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  • Roberto attraversò il tunnel che l’avrebbe portato alla banchina di corsa: la notte prima non era riuscito a prendere sonno per colpa del temporale. Una tempesta elettrica, non una sola goccia d’acqua era cadu […]

    • Ciao Micol, hai scelto di ritrarre la serenità di alcuni momenti in contrasto con la quotidianità, una quotidianità del personaggio che contrasta con il servizio ecologista trasmessa in treno… tocchi il tema dell’ambiente, di come si dica tanto per fare qualcosa, ma poi non facciamo molto, tutto per tirare avanti la nostra società…

    • racconto breve e futuristico. Scorrevole, accattivante, la tua penna è sempre dettagliata e piacevole. Brava!

  • Sto fissando la finestra già da qualche minuto, sta alla fine di un muro non altissimo, di questa mansarda azzurra chiara, zeppa di cose mie, oggetti che ho difeso con il cuore e con il tempo e che adesso, […]

  • Sam e la sua mamma entrarono nella libreria che aveva aperto la settimana prima in fondo alla strada. Era una libreria nuova ma di vecchio tipo, diceva la mamma. Sam non sapeva com’erano le librerie di ‘ […]

  • Esistono storie putrefacenti, macabre, spesso avvincenti, che per tranquillità personale non bisognerebbe mai raccontare. Si tratta di avvenimenti reali, lontani dal fantastico, ma vicini all’incredulità. Alc […]

  • Mi risveglio, fuori è buio, apro leggermente gli occhi e rischio di rimanere accecata dalla luce della lampada. Mi rendo conto che ho dormito fin troppo immersa nella vasca. Si è fatta sera e la fame si inizia a f […]

  • “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.”

    Alla C.A del Dirigente Scolastico
    Dott. Rosso Di Sera
    Oggetto: programma di scambio Italia/Francia
    18.05.2019
    Con la pres […]

    • Se penso che in un futuro non troppo lontano queste cose potrebbero capitare anche alle mie figlie, un po’ mi spavento. Preferisco non scendere nello specifico della situazione da te descritta, ma una cosa è certa: la società di oggi ci vuole tutti uguali, stessi pensieri, stessi gusti, non c’è posto per i “diversi.”
      Fin da quando erano piccole, ho provato a indirizzare le mie figlie verso la ricerca della loro unicità; essere loro stesse nonostante il mondo. Amalgamarsi nella massa è forse la soluzione, il raggiungimento della felicità. Ma sarebbe un’emozione effimera.

      • Forza Dario, per me -7. Tu hai ancora qualche anno prima di dover diventare veramente ansioso 😉

      • Ciao Dario, ieri ti ho risposto in fretta sull’impeto del dopo pubblicazione. Sì, difficile come saper agire, Dio avrebbe dovuto consegnarci un manuale di istruzioni su come essere genitori. Penso che perseguire l’unicità sia importante, ma molto difficile. E’ una battaglia contro i mulini a vento.

      • Carissima Micol, hai ragione! È difficile, ma guai ad arrendersi.😁

    • Ciao Micol, forse questo libriCK è legato a una esperienza a te vicina, ma forse è una mia impressione. Io non ho mai partecipato a dei viaggi studio, ma credo che tu abbia ritratto al meglio le preoccupazioni di un genitore (e tu lo sei) nei confronti di un figlio/a in difficoltà lontano/a da casa. Ma alla fine hai dato dei “forse” alla madre e ad Aline, figure normali con preoccupazioni e smanie giovanili, ma il buon Giorgio, secondo me, è giustamente ansiotico… comunque interessante anche la struttura whatsapp, non avevo mai letto robe del genere (non sono molto social!!!)…

    • Ciao Micol, non posso prendere la prospettiva da genitore, ma quella di figlio si. Non ho mai affrontato un viaggio studio o scambio culturale, ma so cosa vuol dire essere ignorato dagli altri…

      • Ciao Antonino, ci siamo già sentiti in diversa sede e sai che questo raccontino è un po’ amaro. Avevo sperato di alleggerirlo con un po’ di ironia, ma tant’è: è uscito in questo modo. Il problema è che Giorgio, padre single ansioso, ha ancora qualche sassolino nella scarpa. Quanto all’essere “esclusi”, forse è un gene iscritto nel dna che si trasferisce di padre in figlio. Credo che sia quello che mi permette di comprendere il mio personaggio, Stefania 😉

    • Ben scritto davvero. Spero che sia solo un racconto ma temo di no. Da mamma mi vengono in mente tante cose, ma ne dico solo una: forza, perché tu e tua figlia siete forti, e lo sarete sempre di più!

      • Ciao Nicoletta, come dicevo a Dario dovrebbe esistere un manuale delle istruzioni per capire come essere genitori. Si ha sempre paura di prendere la decisione sbagliata 😉

      • Per Micol: a chi lo dici 🙁 l’ho cercato da tutte le parti il manuale quando sono nati i figli, ma non c’era, e non c’era nemmeno la garanzia 🙂 magari ci fossero… da ventitre anni temo di sbagliare ogni giorno, e probabilmente sbaglio ogni giorno. Si ricomincia sempre da capo 🙂

    • Ciao Dario, ieri ti ho risposto in fretta sull’impeto del dopo pubblicazione. Sì, difficile come saper agire, Dio avrebbe dovuto consegnarci un manuale di istruzioni su come essere genitori. Penso che perseguire l’unicità sia importante, ma molto difficile. E’ una battaglia contro i mulini a vento.

