Il selvaggio Hahni

Serie: Aracnofobia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Appare come un selvaggio nella foresta, ma non tutto è come sembra.

Hahni si svegliò dopo il suo abituale sonno di due ore. Preferiva svegliarsi poco prima che il sole calasse. Era da tanto tempo che non si faceva una dormita ma il sonno era così profondo che niente lo avrebbe svegliato, anzi se qualcuno lo avesse visto avrebbe sicuramente pensato che fosse morto. Preferiva dormire ai limiti della foresta in un posto soleggiato. Non sopportava il freddo, per questo aveva lasciato il suo paese d’origine ed era sceso a sud fin oltre il deserto dove cominciavano le foreste. Lì c’erano molti più animali e lui preferiva di gran lunga la carne a qualsiasi altro pasto. Non si faceva problemi sulla preda, poteva essere un piccolo roditore o una scimmia ma se poteva uccideva solo quadrupedi erbivori la cui carne era più saporita. Viveva al limite della giungla e non aveva paura dei predatori dato che anche lui lo era. Da molto tempo non vedeva un suo simile ma sapeva che da quelle parti non ce n’erano: stavano tutti a nord oltre il mare.

Non uccideva se non era necessario per mangiare o per difendersi. Comprendeva che la natura della giungla era basata su un equilibrio molto delicato. Se avesse ucciso tutte le prede sarebbero morti anche i predatori mentre se avesse distrutto tutti i predatori che lo attaccavano gli erbivori si sarebbero moltiplicati a dismisura fino a non trovare più spazio e quindi collassare morendo di fame. Un giorno si era spinto fino alla savana perché aveva voglia di antilope: era da molto che non ne mangiava una. Il problema si presentò quando sia Hahni che una leonessa avevano puntato lo stesso animale. La leonessa, a differenza sua, si era resa conto di ciò che stava accadendo e non avrebbe ceduto il pasto tanto facilmente. Mentre Hahni si preparava ad uccidere l’animale, la leonessa gli balzò alle spalle tentando di mordergli il collo ma non aveva compreso con chi aveva a che fare. Hahni evitò, con la sua velocità, le mascelle potenti e con un colpo deciso spezzò il collo alla leonessa. Quel giorno i suoi piccoli, come anche il maschio, non avrebbero mangiato mentre Hahni si sarebbe accontentato di carne di leone che per lui non era il massimo ma per i motivi che abbiamo spiegato non poteva uccidere un altro animale.

Mentre mangiava Hahni pensò al fenomeno umano. Come dal cuore del continente un gruppo di scimmie si era pian piano evoluto fino a creare gli ominidi che erano in grado di creare pochi oggetti. In poche migliaia di anni erano riusciti ad arrivare a pensare concetti più elaborati e a vivere insieme per proteggersi. Ai giorni di Hahni l’uomo aveva poco in comune con la scimmia a parte la somiglianza di alcune parti fisiche e quasi tutti gli organi interni. Lui era un esperto di anatomia sia animale che umana. Prima di mangiare esaminava sempre nei minimi dettagli come fosse formato il corpo al suo interno e aveva potuto farlo anche con qualche uomo ma erano stati pochi a morire per causa sua: la loro carne non era di suo gradimento. Era strano perché la carne di scimmia aveva tutt’altro sapore e lui la apprezzava, specie il cervello che gli piaceva anche crudo.

Mentre ancora mangiava spolpando le ossa, udì il richiamo della Madre. Non la madre terra che adoravano tutti gli uomini ma sua madre. Si diceva che la Madre avesse dato la vita a un grande numero e nessuno tranne lei sapeva esattamente quanti fossero i suoi figli. Il loro padre, il maschio, non aveva importanza e nessuno si preoccupava di sapere chi fosse. Si diceva che fosse morto molto tempo prima dopo aver messo incinta Macta, che era il nome della Madre, anche se nessuno dei suoi figli si permetteva di chiamarla così. I suoi figli si erano dispersi in tutto il globo vivendo ognuno nel clima che più gli piaceva. Nonostante fossero molti, Hahni non ne aveva incontrato alcuno durante tutto il tempo che aveva passato a sud al caldo. Ma la Madre li chiamava a sé e presto si sarebbero riuniti sapendo esattamente quanti fossero. Per quanto Hahni ne sapesse, Macta non aveva mai lasciato il luogo che considerava come casa sua pertanto non sarebbe stato difficile ritrovare la strada del ritorno.

