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  • Salve a tutti, mi chiamo Carlo e quella che sto per raccontarvi è la mia storia. Per fare ciò ho bisogno di andare un po’ indietro nel tempo, così che voi possiate vedere con i vostri occhi quello che mi è succe […]

    • Ciao Antonio, ho conosciuto una persona affetta da questa malattia invalidante. Come nel tuo racconto, il suo “dolore” più grande era quello di non ricevere attenzione da nessuno, medico o altro. Attribuivano il suo stato fisico ad una depressione (che accusava proprio perché nessuno le veniva incontro): solo dopo anni ha incontrato un medico che è riuscito a diagnosticare il suo disturbo. Un disagio che l’ha allontanata dai colleghi, amici e alcuni membri della famiglia. Ho ritrovato nel tuo racconto tutta la sua tristezza, uno specchio esatto della sua pena.

    • Ciao Micol, in questo racconto mi sono cimentato in una dei racconti più insidiosi per me, poiché descrivere la tristezza, il dolore, ecc… mi risulta difficile. Grazie per aver apprezzato il mio sforzo! ☺

    • Ciao Antonio, è sempre bello leggere i tuoi racconti, riesci a creare una grande empatia, a comunicarmi sempre nuove sensazioni. Tu hai preso in considerazione questa grave malattia, ma credimi, anche per le cose più banali certi medici o non ti prendono sul serio o ti spillano soldi senza una chiara risposta, magari dicendoti di operarti quando invece non c’è ne bisogno, come nel mio caso per una semplice microfrattura ad una caviglia. Purtroppo, anche coi medici, bisogna avere fortuna e trovare quello giusto😁!

      • Ciao Antonino,
        Ti ringrazio ancora una volta per le belle parole che hai nei miei confronti. Ti confesso che nei miei scritti cerco sempre di trovare un legame col lettore, perché credo che tra le tante cose cui uno “scrittore” deve prestare attenzione, l’empatia è quella più importante, se non una delle più importante.
        Per quanto riguarda i medici poi… meglio che sto zitto.

  • Uno dei due fratelli francesi si avvicinò a passo lento e misurato verso la porta di legno d’ingresso, il fucile spianato, dalla sua posizione Carl riusciva a scorgere solo questo, i due ospiti avrebbero voluto pr […]

  • Dopo quell’incontro con Hellen ne seguirono altri nel parco, poi in luoghi più nascosti. Poi a casa mia. Ci davamo appuntamento per la volta successiva e non abbiamo mai tardato di un secondo. Ci vedevamo a in […]

    • Fabio, ciò che leggo è un viaggio nella mente del tuo personaggio, nelle sue sensazioni, introiettandomi alla grande nei suoi complicati pensieri, per poi concludere con il fil rouge della serie, ossia l’azzardo, che il tuo protagonista vive nella sua interezza. Lui cerca di allontanarsi da una vita piena di incognite, ma forse il rischio è ciò che lo fa sentire davvero vivo…

  • (Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)

    Nell’eterno presente, l’eterno adesso, l’uomo nero osserva colui che gli sta di fronte, immerso in pensieri più scuri della sua stessa pelle.
    «Ci facciamo un altro g […]

    • Una volta hai detto che l’oblio e peggiore dell’Inferno (ricordo male?) e in questo racconto di chiusura ne dai la prova. L’ineluttabilità, l’angoscia, non del solo protagonista ma universale, esplode in una violenza al di là della violenza. Ecco, so di sicuro di non volere andare nel tuo inferno.

    • Hai ben sfruttato lo stordimento che prova una persona ubriaca, potenziandola col seme della follia, dell’incubo e della tua fantasia, la bottiglia che si svuota è l’anticamera dell’oblio, e riempie John con le sue macabre ondate. Avevi ragione: l’oblio e l’Abisso, che nulla distinguono, sono peggiori dell’inferno, ma in fondo, John lo meritava, certamente più di sua moglie, che non ha fatto nulla, almeno ai miei occhi… piccola miniserie, ma contenuti di ottima fattura… nella botte piccola… alla prossima follia Dario😁!

