
Il circo
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Non era insolito vedere imbarcazioni di varie dimensioni che attraversavano il fiume Aftonia. Da quando avevano lasciato Catalanotia, Arturo ne aveva contate già quindici.
Le acque erano leggermente increspate dal vento e producevano un leggero sciabordio che si mescolava al suono dei loro passi sull’erba che orlava le rive.
Ad Arturo sembrò a un certo punto di udire una musica di organetto, ma Martino non volle credergli finché non fu lui stesso a sentirla, e sempre più vicina. Il corvo si librò in volo per cercare la fonte di quella melodia.
Poco più avanti, presso un piccolo canale che si immetteva nel fiume, Martino e Arturo videro il corvo appollaiato su un’asta, alla quale era legata una svolazzante bandierina a scacchi rossi e blu. Sotto di essa c’era un grande tendone a strisce rosse e bianche che si lasciava cadere mollemente su una piattaforma rotonda sorretta da pali conficcati direttamente nell’alveo del canale.
«È da lì che proviene la musica» disse Martino.
I due bambini notarono una passerella che si estendeva dalla sponda del canale verso l’interno del tendone e si avvicinarono con una miscela di timore e curiosità. Il motivetto era molto allegro e l’invito a entrare era irresistibile.
«Dove pensate di andare?» gridò il corvo dall’alto della sua postazione.
«Noi» rispose Martino «vorremmo solo dare un’occhiata».
«Non ve lo consiglio» proseguì il corvo «nel mio stormo si dice spesso che la troppa curiosità spinge l’uccello nella rete. Inoltre, inizio a sentire una certa fame e dubito che qui dentro troveremo qualcosa da mangiare. Perciò, andiamo avanti e continuiamo il nostro cammino».
«Va bene» disse Martino con un sorriso «vai avanti tu, noi ti seguiamo».
Il corvo, con una poderosa spinta delle sue ali, si alzò in volo. Si accorse però che i due fratelli non avevano seguito i suoi avvertimenti e si erano intrufolati nel tendone.
L’interno del capannone era molto più ampio di quanto sembrasse dall’esterno. Al centro c’era una vasta arena di colore magenta, sormontata da un altro tendone a strisce bianche e rosse sorretto da pali in cui si alternavano i medesimi colori. Sedili di legno si estendevano tutto intorno, occupati da varie persone. L’ambiente era illuminato da torce.
Nessuno si scompose quando Martino e Arturo fecero il loro ingresso e presero posto sui primi sedili liberi che riuscirono a trovare. In quel momento, nell’arena, si stava esibendo un gruppo di pagliacci che interpretavano scenette esilaranti, facendo scoppiare il riso tra gli spettatori. Anche Martino rideva a crepapelle, mentre Arturo era più interessato a studiare le torce e cercare di comprendere come potessero bruciare ininterrottamente.
«Quando costruirò la mia città, voglio che le case abbiano torce come questa» sussurrava il ragazzino tra sé e sé.
Lo spettacolo proseguì con giocolieri che facevano evoluzioni con le loro catene infuocate, trapezisti, contorsionisti e acrobati sui fili sospesi.
Gli equilibristi erano talmente esili e leggeri che sembravano fluttuare nell’aria anziché camminare sul filo. I volti dei pagliacci erano ricoperti di un cerone talmente bianco da farli apparire delle gelide palle di neve con trucco e parrucco. Durante ogni spettacolo, in contrasto con l’allegria che gli spettacoli avrebbero dovuto suscitare, una voce da dietro le quinte intonava romantici e pomposi motivetti che ripetevano continuamente di giorni passati e amori perduti.
Martino sollevò le sopracciglia e tirò le labbra in un’espressione perplessa.
«Questa musica mi ricorda tutte le cantilene che le vecchiette di Asprapetra si ostinano a canticchiare con la loro vocetta lagnosa quando sono sedute vicino alla porta di casa e fanno rammendo» pensò.
Poi, osservando con più attenzione, il bambino notò una cosa stranissima: tutti gli artisti sembravano sollevati da terra di qualche centimetro e la luce sembrava attraversarli come se fossero ombre impalpabili. Questo gli fece venire in mente gli affascinanti racconti di fantasmi che aveva letto nel suo libro preferito. Osservò gli artisti circensi con maggiore attenzione. La somiglianza con i personaggi dei suoi libri era sempre più lampante. Ora quelle storie di spettri non gli sembravano più così accattivanti.
