Il bosco delle illusioni
Serie: L'Ombra
- Episodio 1: L’Ombra e l’Eco
- Episodio 2: Il bosco delle illusioni
STAGIONE 1
All’alba di un tramonto in cui l’autunno con le sue forbici senza lama prese a tagliare le foglie dei rami, il mare si tuffò sulla rocciosa costa, tra onde di risacca sempre più robuste e alte.
Il ponte era sospeso sul nulla, tenuto a galla dal caso che lanciava i dadi per decidere se farlo cadere. Ad ogni mutare dell’aria, fosse anche il battito d’ali di una coccinella, oscillava e si torceva come un veliero assalito dalla burrasca.
Le assi di legno emettevano cigolii, presagio di una imminente caduta nel vuoto. Ogni passo era una conquista e quello successivo una sfida a farne un altro. Verso la fine, un avvoltoio si avvicinò minaccioso, credendo che l’Ombra nascondesse carne da divorare, ma volò via, dopo averla annusata.
Superato il ponte, l’Ombra si girò a guardarlo: era così precario che usarlo ancora sarebbe stata una follia.
Il sentiero era tra arbusti rovi aggrediti da robuste gramigne. In alto, crateri fumanti parevano fauci affamate di tutto ciò che non fosse fuoco. Oltre quel tratto, si divise in due bracci: uno dirupato e l’altro in dolce pendenza. «Dove vado, adesso?» si chiese sporgendosi dal bivio, per scorgere un qualche indizio che le indicasse la via giusta. Non trovandolo, decise di addentrarsi in uno dei due, quando una voce ammaliatrice la raggiunse.
«Vieni, vieni da me; vieni dove diventa vero ciò che sembra; vieni nel bosco delle illusioni, figlie della speranza che non muore» ripeteva.
Non volle ubbidire a quel richiamo, ma dopo pochi passi un cono di luce le sbarrò il cammino, costringendola a fermarsi, per non svanire.
«Potrai andare avanti soltanto dopo aver visitato il bosco delle illusioni» la redarguì un merlo indiano appollaiato su una sporgenza della roccia.
«Di quel bosco non mi importa!»
«Quel bosco è la chiave per conoscere la rotta del tuo cammino: se l’illusione ti catturerà , ti fermerai dove le risposte non sono vere; viceversa, navigherai per approdare alla realtà sincera.»
«Io cerco solo ciò che non è altro da sé!»
«Mostri sicurezza, ma è sostanza o solo apparenza? Tu va’ in quel bosco che, se ritorni, non avrai più divieti» concluse il merlo, spostandosi in alto, dove il dialogo non potesse continuare.
L’altro sentiero calava lento in basso, serpeggiando su erboso e morbido terreno, fino a giungere ad un grande monolite, aperto in basso a mo’ di arco e con un foro in cima, da cui passava il flebile crepuscolo serale. Al di là della pietra, un viale largo e profondo. Lungo i fianchi, coppie di sinuosi alberi, avvolti l’uno all’altro, come abbracci di lascivi innamorati; batuffoli di cespugli, dai colori caldi e teneri, coprivano il selciato, lasciando un corridoio per il passeggio.
Dalle radici di una quercia, che a volerle girare intorno non sarebbe bastato un girotondo di venti braccia, sgorgava acqua cristallina, fonte di un ruscello che si avviava in una valle rigogliosa e verde.
In fondo al viale, una muraglia alta e spessa ostruiva il passaggio e non permetteva di intravedere cosa ci fosse dall’altra parte.
Da lì arrivava un melodioso concerto che, chiunque l’avesse ascoltato, avrebbe avuto il desiderio di abbandonarsi su quelle note, come un bimbo tra le braccia della mamma. Ma l’Ombra, di certo, non aveva quella voglia.
Ai margini del bosco, un ramo di leccio sporgeva dal tronco, formando una base su cui sedersi. Ne approfittò per riposare, in attesa di capire cosa fare, quando una voce le fu tanto vicina da sentire anche il corpo da cui usciva.
«Sei scura ma non nera; hai sfumature di grigio che celano la tua natura vera. Di te vedo un animo in pena che qui potrebbe essere sereno» la sorprese quella voce che aveva già udito.
Si girò a guardarla, ma l’immagine era sfocata: aveva dei contorni variegati e le pupille che cambiavano colore ad ogni istante.
«Come mi vedi non è un difetto della tua vista» la rassicurò.
«No? E che cosa è?»
«È che tu guardi il mio tutto, ma ognuno, che vive di illusione, vede di me solo l’insieme nitido delle parti in cui io mi trasformo per vestire la realtà del suo sogno.»
«Sei come una sarta che confeziona abiti su misura.»
«Sì, ma solo se mi cercano, imbastisco e cucio; altrimenti, non esisto.»
«Io non ti ho cercata, donna Illusione.»
«Se dici il vero, perché ti muovevi nei paraggi?»
«Veramente ero sull’altro sentiero, quando sono dovuto tornare indietro!»
«Quello è un sentiero che fa perdere il senno! Ma non è bello e tranquillo quello che vedi qua?» aggiunse.
«Sì, ma è pur sempre illusione.»
«Potresti convincerti che è reale. In fondo, se credi che sia vero il falso, cosa cambia?»
«Ti ripeto, donna cortese e bella, che io cerco la realtà che non inganna.»
Donna Illusione,, si alzò dal ramo, amareggiata.
«Devi lasciare questo luogo, prima che la tua presenza crei turbolenza a chi fantastica che sia vero ciò che è falso!» disse con voce non più soave, ma fredda e scostante, intanto che si spogliava dei colori, apparendo grigia come fumo di legna bruciata.
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