Zanne

Serie: Levii-Hatan


≪Da Sud!≫ disse Rega in un soffio, voltandosi appena.

≪Hai ragione come sempre fratello, ma arriva anche da ovest… a meno che il vento non mi inganni≫ Severo al suo fianco stringeva gli occhi nel buio, cercando di vedere oltre.

≪Nessun vento può ingannarti, nessuno meglio di te può interpretare le sue note≫ rispose Rega con gli occhi fissi in un punto lontano.

≪Non esagerare il migliore ad intuire i messaggi della foresta sei tu!≫ Severo mostrò un sorriso lusingato e Meloria sbottò.

≪Tu sei più bravo di me, no tu sei il migliore… ma per le palle di Tartaros la volete finire qui! Ora vedremo chi dei due sarà il più abile con l’arco, la spada o con qualsiasi cazzo d’arma vorrete usare contro quegli stronzi di lupi impalatori!≫ Meloria era rubiconda nonostante il freddo impietoso, l’adrenalina sembrava averle ridato la forza perduta durante il viaggio estenuante.

≪Ti sei resa conto di aver bestemmiato e aver infilato almeno due parole del volgo in un’unica frase?≫ Dion poggiò la punta Piccola Mir a terra, e usando la mazza a mo’ di bastone guardò Meloria con aria di rimprovero.

≪E tu cos’hai uno stronzo legato sotto al naso? Sempre con quell’aria da superiore che dice “io so e tu non capisci niente!” Non farlo con me Dion, non mi importa niente del tuo giudizio!≫ Le parole di Meloria uscirono seguite da nuvole bianche di vapore accompagnate da tutto il suo ardore.

≪Oh! Ma che vi mettete a fare? Mica è il momento di leticare questo! Forza che se loro sono un branco bisogna esserlo anche noi o domani siamo tutti attaccati a quei rami!≫ Turi cercò di salvare la situazione troncando la discussione dei compagni.

≪Dobbiamo formare un cerchio, spalla contro spalla. Non sappiamo quanti sono ma Turi ha ragione, uniti si vince.≫ Severo prese posizione di fianco al fratello, la lunga spada in pugno, le nocche della mano sbiancate per la tensione. Rega annuì sfilando lentamente una freccia dalla faretra, e passandola sulle labbra ne baciò la punta.

Dion guadò Turi e serrando la mascella si fece un po’ più vicino a lui. Meloria chiudeva il cerchio. Si assicurò un pugnale corto alla vita e rimase con le braccia lungo i fianchi e l’arco ancora appeso alla schiena.

Un ululato lungo e acuto fece voltare la compagina nella direzione del suono, poi un altro ne seguì in risposta dapprima tremolante poi sempre più incisivo.

≪Ovest e Est…≫ sussurrò Severo interrompendosi. Un tonfo sordo li fece sussultare.

≪Un albero che scarica la sua neve… troppi ospiti indesiderati in questo bosco.≫ Dion parlò come a se stesso ma fu Rega a rispondergli.

≪Siamo noi gli ospiti in questo luogo, i lupi, la neve e gli alberi hanno qua la loro appartenenza.≫ In quel momento ci fu un crack di ossa rotte e qualcosa cadde a terra a poca distanza. Il buio era totale e il vento tagliava l’oscurità fendendo i volti come mille piccole lame.

≪Ci siamo, sono vicini… stanno preparando gli arbusti per noi altri≫ Turi cercò di mantenere la voce ferma mentre il suo stomaco sembrava essere sceso fin sotto i piedi.

≪Ci finiranno loro impalati, ma dalle mie frecce≫ Meloria arretrò la gamba destra, girò lo stivale nella neve per cercare una posizione solida e in attimo sfilò l’arco dalle spalle.

Qualcosa scintillò tra le cortine della notte, lucente come il vetro al sole d’estate. Poi un’altro luccicare fugace e poi un altro ancora. Occhi guardinghi sopra denti affilati di bocche smaniose. Un coro d’ululati si alzò all’improvviso e il loro canto fu chiaro: la preda è qui. La stessa melodia si ripetè dall’altra parte del bosco, incalzante e selvaggia. Sempre più vicina.

Dion sollevò la mazza con le ginocchia flesse mentre Turi farfugliava ≪Dita, Dita mie non m’abbandonate proprio ora! E tu Tartaros se queste sono per davvero le tu mani digli che taglino tutto quello gli capita ‘ntorno!≫ sfilò i pugnali sottili dai loro alloggi e senza pensare allargò le braccia nella posizione del Sole di Fronte. Severo ondeggiava appena la lama che teneva stretta tra le mani, davanti al viso assorto. Rega incoccò la freccia e tese l’arco sfiorando con la mano l’orecchio congelato.

Ci furono altri richiami, un uggiolare febbrile e poi un lungo e lento ululato, profondo e pungente.

≪Il capo branco… è il segnale.≫ Rega non perse la concentrazione spostando leggermente la punta della freccia in direzione del suono.

Quando le ultime note di quel canto d’ammonimento si spensero nella notte, il silenzio fu totale. Terribile e in quietante come la mano livida della Falce, che riscuote il suo compenso.

Il primo sibilo fu seguito a ruota da un secondo, Meloria e Rega avevano scagliato le prime frecce e già ne seguivano altre.

Ci fu un latrato di dolore e rabbia e poi la carica. Dall’ombra saettarono fuori zampe forti, pellicce chiare e denti aguzzi. Il branco stava attaccando.

