Edizioni Open

LibriCK Edizioni Open COME FUNZIONA

SERIE e LibriCK Scelti per Voi

SERIE e LibriCK Edizioni Open Come Funziona

© 2018  Edizioni Open – Regolamento Chi siamo

  • «Tirate in parte, che adess el riva.»
    Ma Luchino è troppo piccolo, lui non sa.
    Il padre lo toglie dalla porta, dalla quale giungono gli spifferi, e lo deposita sulla paglia.
    Il tempo, nelle ultime ore, è cam […]

    • Bel racconto della provincia.. mi piace l’atmosfera, mi piace il freddo fuori ed il caldo dentro, mi piace la semplicità delle vite raccontate e mi piacciono le intrusioni del dialetto nelle conversazioni.
      Altri tempi quelli… forse non ci sono più e questo lascia sempre l’amaro in bocca.
      Alla prossima lettura.

  •        Lo zio Enea non stava più molto bene da qualche mese. Il vecchio cocciuto non voleva sottoporsi alle cure mediche, decise di rifiutare i farmaci e di mangiare il meno possibile: si stava lasciando morir […]

    • Mi ha preso totalmente. Bella, triste, triste ma bella. Zio Enea Mi ricorda un po’ il vecchietto di Up e sei riuscito a farmi affezionare al personaggio con poche righe. Anche se, nella parte in cui consegna il cubo, già si riesce a intuire la fine dello Zio. Cmq complimenti come sempre!

    • Ciao Daniele e grazie per il commento. Diciamo che nella vecchiaia si é ammorbidito, ma ti assicuro che non é un tenerone, da dicembre inizierò a sviluppare alcune serie partendo da questi “incipit” e conoscerai di che pasta é fatto.
      Grazie per avermi letto.

    • Di questa storia mi piace l’intersezione tra fantasia e realtà. Il mondo dei mostri da un lato e il lutto purtroppo reale dall’altro, osservato dallo sguardo acerbo di un ragazzino. Bello e scorrevole, e alcuni lettori scorgeranno forse delle lontane similitudini con il proprio vissuto. Ci sono due refusi di battitura, ti salteranno all’occhio rileggendolo e l’espressione “fare chiudere la bara” nonostante sia chiarissima non mi convince fino in fondo, ma sono lievi aspetti formali. Il racconto mi è piaciuto ed è coerente con lo stile dell’intera Serie.

  • Il mio nome è Paul, ed è quasi due anni che sono pulito. Non tocco infatti più alcun tipo di tabacco da 683 giorni, da quando mia moglie è morta. Ero solito fumarmi quasi un pacchetto di sigarette al giorno pri […]

    • Forte, intendo, breve e drammatico. In poche righe vi è racchiusa frustrazione, consapevolezza e disperazione descritti con uno stile asciutto e diretto che rendono il racconto dal ritmo incalzante ed immediato. COMPLIMENTI

    • Davvero stupendo! Dalle prime righe non sono riuscita a staccare gli occhi fino a che non sono arrivata all’ultima parola, con un groppo al cuore.

    • Racconto intenso. Il senso di colpa e il dolore di quest’uomo che ha perso tutto mi hanno colpito. Ma non fumare più non restituirà a Paul ciò che ha perso. Non voglio nemmeno provare a immaginare come possa essere tremenda una cosa del genere. In questo racconto sento tutta la disperata solitudine del protagonista.

