Walzer della morte

Fioca penetrava la luce dalle rotte finestre, ormai un pallido ricordo di quelle che erano state un tempo; riccamente decorate da colorati mosaici, di cui ormai erano rimasti solamente cocci come piccole lacrime ormai versate sul marmo gelido del pavimento. Il silenzio era la musica di quella dimora in cui il gelo penetrava, si insinuava come in delle ossa fragili, corrose dalla vecchiaia. Note mute, eppure sature, accompagnavano due figure, uomo e donna, in un vorticoso ballo fatto di vesti contro pelle, di sguardi contro sguardi.

Iridi rosse, come i petali di una rosa appena colta o del sangue fresco, incatenavano a sé piccole gemme di quarzo marrone; perse negli occhi di un uomo, di un essere che stringeva a sé il corpo spoglio della fanciulla. Vivo era il rossore che riempiva le guance della giovane, persa in quel ballo e stretta contro quel corpo che la conduceva, l’avvolgeva e la proteggeva da quel gelo che avrebbe potuto farla tremare, scuotere come una piccola foglia su un albero in autunno. Il volto dell’uomo era pallido, eppure la sua espressione pareva il riflesso di quella dell’altra. Le sue mani la sorreggevano, desideravano proteggerla e accarezzare i lunghi boccoli corvini che le lambivano i fianchi. “La tua pelle è candida come la luna e i tuoi capelli sono il manto del cielo; scuri eppure splendenti.” Lusinghiere parole interruppero il silenzio, tuttavia non la musica che continuava ad essere suonata nei loro cuori e nelle loro menti; in quel momento unite, racchiuse in un unico solo essere. Egli si protrasse verso la sua amata; le baciò teneramente la guancia, fermandosi ad inspirare il suo profumo fatto di vita, pianto, sole e dolore. Tanto invitante era per lui quella fragranza, tanto amata era da lui quella giovane donna, eppure… soddisfare i suoi desideri gli stringeva il cuore, riempiendolo di prorompente tristezza. “Non esitare amor mio, desidero essere la tua sposa e trascorrere l’eternità con te.” Sussurrarono le labbra di lei, cercando quelle dell’altro per l’ultima volta in quelle spoglie. Dolce e amaro fu quell’ultimo bacio mortale, prima che la bocca, che tante peccaminose melodie le aveva sussurrato, si posasse sul suo collo e le desse un bacio capace di penetrare la carne, perforare la pelle, per far fuoriuscire rivoli di sangue; rivoli che lentamente scappavano dalla ferita e si insinuavano tra i seni giovani, perdendosi sulle spalle e le scapole.

Un gemito le sfuggì, la bocca si aprì lievemente per l’ultima deliziosa sofferenza e gli occhi si chiusero per assaporare meglio gli ultimi barlumi di vita, quegli stralci di un qualcosa a cui stava rinunciando per lui; l’unico che nel buio le aveva teso la mano, l’unico che nella solitudine era stato con lei. “Fredde le sue labbra così come le sue mani.” Pensò prima di abbandonarsi completamente e lasciare che lui facesse di lei una sua simile, nutrendosi di lei e mutandola irreversibilmente.

Caldo il sangue della sua sposa gli riempiva la bocca, mieloso e corposo, colmo di sentimenti: amore, odio, dolore, paura e speranza spezzata. Non aveva mai voluto che si arrivasse a quel punto, non aveva mai voluto corromperla, eppure l’aveva fatto e la stava macchiando per sempre. Beveva, lasciando che le proprie lacrime si mescolassero a quelle gocce cremisi, che si unissero e colassero lungo la pelle che perdeva colorito. Tante volte aveva portato dietro di sé la morte, tante volte si era nutrito di sangue di giovani ragazze, ma per la prima volta nella sua esistenza non desiderava compiere quel gesto, sentendo di rivestire i panni di un boia, un assassino, il carnefice di una povera creatura innocente, il cui unico peccato era quello di amarlo e di voler amare.

