Il mio nome è Artemius

Serie: Le Cronache di Assylum


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Porro conosce colui che travolgerà la sua vita facendolo diventare quello che è adesso

Porro aprì gli occhi.

Quello che vide fu un meraviglioso verde smeraldo immerso in un mare bianco come la neve al cui epicentro una chiazza d’inchiostro splendeva con la sua magnificenza.

“Ehy belli occhi.“

Porro provò a concludere la sua battuta, ma il fumo inalato invase la sua gola facendolo quasi soffocare.

Porro non riusciva a mettere a fuoco le figure a lui davanti.

Le palpebre erano pigre e pesanti, tutto quello attorno a lui era vago e ovattato.

Era tutto così confuso…

Era tutto così buio…

Porro si risvegliò ansimando, sentiva i muscoli intorpiditi e una sensazione di stritolamento al petto.

Il bardo preoccupato si guardò intorno per capire cosa fosse successo durante la sua incoscienza.

Porro notò che non si era mosso di un centimetro, si trovava ancora nel triste retro della locanda in fiamme.

Non poteva aver dormito più di un ora.

L’howling iniziò a toccarsi per capire da dove provenisse la sensazione di stritolamento che tanto lo stava tormentando.

Il bardo notò uno strano tessuto che gli stringeva il petto…

Era forse legato?!

Era forse stato rapito?!

Grazie all’aiuto dei suoi occhi capì che non era altro che una benda avvolta intorno ai suoi pettorali.

Porro, dopo essersi liberato dalla futile medicazione, si girò verso i due salvatori misteriosi ed iniziò ad analizzarli.

La prima caratteristica del duo, che sarebbe caduta anche all’occhio dell’osservatore più inesperto, erano i capelli del medesimo colore del grano maturo: i due erano fratelli non c’era dubbio.

Un aspetto utile a distinguere i due fratelli era la differenza di circa quindici centimetri d’altezza l’uno dall’altro.

Il ragazzo più basso si girò verso Porro.

Il bardo notò delle ciocche di bianco dipinte in mezzo alla sua corta bionda chioma e ovviamente non poté ignorare i suoi magnifici occhi smeraldo.

“Vedo che sei sveglio.”

Il suo accento non era chiuso come quelli dei minatori di Diefrost, ma non sembrava nemmeno avere la pendenza delle s classico degli abitanti di Talassio.

Uno straniero, poco ma sicuro.

“Quanto ho dormito?” chiese Porro sbadigliando.

“Qualche minuto.” rispose il colosso.

Porro guardando meglio il titano davanti a lui notò come egli fosse davvero grande! Un braccio di quell’uomo aveva lo stesso spessore del busto di Porro!

Il bardo continuò il discorso cercando di ignorare l’immensità dell’uomo davanti a lui.

“Ah, speravo giorni, così potevo fare il melodrammatico.”

“Te la sei cavata con un graffio al braccio-” rispose occhi smeraldo.

“Allora perchè mi avete bendato il petto?”

“Cagliarus ti sembra uno bravo in medicina?”

“In realtà sì, però…” provò a giustificarsi il colosso.

“Non sai distinguere un braccio da un petto?” lo accusò il fratello.

Mentre i due iniziarono a discutere sull’imbarazzante incidente, Porro riuscì a analizzarli meglio.

‘Occhi splendidi’ poteva sembrare snello e basso a confronto del fratello, ma anche sulle sue braccia si potevano notare anni di allenamento e combattimento.

Il ragazzo dalla chioma dorata aveva un particolare modo di vestire: portava una giacca rossa sbottonata che mostrava una maglia nera con un familiare ma estraneo logo bianco, pantaloni scuri e delle scarpe da ginnastica grigie.

Invece il gigante aveva i capelli rasati e occhi neri come l’abisso, indossava soltanto un lungo giaccone nero del medesimo colore di scarpe e pantaloni.

Porro non fece in tempo a scrutare pienamente la figura colossale che ‘occhi magnifici’ gli rivolse la parola:

“Salve mio caro Porro, io sono Artemius e questo è mio fratello maggiore Cagliarus.

Andrò direttamente al nocciolo della situazione, perchè trovarsi nei pressi di un incidendo doloso non è mai una buona idea, parlo per esperienza. Noi due sappiamo coloro che ti hanno portato via tutto, sappiamo l’identità degli spietati piromani. Quest’ultimi sono nostri nemici e abbiamo intenzione di punirli per i loro peccati passati. Quindi sei con noi? Pronto a inseguire una dolce vendetta a cui potrai giungere soltanto grazie al nostro aiuto?”

“L’idea è allettante, ma perchè accanirsi contro cinque trogloditi razzisti?” chiese Porro confuso.

“E’ qui che la tua presunzione ti acceca, anche se può sembrare che la soluzione più realistica sia anche quella più semplice.”

“… Ottimo… ma potresti continuare?”

“Gli artefici sono i colpevoli dell’incendio” spiegò Cagliarus.

“Aspe cosa?!”

“Esatto, loro sono i veri ‘artefici’ di questa sciagura.”

“Fratello, non sei divertente.”

“Voi come lo fate a sapere? Come fate a sapere che sono stati gli artefici i colpevoli di questo reato?” chiese il bardo scettico.

“Sappiamo come gli artefici trattino i disertori, Fecco era uno di loro no?” rispose il fratello minore.