  • A me il cappuccino delle 18 fa sempre riflettere molto. Lo prendo da solo per scrollarmi di dosso le troppe ore buttate dentro un ufficio a vedere volare via la mia vita, e di solito lo sorseggio accompagnato da […]

    • Ciao Raffaele, ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato! Complimenti per la prosa e per il testo, scorrevole in tutti i suoi punti. Apprezzo molto come scrivi, la tua scrittura è come una lama tagliente nello studio di un rinomato barbiere. La tua voce interiore viene fuori, si fa sentire al massimo e leggerti è davvero un piacere. Solitamente cerco di dare consigli su come migliorare nella scrittura e, fidati, sono molto meticolosa a riguardo; ma con questo racconto non ho davvero niente da aggiungere. Il ritmo è esplosivo, mi ha preso dall’inizio alla fine e non mi era mai successo prima d’ora. Continua così perché sei davvero bravo. Complimenti vivissimi 🙂

      • Annalisa che posso dire? Le tue parole mi lusingano tanto, dico davvero. Grazie di cuore. Sono felice che ti piaccia il mio modo di scrivere e mi auguro che anche le prossime storie possano appagarti allo stesso modo.. da parte mia ce la metterò tutta.
        Grazie ancora del tuo tempo e del tuo commento.
        A presto

    • Un racconto breve che lascia l amaro in bocca, come il cappuccino.
      Lo specchio di un qualunque pomeriggio in una qualsiasi città, magistralmente scritto che descrive squarci di una società anomala.
      Lo stile grintoso e contemporaneo dona una sferzata di vitalità a personaggi al limite del surreale.
      Antropologia su carta in Poche righe.
      Mi è oiaciuto.

      • Fabiana,
        grazie per il tuo bel commento ed il tuo tempo. Come diceva Bukowski, “la gente è il più grande spettacolo del mondo” e in certi momenti mi piace osservare con distacco chi mi circonda.
        Grazie di nuovo.
        Alla prossima

    • È curioso come andare in giro con un paio di cuffie (o restare fermi ed osservare cosa succede attorno) faccia da filtro aiutando a vedere la realtà con lucido distacco. Oltre alla prosa fluida e destabilizzante ho apprezzato la scintilla di ribellione che emerge da molti passaggi, la stessa scintilla che ha infuocato un intero filone musicale, molto caro anche a me, e forse sostituito ormai da altri generi, nuovi ma che hanno in comune con il rock la voglia di denunciare disagio, inquietudine e rabbia. Al prossimo LibriCK!

      • Tiziano è proprio vero quello che dici. La musica è un bel filtro per osservare tutto quello che ci circonda, alle volte rende tutto più bello altre volte conferisce note malinconiche e tristi ma va bene così.
        Io comunque penso che del buon Rock può solo che aiutare e se tanto mi da tanto, anche te condividi questo pensiero 🙂 .
        Grazie infinite del tuo commento e del tuo tempo.
        Alla prossima.

    • Bel pezzo e bello stile. Ed qualcosa che mi capita anche a me, stare con le cuffie, osservare la gente, mentre soffro in metropolitana come adesso XD
      E stato divertente leggerti, complimenti!

  • Il sole è rosso come una ferita nuova. È tardi, devo tornare a casa. Mamma starà già in pensiero.Guardo l’orologio che ho al polso, quello uscito dalla scatola dei cereali. È passata mezz’ora da quando sono torna […]

    • Ciao Massimo, la tua scrittura è veloce , tagli l’aria sottile , e forse vuoi arrivare alla lama. Nella narrazione si intrecciano i pensieri del ragazzino con il racconto di ciò che lo circonda, un po’ come quando si falcia l’erba e pezzettini vanno a finire ovunque il ragazzo si sta sporcando , deve imparare a lavare i suoi panni e già pensa anche a quelli di sua madre. Si macchierà i pantaloni con l’erba? queste macchie lasciano il segno.

    • Grazie, Sara, per dedicarmi nuovamente il tuo tempo nella lettura. La serie sarà più breve, forse tre episodi. È meno pianificata della serie precedente, è un po’ più istintiva. Ma, credo, che comunque ci sarà una sorpresa sul finale 🙂

    • Una nuova serie! Complimenti per lo stile; seguire i pensieri di questo ragazzino “speciale” (passami il termine) è affascinante ed estraniante al contempo. L’erba cattiva non muore mai! Sono curioso di scoprire dove mi condurrai questa volta.

