L’esercito

Serie: I marchi sulla pelle


Resia osservò il sole morire tra gli alberi della foresta come ogni giorno da quando fosse arrivata al villaggio. Aveva scoperto essere un qualcosa che avesse la capacità di rasserenarla e mettere una benda d’avanti agli occhi dei propri pensieri. L’arancio che sfumava nel rosa, le infondeva una calma interiore che poche volte aveva realmente provato. Come se il sorgere della luna cacciasse le ombre del passato che tentavano di acciuffarla. Aveva costruito, con l’aiuto di Tai, una capannina su una delle alte sporgenze della montagna. Niente di più di quattro tronchi portanti che si univano in una volta a croce, un giaciglio, una sorta di mobile e un’aria protetta per accendere il fuoco. Non aveva voluto nulla di diverso, nulla di più. Non le serviva.

Lentamente, stava imparando a vivere un’esistenza che non avrebbe mai ritenuto adatta a lei: andava a caccia con Tai, aiutava Norbert Atrac con le erbe, beveva qualcosa alla locanda di Elbres. Di tanto in tanto, quando Delad Ortis glielo permetteva, andava con gli altri in ricognizione. Erano giorni che a qualche ora di cammino dal villaggio, si fermassero gruppi di soldati. Non erano riusciti a comprenderne la ragione, ma la cosa metteva un po’ tutti in allerta. Delad Ortis, era convinto fosse per causa sua attribuendo la cosa a qualche sua questione irrisolta. Resia non aveva ancora raccontato il perché si trovasse lì, parlare di Mya le causava una fitta allo stomaco che non aveva ancora imparato a gestire, ma era certa Delad avesse fiutato qualcosa. Dopotutto, erano entrambi Ike.

Sospirò.

Poteva ancora definirsi un’Ike?

E se non lo fosse più stata, cos’è che era?

Tirò fuori uno dei due pugnali dalla custodia che continuava a tenere attorcigliata alla vita, ancora incapace di appenderli al chiodo. Lo tenne in equilibrio sull’indice sinistro, ricordando con un mezzo sorriso quante volte si fosse tagliata nel provarci in Accademia. Ormai, erano più di tre mesi che non li usasse se non per cacciare. Nonostante fosse passato del tempo, non era ancora riuscita a comprendere se quella vita le mancasse o meno. Certo, era riuscita a dormire profondamente dopo tre giorni di ronda, a ridere davvero a una battuta stupida di Tai, a passare un intero giorno senza fare assolutamente nulla di diverso dall’osservare le nuvole. Per la prima volta, si sentiva libera. Libera di una libertà che non avesse idea che odore possedesse prima di quel momento. Se solo fosse riuscita a placare quell’inquietudine legata a Mya, forse quella vita sarebbe stata anche giusta.

-Rea?

Non le servì voltarsi per comprendere chi fosse il suo interlocutore, una sola persona in tutto il villaggio la chiamava in quel modo e strusciava i piedi in un passo goffo. Vide Tai sedersi al suo fianco, il vento gli scompigliò appena il ciuffo scuro che si ostinava a portare avanti gli occhi. Sapeva essere un buon compagno, rispettoso dei suoi silenzi e pronto ad aprirsi in chiacchiere più o meno importanti. Con lui era riuscita a superare il divieto di parola, ad aprirsi in minima parte con le persone.

-Delad partirà tra poco. È stato avvistato un nuovo gruppo di soldati.

Resia sospirò lasciando cadere il pugnale, la teoria che la vedeva responsabile di quella dinamica si faceva sempre più plausibile. Sapeva Lothar Gray l’avrebbe cercata per mari e per mondi, smosso ogni sua potenza per riuscire a ritrovarla e fargliela pagare.

-Vado con lui- disse alzandosi e dirigendosi verso il villaggio.

-Rea, ti stai focalizzando troppo su questa storia. Non è colpa tua.

