XXVIII emendamento: Colpevole fino a prova contraria



C’era un tipo giù al porto che si faceva chiamare Clifford. Io lo conobbi che avevamo più o meno una quindicina d’anni, andavamo insieme a rubare le autoradio dalle macchine parcheggiate sul lungomare, dove quei gonzi dei bagnanti domenicali, erano troppo spensierati per stare a guardare quello che facevamo noi, quelli dei quartieracci, vicini ai docks. Fatto sta che non l’ho più visto, una volta, sempre da ragazzini, disse che si arruolava militare, e non se ne seppe più nulla. Ora so che è tornato e ancora lo chiamano tutti Clifford, ma io lo so che non è vero che si chiama così, mi ricordo che sua madre, o matrigna, non saprei, gli urlava dalla finestra, giù in Doumb Street, John o Joe, una roba del genere. Ebbene, la settimana scorsa l’ho visto, e giuro che era lui, ha ancora la solita faccia da stronzetto, sotto ad una lunga barba che ad una prima occhiata potrebbe tradire, ma a me non me la fa. Ecco, è a lui che dovete chiedere, non a me, io non sono mai stato militare, e nemmeno conosco nessun altro che si è arruolato. Se mi dite che ha un marchio dei marines addosso, di certo è lui. Barba, ve l’ho detto, poi indossa sempre la solita roba, perché più o meno lavora appresso a un peschereccio, per cui sarà con la salopette e le galosce di gomma, quelle gialle, sai, quelle gialle. Ecco, grazie, mi serviva una sigaretta. Ah, diavolo che buona. Quante ore che mi tenete qui? Tante, troppe, che non fumo. Berrei anche una birra, o qualcosa di meglio, avete niente? Dai, lo so che gli sbirri veri tengono le bottiglie migliori, là nel cassetto, forse?

Tolga la mano, per favore. E continui. 

Continuo cosa? Ve l’ho detto, andate da lui, perché state tutti e due qui a fissare me? Io sto fumando una sigaretta e ve lo dico, prendete un granchio, con me. Non so neanche che diamine ci faccio qui.

Lei è una persona sospetta. Per questo è qui. Vorremmo semplicemente delle informazioni più precise, se non le dispiace. 

Chi vi capisce è bravo. Comunque, volete che ricominci da capo? A descrivere Clifford? O tutto?

Tutto. 

Ci credo che vi odiano, giù in città. Poi vorrei sapere, perché io sospettato?

Non è lei che può fare domande. Non è nella posizione adatta. 

