimento scorte! 😛
        Felice che la serie ti stia piacendo! Si andrà a parare da qualche parte, certo, ed è in stesura già la seconda stagione (conclusiva) dove la maggior parte delle cose verranno risolte.
        Grazie mille per il sostegno! 🙂