Tai provò a fermarla, rincorrendola. Si era legato particolarmente a quella ragazza e il desiderio di tenerla lontana dai guai era forte. Sapeva però che se Resia si metteva in testa di far qualcosa, era quasi impossibile farle cambiare idea. Era la persona più testarda che avesse mai conosciuto.

-Non è un caso, Tai.

-Non puoi saperlo!

Resia passò nervosamente una mano tra i capelli, gli occhi incredibilmente chiari che vagavano tutto intorno.

-Allora dimmi che è normale. Dimmi che capita più spesso di quanto io creda che l’esercito si preoccupi di circoscrivere un villaggio libero.

Tai si morse il labbro, gli risultava incredibilmente complicato mentirle. Specie quando lo fissava con quelle iridi dall’aria così innocente. Si grattò il capo, incerto su cosa rispondere e quel momento di silenzio gli fu fatale. Resia lo superò scendendo verso il villaggio, intenzionata come mai a partire quanto prima e trovare delle risposte.

-Rea! Rea, fermati!

-Non permetterò che qualcuno si faccia male, Tai- rispose con quel suo trillo.

L’afferrò per un polso tirandola a sé con troppa enfasi, finendo per farla sbattere contro il proprio petto. Serrò la mascella per trattenere all’interno tutte le parole che gli brulicavano sulla lingua come un pascolo.

-E se ti facessi male tu?- soffiò.

Resia lo guardò sconvolta.

-Sono un’Ike, Tai. Posso uccidere un uomo senza che nemmeno se ne renda conto. Non mi hai mai vista combattere sul serio.

Il ragazzo assottigliò appena gli occhi, domandandosi fin dove quelle parole fossero vere e quali fossero le reali potenzialità della propria interlocutrice. L’aveva vista usare i pugnali spesso, durante la caccia e per diletto, sapeva perfettamente quanto fosse brava con quell’arma. L‘aveva vista cimentarsi nella lotta libera con Delad e i due erano quasi a pari merito: Delad era scaltro, minimale nei suoi movimenti; Resia era veloce come una faina e sfuggente come un pesce di lago. Quando i due lottava per diletto, l’intero villaggio is fermava ad osservare quei movimenti tanto veloci quanto eleganti. Lui in primis si era domandato spesso come facesse l’uomo a non risentire affatto della perdita dell’occhio. Eppure, nella mente non riusciva a scacciare l’immagine di una battaglia reale che la vedesse in minoranza e sconfitta.

-Perché è tanto importante? Cosa hai lasciato indietro di così rilevante da non permetterti di goderti questa vita?

Resia si divincolò dalla sua presa con un movimento celere, mettendo diversi passi di distanza tra sé e Tai. Le iridi verdi brillarono di ira e dolore, un qualcosa che Tai non avesse mai visto in quel prato splendente.

-Non ti interessa- soffiò.

Le sue parole ebbero lo stesso suono di una freccia appena scoccata, tagliente e rapida. Si guardarono per alcuni secondi, poi Resia gli voltò le spalle scendendo verso il villaggio con il sangue che fluiva nelle vene come un fiume in piena. Arrivò alla piazza trascinandosi dietro l’ombra lunga del tramonto e lo strascico della discussione avuta con Tai. Non si sentiva pronta a parlare di Mya, non voleva ancora sapere l’opinione degli altri su quella storia. Desiderava custodire ancora quel frammento di vita gelosamente dentro di sé.

-Allora è deciso. Andrò in avanscoperta per cercare di capire come sono disposti. Dovrebbero essere una manciata di uomini mandati in ricognizione. – stava spiegando Delad.

-Vengo anch’io.

L’uomo si voltò guardandola dall’alto della sua stazza puntandole addosso l’unico occhio buono.

-Basta tu non mi stia tra i piedi, ragazzina.

