La nostra piccola grande avventura

Serie: Vilhelmiina


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «Quindi, mi state dicendo che è tutto vero? Heikki è con Maria?»

Non avevo nessuna prova, eppure sentii come se qualcosa dentro di me si fosse spezzato. Avevo in mente l’espressione innamorata di Heikki mentre guardava Maria e la aiutava a scendere dalla carrozza. Sì, era solo un sogno, ma quelle immagini continuavano a scorrermi davanti.

Trascorsi quasi tutto il mese di gennaio a tormentarmi con l’dea di loro due insieme e pensando a una possibile soluzione.

Le Ombre, nel frattempo, si erano stabilite definitivamente in casa mia. Le vedevo in camera da letto prima di addormentarmi ed erano lì anche al mio risveglio; durante i pasti, loro sedevano accanto a me e quando uscivo di casa, mi seguivano ovunque andassi. Ormai, mi ci ero quasi abituata.

La governante di Johanna si era trasferita in un’altra città e io, che proprio in quel periodo, avevo bisogno di un lavoro (da qualche mese, infatti, non ricevevo più il sostegno economico fornito alle famiglie dei soldati in guerra), iniziai a occuparmi dei suoi figli per qualche ora al giorno.

Anche quando mi trovavo lì con i bambini, le Ombre mi osservavano, apparendo attraverso le pareti della casa di Johanna.

Una sera, poco prima di andare a letto, uno di loro finalmente mi rivolse la parola: «Dunque, cosa pensi di fare?»

«Ti riferisci forse a quel sogno? È per questo che continuate a seguirmi dappertutto? Ebbene, non farò niente. Era solo un sogno.»

«Sai benissimo che non è così: ti abbiamo già detto che è tutto vero. Heikki non è tornato perché adesso è con Maria.»

«No, non ti credo.»

Iniziai a spazzolare i miei capelli, fingendo di ignorarlo.

«Allora, forse, crederai ai tuoi occhi: prendi un treno e vai a vedere di persona.»

«Cosa? Dovrei andare a Helsinki in treno, da sola?»

«Non saresti sola, noi verremmo con te. Comunque, non dovresti andare a Helsinki, ma a Jämsä: è lì che si trova Heikki adesso.»

«È assurdo. Andate via, perché continuate a tormentarmi? Lasciatemi in pace.»

«D’accordo, fa’ come vuoi. Ce ne andiamo. Poi però non lamentarti.»

E se ne andarono davvero.

Rimasta sola, mi preparai per la notte. Quando arrivò il momento di mettermi a letto, rimasi seduta a contemplare la candela accesa sul comodino.

L’idea di Heikki innamorato di Maria mi avrebbe impedito di dormire, quindi sarebbe stato inutile provarci: continuavo a domandarmi se ciò che quegli esseri scuri e inquietanti avevano detto potesse essere vero. A quel punto, quasi senza rendermene conto, sentii la mia voce domandare: «Perché mai si troverebbe a Jämsä?»

Loro riapparvero immediatamente per rispondere alla domanda e capii dalle loro espressioni che non aspettavano altro. Così, quella notte parlammo per ore.

«Sono fuggiti insieme lì, lontano da occhi indiscreti.»

«Per via della gravidanza?»

«Esatto.»

«Come ha potuto farmi questo? No, non posso crederci.»

«Eh cara mia, mai fidarsi di un uomo! Io ne so qualcosa.»

«Ma che vuoi saperne tu? Sta’ zitta», rispose l’altro.

«Sta’ zitto tu.»

«Smettetela, basta. Avete ragione: devo vederlo con i miei occhi.»

«Oh finalmente l’hai capito! Quindi, è deciso? Si parte?»

Sospirai, consapevole di non avere altra scelta: «Sì, facciamolo. Domani avviserò Johanna che venerdì non potrò badare ai bambini.»

Sentendo ciò che avevo appena detto, esultarono come se avessero vinto qualcosa: «Evviva! Andremo tutti insieme a Jämsä, che emozione. Brava ragazza, hai preso la decisione giusta.»

E applaudirono entusiasti ed eccitati per quella che, usando le loro parole, sarebbe stata la nostra piccola grande avventura.

«Non dimenticare il libro di magia, devi portarlo con te.»

«Cosa dovrei farci, lanciarlo in testa a Heikki forse?»

«Fidati, ne avrai bisogno.»

Così, venerdì 26 gennaio 1918, in compagnia delle Ombre, salii sul treno che mi portò a Jämsä. Durante il viaggio, provavo ad immaginare la scena: se davvero li avessi trovati insieme, come avrei dovuto comportarmi? Cosa avrei detto o fatto? In che modo ci si prepara a certe cose? Non ne avevo idea e temevo la mia reazione. Avevo paura di non riuscire a reggere un simile colpo e pensavo che avrei fatto una figuraccia scoppiando in lacrime davanti a tutti, come una bambina. No, non avrei dovuto perdere il controllo.

Alzai lo sguardo e vidi la coppia di anziani seduti di fronte a me che mi stava osservando, chissà da quanto tempo. Mi rivolsero un sorriso e io ricambiai. Quindi, la donna si sentì autorizzata a parlarmi: «Siamo stati fortunati quest’anno, non fa poi tanto freddo. Ho sentito dire che la temperatura oggi è di -10°, non è incredibile? Lo scorso anno, nel mese di gennaio, c’erano -30°.»

«Sì, è vero. Una giornata perfetta per viaggiare.»

Guardai alla mia destra: le Ombre facevano smorfie e gesti, beffeggiando la vecchia signora e mostrando la loro insofferenza nell’ascoltare le considerazioni sul tempo; insofferenza che capivo perfettamente, dato che la provavo anch’io.

Così mi scappò un sorriso. Quando tornai a guardare i due anziani, mi accorsi che non capivano per quale motivo stessi sorridendo, così tornai subito seria e presi a fissare il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino.

Che figuraccia, maledette Ombre.

Continua...

Serie: Vilhelmiina


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Arianna, provo spesso una grande ammirazione, quando leggo le tue storie, per la fervida fantasia che esprimi, attraverso le scene leggere e giocose che si alternano con situazioni tristi o drammatiche.
    Di questo episodio ho apprezzato, in modo particolare, il ritmo movimentato dalla notte insonne e dalla partenza in treno per andare fino a Jamsa, per controllare il fedifrago. Il gruppo formato con la compagnia delle ombre dá una tocco simpatico da commedia brillante, a questo fantasy molto originale. Aspetto con curiosità di scoprire cosa sta per succedere.

  2. Ciao Arianna, mi piace nella tua narrazione il fatto che con questi personaggi trascendenti (ultraterreni o come si possano definire), la protagonista dialoghi come fossero persone; ma che pure, considerazione personale, continui a rimanermi il dubbio che queste Ombre non esistano se non nella mente di Vilhelmiina; considerazione rafforzata da come si articola il tema del dubbio o, viceversa, della fiducia nei confronti del proprio amato. Grazie per la bella lettura