Va bene, sentite: mi sono svegliato alle otto meno un quarto, pioveva come dio la manda, sono uscito di casa e poi sono rientrato per prendere l’ombrello. Già che ero rientrato, mi sono fatto un caffè perché mi ero accordo, mettendomi le mani in tasca, di non avere neanche un dollaro. Finito il caffè sono sceso giù, in strada, sull’incrocio tra Madden Lane e Perry Street. Ho incontrato Alina, una puttana che bazzica da quelle parti, la conosco ma non ci sono mai andato, è brutta come il peccato e per di più penso che sia malata di qualcosa, è sempre piena di croste in faccia. Però sai, mi fa pena e la conosco da tanti anni, allora abbiamo un po’ chiacchierato e lei si è riparata per qualche minuto sotto al mio ombrello; le ho detto che le avrei offerto qualcosa, ma purtroppo non avevo soldi e non potevo permettermelo. Lei però non ci rimase male, come dire, era quasi come ci compatissimo a vicenda, capite? No, non penso che capiate. Ho continuato Madden Lane lungo muro, fino a raggiungere il magazzino di Boe. Cosa? Come non conoscete Boe, cosa sono quelle specie di facce? Boe è Malcolm Healy, che ha questo magazzino dove vende ricambi per barche all’ingrosso. Pezzi belli, e anche qualcosa di fatto a mano, da lui e dai suoi figli, gente che lavora sodo, forse gli unici di tutto il mio quartiere. Io l’ho perso undici anni fa il lavoro, come quasi tutti, ma mica è colpa nostra. Se chiude il cantiere navale, andiamo tutti a casa, e se abbiamo tutti più di quarant’anni, lo sapete meglio di me che lavoro non te lo da nessuno da quell’età in poi. Beh, che vuoi che sia, un tetto sulla testa ancora ce l’ho. Vado da Boe e lo saluto dalla finestra, bussando sulla grossa vetrata. Lui ricambia, si leva il caschetto da lavoro e mi viene incontro, aprendomi la grossa saracinesca. Non aveva ancora aperto, si vede. Aveva una faccia di merda, era pallido, sbattuto, con due occhiaia enormi e le pupille rosse come il sangue. Le nocche, c’ho fatto caso, erano tutte rotte. Gli ho chiesto che cazzo avesse combinato, e lui ha risposto che suo figlio Leavy era morto. Ma vi rendete conto? Leavy morto, un ragazzo apposto, d’oro direi. Era il mezzano dei tre: Martin, Leavy e Colin. Gente irlandese, quelli sfornano figli come dico io bestemmie: a ripetizione.
Beh, mi abbraccia, e mi chiede se ho voglia di entrare. Io gli dico di sì, perché pioveva e perché povero Boe, era un amico quasi da quando eravamo bimbi. In più, ero certo che mi avesse offerto un bicchiere, così entrai. Andammo nel suo ufficio e lui mi disse che il figlio era stato ucciso, ammazzato, cazzo! Capite, per me fu una brutta bestia, una notizia terribile, ecco perché poi mi avete trovato così ubriaco, giù al molo. Ho cominciato a bere alle otto, otto e dieci, e ho continuato fino a sera, perché non ce la faccio più a trattenere il dolore, capite? Non ci riesco, è troppo per me, sentire una cosa del genere, sono diventato un cacasotto, da vecchio. No, non mi capite, certo che no. Parlammo a lungo, lui mi raccontò tutto quello che mi avete detto prima che non vi interessa, che ve l’ha già detto. Ma la cosa che non vi ha detto, è che tutta la notte ha cercato l’assassino o chi sapesse qualcosa, per quello si era fatto venire la mano ridotta così. Aveva picchiato una decina di persone, e una pista ce l’aveva, ma non voleva andare alla polizia, perché secondo lui era proprio uno sbirro quello che gli aveva ammazzato il figlio la sera prima. Cazzo, succedesse a me forse mi butterei in mare, o mi rinchiuderei in un angolino a piangere, che casino di merda. L’ha trovato nel retro dell’officina, che sta accanto al magazzino: è poco più di una stanza, strapiena di attrezzature per costruire la roba per le barche; dietro ha un piccolo piazzale dove tengono gli scafi tirati in secca. E’ lì che l’ah trovato, fra una barca e l’altra, sdraiato a pancia in su, con un coltello piantato nel petto: un maledetto coltellaccio di quelli dei Marines. Oltretutto è anche un coglione, uno che usa un’arma del genere, perché si riconosce, mica lo danno a tutti. Poi mi avete detto che non è una copia, no? Che è vero.

Sì, è vero. Originale e con numero di matricola. 

Che corrisponde di sicuro a Clifford.

No, signore. Per questo siamo qui.

E a chi corrisponde?

Non possiamo certo dirlo a lei.

Non lo sapete, eh? Dite la verità che non lo sapete! Perché se era di Clifford sareste andati subito là da lui! Dai, ho capito questo giochino del cazzo. Siamo ancora tutti sospettati perché non avete la minima idea di chi sia, quel maledetto coltellaccio!

Signore, il coltello era di ordinanza di un marine che ci risulta deceduto. Capisce, adesso? 

Oh, beh. In questo caso, è più ragionevole che brancolate nel buio. E come fate?

Vada avanti, non abbiamo più molto tempo. 

No, no, ok. Avete ragione. Boe, quando l’ha trovato, pareva sapesse come muoversi, e insieme agli altri due figli è andato in giro, nei pressi del porto, a chiedere alle peggio teppe della città. Non è molto grande, qui da noi, ma tanto basta per avere un sottobosco criminale di tutto rispetto.

Anche lei ne fa parte, Signore? Come si collocherebbe? 

Diciamo, una via di mezzo. E’ vero che non lavoro, che ogni tanto, per campare, ho commesso qualche peccatuccio, ma non ho mai toccato nessuno. Mai fatto del male a nessuno, ve lo può confermare chiunque, in giro.

