Posts by Lino Tintore

COSIMO E LA LUNA

Era l’ora in cui il sole non sa più se restare o scappare dietro i palazzi. La luce colava lenta lungo le crepe dell’intonaco, un…

NON TORNA

Stamattina il banco è vuoto. La sedia spostata di due dita, come un ginocchio che si scansa. «Pa—», dice la prof. Si ferma. La penna…

NATO DA UN FORSE

A casa nostra tutto era composto. Anzi: perfetto. Troppo perfetto. Piatti bianchi senza macchie, cucchiai allineati come soldati, silenzi che non si potevano rompere. Tutto…

AMMORE ANNASCUNNUTO

La città stanotte sembra spenta da una mano invisibile. Le finestre sono bocche cucite, l’asfalto restituisce un caldo vecchio, un soffio leggero muove appena le…

Denti Stretti

Inverno 1967 La chiesa odora di muffa rancida, di cera spenta, di legno marcio gonfio d’acqua. I muri sono umidi, screpolati, chiazzati di macchie nere,…

I Morti Sanno Tutto

Ci sono viaggi che non si dimenticano. Non perché siano stati belli o importanti. Ma perché ti si conficcano nelle ossa. Un freddo che non…

NEMICO DI ME STESSO

«Hai fatto tardi. Ti sei visto con gli amici?» La sua voce mi raggiunge appena entro in cucina. Gentile, garbata. Una gentilezza curata, come certi…

COLERA…

A volte dimentico. Succede così, per sbaglio. Tipo quando c’è il sole, o quando la prof saluta prima di suonare l’ultima campanella. Un istante solo,…

Ninnillo

Napoli, dicembre 1852 Nunziatina chiuse forte la porta della cucina. Troppo forte. Ridevano di nuovo, come sempre. La portinaia e donna Placida, appoggiate all’uscio, si…

IL CRONOMETRO E LA CROCE

Alle otto in punto scatta il primo ticchettio. Non so se sia il cuore, il cronometro, o la condanna. Tanto uno batte, l’altro conta, e…

Il Collezionista

Scelse la tenerezza nella forma più assurda: una bustina trasparente, con la zip rossa e un’etichetta strappata da un vecchio quaderno. Dentro, un solo pelo.…

E guagliune e miez’a via

Sono seduto su una cassetta della frutta vuota, le gambe larghe e le mani sulle ginocchia. Attorno, sacchetti di spazzatura come pali di porta. Chi…

Bestemmia con le gambe

Mia madre si chiamava Irina. A volte veniva da Varna. A volte da Constanța. Dipendeva dalla faccia dell’uomo, o da quanto  pagava per farsi raccontare…