
CRONACA DEL DRACAT
Anno Domini 1427. La luna era gonfia d’argento e il vento delle montagne portava con sé una brezza carica di segreti. Fu allora che nei pressi del monastero di Sancta Trinitas incontrai, ancora una volta, la creatura che i villani, con misto di timore e riverenza, chiamavano Dracat.
Quella sera, mentre sedevo alla base d’una quercia vetusta, intento a trascrivere glosse su un trattato di Aristotele, egli apparve senza preavviso, immerso dai raggi che la luna mi stava offrendo come dono per contrastare l’oscurità. Le sue squame iridescenti brillavano d’una luce non appartenente a questo mondo, come se il creato stesso vi avesse versato i suoi enigmi.
Mi levai in piedi, il cuore esitante fra timore e curiosità.
Quella creatura, metà drago e metà felino, si ergeva fiera su una roccia, osservandomi con occhi che parevano penetrare l’essenza stessa del mio spirito. Era la seconda volta che lo incontravo e sapevo che non avrebbe concesso risposte banali.
Ma proprio per questo decisi di osare:
«Dracat» dissi, la voce incrinata dall’emozione «tu che sembri conoscere ogni sentiero del mondo, dimmi: perché mai non concedi risposte chiare a chi te le domanda, confondendo invece di illuminare?»
La creatura inclinò la testa e per un momento mi parve che un’ombra di sorriso sfiorasse il suo volto o forse fu solo il mio desiderio a modellarlo così. Quando infine parlò la sua voce risuonò nell’aria, come un’eco di campane lontane, solenne e misteriosa:
«Le risposte, Magister, sono fardelli non doni. Chi cerca una risposta definitiva non desidera conoscere nel profondo, ma soltanto essere sollevato dalla fatica e dalla responsabilità della scelta. Non si tratta della verità semplice e oggettiva, come il colore d’una mela, ma di quelle risposte che riguardano il significato, la direzione e il senso della vita stessa. Queste non possono essere donate dall’esterno, perchè appartengono solo a chi ha il coraggio di cercare dentro di sé».
Le sue parole, pur velate d’arcano, mi colpirono con la forza di un martello. Cercai di rispondere, ma egli, intuendo il mio pensiero, proseguì:
«Se rivelassi il sentiero a un uomo, gli toglierei il privilegio di camminare. Se gli indicassi la risposta, egli ne farebbe un idolo, non una guida. Io dono il dubbio, Magister, perché è nel dubbio che l’anima si tempra e nel vagare che si scopre la vera natura del viaggio».
Annotai febbrilmente le sue parole, ma un fremito d’insoddisfazione mi prese. «Eppure» obiettai «non temi che lasciando gli uomini senza risposte possano smarrirsi? Che il tuo silenzio divenga il loro fallimento?»
Il Dracat piegò il capo, come se riflettesse. Poi parlò con una gravità che sembrava provenire da un altro tempo:
«Lo smarrimento, Magister, è parte della natura umana. Non sono io a generarlo; io sono soltanto il riflesso del conflitto che già alberga nei loro cuori».
A quel punto, il vento si fece più intenso e la figura del Dracat iniziò a dissolversi, come se la sua essenza fosse intrecciata con la nebbia stessa. Non potei trattenermi:
«Dracat, sei dunque reale o sei soltanto un’immagine, un’illusione generata dalla mente di chi ha paura di scegliere?»
Ma non ricevetti mai una risposta.
Rimasi solo sotto la quercia col lume della luna a farmi compagnia e il manoscritto incompiuto fra le mani. Il Dracat era svanito, ma il suo eco mi accompagnò nei giorni a venire. Col tempo, iniziai a domandarmi se davvero quella creatura fosse mai esistita o se non fosse stata altro che un riflesso del mio stesso animo, una forma che il dubbio aveva scelto per manifestarsi. E così trascrivo questa cronaca, non per dimostrare la verità, ma per lasciare ai posteri una domanda: è il Dracat una creatura del mondo o un’ombra generata dal nostro bisogno di risposte? Forse, in fondo, non v’è differenza, ché ogni uomo incontra il Dracat quando la scelta si fa troppo pesante per essere portata da sola.
Scritto da Magister Anselmus, affinché queste parole trovino rifugio negli occhi di chi sa dubitare, principio di ogni sapere.
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Scelta coraggiosa quella di usare la narrativa per far riflettere su quelli che sono gli aspetti più profondi dell’animo umano. É già molto difficile emozionare con un racconto, ma saper affrontare con esso temi di spessore senza farlo diventare un saggio penso sia davvero un’arte. Continua così, Rachele.
Ti ringrazio, mi ha fatto davvero molto piacere!!
Magistrale, tanto per stile quanto per significato.
Bravissima!
Grazie mille!!
