Istinto e razionalità

Serie: Assalto al condominio!


Monica si era vista in piedi davanti ai cancelli del paradiso, e aveva passato l’ultima mezz’ora a cercare disperatamente la chiave che li avrebbero spalancati. All’inizio, era certa che le avrebbe trovate, ma più i minuti passavano, più scivolava indietro verso il pianeta Terra; i cancelli del paradiso restavano chiusi e le uniche chiavi che era sentiva in tasca erano quelle della macchina che l’avrebbe ricondotta a casa. Adesso si sentiva vinta, pesante. Le abituali paranoie s’insinuavano fra i fumi dell’alcol, e la stanchezza era capace solo di aumentarle.

Era brutta, lo sapeva. Il suo modo di fare era troppo frenetico e il suo fisico non certo attraente. Aveva i capelli troppo ricci – non sapeva mai dove metterli – il viso da topo e le tette enormi, ingombranti, che la rendevano sgraziata.

Erano proprio carini, i suoi salvatori, ma le volanti se ne erano andate da un pezzo e cominciava a fare veramente tardi. Non le restava che andarsene.

«Bene, ragazzi, è stato un vero piacere.» concluse, alzandosi traballante dallo sgabello.

Lo rimise a posto e osservò i bicchieri vuoti sulla penisola.

«Questi ve li lavo io!» disse, afferrando il suo e quello di Luca per portarli al lavandino.

«Non ti preoccupare!» intervenne Massimiliano.

«Massimiliano è una perfetta donna di servizio.» aggiunse Luca, e si misero di nuovo a ridere.

«Ok, allora…» riprese la ragazza.

I due padroni di casa la guardavano: attendevano la sua decisione. La sensazione di perdere un’occasione importante, l’assalì con violenza.

«Posso usare ancora il bagno?» chiese.

Doveva fare pipì.

«Certo!» rispose Luca, gentile come sempre.

Seduta in solitudine sul water, Monica non riusciva a darsi pace. Cosa avrebbe dovuto fare? si chiedeva. Magari si era solo messa in testa delle fantasie: i ragazzi erano stanchi e non vedevano l’ora che Monica si levasse dai piedi, per andare a dormire. Però, le sue sensazioni erano diverse.

Che figura di merda! pensò.

Ormai, qualsiasi decisione avrebbe preso, si sarebbe rivelata una figura di merda.

Accovacciata con i gomiti sulle cosce e il mento appoggiato sul palmo della mano, volse lo sguardo di lato, mentre si mordicchiava i polpastrelli delle dita.

«Che bella vasca…» sussurrò, guardando la Jacuzzi. «Al diavolo!»

Si alzò, si deterse il viso e si rimise in ordine. In piedi davanti allo specchio, si acconciò i capelli alla bell’è meglio, poi si spruzzò una goccia del profumo di uno dei ragazzi. Si guardò per un istante negli occhi e raddrizzò la schiena, rinfrancata per quanto stanca.

«Sono un bel bocconcino.» disse.

Apparve sulla soglia dell’anticamera, smaliziata.

«Vi va di fare un bagno?»

«Dove stai andando?» chiese Laura, in bilico sui rami più bassi.

Marco non rispose: s’inoltrava nel fitto della vegetazione.

«Ma quant’è grosso quest’albero?» si chiese il ragazzo, mentre saliva.

Si voltò e vide che Laura stava per raggiungerlo. L’aiutò a salire sul ramo dove aveva trovato posto e, una volta stabili, i due si guardarono intorno. Il mondo, lì, era formato da una miriade di foglie e di rami. Potevano salire all’infinito, spostarsi senza rimettere mai piede sulla stessa porzione di corteccia, tanto sembrava immensa la chioma di quell’albero. Una luce abbagliante penetrava dalle fronde, ridotta in porzioni minuscole ma, per questo, accecanti.

«Vieni, saliamo ancora.» propose Marco.

Gli appigli erano numerosissimi e permettevano loro di spostarsi senza alcuna difficoltà. Un intenso odore di verde li avvolgeva; piccoli uccelli, dal piumaggio colorato, svolazzavano da un ramo all’altro senza mostrare paura.

«Guarda, che belli!» esclamò Laura, estasiata.

Era un regno dominato dalla Natura, quello in cui si trovavano. Marco era abituato ad andare per boschi, ma Laura non aveva mai vissuto un’esperienza simile. Continuarono a salire, sorretti da un pavimento di legno. Tutta la loro attenzione era rivolta alla pancia rugosa del gigante che li aveva accolti.

«Guarda, una scala!» esclamò Marco, indicando la conformazione assunta da alcuni rami, che salivano a chiocciola attorno al tronco.

«Sembrano proprio scalini.» confermò Laura.

Salirono lungo il fianco del gigante fino a raggiungere la sommità dell’albero. Da lì, la testa sopra le ultime fronde, furono liberi di ammirare l’orizzonte.

«Cavolo!» esclamò Marco, esterrefatto.

Laura lo raggiunse in cima all’ultimo gradino e sgranò gli occhi per l’emozione.

«Wow!»

Con la bocca aperta si guardò intorno, per apprezzare l’intero panorama.

Tirava una forte brezza, lassù: erano come fuscelli in balia del vento. C’era il grande albero, però, a proteggerli e non avevano paura. I confini del mondo si perdevano in una foschia bianca che diventava verde prato, man mano che tornavano a guardare più vicino. Il sole era ancora brillante, nel cielo, nonostante cominciasse a declinare verso l’orizzonte.

«Quanto saremo in alto?» chiese Laura.

«Almeno venti metri!»

In silenzio osservarono lo spettacolo, avvinghiati l’uno all’altra.

«Ti voglio bene.» disse Laura, guardando Marco.

«Anch’io te ne voglio.»

Ora potevano osservare l’astro luminoso quasi senza provare fastidio: gli strati di foschia, che coprivano la linea dell’orizzonte, salivano a infastidire i raggi del sole, che si coloravano di viola e arancio lattiginoso. Dalla parte opposta della volta celeste, poco a poco, si avvicinavano le tenebre.

Marco riempì i polmoni d’ossigeno puro. Strinse forte Laura al petto, fino a sentirla parte di sé.

«Fra poco farà buio.» disse, a malincuore. «Torniamo a casa.»

«Sì!» rispose Laura.

Percorse ancora una volta con lo sguardo il cerchio dell’orizzonte, respirò forte e cominciò la discesa.

Serie: Assalto al condominio!


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