
Gli estranei
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Una leggera brezza faceva dondolare la gabbia come un’altalena spinta con una lieve pacca. L’oscurità della notte pesava sulle palpebre, ma la durezza delle gelide sbarre e lo spazio angusto rendevano impossibile addormentarsi.
«Dammi la tua scatola musicale» disse Martino ad Arturo.
«Perché?» chiese Arturo.
«So che all’interno ci sono delle lamelle. Forse riesco a staccarne una e usarla per scassinare la serratura di questa gabbia.»
«Ma così la mia scatola smetterà di suonare.»
«No, prometto che te la riparerò una volta liberati.»
Arturo, controvoglia, prese la sua scatola musicale dal sacco e la consegnò a suo fratello. Martino l’aprì e cominciò a esaminarla attentamente, dopodiché vi infilò pollice e indice e staccò con un movimento repentino una minuscola stanghetta di metallo. La scatola emise un breve suono metallico e distorto, come se soffrisse per quella violenza improvvisa.
Martino sporse la mano fuori dalle sbarre e infilò la lamella nella piccola serratura, poi iniziò a fare dei movimenti circolari all’interno di essa. I movimenti diventarono sempre più rapidi man mano che la pazienza del bambino si affievoliva, finché la lamella sfuggì dalle sue mani e cadde a terra.
Martino iniziò a urlare per la rabbia. Arturo, allarmato, gli tappò la bocca.
«Sei impazzito? Vuoi svegliare lo stregone?» sussurrò Arturo.
«Ma così non riusciremo mai a liberarci» piagnucolò Martino.
All’improvviso si sentì un frullo d’ali e una macchia nera si appolaiò sopra la gabbia.
«Ancora tu?» sbraitò Martino rivolto al corvo «Non hai già fatto abbastanza danni? È per colpa tua che siamo in questa situazione».
«Mi dispiace», si difese l’uccello, «non immaginavo che Pantagruele avrebbe preteso un pagamento».
Martino incrociò le braccia e, con il volto imbronciato, bofonchiò: «Lo dicevo io che erano più intelligenti i pappagalli».
Il corvo si risollevò in volo per poi planare sul terreno sotto di loro. Afferrò qualcosa con il suo grande becco caliginoso e ritornò ad appoggiarsi sulla gabbia, questa volta aggrappandosi con le sue zampe robuste e artigliate sulle sbarre vicino alla serratura.
Inclinò il capo e infilò la lamella che aveva raccolto nel buco della toppa.
La porticina della gabbia si aprì lentamente con un cigolio abbastanza forte da far temere ai bambini che avrebbe risvegliato lo stregone nella sua stanza.
«Non preoccupatevi» disse il corvo «Pantagruele non è in casa in questo momento, è andato a caccia nel bosco; voi, piuttosto, non restate lì impalati e sbrigatevi a scendere».
I due ragazzini balzarono fuori dalla gabbia e fuggirono immediatamente.
L’odore di erba bagnata era molto intenso. Le goccioline di rugiada facevano brillare il verde della vegetazione con i loro riflessi. I canti degli uccelli diurni confortavano i ragazzini mentre cercavano un luogo sicuro. Alla fine, i due si accamparono sotto un antico albero per riposare mentre il corvo si risollevò in volo e si allontanò.
Dopo la notte insonne appena trascorsa, la quiete di quel momento rendeva le loro palpebre sempre più pesanti. Un leggero e continuo rumore però gli impedì di addormentarsi. C’era infatti qualcosa che si celava dietro alcuni cespugli di ginepro facendone frusciare le foglie.
Martino e Arturo si alzarono di soprassalto e ripresero il cammino. Si addentrarono ancora di più nell’intrico del bosco, seguendo un sentiero sterrato, stretto e sinuoso. Presto, però, si resero conto di aver perso ogni traccia di strada. Si guardarono intorno sperando di trovare qualche punto di riferimento.
Fu allora che notarono delle strane incisioni su alcuni tronchi degli alberi circostanti. Le incisioni raffiguravano piccoli omini stilizzati che sembravano fuggire da una terra sconosciuta. Nel frattempo, il fruscio sentito in precedenza tornò a manifestarsi.
«Guarda, Arturo, c’è qualcosa lì, dietro i cespugli», esclamò Martino.
I due bambini rimasero a fissare quell’ombra che scuoteva le foglie, con i piedi ben puntati a terra, pronti a riprendere la fuga.
Gradualmente, alcuni rami del cespuglio si spostarono e, dallo spazio dietro di essi, emerse un volto allungato, apparentemente di pietra, dagli occhi socchiusi, la fronte prominente e la bocca ampia. Quella strana creatura emise un fischio forte e deciso, terrorizzando i due fratelli che iniziarono a urlare più forte di lei.
A quel punto, lo strano essere emise una serie di fischi ravvicinati, quasi simili a una risata infantile, poi uscì completamente dal cespuglio, rivelando il resto del suo corpo. Aveva sembianze umane, ma era minuta come una volpe, con una pelle granulosa e gialla come la sabbia. Indossava una leggera tunica di cotone decorata con colori vivaci, stretta in vita da una cordicella.
Arturo tentò di scappare, ma Martino lo trattenne per il mantello.
Il fratello minore si avvicinò alla creatura, che abbassò quella che era chiaramente una grossa maschera, rivelando un visetto tondo, dal naso largo, le labbra piccole e carnose e gli occhi neri e dolci che a Martino ricordavano quelli di Angelina. Il bambino, dopo gli spaventi della notte precedente, si sentì sollevato nel ritrovarsi di fronte a un essere apparentemente innocuo e volle fidarsi.
La creatura porse la maschera a Martino. Il bambino l’afferrò, sentendola pesante e ruvida. Poi se la portò davanti al viso e si voltò di scatto verso suo fratello con l’intento di spaventarlo. Arturo rimase impassibile.
