Il Flautista

Osservavo quell’essere mingherlino saltellare sul terreno del bosco senza fare rumore come se ballasse, con una delicatezza tale da non rovinare nulla attorno a lui, completamente il contrario di ciò che lui era e rappresentava. Quella figura mi terrorizzava, anche se non mi era permesso ammetterlo. Il mio compito però era chiaro e preciso, un compito a cui non potevo tirarmi indietro; dovevo proteggere quella cosa a costo della mia stessa vita.

La figura era umana, nonostante il corpo pelle e ossa, il volto scavato come se non avesse mai conosciuto cosa significasse avere la pancia piena. Quelle poche volte che lo avevo guardato in volto era pallido, gli occhi erano scavati e circondati da un alone oscuro, non ero mai rimasto ad osservarli abbastanza al lungo da conoscerne il colore. Mi importava che respirasse e che facesse il suo lavoro senza morire ucciso.

Feci un fischio, per avvisare quell’orrida creatura di fermarsi. Lui rise entusiasta, come se non vedesse l’ora di compiere il suo ingrato compito. Eravamo in alto, sotto di noi una battaglia in atto. Ci nascondemmo dietro ad cespuglio, questi gli unici momenti in cui mi obbligavo a stargli vicino.

Il mio regno stava cercando di difendersi del attacco del regno dell’ovest che aveva deciso di voler allargarsi a nostro discapito. Per questo era stato mandato un gruppo di gente esperta per trovare la creatura al mio fianco, cavalieri esperti e abili insieme ad ottimi oratori lo avevano convinto ad unirsi a noi, anche se credo che a lui non importasse per chi lavorava, gli basta spargere sangue.

Osservai i cavalieri combattere sotto di noi, con maestria, sudore e difficoltà. Avrei preferito essere tra di loro, morire con onore dopo una battaglia. Invece mi era toccata la protezione della bestia dalle dubbie sembianze umane. La rabbia ribolliva nelle mie vene ogni volta che il mio cervello decideva di immaginarmi moribondo a causa della bestia. Non c’era niente di nobile in quel compito.

La creatura rimosse delicatamente il flauto dalla sua tasca come se il tempo fosse relativo, come se potesse decidere lui come scorreva. Poi le note iniziarono a viaggiare attorno a noi.

Mi domandavo chi avesse davvero il potere, se il flato o la creatura. Mi domandavo se lui fosse così terribile di natura ed avesse costruito il flauto per indirizzare quella magia nera da se stesso alle persone che lui desiderava torturare. Oppure un tempo era un essere umano come me che sfortunatamente si era ritrovato a contatto con un potere più grande di lui e il flauto lo avesse fatto diventare matto a tal punto da non percepire più cosa sia l’umanità.

I cavalieri del regno dell’ovest caddero a terra, chi con convulsioni, chi vomitando sangue ed altri urlavano di dolore. Mi domandavo se fosse lui a scegliere chi provasse cosa o lui suonasse ed erano le note a scegliere chi e come colpire. I nostri corsero via. Non credo per terrore, sapevano benissimo cosa stava succedendo ma era rischioso restare, non sapevamo se la creatura fosse fedele o se fosse assetata di sangue abbastanza per decidere che non gli importava chi uccidere, dovevano morire tutti.

Molti cavalieri erano già morti, altri sembravano vicini a chiedere di essere uccisi per pietà ma la creatura continuava a suonare. Lo colpi, con forza al braccio, per allontanare il suo strumento di tortura dalle sue labbra. Lui non si arrabbio, mi guardava divertito come se trovasse affascinante la mia umanità, la mia pietà.

Chissà se in realtà nel mio destino c’era scritto che sarei morto per mano di quel flauto.

Forse era meglio smetterla di porsi domande sulla creatura ed il suo flauto o sarei uscito pazzo abbastanza da diventare come lui, disumano e divertito dal dolore.

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Discussioni

  1. Atmosfera potente e disturbante: l’ambiguità della creatura e del flauto funziona molto bene, soprattutto vista attraverso il conflitto morale del narratore. Si sente il peso della protezione forzata e il disagio etico cresce fino alla fine, lasciando un’inquietudine che pesa.

  2. La musica contemporanea (senza fare nomi) potrebbe sortire effetti analoghi. Ma, a parte la battuta,
    ho letto con molto piacere la storia di questo personaggio, che mi sembra una rivisitazione del pifferaio di Hamelin, sebbene assai più sanguinario e letale. “Disumano e divertito dal dolore” è una buona metafora, a mio avviso, dei sistemi d’arma che vanno attualmente per la maggiore; giocattoli che uccidono.