Per anni aveva osservato silenzioso il mondo metterla da parte, l’aveva bramata e desiderata eppure se ne era tenuto alla larga aleggiando in torno a lei come un’ombra priva di consistenza, finché non era giunto il momento.

“Non piangere mio amore…” Aveva detto a stento, accasciandosi tra le sue braccia, piegandosi come il gambo di una rosa appassita. Lividi gli arti, fredda la pelle, rigidi i muscoli, mentre il respiro si indeboliva, la vita scivolava via e la morte tendeva le sue braccia; braccia da cui non sarebbe fuggita e che l’avrebbero tenuta stretta per l’eternità.

Staccatosi da quel collo morbido, da quella vena che aveva perso il suo vigore, la osservava silenzioso con le labbra colorate di rosso. “Ti amo” Le disse in un bacio, casto, puro, delicato.

Gocce cremisi caddero sulle labbra livide, labbra che sbocciavano per quel fluido, che l’avrebbe incatenata alle spoglie mortali e liberata dal dolore. Il polso del suo sposo si posò su di esse, sulla sua bocca che lo accoglieva famelica, che con le sue ultime forze leccava, succhiava, solo per abbeverarsi da quella fonte d’amore eterno.

La sete si spense, un sonno improvviso la colse e l’ultimo doloroso respiro fuoriuscì dai polmoni. “Cosa mi hai fatto fare?” Un grido riempì quel luogo, le lacrime bagnarono quel corpo, le mani di lui lo accarezzarono e le sue braccia lo strinsero. La morte sopraggiungeva per donarle nuova incredibile bellezza, mentre il sangue la vestiva d’immortalità, di notte.

***

Lune rosse, fatte di sangue, sorsero in quel volto esangue che la morte aveva mutato, rendendolo eterno. Il mondo appariva meraviglioso, luminoso, colmo di particolari che le gemme marroni, che erano state i suoi occhi, non avevano mai potuto cogliere. Il volto del suo amato prese forma, le sue pupille luminose scintillarono nel vederla svegliarsi da quel sonno che appariva perpetuo. Un sorriso si dipinse sul volto di entrambi; le mani si cinsero, i corpi si avvicinarono e le labbra si sfiorarono ancora e ancora nell’oscurità che li avvolgeva e la desolazione di quel luogo gelido. L’eternità sarebbe stata loro, per loro, creature costrette insieme alla solitudine e a rispondere al richiamo del sangue.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror, Narrativa

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Discussioni

  1. Racconto tetro e macchiato solo del colore del sangue. Tristezza, paura e desolazione pervadono le tue parole e questi sentimenti il lettore se li porta con se fino alla fine della storia. Al termine si rimane esterrefatti dall’idea di avere l’eterno dinnanzi a se ma un eterno fatto solo di solitudine e fredda morte.
    Alla prossima lettura…

    1. Ti ringrazio per aver letto il racconto. Sono lieta che tu abbia colto i sentimenti che sbocciano tra le righe. Grazie per aver lasciato il commento, arrivederci. ^^

  2. Benvenuta! Si evince subito uno stile molto definito… e un gusto gotico ben radicato che, probabilmente, caratterizza molti lati di te. Sicuramente sei un’ appassionata di Poe: la descrizione del dolore in personaggi però depersonalizzati; e mostrati solo attraverso i simboli di neri e vorticosi sentimenti. Come primo approccio hai fatto un buon lavoro, sicuramente con il tempo affinerai lo stile e la padronanza delle tecniche di scrittura. In bocca alle tenebre mia cara!

    1. Salve e ti ringrazio per la recensione. Ci hai preso in pieno, infatti posso definire Poe il mio amore letterario; uno dei pochi scrittori che riesce a farmi commuovere ogni volta. Mi rallegra il tuo commento e spero vivamente di affinare la mia tecnica che in questi miei diciott’anni di vita ha preso forma. Ti ringrazio ancora per l’infinita gentilezza e per la cura usate nelle parole. :*