Il primo balzo arrivò a poca distanza da Dion, che inconsapevolmente usò la mossa di Onda Violenta, il lupo con un suono acuto caracollò a poca distanza, lasciando sulla neve una scia purpurea. Severo stava già infilzando la seconda vittima quando un terzo lupo gli balzò di lato. Lo afferrò al polpaccio ma prima che potesse strappare la carne, Turi aveva già mosso i suoi pugnali aprendo un varco sulla pelliccia del collo.

Severo se lo scrollò di dosso e con un cenno del capo in direzioni di Turi, si ributtò a fendere e affondare qualsiasi cosa sbucasse dal buio.

Meloria e Rega scagliavano le loro frecce ad una velocità incredibile arretrando di qualche passo rispetto ai compagni.

≪Le ho quasi finite, maledetta Silene!≫ ringhiò Meloria facendo sibilare un altro dardo.

≪Anche io! È Notte che manda i suoi incantesimi su di noi… ma quanti sono questi bastardi?≫ Rega gettò l’arco a terra e estraendo una daga ricurva si mise al fianco del fratello. Ormai l’intero cerchio era ridotto a un groviglio d’armi e pelli, imprecazioni e ringhi. I lupi arrivavano da ogni direzione.

≪Così non ce la facciamo sono troppi!≫ Severo si scrollò di dosso un esemplare piccolo, lanciandolo con il possente braccio addosso ad un’altra in corsa.

≪Per.Le.Palle.Di.Taratros!≫ disse Meloria tra un fendente e una serie di affondi ≪e cosa facciamo allora? Qua ci rimaniamo secchi! Dion! Dion!≫ gridò voltandosi appena verso il compagno.

Dion era una furia. Piccola Mir volteggiava come la più leggera delle armi e il corpo del poeta si muoveva come una danza di parole, intonate dal più abile canta-verbo.

≪Sarei un pò indaffarato, ma dimmi pure mia dolce bellezza≫ rispose al richiamo accennando un sorriso tirato sulla faccia schizzata di sangue.

≪Fai qualcosa cazzo! Una di quelle illusioni, qualsiasi cosa!≫ Meloria perse l’appoggio del piede mentre stava respingendo nell’ennesimo muso che cercava di intrufolarsi tra i cadaveri dei suoi simili.

Turi la riprese al volo e guardò Dion con aria speranzosa ≪vieni qua nel mezzo, ti copriamo noi altri. Concentrati Dion, pensa a Zaira e tiraci fuori da questo bordello!≫ Gridò esasperato.

Dion si accigliò ≪due parole giuste mio buon amico: Zaira e bordello, ci provo≫ schivando il parapiglia di due lupi che si stavano azzannando a vicenda Dion arretrò all’interno del cerchio che si richiuse introno a lui.

Trovare la concentrazione nell’incertezza di quel momento era cosa ardua… ma l’immaginazione, oh l’immaginazione è la linfa dei poeti, pensò tra sé.

Piccola Mir giaceva al suolo e con le punta delle dita indolenzite Dion si frizionava le tempie in un rito tutto suo. Le grida dei compagni svanirono in un ronzare lontano, i colpi rimasero ovattati sotto la campana della sua mente.

Un lampo improvviso. Una luce immensa tinse il bosco d’arancio e suoni tornarono. Urla di stupore e latrati di paura. La neve era in fiamme.

Una muraglia di fuoco li seguiva su due lati, come un corridoio di salvezza. I lupi arretrarono e compagni esultarono.

≪Tu, tu bastardo d’un poeta≫ Meloria gli si gettò addosso stringendolo forte mentre Turi faceva le boccacce ai lupi al di là della lingua di fuoco. I due gemelli tirano su Dion, stordendolo con pacche affettuose.

≪E ora corriam, come disse un dì la mia bella: illusioni effimere come la nebbia, ma altrettanto accecanti. Non ci metteranno molto a capire che questo fuoco non brucia…≫

Serie: Levii-Hatan


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Ciao Virginia, da quanto capisco la recente esperienza di Meloria ha ridotto drasticamente la sua pazienza e reso il suo eloquio ancor più colorito 😀
    Bellissimo episodio, ero in mezzo a loro nella battaglia anche se un po’ mi dispiaceva per i lupi. Prima o dopo mi dovrai spiegare esattamente come fanno a “impalare” le loro vittime.
    E ora di corsa, verso altre avventure 😀

  2. Racconto adrenalinico, veramente entusiasmante. Dion non solo crea magie con i versi ma pure con gli incantesimi. Mi è piaciuto la scena di battaglia corale, Meloria è sempre fantastica, i dialoghi dei gemelli spassosi quanto quelli di Turi e Dion.
    Bravissima

  3. Complimenti, Virginia: questo è probabilmente l’episodio con più azione di tutta la serie, la scena di combattimento la fa da padrona, e l’hai gestita benissimo.
    Prima, preparando lo sfondo con delle descrizioni dettagliate che ci fanno percepire il freddo il buio, la sensazione di essere circondati senza vedere il nemico.
    E poi lo scontro, ben bilanciato, in cui metti in mostra le capacità particolari di ciascuno degli eroi in campo.
    E, su tutto, l’immancabile ironia delle frasi sempre ricercare di Dion e del pragmatismo contadino di Turi, sempre più determinati e determinanti.
    Chapeau!

  4. “Ti sei resa conto di aver bestemmiato e aver infilato almeno due parole del volgo in un’unica frase?”
    😂 😂 Surreale la risposta di Dion! Eppure così perfetta, in linea col personaggio!