Sì, ci hanno detto che lei ruba, ma che non è un tipo violento, nemmeno aggressivo. 

Vi hanno detto proprio bene. Sono un buffone, ormai faccio fatica a reggermi in piedi.

Ma le sue impronte sul luogo del delitto e i suoi vuoti di memoria dovuti all’alcol proprio nelle ore in cui il delitto è stato consumato, ci portano ad un’opinione diversa di Lei. A considerarla, quantomeno, sospetto. Il che non significa che Lei sia davvero un assassino. Ci aiuti a pensare diversamente. Siamo qui apposta. 

Cristo, siete freddi proprio come vi dipingevano.

Siamo stati progettati per ottenere la verità, Signore. Non per essere affabili. Tantomeno per essere imparziali o ingiusti con Lei. Prosegua, il tempo è prezioso. 

Certo, co-come volete. Fate più paura di uno incazzato, lasciatevelo dire.

Forse perché allo scadere dei sessanta minuti di interrogatorio, qualora Lei non venga scagionato, la termineremo? 

Eh, magari, sì.

Allora usi i suoi ultimi venti minuti con molta attenzione, Signor Lloyd. 

Costernato e incasinato da quello che mi aveva detto Boe, gli chiesi un altro bicchiere e mi feci dire di chi sospettava e lui mi disse che aveva cinque persone nel mirino. Che le avrebbe uccise da solo, che voi roba nuova non sareste stati utili, quando si tratta di onore, di vendetta. Perché non avete sentimenti. E, cazzo se ha ragione, ha ragione da vendere. Anche la nuova legge, mi disse, non valeva la pena. Ammazzare dieci, venti persone così a casaccio non avrebbero placato la sua sete, il suo odio e meno di tutti, il suo dolore. Un genitore, voi non lo potete sapere, ma non dovrebbe mai sopravvivere al proprio figlio.

Non si perda in proverbi e comizi politici, lo diciamo per Lei, rimangono 16 minuti.

Allora, aveva trovato Charlie Banks, Robbie Robertson, Danny Muccio, Saul Vizinski e Raùl, che nessuno sa il cognome perché è arrivato da poco dal Venezuela, lavora su un barcone e non è mai sceso a bere con noialtri del vecchio cantiere. Questa gente, per tutta la notte, l’aveva ben raddrizzata di calci nel culo, che male di certo non gli ha fatto, visto che più o meno sono tutti dei delinquenti, della gente di merda; meglio perderla che trovarla.

Lei è stato aggredito e picchiato fino quasi al coma da Robbie Robertson e Danny Muccio, non è vero? 

Sì, è vero, un paio di anni fa, avevo chiesto un prestito e non riuscivo a rendergli ne i soldi ne quel poco di droga che mi ero fatto dare. Allora me le suonarono di santa ragione. Oh, ma con Boe e i suoi due figli, sa, come vi dicevo, gli irlandesi…

No, non sappiamo. 12 minuti, Lloyd. 

Nessuno di questi ha cantato. Non hanno dato sufficienti spiegazioni per far contento Boe. Allora gli ho detto di riprovare con Robertson e Muccio perché sì, lo ammetto, mi avevano ridotto in fin di vita e ce l’avevo a morte con loro. Ma lui mi disse di non impicciarmi oltre, di non mettermi nei casini, perché magari se sapevo troppo sarei finito nel mirino di voialtri, sentinelle del cazzo. E aveva ragione, guarda in che casino mi sono messo, per cercare anche io un po’ di giustizia.

Signor Lloyd, al momento è l’alcol, che l’ha messa in difficoltà. La sua condotta. Non incolpi nessun altro, tantomeno la giustizia. 10 minuti. 

Potreste smetterla di ricordarmelo ogni volta che aprite…bocca…o che cazzo usate per parlare?

Se continuerà ad assumere quel tono verso di noi, saremo costretti a diminuire il tempo di quattro minuti. Non riteniamo che questo sia un comportamento razionale, per chi ha intenzione di vivere, come Lei. 

