
27 dicembre, ore 10:21
Serie: Ne verremo a capo
- Episodio 1: 27 dicembre, ore 10:04
- Episodio 2: 27 dicembre, ore 10:21
- Episodio 3: 27 dicembre, ore 10:44
- Episodio 4: 27 dicembre, ore 11:07
- Episodio 5: 27 dicembre, ore 11:11
- Episodio 6: 27 dicembre, ore 11:32
- Episodio 7: 27 dicembre, ore 18:04
- Episodio 8: 27 dicembre, ore 20:16
- Episodio 9: 28 dicembre, ore 1:23
- Episodio 10: Per i sei Fiori
- Episodio 1: Qualcosa
- Episodio 2: Lo rifaresti?
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La stanza di Primula era la più piccola e scura dell’hotel; le pareti erano scrostate e i mobili rovinati dall’umidità.
Primula se ne stava sdraiata sul parquet, con la faccia spiaccicata sul pavimento e gli occhi pieni di lacrime. Stava per morire, dunque.
Tre giorni e sarebbe morta.
Chissà com’era, sparire per davvero, sparire per sempre.
Aveva provato già una volta la morte, quel terribile capodanno 2019.
Lei e gli altri cinque sfigati che erano rimasti intrappolati lì dentro.
Ora stava per provare quella vera, però, la morte quella completa, niente giochi idioti nè speranze.
Loro, sei ragazzi mezzi morti, contro… qualsiasi cosa fosse ciò che li intrappolava nell’hotel.
Loro che non avevano nemmeno più diritto ad un nome normale.
Sei giovani spiriti declassati al livello di vegetali: Primula, Orchidea, Giglio…
A proposito, dov’era finito Giglio? Doveva parlargli assolutamente, ne aveva un estremo bisogno.
Si alzò controvoglia e si mise a cercarlo nell’unico posto dove sapeva l’avrebbe trovato: la sala da pranzo.
“Ti cercavo” annunciò stancamente, piombandogli alle spalle.
Lui si girò con calma, guardando la ragazza inespressivo. Primula era l’ultima persona che avrebbe voluto vedere in quel momento.
“Lo so”.
“È importante, Giglio. Dobbiamo organizzarci al meglio se vogliamo davvero riuscire in quest’impresa impossibile”.
Ancora con questa storia dell’organizzazione. Era almeno la terza volta che la tirava fuori nell’ultimo mese.
“Ma siamo già organizzati”.
Primula esplose in una risata.
“Cosa c’è?” chiese ferito Giglio.
“Hai idea del significato di ‘organizzazione’? Perchè noi siamo tutto meno che organizzati, Gi”.
Lui scrollò le spalle. Tanto ormai era già finito tutto, no? Sarebbero morti, non c’era più nulla da sperare. E non era pessimismo, il suo, era semplice realismo, era uno sguardo obiettivo alla realtà.
“E allora dì a Orchidea di annunciare l’ennesima riunione così ci organizziamo, ok?”
Non attese la risposta, si alzò innervosito e tornò nella sua stanza al terzo piano.
La stanza delle riunioni non era altro che un angusto sgabuzzino al piano terra.
Orchidea era seduta a cavalcioni su un vecchio armadio polveroso, mentre gli altri se ne stavano sul pavimento.
“Ragazzi, dobbiamo organizzarci, Primula ha ragione”.
“E ce ne usciamo adesso con questa trovata geniale!? Anche gli anni scorsi eravamo organizzati, eppure non abbiamo combinato nulla!”protestò Tarassaco dal fondo della stanza.
Orchidea sospirò.
“Intendo un altro tipo di organizzazione… Lasciatemi spiegare un attimo; dunque, faremo così: ognuno di voi avrà un ruolo… che sarà riassunto da una parola, un elemento” iniziò Orchidea.
“Aspetta, aspetta, non ho capito un cazzo. Noi siamo in sei. Gli elementi non sono quattro?” chiese confuso Tarassaco, grattandosi la crespa chioma di capelli biondi.
Orchidea si passò una mano sulla faccia, prima di ricominciare a parlare.
“Facciamo così: io do i ruoli, così capite. Giglio è il Cervello, Tarassaco tu sei l’Intimidazione, Ciclamino è la Pietà, Primula è la Calma, io sono l’Inganno e Glicine è…”
“Un coglione”.
“Giglio! Possiamo per tre secondi fare le persone serie!?” si infuriò Orchidea, reggendosi la testa con una mano.