  • (Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)
    John pensò e osservò, osservò e pensò. La testa gli girava incessantemente e dallo stomaco proveniva un gorgoglio fastidioso. Non avrebbe voluto pensare alla moglie, ma […]

    • Inizio a pensare che i due John siano in realtà persone diverse e che il “gioco” del nome sia stato creato per portare alla memoria la miserevole coppia. Ci spalanchi una mente disturbata come molte volte hai saputo fare, il confine fra umano e bestia che si nasconde in tutti noi. In questo senso, sì, il linguaggio è esplicito e non si nasconde nell’ombra del dire non dire. È una delle caratteristiche che apprezzo dei tuoi racconti. Il concetto del “sentirsi derisi” non è sottovalutato: credo sia una leva importante che può portare al delirio una mente instabile e una personalità insicura. Tutti, abbiamo avuto a che fare con questa sensazione e tutti, credo, avremo voluto dare un ceffone ad altri.

      • Micol, tutti abbiamo una zona d’ombra; nel caso di John é molto, molto oscura. Sì, i personaggi non sono legati all’altra mia serie, forse nemmeno l’uomo nero è Geremia…😅

    • Più che dalla Warner bros mi sembra una scena tratta da Grattachecca e Fighetto! (se frequenti i Simpson, sai chi sono). La follia si cela dietro ad un sorriso, un sorriso che rappresenta tutte le prese in giro subite. John, in fondo, con gli amici finge… mi avvio alla fine del tuo abisso…

  • (Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)
    Come diavolo era finito in quel posto?
    John Ellen continuava a guardarsi attorno nervosamente, tentando di mascherare il disagio che stava provando.
    Calmati John; hai […]

    • John non è nemmeno passato per il limbo, lo hai accompagnato direttamente all’inferno. Ricordavo Lady Mary meno zannuta, ma sono felice di trovarla in splendide forme. Il mistero si infittisce e, molto sinceramente, non sarei sorpresa se da qualche angolo se ne uscisse pure Mister B.

    • Micidiale questo episodio! Stai ritraendo un incubo maledetto in tutto il suo splendore, l’alcol è solo un veicolo, l’incubo di John è già insito in lui, doveva solo uscire fuori… bella lì Lady Mary, da morir da ridere😂😂!

  • (Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)
    «Senti, amico.»
    John Ellen finse di non udire e continuò a camminare.
    «Cazzo fai, amico? Voglio solo aiutarti!»
    «Lasciami in pace.»
    «Vedi che ho ragione? Tu hai bisogno […]

    • Ciao Dario. Avevo ricevuto la notifica ieri sera, ma ho preferito aspettare perché di solito disinnesco le bombe al mattino presto. Ti dirò, quello a “preoccuparmi” 😁 è stato l’avviso: Attenzione linguaggio e temi espliciti. Mi è tornato alla mente il CD dei Red Hot Chili Peppers, dove ho letto per la prima volta quel l’indicazione di salvaguardia.
      OK, a parte gli scherzi, ho avuto il piacere di incontrare John, effettivamente la sua storia non era nota. Confesso che mi sto ancora interrogando sul nome “John Ellen” (ricordando la controparte femminile nella serie forse parallela), ma con il tempo capito (spero). Proseguo lungo il cammino…

    • Ciao Dario, non sapevo che in quel bar ci fosse una drink card😂😂😂! Scherzi a parte, ricalca in pieno l’atmosfera vissuta ne “Eterno oblio” , ma stavolta hai calcato più la mano, più esplicito, anche se non di tanto. Già in questo episodio entri dentro nella mente del lettore, lo fai ammattire anche grazie alla stessa voce del narratore, quasi una macabra voce in ognuno di noi, una sorta di coscienza che martella. Al di là di dove ci condurrai, ci sarà certo da divertirsi e da riflettere😊!