“Se rivelassi il sentiero a un uomo, gli toglierei il privilegio di camminare. Se gli indicassi la risposta, egli ne farebbe un idolo, non una guida. Io dono il dubbio”
Una frase illuminante che diventa centro e fulcro di questo racconto che assomiglia più a un piccolo trattato di filosofia. Davvero molto bello, scritto benissimo e che offre molti spunti di riflessione. La figura mitica del Dracat appare in tutto il suo fascino, confondendo la mente umana. Solo chi ha dubbi può intraprendere il cammino.
Grazie per la riflessione.
Sono contenta che ti sia piaciuto!
Avevo scritto sotto un’altra tua storia qualcosa a proposito di una “narrativa filosofica”. Be qui questo concetto si eleva all’ennesima potenza! Già lo scambio di battute iniziale con la creatura è strutturato molto bene e centra sin da subito il punto, ma le considerazioni finali sono state per me una piccola e deliziosa sorpresa. Del resto, la tendenza dell’essere umano a figurarsi continuamente, attraverso miti e storie, tutto ciò che fatica a raggiungere in comprensione, nasce forse assieme all’uomo stesso; e sì, io propendo quindi per la seconda delle possibilità: “un’illusione generata dalla mente di chi ha paura di scegliere”. Ma, riflettendo un po’ più a fondo, in effetti, siamo davvero sicuri che questa affermazione escludi per forza la prima? La “realtà” delle storie può essere talvolta molto convincente…
Un saluto, i miei complimenti per il tuo stile che è tutto tranne che banale e per questo prezioso, e spero di tornare a leggerti presto! 🙂
escluda* e talvolta le storie belle mi fanno anche diventare un po’ dislessico
Tranquillo, capita molto spesso anche a me😂
E io ti ripeto che sono davvero onorata di avere un nome così importante al mio tipo di scrittura! Sono felice che ti sia piaciuto così tanto e condivido pienamente la tua analisi, soprattutto nella parte finale. È vero che l’uno non esclude l’altro: anche se il Dracat non fosse concretamente tangibile, ciò non implicherebbe la sua inesistenza, poiché si configura come metafora di una condizione esistenziale autentica. Possiamo dunque affermare con assoluta certezza che non sia reale?
Ti ringrazio per il tuo commento, sempre ricco di spunti stimolanti e riflessioni di grande profondità.
Ottimo, interessante e coinvolgente. Apprezzo come scrivi e le domande che semini. 🌹🌹🌹
Ti ringrazio, mi fa molto piacere!
Meraviglioso! Ti avevo già detto che adoro il tuo stile, ora hai anche trattato uno dei miei temi preferiti: il dubbio come fondamento della sapienza. Mi è piaciuto davvero tanto.
Ne sono davvero felice!
Tra l’altro è anche uno dei miei preferiti, in quanto affezionata a Descartes.
❤️
Racconto molto bello! Mi piace la naturalezza con cui passi dal raccontare una favola a concetti più profondi e filosofoci!! Brava!
Grazie! Sono contenta che ti sia piaciuto.
Buffo, perchè nel mio immaginario ho sempre associato i draghi ai gatti. O meglio, penso che i gatti siano dei piccoli draghi. O meglio ancora, penso che la letteratura fantasy si sia ispirata moltissimo ai felini, con la loro aura di magia, di superiorità, quasi di saggezza, per rappresentare i draghi. Smaug appollaiato sull’oro all’interno di Erebor assomiglia tanssimo alla mia Shani quando si appallottola sul suo ripiano preferito. Quindi il “Dracat” mi sembra la creatura perfetta.
Detto questo, ho molto apprezzato la risposta del Dracat al Magister (a proposito: il fatto che stesse glossando proprio Aristotele è per caso un omaggio a Il Nome della Rosa?), è una risposta piena di saggezza, che non posso che condividere ed apprezzare. Bellissimo racconto.
L’immagine di questo Dracat nasce, infatti, dall’osservare i miei gatti, immaginandoli con delle alette da drago. Quando soffiano, sembrano quasi sputare fuoco (anche se, più che fuoco, direi una specie di gas croccantinesco😂).
Comunque sono felice che ti sia piaciuto!
Devo però dissentire sulla citazione a Il Nome della Rosa, poiché, pur avendolo iniziato molti anni fa, non sono mai riuscita a finirlo.
Un giorno lo recupererò sicuramente.
Ahaha! ti capisco, come vedi anche io trovo spesso similitudini tra gatti e draghi… ho anche in giro una foto della mia Shani, quand’era piccina (tutta nera con due macchie bianche su collo e pancia) con delle alette di cartone, stile Sdentato 😉
Per il nome della rosa: ok, ammetto di essere nella stessa situazione! Visto il film mille mila anni fa, ma il romanzo iniziato e (temporaneamente, giuro!) abbandonato….