“Ma noi non siamo persone serie, Dea” scherzò Giglio dal suo posto vicino al carrello delle pulizie. Soddisfatto della propria risposta, si attaccò con gioia al carrello, che si ribaltò con un rumore assordante.
“Giglio, stai fermo venti secondi!” urlò Tarassaco.
“Guarda che casino, c’è alcool ovunque!”
“Oddio, guardate che vomito, io questo odore non lo sopporto! Orchidea, fai qualcosa!”
Orchidea si accartocciò su se stessa, rimanendo immobile per dieci interminabili secondi. Non chiedeva tanto. Solo un flebile sussurro di vita, una luce, da qualche parte, una speranza che la confortasse.
Anche se tanto in ogni caso la storia era già stata scritta, e il finale era lì, a qualche giorno di distanza, così nitido e cristallino da sembrare quasi tangibile.
E non era un bel finale.
Il pranzo era sempre il momento peggiore della giornata. Era quello che ricordava la loro condizione di anime senza posto, di nulla viventi solo a metà. Non mangiava nessuno, a pranzo, nessuno ne aveva bisogno. Restavano tutti a guardarsi o a chiacchierare per una mezz’oretta, poi ciascuno si alzava e tornava nella propria stanza. In genere erano Glicine e Tarassaco gli ultimi ad alzarsi, il primo perchè desideroso di compagnia e il secondo a causa dell’odio che nutriva per il resto dell’hotel.
Tarassaco non sopportava quel posto soffocante, fatiscente, senza luce nè calore, sempre gelato e polveroso. Trascorreva la maggior parte del tempo seduto su uno dei tavoli dell’ingresso, senza fare nulla, dondolandosi di tanto in tanto avanti e indietro perso in pensieri intricati. Passava innumerevoli ore così, perdendo completamente la cognizione del tempo, fissando un punto casuale del muro e dondolandosi fino a quando il corpo non chiedeva pietà catapultando la mente nella realtà.
Si ricordava allora di non avere poi tanto tempo da perdere, ma in fondo chissenefrega, tanto ormai non contava più nulla, quindi tornava nel suo mondo dalle pareti di vetro oscurato e si rifugiava lì per altre mezz’ore.
Poi puntualmente arrivava Giglio ad interrompere la sua calma composta e a ricordargli che sarebbe presto morto. Lo faceva con tutti, si divertiva con poco: passava le ore così, da una stanza all’altra dell’hotel, aggirandosi per i lunghi corridoi come un angelo della morte annoiato.
La stanza di Glicine, poi, era la sua preferita, perchè la abitava una sorta di spirito selvatico e sfuggente, del tutto imprevedibile e pericoloso, un essere violento e privo di ragione che si mostrava nel corpo di un sedicenne dai capelli biondi e gli occhi più azzurri che Giglio avesse mai visto.
“Moriremo presto”.
Glicine si voltò con un lagro sorriso spalancato sul viso pieno di lentiggini. “Che bello” replicò con una piccola risata.
“Dico davvero, non è un gioco”.
“Appunto, è questo il bello! È tutto vero, ma ci pensi!? Moriremo, Giglio, moriremo!” esclamò Glicine come se gli fosse stata data una splendida notizia.
“Tu non stai bene”mormorò preoccupato Giglio.
“Cosa vuol dire che non sto bene?”
Rimase immobile, gli occhi azzurri fissi su una macchia di vernice bianca sul pavimento.
“Vuol dire che non sei normale, Cristo” rispose Giglio con voce spenta.
“Ah, perchè tu invece sì? Tu, che non hai il minimo senso dell’umorismo, che sei completamente privo di empatia, che vivi nel tuo cazzo di mondo tutto strano nella tua testa, tu saresti normale? Nessuno qui è normale, non prendiamoci in giro”.
“Facciamo finta che tu non mi abbia appena insultato. Buona giornata”concluse la conversazione Giglio, offeso, uscendo dalla stanza sbattendo la porta.
Glicine restò perplesso; non capiva bene dove avesse sbagliato, cosa avesse detto di così clamoroso. Non era forse vero? Giglio era una specie di automa, di macchina senza emozioni, non sembrava nemmeno umano la maggior parte delle volte. Invece lui, Glicine, era diverso; non solo da Gliglio, da tutti i suoi compagni: erano tutti troppo seri e razionali, logici, lucidi. Avevano sepolto le emozioni sotto la neve del parcheggio, ghiacciate tra le stalattiti. Glicine non ci riusciva, ad essere come loro: aveva sempre troppe energie, e idee assurde gli affollavano continuamente il cervello.