    • Mia carissima Micol, ho colto il senso e il significato di tutta la vicenda e… mi dispiace. Da prof., da giornalista, da Giuseppe, da scrittore, da lettore, da qualsiasicosatuvoglia… questi tipi di scambi “””culturali””” NON PIACCIONO. Assolutamente, zero totale. Perché il conformarsi (nel più dei casi) non è cultura; perché sorridere forzatamente non è cultura; perché farsi piacere delle situazioni non è cultura. Gli scambi sono tali perché in quel determinato periodo ci si DEVE ESSERE per quella determinata persona. Mi spiace veramente un sacco. Sono situazioni che mi mandano in bestia. Adesso devo trovare un Drok pronto a calmarmi! 🙂

      • Ciao Giuseppe, da scrittore sai che la migliore terapia è la scrittura. Gli scambi culturali dovrebbero essere un punto d’incontro, un unirsi rispettoso delle diversità. Dipende dalle persone coinvolte, certo, ma un adulto dovrebbe avere la sensibilità necessaria per “capire” i suoi studenti oltre la convenienza e il fastidio di essere disturbato. Quello che mi infastidisce è pensare che alcune occupazioni non sono esattamente dei “lavori” e basta; concetto a quanto pare obsoleto.

    • Spero di aver colto il senso del racconto, ma mi sembra di cogliere la tristezza della nuova generazione, intelligente e moderno usare una simil conversazione whatssapp.

      • Grazie Giovanni, effettivamente in questo racconto a farla da padrona è il disagio giovanile e la perdita di una “purezza” non intesa in senso fisico quanto morale.

      • Tastierino malevolo… a farla da padrone

    • Mi piace come sei riuscita, nel ritmo e nella struttura, a creare una narrazione comunque fluida. Un racconto sagace e attuale, ma aver green, il ruolo di genitori, qualunque sia la tecnologia a loro supporto, non è mai facile. BRAVA!

      • Ciao Marta, come ho detto ad altri servirebbe il libretto delle istruzioni 😉 Mah, l’unica soluzione è fare meglio che si può…

      • Non lo so, un figlio è qualcosa che non ho ancora sentito dentro di me di avere, forse proprio perchè appunto, un minimo si vorrebbe essere preparati anche se sai che in realtà non li si è mai realmente. Da figlia posso solo vedere e avere cognizione di quanto noi stessi, da figli, chiediamo ai genitori. Più amore c’è e più c’è facilità di sbaglio, perchè vorremmo sempre proteggere più che possiamo chi amiamo.

    • Un racconto attuale ed amaro, la conversazione su whats up, geniale. Personalmente posso dire che da autrice, blogger, giornalista, zia e donna ho sospirato leggendo le tue parole, consapevole di come la differenza fà paura. Lo vedo quotidianamente tra le vie di Roma, ai giardinetti dove anche i nostri quadrupedi vengono allontanati se diversi o bruttini. Bipedi e pelosi abbiamo tutti un cervello, cuore ed anima, oltre l’aspetto. Capisco la difficoltà di essere genitori nel nostro mondo, le vivo di zia, figuriamoci!
      Però credo anche nel futuro ed i ragazzi lo sono, viaggiare, conoscere, interessarsi, sono piccoli passi verso la libertà e la consapevolezza. Voglio essere positiva e sperare nelle nuove generazioni che sono più smart e poliedriche di noi.
      Ogni epoca ha i suoi figli.
      Brava Micole per il tuo racconto che porta a riflessioni e confronti costruttivi, contraddistinti dal tuo stile personale, lineare, semplice ed ironico quando serve.

  • Avevo deciso di non restare più a scuola nel pomeriggio. A cosa sarebbe servito? Nulla sarebbe stato come prima e non mi restava altro che riprendere la solita vita in bianco e nero. Mi erano piaciute quelle […]

  • “L’amore inizia con un sentimento, ma continua per scelta. E io mi ritrovo a sceglierti, sempre di più ogni giorno” (Justin Wetch)
     

     

     

    Così, senza preavviso, quel giorno è arrivata. […]

  • Novembre 2016BergamoLa mezzanotte ha sempre un profumo particolare, intenso, a metà fra il sole dolciastro del giorno e le punte secche e acide della prima mattina.Sono due anni che non solco la soglia […]

  • Cammina.
    Un passo, due passi, tre passi.
    Si ferma.
    Osserva il polline dei pioppi volare nell’aria, si ritiene fortunata a non essere allergica.
    Cammina.
    Quattro passi, cinque passi, sei passi.
    Gira la testa […]

    • Una tematica forte che si sviluppa solo alla fine, quasi, il che è un bene, perchè il racconto convoglia sull’idea nei passi anche nella sua struttura. Bello.

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