E va bene, ma non ci riesco, mi confondo, ho paura! Ho paura! Daccordo, daccordo, proviamo di nuovo… sono uscito dal magazzino di Boe, mi sono diretto nell’unico bar dove mi fanno ancora credito, è di Silvain, che ha un bel cane, e gli ho raccontato la storia di Boe e lui già la sapeva perché il suo bar era stato il primo posto che avevano battuto: in effetti Leavy lo frequentava spesso, e poi di sera era l’unico posto dove c’era gente nelle vicinanze. Silvain mi ha detto però che da lui non avevano trovato niente di buono, ed erano andati via. Aprì la bottiglia di bourbon. Ce la siamo scolata tutta. Sono andato via ed ero sbronzissimo, alle dieci di mattina. Sono andato giù al porto, il freddo e l’alcol mi stavano mandando in ipotermia, condizione che ormai conosco fin troppo bene. Ci sono andato vicino più volte, a lasciarci le penne d’inverno, quando mi ubriaco con questo fottutissimo freddo.

Tre – Minuti 

Ma non arriverò mai a niente. Dai ragazzi. Così è impossibile. Che cazzo vi dice quel cervello finto che c’avete nella vostra testa di cazzo? No! No! Non fate così, mettete via quella roba! AAAAAAH

Le dobbiamo decurtare quattro minuti per la sua condotta inappropriata dinnanzi a ufficiali sintetici di polizia. Lei si trova a meno un minuto. Il suo credito in negativo, pertanto, ci costringe a mettere fine alla sua vita, in quanto sospettato preventivo. Non c’è niente di personale. Ne moriranno molti altri. Di positivo c’è che la sua società non rimpiangerà di perdere persone come Lei. Ci hanno progettati, sviluppati ed infine attivati a tal fine. Si consideri fortunato: prima era ai margini; adesso, ci auguriamo, andrà in un posto migliore, dove i robot e le differenze sociali non esistono. Parole di conforto terminate. 

SWIZZ SWIZZ SWIZZ Caricamento attivato. Lei appartiene a qualche confessione religiosa? 

Ma che state dicendo? Io, io, mi sono cacato addosso…che vergogna morire così…

Il Signor Lloyd piange e defeca in pubblico, rilevata infrazione: atti osceni . Signor Lloyd, non ha risposto al quesito, la reputiamo ateo, quindi la sua funzione funebre sarà celebrata, come disposto dalla legge della Contea, con rito civile. 

BLAM BLAM. Il sospettato preventivo è defunto. Ora del decesso, 5:25 pm. Causa: terminazione ad opera di Vigilante 391 e Vigilante 393 per tempo scaduto di interrogatorio scagionante di terza classe, della durata complessiva di novanta minuti. 



Pubblicato in LIBRICK SCELTI PER VOI

Commenti

        1. Kia Ra

          Ciao Michele, il mio commento era scherzoso☺️,le tue storie vanno benissimo così.Semplicemente perfette. Vorrei farti leggere anche io qualcosa,ma sono soltanto un’umile lettrice in attesa del tuo prossimo racconto.buona giornata

  1. Edizioni Open

    Michele, la tua storia ci è piaciuta e abbiamo pensato di darle risalto in prima pagina e nella categoria “Scelti per voi”. Ci auguriamo di leggera altri tuoi LibriCK

    1. Michele Simonetti Post author

      Grazie a tutti Voi, è un piacere che vi sia piaciuta e che l’abbiate messa in prima pagina! Spero di poter continuare a contribuire ad arricchire questa biblioteca davvero stimolante, e con grande spirito di condivisione.

    1. Michele Simonetti Post author

      Vuoi sapere chi era il colpevole? Quel tipo che si era arruolato nei marines, aveva ammazzato il figlio di Boe per un vecchio conto in sospeso di soldi. Ma non importa, ai fini del contenuto. Il problema è la società spersonalizzante che adotta vigilanti robot che uccidono a casaccio gente ai margini della società per preservare lo status quo.
      Grazie mille per aver letto il mio racconto! 😀

  2. Tiziano Pitisci

    “è brutta come il peccato” è fantastico, oltre ad essere rappresentativo di una prosa asciutta e di strada. Bello e opprimente; e come molte proiezioni futuristiche, ingiusto. Davvero ben fatto, complimenti!