Giglio gli ripeteva ogni tre minuti di essere più professionale, ma la vita non era professionale. La vita li aveva ammazzati senza pietà, senza una giustificazione, soltanto perchè per qualche motivo quello era il modo in cui dovevano andare le cose.
E loro erano state le vittime di quel folle scherzo. E ora, in qualche modo, erano intrappolati in un gioco mortale. Era un gioco strano.
Era una danza macabra senza musica nè ritmo, un incrocio di sfortunati destini.
Il più sfortunato di tutti, però, rimaneva sempre quello dei sei ragazzi, quello dei sei poveri cretini rimasti intrappolati in una dimensione altra.
Vivi e morti.
Pieni di energie e completamente svuotati.
Erano tutto e niente.
Erano in un limbo, in un precario equilibrio che li rendeva instabili e insicuri.
Non ne sapevano che la data di scadenza: l’ultimo secondo del 2022.
Avevano avuto tre anni per tentare in tutti i modi di salvarsi, eppure ogni loro sforzo era parso inutile.
Ora quei tre anni erano passati, troppo in fretta e troppo lentamente.
Era arrivato il momento decisivo, che li avrebbe finalmente catapultati da una parte o dall’altra.
O morti o vivi, nessuna via di mezzo.
Serie: Ne verremo a capo
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- Episodio 2: 27 dicembre, ore 10:21
- Episodio 3: 27 dicembre, ore 10:44
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- Episodio 7: 27 dicembre, ore 18:04
- Episodio 8: 27 dicembre, ore 20:16
- Episodio 9: 28 dicembre, ore 1:23
- Episodio 10: Per i sei Fiori
Anche qui i toni sono leggeri, ironici ma al tempo stesso profondo: ti sai giostrare bene da un atteggiamento all’altro, mostrando come in fondo le due cose siano due facce della stessa medaglia. Ironia e serietà debitamente contrapposte esattamente come la vita e la morte. Inoltre, la cosa che più mi piace è che stai rivelando i dettagli poco a poco, in maniera spontanea, attraverso dialoghi divertenti e coinvolgenti. Non da poco , secondo me, io non so quanto mi sarei trattenuto dagli spiegoni iniziali più o meno impliciti. Complimenti.
““Un coglione”.”
😂 😂
““Aspetta, aspetta, non ho capito un cazzo. Noi siamo in sei. Gli elementi non sono quattro?” chiese confuso Tarassaco, grattandosi la crespa chioma di capelli biondi.”
Non si lascia sfuggire niente questo Tarassaco
Sinceramente mi ha preso un mezzo infarto (sì, evviva l’ansia) quando ho letto dalle notifiche “aspetta, aspetta, non ho capito…”, perchè ero convinta che non fosse una citazione dal testo ma una tua perplessità e mi sono detta “oddio lo sapevo che mi mancava da spiegare qualcosa; vedi, Viola, Cristo, l’ordine, perchè hai bisogno di essere sempre così confusionaria? Ecco, adesso-“. E niente, ho aperto la notifica e ho visto che era una citazione. Inutile dire che mi sono data (abbastanza a ragione) della deficiente. Ad ogni modo, dopo questo brevissimo racconto sicuramente molto necessario, ti ringrazio davvero per l’interesse, mi fa tantissimo piacere
Ma un racconto che mi ha strappato una risata ahahaha
E comunque non preoccuparti finora è tutto chiarissimo 🙂
La trama si fa sempre più coinvolgente, anche grazie allo scambio di battute ironiche.
Uno stile molto semplice e pulito, che consente di apprezzare appieno la lettura di questo testo.
Ciao Viola, questo racconto e la tua scrittura emergono sopra la superficie prendendosi con giusta convinzione tutto lo spazio che meritano. Dialoghi convincenti, struttura evidentemente ragionata e non buttata giù per fare un po’ di sensazione, un vero piacere per gli occhi. Per me: bravissima.
Inquietante e coinvolgente, ben scritto e ben pensato.
Mi ricorda, nelle atmosfere, tante cose che ho letto senza essere uguale a nessuna. Come per tutte le serie, bisogna aspettare la fine per esprimere un’opinione. Ma per ora mi piace.