Rabbrividì e chiese ad Arturo se aveva notato la stessa stranezza, ma il fratello era ancora immerso nell’analisi delle torce e rispose distrattamente di sì senza neanche aver compreso la domanda.
Nel frattempo, lo spettacolo riprese con la stessa esibizione dei pagliacci che aveva accolto i due fratelli al loro ingresso.
Martino si guardò intorno e si accorse che tutti gli spettatori erano molto anziani. I loro abiti impolverati ricordavano quelli visti nei ritratti dei nonni e dei bisnonni da giovani che il padre gli aveva mostrato più volte, indumenti che ormai erano passati di moda.
«Arturo, dobbiamo andarcene da qui» bisbigliò Martino.
«Perché?» chiese Arturo.
«Te lo spiegherò dopo. Ma ora, ti prego, andiamo via all’istante.»
I due fratelli si diressero verso il punto da cui erano entrati, ma non trovarono più alcuna apertura. Girovagarono lungo il perimetro del tendone, ma senza successo.
«Scusate» chiese sottovoce Martino ad alcuni spettatori «sapete dov’è l’uscita?»
«Sedetevi e non scocciate» fu la risposta irritata.
Martino iniziò a perdere la pazienza.
«Io non sto scocciando, voglio solo andarmene da qui.»
«Oh, smettila. Mi stai facendo perdere la parte migliore» disse una anziana signora con le palpebre così cadenti che quasi nascondevano i suoi occhi.
«Questi giovani d’oggi» brontolò un altro anziano con le guance scavate «non hanno più rispetto per nulla, nemmeno per i magnifici spettacoli di una volta. E poi diventano sempre più maleducati».
Martino si sentì avvampare. A un certo punto sbottò.
«Maleducato a chi? Adesso vi faccio vedere io.»
«Che vuoi fare?» chiese preoccupato Arturo.
«Lo vedrai» rispose Martino mentre si dirigeva con determinazione verso l’arena.
Si posizionò quindi al centro della scena, impettito e con le mani sui fianchi. Le luci della torce erano tutte puntate su di lui.
«Che c’è?» urlò Martino agli spettatori «Adesso non ridete più? Se non mi dite subito dov’è l’uscita io…»
Non riuscì a finire la frase perché improvvisamente due mani gelide ed eteree lo afferrarono per le spalle e lo sollevarono. Si ritrovò così a penzolare per aria, coinvolto in uno spettacolo di trapezisti.
«Aiutami, Arturo!» urlò Martino.
Arturo si precipitò a sua volta nell’arena e cercò disperatamente, saltellando, di afferrare le gambette scalcianti di suo fratello, ma non riuscì a raggiungerle.
«Ti prego, sbrigati, ho paura!» piagnucolò Martino mentre veniva sbalzato sempre più in alto.
Un tumulto concitato si levò dagli spalti.
«Non c’è niente da ridere» disse Arturo ansimando mentre continuava a saltellare con le braccia sollevate.
«Non stiamo ridendo» urlò qualcuno dal pubblico «rivogliamo il solito classico spettacolo. Cosa sono queste novità? Andate via!»
All’improvviso si udì un ticchettio sulla sommità del tendone esterno, seguito da uno squarcio che permise ai raggi del sole di filtrare all’interno del circo. Gli spettatori si coprirono gli occhi, disturbati dall’intrusione di quella luce a cui evidentemente non erano più abituati. La visione degli artisti del circo divenne intermittente, intervallata da uno strano ronzio.
Martino cadde a terra, sollevando una nube di terra rossa. Arturo, nel vano tentativo di afferrarlo al volo, cadde sopra di lui.
«Ahi, mi sono fatto male alla testa» disse massaggiandosi la fronte.
«Io invece mi sono fatto male al didietro» si lamentò Martino mettendosi le mani sul fondoschiena.
«Ma cosa state facendo lì impalati?» gracchiò una voce dall’esterno «Non restate lì come due carciofi. Fra poco la gente qui comincerà a essere seriamente arrabbiata».
Martino e Arturo si accorsero che il varco da cui erano entrati si era riaperto e fuori, ad attenderli, c’era il loro amico corvo.
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
Ho già detto di nutrire una predilezione per i corvi, mi piace questo tuo mentore pennuto.
Molto grazioso questo episodio che quasi confonde la magia del circo vista dagli occhi di un bimbo con il mistero di qualcosa che va oltre e che ci fa pregustare il prossimo episodio. I due fratelli ‘vedono’ in maniera differente e questo li caratterizza. Bravo
Che bella quest’immagine del tendone vorace di anime.👏🏻