  • Penso che dovremmo smettere. (Avanti! Toccami! Violami!)Sei venuta qui per divertirti, piccola. Divertiamoci allora, divertiamoci!Mi stai facendo male. (Regalami il piacere che il mio corpo brama.)Sì, piccola. Lo […]

    • Mai avrei pensato che fosse stata lei a sbarazzarsi del bimbo. Bel colpo di scena. Curioso di scoprire il resto. Cosa farà adesso John?

    • Ok, devo ammetterlo, alle prime righe stavo scompisciando dalle risate per la contraddizione fra il dialogo e parentesi XD
      Bellissimo colpo di scena del tutto inaspettato e sfortunatamente plausibile e sei riuscito come in precedenza a fare risposte ma anche altre domande che spingono i lettore a seguire il racconto. La mia unica nota sono i dialoghi di John, faccio un esempio banalissimo su “benedetta verità” in quel caso tipo avrei usato un espressione più colorita tipo “dilla sta cazzo di verità” cioè trovo alcuni dialoghi un po’ troppo puliti per la situazione che si era andata a creare oppure utilizzi spesso il medesimo insulto.
      Altro esempio”Chi nasce bestia lo rimane per tutta la vita.” ecco, qui potrebbe andar bene una contro risposta più o meno cosi” Disse la cagna ninfomane che si è fatta scopare da questa bestia!”
      Devi aggiornare il tuo dizionario da ragazzaccio XD
      Detto questo, complimenti per racconto ha soddisfatto le mie aspettative 😉

      • Grazie Daniele! Hai ragione, potrei rendere il linguaggio di John ben più colorito, ma voglio giocare sul fatto che il personaggio sia combattuto tra il suo passato rozzo e volgare, e il presente in cui cerca di darsi un tono da brava persona. Con il proseguo della serie capirai il motivo! Comunque i colpi di scena devono ancora arrivare, nulla è stato svelato.😎😁

    • Mammamia Dario, che gran colpo di scena! Questa serie è intrisa di follia vera e propria (e non lo dico giusto per dire): sto adorando sempre più questi dialoghi molto fuori dagli schemi, che in una narrazione simile li trovo alquanto coerenti, nonché la psiche dei personaggi in gioco (forse le due cose sono strettamente legate tra di loro).
      “Il settimo bicchiere – Eterno oblio”, episodio dopo episodio, mi coinvolge sempre di più! Si vede (legge) che alla base di questa storia c’è uno schema ben preciso, tutto ha un significato… e ho il sentore che non sia assolutamente finita qui!
      Complimenti @dariopez! 🙂

      • Hai ragione Giuseppe, tutto segue una folle logica!😁 Perfino il buon John che passa da comportamenti pacati a uscite volgari, ha una logica. Il colpo di scena di questo episodio era abbastanza prevedibile; aspetta di leggere il proseguo di questa serie!😎😉

      • @dariopez, e chi si muove! Aspetto con ansia il prossimo episodio! 🙂

    • Grande Dario, finalmente ho potuto gustare la follia di questo nuovo episodio. Con la confessione inaspettata di Ellen si aprono nuovo scenari nella trama. Magistrali come sempre i dialoghi che danno un ritmo incalzante alla narrazione.

      • Ciao Tiziano, la confessione di Ellen, a mio parere, era abbastanza prevedibile. I fuochi d’artificio li tengo in serbo per l’ultimo episodio!😎 Il prossimo dovrebbe essere il penultimo.😉

  • Si era svegliato da poco e ancora gli faceva male la testa per il forte dolore che provava alle tempie. Aveva aperto lentamente gli occhi e ancora faceva fatica a capire in che luogo si fosse trovato; si era reso […]

  • Inquadramento dall’alto sul salotto quasi completamente buio e deserto arredato con mobili tipo Ikea, discreti e nuovi, ma molto lontani tanto dal design d’avanguardia, quanto dal gusto classico. Atmosfera ano […]

    • Ciao, Letizia! Curioso il modo in cui hai deciso di raccontare questa serie: una sceneggiatura! Se accetti un piccolo consiglio, cerca di limitare l’uso degli avverbi.