«Che bella maschera» disse Martino alla strana bambina «come l’hai fatta?»
La piccola emise due fischi, poi iniziò a camminare facendo gesto ai due viandanti di seguirla.
Così, si ritrovarono in un accampamento sulle rive di un fiume. Le tende dai colori vivaci, disposte in schemi geometrici, spiccavano tra le cortecce bruno-grigiastre e le foglie verde pallido degli aceri circostanti.
Lì vivevano creature simili alla bambina incontrata nel bosco, ma leggermente più grandi, tutte intente a svolgere diverse mansioni: alcune preparavano cibo con erbe e frutti, altre tornavano evidentemente da una battuta di caccia portando con sé selvaggina e altre ancora costruivano utensili con materiali naturali. Comunicavano tra loro fischiando e sembravano condividere tutto ciò che portavano o creavano.
La piccola dette una piccola pacca a Martino e iniziò a correre. Il bambino, istintivamente, si lanciò al suo inseguimento tenendo su la maschera.
Le creature dell’accampamento osservavano con sospetto i nuovi arrivati, ma nessuno cercò di interrompere le corse sfrenate e i giochi tra i due bambini. Nel frattempo, si iniziò a percepire un ritmo vibrante e coinvolgente che qualcuno produceva percuotendo tamburi a forma di calice.
Martino e la sua nuova amica cercarono di coinvolgere Arturo nelle loro scorribande solleticandolo, soffiandogli nell’orecchio, lanciandogli pallottole di ciuffi d’erba. Lui, però, preferì restare in un luogo appartato a costruire qualcosa di misterioso con dei sassi trovati tra l’erba, dando le spalle a tutti gli altri in modo che nessuno osservasse il suo operato. Quando Martino e la strana bambina cominciarono a girargli intorno nella speranza di coinvolgerlo nei loro giochi, Arturo per tutta risposta si alzò e si allontanò portando con sé i sassi che stava usando poco prima.
«Aspetta Arturo, non te ne andare» gli disse Martino, ma Arturo non arrestò la sua marcia.
Martino e la bambina lo seguirono finché Arturo non si fermò su un’altura.
«Ma perché non vuoi mai giocare con me? Perché te ne stai sempre in disparte?», si lamentò Martino.
Arturo non rispose. Si limitò a inginocchiarsi e sistemare sul terreno i sassi nello stesso ordine in cui erano prima, senza degnare il fratello di uno sguardo.
Martino stava per tornare indietro quando delle urla interruppero il suono dei tamburi. Provenivano dall’accampamento, ma non erano i fischi dei suoi abitanti.
Il bambino e la sua compagna di giochi scostarono alcuni rami di un albero per riuscire a vedere cosa stesse succedendo.
C’erano degli uomini armati di bastoni e forconi che inveivano contro le creature dell’accampamento, intimandogli di lasciare quelle terre che non erano le loro e di tornarsene da dove erano venuti.
Le creature emisero dei fischi lamentosi ma non si opposero e cominciarono a raccogliere le loro cose. Anche la bambina, abbassando lo sguardo, emise un fischio accorato e si incamminò per raggiungere i suoi simili.
Martino notò che il corvo era tornato. Appollaiato su un ramo, osservava la scena.
«Ma perché quelle persone vengono cacciate?» chiese all’animale «Cos’hanno fatto di male?»
Il corvo rispose: «Quelle che tu chiami persone in realtà sono creature di un altro regno. Si chiamano estranei e vengono dal regno di Sciatrania».
Martino continuò a fissare il corvo con aria interrogativa. L’uccello spiegò che non molti anni prima, quando Martino e Arturo non erano ancora nati, c’era stata una guerra tra il regno di Caturanga e quello di Sciatrania, che si era conclusa con la vittoria di re Goffredo Secondo e pesanti indennità di guerra da pagare per il suo avversario. Da quando era iniziata la pace, però, alcuni estranei si erano dimenticati delle precedenti rivalità e avevano deciso di lasciare le loro case per venire nelle terre dell’antico nemico.
«E perché sarebbe un problema?» chiese Martino «Dopotutto la guerra è finita».
«Perché queste sono le terre degli umani, non le loro. E poi loro sono troppo diversi da voi, è normale che ci sia qualche, diciamo, incompatibilità.»
«Ma quella bambina non sembrava troppo diversa da me » aggiunse Martino «si divertiva a giocare esattamente come me».
Poi fissò Arturo, che non si era minimamente scomposto, anche se il suo strano gioco sembrava aver subito un rallentamento. I suoi capelli al sole cominciavano a mostrare maggiormente dei riflessi argentei rispetto a qualche giorno prima.
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
Il fantasy è uno dei generi che più si presta a diverse chiavi di lettura: secondo l’età, il lettore percepisce significati diversi ma la semina è la medesima. Un bambino abbraccia concetti come quelli dell’accoglienza alla diversità, qui splendidamente definito, facendoli propri. L’adulto ha modo di trovare conferme.
Questa tua serie continua, a mio avviso, a essere all’altezza del miglior fantasy. Oggetti magici, segni per ritrovare il cammino, creature misteriose. Mi piace tutto, anche il modo in cui scrivi, che non è così scontato oggi. Stile pulito e, direi, puntiglioso al punto che sembra di essere in compagnia con i due ragazzini.
Grazie 😊
Un altro episodio che mi lascia con la voglia di avere già sotto mano quello successivo, scritto con cura e ricco di preziosismi.
Grazie! Purtroppo questo capitolo-episodio è incompleto perché ho dovuto togliere la parte finale per via del limite delle 1500 parole. Lo inserirò all’inizio del prossimo episodio.