“Le lettere…” realizzò Porro, quindi gli artefici avevano ucciso Fecco per aver rinunciato alla causa? Le lettere erano un avviso? Però strano, non sembravano minacciose, anzi, sembravano più imploranti.

” E poi li conosciamo di prima persona” aggiunse Artemius.

“Nomi, voglio i nomi.”

” Ferdinano Kosè.”

“Chi?”

“Un artefice la cui identità è segreta a tutti perchè agisce per i servizi segreti di Engegnia.”

“Non ne ho mai sentito parlare.”

“Ci credo, sono segreti.”

“Ma non si sentirebbe parlare di un organizzazione o di un terrore dall’alto?”

“No, ripeto sono segreti.”

“Ma non ha senso, basti pensare ai servizi segreti di Diefrost.”

“Mio piccolo plebeo di dubbia intelligenza, i servizi segreti di Diefrost sono tutt’altro che segreti. Questi non sono altro che una propaganda ideata dalla corona della Candida Rosa per diffondere il terrore e mantenere buono il soppresso popolo.

I veri servizi segreti sono ben diversi, hanno nomi e volti ignoti ai comuni.

La monarchia di Diefrost ti sembra così stupida da non riuscire a mantenere un segreto?”

“E perchè Engegnia non seguirebbe il loro esempio?”

“Perchè c’è una media di intelletto medio della popolazione superiore di dieci punti.”

“Capisco, non sono stupidi.

Però ti rendi conto di cosa mi stai dicendo?

Un’organizzazione segreta comandata dalla corona di Engegnia ha deciso di scomodarsi per bruciare un locale?

E tutto questo perchè il suo proprietario non aiutava più l’ordine degli artefici?”

“Non è esattamente la verità.”

“Spiega.”

Artemius si girò verso le vive fiamme.

“I colpevoli di questo incendio non sono esattamente i servizi segreti della Repubblica di Engegnia, bensì dei sottoposti di altri di un vassallo di uno dei dipendenti dell’organizzazione.”

“Quei bastardi… ma come voi siete sicuri di queste affermazioni se erano così lontani dal corpo centrale dei servizi segreti? Non potrebbero essere quattro idioti piromani? “

Artemius si morse il labbro.

“Però non credo che gli artefici darebbero nuclei esplosivi a gente chiunque.” intervenne Cagliarus.

Porro pose l’attenzione sul colosso, in lui notò una certa familiarità… larghe spalle, braccia enormi, mandibola spigolosa… di sicuro l’aveva visto da qualche parte, ma dove?

“Esatto Cagliarus! E’ impossibile che cinque poveri ubriaconi abbiano in possesso un’arma così potente come un nucleo esplosivo e soprattutto che lo usino per vendicarsi di un singolo non umano! Con un arma di tale potenza si potrebbero fare dozzine di vittime.

Quindi è logico che i colpevoli avessero nuclei esplosivi in grandi quantità per poterne spendere uno così!

E chi se non gli artefici hanno tali risorse? ” continuò il fratello.

Porro non ribatté, non conosceva il funzionamento e l’utilità di un nucleo esplosivo.

Il bardo era confuso sul perchè i due fratelli fossero così sicuri dell’ utilizzo di questi bizzarri strumenti, la cui esistenza era stata ignorata fin da quel momento.

Porro ignorò i suoi dubbi e chiese:

“Voi esattamente cosa volete da me?”

“Il tuo aiuto nel compiere la nostra vendetta contro gli artefici” rispose Artemius.

“In cosa consiste? Quale è il motivo di tale rabbia repressa verso di loro?”

“Lo scoprirai soltanto incamminandoti con noi in questa tortuosa e dolorosa strada.” rispose Artemius con un ghigno malvagio sul viso.

Silenzio.

Porro guardò i due fratelli.

“Cosa guadagno?”

“Umili soldi. Di quelli ne abbiamo più che abbastanza.” illustrò il fratello minore.

Porro e Artemius si guardarono negli occhi per alcuni secondi.

Silenzio.

Molto silenzio.

I dubbi e le paure dell’artista erano molti.

Due estranei gli chiedevano di incamminarsi insieme a loro in una strada tortuosa e misteriosa senza avere la minima idea di quale pericoli li aspettassero.

Però dopotutto cosa aveva ormai da perdere il bardo?

Tutta la sua vita stava seguendo il percorso del vento sottoforma di cenere, con lui non era rimasto niente e nessuno.

Era solo in un nuovo mondo che aveva sempre praticamente ignorato.

Porro prese un sospiro e fece la decisione che cambiò il corso della sua vita:

“Va bene, sono con voi. Tanto a quanto pare ho qualche giorno libero, fatemi prendere il liuto e arrivo.”

Artemius e Cagliarus si guardarono confusi.

Cagliarus provò a ricordare a Porro che il liuto era molto probabilmente immerso nelle fiamme, ma Porro non ascoltò.

L’uccello entrò in picchiata dentro una finestra.

“Pensavo che la sagra del pollo fritto fosse tra tre giorni.” disse spiritosamente Artemius.

Una figura uscì dalla finestra immersa dalle fiamme.

Atterrò violentemente sul pavimento e dopo qualche secondo di immobilità si alzò.

Porro accordò il suo liuto bruciacchiato e se lo legò dietro la schiena.

I due fratelli guardarono increduli il bardo finché quest’ultimo non chiese:

“Allora iniziamo questa nuova avventura?”

Serie: Le Cronache di Assylum


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni