
Dedalo
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il castello di re Goffredo Secondo era quanto di più magnifico Martino e Arturo avessero mai visto. Il palazzo presentava diverse torri affusolate con tetto a spiovente, finestre gotiche e decorazioni intricate che facevano capolino tra i mattoni. I colori vivaci e i dettagli dorati erano un evidente segno di straordinaria opulenza. La facciata del castello era imponente, con tre grandi archi a tutto sesto che davano particolare slancio all’edificio. Questi archi erano sormontati da vetrate colorate e dallo stemma della famiglia reale di Caturanga: un’aquila dalle ali spiegate circondata da otto stelle.
Arturo si lasciò trasportare dalla magnificenza dell’edificio, ma Martino lo interruppe: «Non star lì a bocca aperta, Arturo. Dobbiamo trovare un modo per chiedere un’udienza al re».
Lentamente, i due fratelli si avvicinarono alle alte porte del castello, ammirando le torri slanciate e le bandiere sospinte dal vento. Con il cuore che batteva forte, Martino si presentò davanti a una delle guardie che vigilavano l’ingresso.
«Per favore, potremmo chiedere udienza al re?» chiese gentilmente, cercando di nascondere la sua ansia.
La guardia li scrutò dall’alto in basso con severità e rispose: «Le udienze col re sono riservate agli affari di stato e ai dignitari. I bambini non possono accedere al castello».
Martino cercò di spiegare che la loro richiesta era urgente, ma la guardia rimase irremovibile.
Quando il viso del bambino divenne paonazzo e una serie di improperi minacciavano di lasciare la sua bocca, il corvo suggerì ad Arturo di prendere suo fratello per mano e trascinarlo via. Il ragazzo prontamente eseguì.
Dopo che si furono allontanati dalla vista delle guardie, Martino iniziò a prendere a calci tutti i sassi che incontrava sul sentiero. Con uno di essi colpì involontariamente il corvo, il quale scattò in aria con un’agitato squittìo di sorpresa e sbatté le sue ali freneticamente nell’aria mentre cercava di stabilizzare la propria traiettoria.
«Ma che razza di re si rifiuta di incontrare i suoi sudditi?» brontolava il bambino.
«Un re che esercita il suo mestiere di re» replicò il corvo accarezzandosi la zampa colpita con il grosso becco «tu, piuttosto, perché non ascolti mai i miei consigli?»
Martino rispose al corvo con una linguaccia.
«La zampa mi duole ancora per il sasso che mi hai lanciato contro e osi pure replicare in questo modo?» gracchiò il corvo.
Martino, per tutta risposta, gli voltò le spalle.
L’uccello allora, indispettito, disse: «Ah, è così? Bene, piccolo sgarbato, adesso ti dico che mi sono stufato delle tue mancanze di rispetto. A questo punto le nostre strade si dividono. Non mi vedrete mai più».
Arturo guardò preoccupato l’animale che si preparava a librarsi in volo, quindi lo supplicò: «No, ti prego, non te ne andare. Mio fratello è un po’ dispettoso, a volte fa arrabbiare anche me, ma non è cattivo. E poi io mi sono abituato alla tua compagnia».
«Ma se ogni volta che ti si avvicina in volo tu lo guardi come se un macigno ti stesse venendo addosso» commentò Martino storcendo la bocca.
«Sì, certo, ma… ti prego, resta con noi», continuò a pregare Arturo rivolto all’uccello. Tuttavia, il corvo fu irremovibile. Spiegò che preferiva cercare il suo stormo e riunirsi ai suoi vecchi compagni perché almeno loro lo tenevano in grande considerazione. Poi si sollevò in volo e partì.
«Lascialo perdere» disse Martino «uno così meglio perderlo che trovarlo».
«Ma perché dici così? Alcune volte ci ha anche salvato.»
«Sì, certo, un paio di volte ci avrà pure salvato, ma per il resto del viaggio è stato un gran seccatore.»
Detto questo, Martino si incamminò con passo sicuro, il mento alto e gli occhi pieni di boria. Tuttavia, man mano che procedeva nella sua marcia, un’ombra di dubbio iniziò a spandersi sul suo volto. I passi sicuri divennero un po’ più incerti e le sue spalle si afflosciarono leggermente.