Resia strinse forte i denti, odiava essere chiamata in quel modo e soprattutto essere considerata al pari di un qualsiasi soldato semplice. Lei, che avrebbe sbaragliato persone dieci volte la propria statura, veniva vista come qualcuno che sarebbe potuto essere d’intralcio.

Si incamminarono verso il punto in cui avevano avvistato l’esercito, i loro passi niente di più di un sussurro, i respiri sincronizzati.

-Sei voluta venire per senso di colpa?- domandò l’uomo mentre scalavano un dirupo.

-No. Devo capire delle cose.

-Sai anche tu che ti stanno cercando. È l’opzione più logica.

Resia annuì. Certo che lo sapeva e aveva anche ben chiaro chi fosse il mittente di quell’esercito. Era proprio per quello che avesse bisogno di vedere con i proprio occhi quel maledetto esercito. Se a distanza di così tanto tempo Lothar Gray non si fosse ancora arreso con lei, non poteva immaginare quali ripercussione avesse avuto quella storia su Mya. Un senso di vuoto le attanagliò lo stomaco tanto da farle salire la nausea.

-Guarda- le disse Delad distraendola dai propri pensieri.

I suoi occhi chiari si piantarono su un gruppo di circa un centinaio di persone raggruppato in cerchio tra gli alberi. Le tende piazzate e le varie postazioni per il fuoco e il cibo, lasciavano presagire che fosse lì da diversi giorni.

-Sono più di un pugno di soldati- constatò Resia.

-Riconosci lo stemma?- chiese l’uomo indicandole la tenda più grande, presumibilmente del comandante in carica, dove spiccava una bandiera gialla.

La ragazza assottigliò gli occhi per cogliere cosa vi fosse raffigurato, ma in cuor suo già sapeva cosa avrebbe scorto. Sulla stoffa color oro, spiccavano le due chiavi incrociate: lo stemma della famiglia Gray. Deglutì mandando giù la razionalità e afferrando i pugnali dalla cintola, ma Delad le afferrò il polso fermandola e scuotendo la testa.

-Così non risolverai niente, sono troppi. Otterresti solo di farci ammazzare. Sono le persone che ti cercano?

-Si.

-Quindi ti hanno trovata.

La sua non fu una domanda, ma una constatazione a sé stesso.

-Si.

-Sai che ordini hanno? Se ucciderti a vista o che altro?

-Credo debbano portarmi indietro viva.

-Dobbiamo capire cosa fare.

-Ucciderli tutti.

E in quel momento, l’uomo comprese quanto profondamente quella situazione pesasse nell’Ike accanto a lei, quanto la sua storia fosse importante. Avrebbe dovuto ragionare per entrambi se desiderava tornare al villaggio vivo.. e Resia aveva ragione, quello era un vero esercito.

Serie: I marchi sulla pelle


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Bello questo passaggio, fa capire la determinazione di Resia, la sua fame di scontro fin troppo evidente, e la fredda lucidità di Delad.

    E io intanto mi sono messo in pari con la serie! 😁

    1. In realtà contavo di metterci di meno! Ma è stata una settimana pesante, mi è capitato più di una volta che mi cadesse il tablet sulla faccia per essermi addormentato mentre cercavo di leggere 😅😂

  2. Ciao Simona, è sempre difficile se non impossibile iniziare una nuova vita da zero. Soprattutto se il cuore è da un’altra parte. Ora non resta che comprendere cosa sceglierò di fare Resia…

    1. Ciao Micol,
      lo strascico che si porta dietro Resia è bello lungo. Scopriremo insieme cosa succederà, io ho varie idee e decidono da sole quale vincerà quando mi metto di fronte alla tastiera.

  3. “E in quel momento, l’uomo comprese quanto profondamente quella situazione pesasse nell’Ike accanto a lei, quanto la sua storia fosse importante.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  4. “Non si sentiva pronta a parlare di Mya, non voleva ancora sapere l’opinione degli altri su quella storia. Desiderava custodire ancora quel frammento di vita gelosamente dentro di sé.”
    ❤️