      • Lo accetto molto volentieri, anche perché non è la prima volta che mi viene detto. Evidentemente continuo, diabolica, dal momento che errare è umano, a perseverare. Però cercherò sul serio di starci più attenta.

  • Uno sbuffo di neve. La porta si chiuse alle sue spalle. L’uomo slegò la sciarpa dal collo e si apprestò al bancone. Il suo amico era già seduto e, giudicare dal numero di bicchierini vuoti di fianco al suo brac […]

    • Cioè, bellissimo, una bomba, mi piace troppo questo racconto, complimenti.
      All’inizio non riuscivo a capire la disperazione dell’uomo, poi quando ho letto che il meccanico fece fatica a rimettere la “bimba” sul letto mi si é accesa una piccola lampadina ricollegando la cassetta degli attrezzi, alla fine la certezza di un robot con le sembianze della figlia dell’uomo disperato, che non accetta volentieri di perdere anche l’imitazione della ragazzina.
      Fantastico

      • Ciao. Ti ringrazio per il commento 🙂
        Più che un robot, è un automaton. Il setting dovrebbe essere un mondo steampunk in uno stadio un po’ avanzato rispetto al periodo a cui siamo abituati. Non è una cosa importante ai fini della storia, e non ho lasciato (se non erro) neanche troppe informazioni per immaginare un periodo storico preciso.
        Ancora grazie 🙂

    • DIciamo che la descrizione degli indumenti, come il lacero pastrano da spazzacamino, non ti porta nel futuro, né tanto meno ti pianta nel presente, quindi che fosse ambientato tra XIX e inizi del XX secolo lo si poteva immaginare, però poi con l’aparizione di katrin, ho dimenticato tutto e sono andato in fissa.
      Complimenti ancora

  • Viaggio in autobus, lungo la sgangherata tratta Rovigo-Padova fatta di corriere blu indaco spesso in ritardo o in anticipo e sempre troppo piene.Lavoro part-time, prima ero una professionista ora sono una […]

    • Bellissimo racconto. Non so ma, dal punto di vista stilistico, per la fluidità della scrittura, per l’uso di alcune metafore, mi è sembrato di sentire l’influsso di Baricco (a me piace molto il suo modo di scrivere). La protagonista abbatte il muro del rifiuto dell’altro. Ne dubita inizialmente per via dei pregiudizi tanto diffusi sugli immigrati ma, grazie alla lingua francese, si avvicinano, si conoscono e tutto cambia, tutto diventa chiaro.

    • Il racconto mi ha colpita particolarmente, fa riflettere su quanta diffidenza esista verso l’altro che, solo apparentemente, è diverso da noi. Ci fa capire che se solo ci sforzassimo un po’ di più per accettare il nostro prossimo, potremmo fare scoperte meravigliose e comprendere che al mondo, siamo tutti uguali e che da chiunque, si può imparare molto e tornare a casa più ricchi dentro di quando siamo usciti.

    • Bel racconto, belle parole, belle immagini.. bello tutto.
      Dietro quella pelle si nascondono chissà quante storie ma purtroppo viviamo in un mondo di facciata e ci arroghiamo ad essere quelli che capiscono senza sapere, che intuiscono senza poi approfondire, che hanno ragione a prescindere.
      Ogni volta che un TG trasmette il servizio di una qualche tragedia in un angolo buio di mondo penso sempre che il dolore non ha bisogno di traduzione e che la paura ed il pianto siano una lingua che capiamo benissimo tutti.
      Il tuo racconto comunque è strutturato molto bene perché non da giudizi e per il tema affrontato, non è cosa semplice.
      Descrivi due vite che si viaggiano insieme per qualche tempo e lasci le conclusioni al lettore.
      Brava.
      Alla prossima lettura