Non c’era tempo da perdere. La Madre era molto severa e non tollerava ritardi. Secondo Hahni era altresì crudele e lui era convinto che fosse stata lei ad uccidere suo padre, certo non avrebbe osato mai chiederglielo: anche solo un accenno al maschio era considerata una grave offesa nella sua cultura e questo lo aveva imparato a sue spese quando era piccolo e sua madre lo aveva lasciato a digiuno per molto tempo quando aveva osato chiedere del padre. Non ricordava che i suoi fratelli, e le poche sorelle, avessero subito la stessa sorte. In realtà Hahni non lo sapeva ma lui era diverso dai suoi fratelli. Non immaginava che oltre l’oceano Araneo e Theri si fossero uniti e avessero avuto molti figli. Araneo era morto e Theri era diventata anch’ella una Madre: non aveva il dovere di accorrere come loro al richiamo e inoltre sapeva già cosa voleva Macta, c’era una sorta di affinità fra loro. Il matrimonio fra consanguinei non era né proibito né malvisto ma era semplicemente naturale. Tutti gli altri non si erano ancora uniti.

Si era già incamminato ed era rapidamente giunto nel deserto. L’aria calda gli faceva bene lo faceva sentire più attivo, più fresco. I suoi pensieri si susseguivano rapidi quasi quanto i suoi passi. Pensava che sarebbe stato bello vivere lì con quel calore ma la notte con i suoi rapidi cali di temperatura lo faceva desistere. Inoltre non c’erano le varietà di animali che poteva trovare nella foresta o nei suoi pressi. Di solito quando arrivava la stagione delle pioggie, Hahni si trasferiva un po’ più a nord oltre la savana dove arrivava solo qualche goccia e si accontentava dei piccoli animali che trovava o addirittura non mangiava affatto per qualche mese. Non c’era fretta. Si distese sulla rovente rena e si lasciò riscaldare dal sole cocente. Che bellezza! Avrebbe voluto rimanere così per sempre. Quel giorno non c’era vento e tutto sembrava immobile. La sabbia si estendeva in tutte le direzioni e le dune sembravano colline spoglie e inamovibili. Pensava che sarebbe stato il primo ad arrivare dalla Madre perché era il più vicino. Da lei lo divideva solo quel caldo e confortevole deserto e un piccolo mare che avrebbe attraversato a nuoto in poche ore. Non voleva farsi sorprendere dalla notte che avrebbe portato con sé il freddo pungente causato dall’assenza di piante e acqua. Contava di non incontrare uomini nel suo viaggio. Sarebbe stato difficile spiegare come avesse potuto sopravvivere alla traversata con addosso solo i vestiti e senza cavalcatura e senza il pesante fardello di cibo e acqua che chiunque di loro avrebbe trasportato per attraversare quella distesa. Fortunatamente il richiamo era arrivato d’estate e non avrebbe avuto problemi a sostare per qualche giorno nella penisola che la Madre aveva scelto e che per lui risultava troppo fredda specie d’inverno.

Serie: Aracnofobia


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Un episodio che invita alla lettura della tua serie intavolando una serie di personaggi interessanti sia nel pensiero che nella loro struttura socio-culturale/animale/nuovogenereappenacostituito. Vediamo di che personaggi si tratta esattamente. Personaggio di Hahni che studia il fenomeno umano è solo da apprezzare, ne abbiamo bisogno.

  2. Questo primo episodio è davvero intrigante: la “telecamera” è puntata fissa su Hani, lo seguiamo nei suoi spostamenti, nel suo procacciarsi il cibo, sappiamo che è un dei tanti figli della Madre…ma ancora non sappiamo chi sia, nè – a dirla tutta – cosa sia. Hai creato un bell’alone di curiosità attorno a questa figura, non vedo l’ora di scoprirne di più nel prossimo episodio!