Xejukyzawo

Serie: Niente di anomalo


La mattina dopo, alla prima ora, ebbero subito Dante.

“Adesso chi abbiamo alla prima ora?”

“Abbiamo Mister Citazione”, rispose Sonia a Francesco.

“Mister Citazione? Intendete Cioccolata?”

“Sì Martina”

“Perché lo chiamate Mister Citazione?”

“Lascia stare”

Mentre Levi faceva lezione, Sonia, che era in ultima fila, notò che alcuni suoi compagni di classe stavano usando il telefono di nascosto.

“Sonia-lui le parlò telepaticamente mentre continuava tranquillamente a spiegare-I tuoi compagni di classe sono sempre così anche con gli altri professori?”

“Sì. Certi sono degli idioti, alcuni sono dei geni del male e altri ancora sono semplicemente insulsi. L’unica persona normale qui dentro è Martina”

“Capisco. Ti sei accorta che il tuo compagno di classe in prima fila, quello che crede che io non me ne renda conto che sta usando il telefono, ha pensieri diciamo… Strani?”

-Si sta riferendo ad Antonio, ovviamente- “Sì, ma non voglio aprire quel vaso di Pandora. Dopo mi dovrei lavare il cervello con la candeggina, e non ho voglia”

“Ah capisco”

“E rispetto alla terza persona? Sapete già qualcosa?”

“Se ne sta occupando Hole”

“Aspetta, io con chi sto parlando di voi?”

“Alucard, secondo te Levi è abbastanza intelligente da riuscire a intrattenere due discorsi completamente diversi allo stesso tempo?”

“Non lo so”

“No, non è per niente intelligente. Comunque se aspetti un attimo chiedo a Hole”

Sparì per qualche momento.

“Rieccomi. Hole ha detto che sta provando a chiamare la terza persona, ma lei non risponde”

“Sai perché?”

“Non lo so, ma forse Hole la sa. Un attimo”

“Non posso parlare con Hole direttamente?”

“Hole e William sono piuttosto malmostosi, non vogliono mai uscire a parlare con altra gente”

“Ah. Va bene”

“Eccomi. Alucard mi ha lasciato il posto”

“Sei Hole?”

“Esatto. E so solo che la terza persona non mi risponde. Appena risponderà te lo farò sapere”

“Ok grazie”

“E poi questo pomeriggio vorrei che venissi nel posto in cui ci siamo incontrati per parlare di una cosa”

“Ok… Ma posso solo dopo le cinque, tipo”

“Perché?”

“Mia madre vuole provare ad analizzare il mio corpo”

“Analizzare?”

“Sì”

“Non mi fiderei molto di un umano”

“Seriamente? È mia madre! E poi noi cosa siamo?”

“Mph. Ti aspetto nello stesso posto in cui ci siamo incontrati ieri alle cinque e mezza”

“Va bene, ma non hai risposto alla mia domanda”

Ma nessuno di loro parlò più.

Il pomeriggio dopo Sonia andò nel laboratorio di sua madre, e lì incontrò lei e Francesco.

“Eccomi. Dove devo andare?”

“Insieme a Francesco vai in quella stanza, sdraiati sul lettino e trasformati rimpicciolendoti il più possibile”

“Ok”

I due seguirono le indicazioni della madre.

-Per inciso, giusto per dare un po’ di numeri noiosi, che si possono tranquillamente saltare andando subito alla prossima frase di Francesco; normalmente nel mio vero aspetto sono grande 1400 chilometri circa, posso ingrandirmi o rimpicciolirmi di circa cinquecento volte. Posso diventare al minimo grande tre metri, al massimo 7x100x100x10 chilometri-

“Posso…?”

“Puoi?”

“Posso toccare il tuo corpo? Mi sembra tanto strano!”

“No non puoi”

Dopo i test Sonia fu libera di andare, invece Francesco dovette rimanere per i suoi test. Quindi lei si recò da Dante.

“Eccomi”

“Bene. Sei qui”

“Cosa mi devi dire di tanto importante Hole?”

“Dammi le mani, ti passerò le informazioni tramite telepatia, se tu sei disposta ad ascoltare e accettare i miei segnali telepatici”

“Ok… ”

Lo fecero.

-Un attimo. Adesso devo farla io la spiegazione noiosa! Non è giusto! Ok. A quanto pare lui in qualche modo ha creato uno spazio esterno all’universo, dal quale si può osservare tutto ciò che è all’interno; e accedere ad una specie di dimensione alternativa tipo antica Roma, a cui noi possiamo accedere solo se abbiamo con noi… Xejukyzawo. Cosa? Che è questa parola?!- “Interessante, ma Xejukyzawo che vuol dire?!”

“Lo Xejukyzawo. È l’oggetto che ci permette di limitare i nostri poteri, come il mio piercing e il tuo anello”

“E da dove hai tirato fuori quella parola?”

“Da una lingua antica”

“Lingua antica? Davvero? Non ci crede nessuno! Scommetto che chi si è inventato questo nome ha dato una testata o una manata fortissima alla tastiera di un computer ed è uscito questo obbrobrio linguistico”

“Non è vero”

“Sì è vero”

“L’ho tirato fuori da una lingua antica simile al greco, contenta?”

-Ogni volta che leggo un fantasy con nomi strani del genere mi immagino l’autore che per inventare il nome ha dato una testata fortissima alla tastiera, oppure per fantasy più vecchi mi immagino questa gente che estrae a caso da un sacchetto pieno di foglietti con sopra scritte lettere dell’alfabeto, e se delle vocali e delle consonanti escono in ordine ecco fatto il nome. Mi rifiuto di pensare ad altre spiegazioni di come vengono fuori i nomi strani dei fantasy se non queste due-

“Va bene, comunque adesso andiamo fuori dall’universo”

“E come precisamente?”

“Ti devi ingrandire a dismisura. In meno di un secondo devi raggiungere il massimo che puoi fare”

“Ok capito”

“Bene. Andiamo!”

Lo fecero contemporaneamente, e si trovarono in un grande spazio nero con nel centro una forma ovale bianchissima.

“Questo è l’universo visto da fuori”

“Un attimo. Quanto è grande l’universo?”

“Non mi sono mai messo a misurarlo, ma l’universo osservabile dalla Terra è di tipo 46 miliardi di anni luce”

“Quindi noi siamo più grandi di 46 miliardi di anni luce, giusto?”

“Giusto”

“Come ho fatto? La dimensione massima che io posso raggiungere è molto più piccola di… ”

“Sì. Ma il fatto di passare in modo repentino da una grandezza all’altra ci permette di ingrandirci ancora di più”

“Ok… Se lo dici tu. Poi pensandoci non ha senso il fatto di essere così grandi, cioè, mettendo che il mio braccio sia grande anche solo 1 miliardo di anni luce, vorrebbe dire che se lo muovo dovrei essere in grado di vedere il movimento, grazie alla luce, dopo 1 miliardo di anni. Non ha senso ciò, io vedo i miei movimenti in modo normale!”

“Wow-era Sans-Siamo precisini eh. Sono i nostri poteri che fanno in modo che tutti sembri normale. Comunque fa toccare il tuo Xejukyzawo all’universo, così quando te lo rimetterai sarai in grado di spostarti fra le dimensioni e avrai anche altri poteri interessanti”

“Va bene”

Lei lo fece.

“Vuoi vedere l’altra dimensione, vero?”

“Effettivamente sono curiosa”

“Come immaginavo. Andiamo, basta la tua forza di volontà”

I due comparirono in un bosco.

“Sei in grado di creare un’illusione in modo che i tuoi vestiti sembrino quelli di questa era storica?”

“Certo. Ma in che era storica siamo precisamente?”

“Durante il dominio di Roma”

“Interessante. Ma lo Stato romano è durato per tipo milleduecento anni, potresti essere più preciso? Cioè: Roma monarchica, Roma repubblicana o Roma imperiale?”

“Monarchica”

“Ok. Allora una tunica dovrebbe andare bene”

“Bene-Alucard fece strada-Abbiamo fatto, possiamo andare a fare una passeggiata”

“Ma a te non dà fastidio il sole?”

“No, perché mi dovrebbe dare fastidio?”

“Pensi non mi sia accorta che il tuo nome è palindromo? Sei imparentato con Edward Cullen?”

Alucard era sbigottito.

“Non paragonarmi a gente del genere! È offensivo”

“Perché?”

“Essere paragonato a un personaggio di libri del genere è offensivo”

“E ancora, perché?!”

“Ai miei tempi i libri erano scritti bene. Adesso i giovani d’oggi non hanno più uno stile decente!”

“È arrivato il vecchiaccio”

“Preferisco essere un vecchiaccio piuttosto che leggere quella spazzatura. Purtroppo ormai pochissimi hanno uno stile decente, e in ancora meno hanno uno stile bello”

“Sei proprio vecchio”

“Lo so, grazie”

“E poi, quando dici ‘ai miei tempi’ a che epoca ti riferisci?”

“Qualsiasi epoca prima del 1910”

“Ah. Quindi dal 1910 fino al…?”

“2057 aC. Ci impuntammo a voler leggere il codice delle leggi di Ur-Nammu, ed è per questo che tutti e cinque imparammo a leggere. Ai tempi era rarissimo che un campagnolo come me sapesse leggere”

“Ur-Nammu è un altro nome che hai inventato dando una testata alla tastiera?”

“No, questo volta no. Dovresti conoscerlo, era un re sumero molto importante. Era quello che aveva fatto costruire la ziqqurat di Ur. Ti devo fare una lezione di storia?”

“Anche no, per me solo materie scientifiche. Appena faccio le verifiche mi dimentico tutte le materie umanistiche che studio per fare spazio a nozioni più interessanti”

“Materie scentifiche? Seriamente?”

“Scientifiche, con la I tra la C e la E, ignorante. Tanto impuntato con i libri e non sai manco le parole”

“Ah giusto. Da quel punto di vista sono rimasto all’aratro con la punta in ferro, tipo. Poi ho perso la voglia di stare dietro alle invenzione e alle scoperte scentifiche”

“Bene. E tornando al discorso di prima. Il nome Alucard potrebbe essere una citazione a tipo quattro o cinque cose diverse. A quale di questi stai facendo la citazione precisamente? A quello biondo o a quello con i capelli neri? Cioè è una bella sfida capire chi fra i due è il migliore”

“In generale è una citazione a tutti, ma in particolare al più figo di tutti, ovviamente”

“E cioè?”

“Chi è l’unico Alucard rosso? Con i vestiti ottocenteschi?”

“Ah ok, grazie per la precisazione. Dov’è finita la personalità da figo tenebroso allora?”

“Ehm. Mai avuta quella… ”

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