      • Carissimo Antonino, ho scritto questo racconto prima di Eterno oblio. Se bastassero sette bicchieri di bourbon per dimenticare quel che fa soffrire, ne approfitteresti ?😁😉

    • Ciao Dario,
      intrigante come racconto. Esplicito, ma ci sta, l’ambientazione lo vuole e non stona con tutta la situazione infima che trascina il lettore in una conversazione ambigua. Bravo! 😊

      • Ciao Isabella! Tutte le mie storie, spogliate della componente oscura e folle, raccontano drammi e dolori molto reali. Anche questa miniserie non fa eccezione.😊

  • Prevenzione, prevenzione, prevenzione, o meglio, ci tengo molto che non ti faccia male. Si percepisce in molti aspetti , a partire, come già raccontato, dall’indicazione della posizione del defibrillatore nella ca […]

  • Conoscere il vero aspetto di Moo rese Nicolas felice. Quando era all’aperto, ligio nel rispettare le “ore d’aria”, alzava lo sguardo in direzione della finestra della camera: cercava il riflesso di un paio occhi g […]

    • Ciao Micol, è davvero un piacere leggere e vedere l’empatia instaurata tra Nicolas e Mooo, il loro modo di comunicare tramite i segni, il modo più antico di comunicare, il tutto con la tua proverbiale cura e attenzione. Nei tuoi racconti la diversità e sempre presente, come lo è nella realtà del resto, ma tu riesci a porre sempre una comunione, e qui, le sofferenze di Nicolas e di Mooo si fondono nel loro giocoso convivere. Durerà quest’idilio? E Johnny? Ottimo inizio di stagione😁!

      • Ciao Antonino, grazie per “vegliare” sui miei refusi 😉 oramai sei una specie di angelo custode. Sono contenta che questo inizio di stagione ti sia piaciuto, da qui in avanti molte domande cominceranno a trovare risposta. Purtroppo, a volte, drammatica.

    • Ciao Antonino, grazie per “vegliare” sui miei refusi 😉 oramai sei una specie di angelo custode. Sono contenta che questo inizio di stagione ti sia piaciuto, da qui in avanti molte domande cominceranno a trovare risposta. Purtroppo, a volte, drammatica.

    • Questa seconda stagione inizia nel migliore dei modi! Il legame tra Nicolas e Moo è qualcosa di speciale, poetico. In tutta onestà, provo simpatia anche per Johnny; mi auguro che non si riveli un personaggio totalmente negativo.😊

      • Ciao Dario, anch’io provo simpatia per Johnny. Non è cattivo, ma come si inizia ad intendere il suo “mostro” è ben più crudele di quello di Nicolas.

    • L’episodio fa quello che deve, scorre tranquillamente, mi pare di aver capito che si tratti di una stagione collegata ad un’altra quindi devo recuperare la prima!

      • Ciao Alessandro, questa serie è un po’ diversa da quello che scrivo abitualmente. Ho adottato un approccio “soft”, tempi più lunghi, nell’intento di farne una favola dark.

  • L’udito, come sanno tutti, è uno dei cinque sensi ed è forse quello più bistrattato. Sì, perché l’essere umano ha l’abitudine di dare per scontato le piccole cose e, solo quando le perde, si rende conto di quanto […]

    • Ciao Antonio. Hai ragione, spesso e volentieri diamo per scontate delle cose e ci accorgiamo di quanto siano importanti solo quando le perdiamo. Mi è piaciuta anche la tua riflessione sul non saper più “ascoltare”, pensando che a volte accade proprio con chi ci sta accanto.

      • Ciao Micol,
        Mi fa piacere che ti sia piaciuto e che il mio messaggio sia passato forte e chiaro. Spero che questo mio lavoro dia spunti di riflessione.

      • Ciao Micol,
        Mi fa piacere che ti sia piaciuto e che il mio messaggio sia passato forte e chiaro. Spero che questo mio lavoro dia spunti di riflessione.

    • Ciao Antonio, purtroppo al giorno d’oggi ci concentriamo troppo sulla vita frenetica che conduciamo, e ormai ignoriamo le piccole cose che ci circondano, e non ascoltiamo più. È vero, penso al rapporto di oggi con gli adolescenti: spesso loro non ascoltano i genitori, e i genitori a loro volta non ascoltano le esigenze o le emozioni dei figli. La tua lezione sul non ascoltare si lega perfettamente alla mancanza di comunicazione che caratterizza il nostro tempo. I tuoi racconti sanno sempre offrire uno spunto per soffermarsi e riflettere, e questo è un gran bene, una cosa che mi piace tanto. Alla prossima😁!

      • Ciao Antonino,
        Ti ringrazio per le belle parole. Per me sono fonte di vanto poiché sto riscontrando che i miei racconti stanno colpendo nel segno, andando a toccare quelle corde che potevo solo sperare di raggiungere.

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