Il cielo era terso. Ormai non vi era più traccia né del corvo né di altri uccelli. Sembrava che ogni forma di vita che avesse osato lasciare la terraferma fosse stata inghiottita dalle placide nuvole e portata via verso nuovi mondi.
Martino ripensò ai draghieri incontrati nel deserto. Forse avrebbe dovuto supplicare loro di condurlo dal re.
Il silenzio di quel momento fu interrotto da un rumore di zoccoli metallici e ruote sul selciato che proveniva dal fondo della strada. Un carro trainato da asini avanzava con passo rilassato lungo la strada polverosa. Il suono dei piccoli zoccoli degli asini contro il terreno creava un ritmo dolce e cadenzato, come una melodia tranquilla che si diffondeva nell’aria. Il tintinnio delle campane legate alle briglie degli animali si univa allo scalpiccio degli zoccoli, producendo un suono leggero e gioioso che echeggiava lungo il percorso. Gli asini sfilarono davanti ai due fratelli, con le loro zampe che si muovevano in modo fluido e i loro dorsi lucidi che catturavano i raggi del sole.
Nel momento in cui gli asini furono più vicini, Martino si rese conto che le loro orecchie sembravano troppo perfette e il movimento delle zampe era stranamente regolare. Inoltre, il loro corpo non era coperto di pelo, ma di pezzi di latta tenuti insieme con chiodi e bulloni.
Martino alzò lo sguardo e osservò il cocchiere. Si trattava di un uomo anziano, con i capelli bianchi arruffati e la barba lunga, occhiali spessi e un mantello grigio che lasciava intravedere una camicia bianca di lino con colletto alto e ampi polsini e una tunica verde scuro.
Martino, trasalendo, strinse il braccio di suo fratello.
«È lui!»
«Lui chi?» chiese Arturo.
«Il più grande dei grandi.»
Arturo fissò il telo che copriva il carico del carro come se da lì, da un momento all’altro, dovesse spuntare fuori un gigante.
«È il grande alchimista inventore Dedalo» aggiunse Martino con gli occhi strabuzzati «è proprio come viene raffigurato sui miei libri».
Con movimenti calmi e sicuri, il cocchiere afferrò le briglie delle redini e tirò con delicatezza all’indietro, comunicando agli asini di rallentare il passo. Il suono degli zoccoli metallici contro il terreno si attenuò gradualmente e il carro cominciò a rallentare la sua avanzata.
Il cocchiere si voltò verso i due ragazzi, sorridendo gentilmente, e chiese: «Sbaglio o qualcuno ha pronunciato il mio nome?»
Martino, colmo di eccitazione, rispose: «No, non vi sbagliate, Magistro Dedalo. Sono il vostro più grande ammiratore, almeno nella città di Asprapetra da cui provengo».
Dedalo sembrò confuse e chiese: «Asprapetra? Da queste parti non esiste alcuna città con questo nome. Dovete venire da molto lontano».
«Sì, è vero, siamo venuti da molto lontano» aggiunse Arturo.
Il cocchiere si mostrò interessato e domandò: «E cosa ci fanno qui da soli due bambini molto lontano da casa?»
Martino esitò per un istante, poi disse: «È una storia lunga, forse voi potete aiutarci».
Dedalo, incuriosito, incrociò le folte sopracciglia canute e chiese: «In che modo?»
Martino spiegò: «Qualcosa mi dice che state andando da sua maestà il re».
Dedalo annuì: «Giusto, sua maestà il re è un grande estimatore delle mie opere. Sto portando i miei ultimi lavori a corte».
Martino scrutò avidamente la coperta color porpora che copriva la parte posteriore del carro. Desiderava ardentemente vedere le meraviglie nascoste sotto di essa.
«Vi prego» supplicò Martino «portateci con voi. Abbiamo una questione urgente da discutere con il re».
«Oh, io non so se posso» rispose il vecchio. Poi, però, fissò gli occhi grandi e supplichevoli del bambino e fece un sospiro di intenerimento.
«E va bene, salite a bordo. Vi presenterò come i miei giovani assistenti.»
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
E bravo Dedalo che compare come il cacio sui maccheroni. Sono proprio contento di essere riuscito a riprendere questa serie.
Qualcuno doveva prendere il posto del corvo… 😅